AMORI E FANTASMI – Giampiero D’Ecclesiis

    Giampiero D'Ecclesiis


Giampiero D’Ecclesiis

AMORI E FANTASMI
 
Erano rimasti lì abbracciati nell’automobile, senza parlare, a volte un bacio dolce dice più di mille parole, un bacio lungo dopo aver fatto all’amore assaporandosi ancora dolcemente, ciascuno cercando di respirare il profumo dell’altro fino all’ultima molecola, il calore del corpo, la sensazione languida dell’ultimo tocco sulla pelle nuda. La vecchia quercia era inargentata dal tocco della luna e il vecchio sentiero sterrato, illuminato dal satellite, era come una morbida esse disegnata di bianco, incassata nel nero dell’erba tutta intorno. Di fronte a loro, sulla collina, le luci gialle del paese erano come tante piccole candele in fila che risplendevano di una luce fioca, perdente, rispetto alla luminosità pallida e diffusa della luna. Scostò i suoi capelli e si specchio nei suoi occhi, il sorriso bianco di lei annichilì la luna, un altro bacio e volarono oltre le nuvole tra sorrisi e sogni. Fu allora che comparve il primo fantasma. Sfilava piano dal fondo del sentiero sterrato costeggiando il fiume, un velo bianco di luce lunare intorno a lei, era una donna anziana, dal viso sofferente, dall’occhio invidioso, era il fantasma degli amori passati che sfilò languido e tenero vicino ai due amanti senza fermarsi, solo un fruscio amaro quando gli fu più vicino e scomparve. Passò senza dire nulla, tutto quello che doveva dire l’aveva già detto, chinò il capo e volò in alto. Non lo videro, percepirono solo una lieve bava di vento più fresco. Un brivido, un bacio, un abbraccio e passò via. Il secondo fantasma era un uomo grosso, sciancato, con delle larghe braccia muscolose e un ghigno feroce sul viso. Era il fantasma della gelosia. Puntò dritto verso di loro e si mise in mezzo, e scese il gelo, passarono rapide nelle menti dei due innamorati le immagini del tradimento, lui vide altri uomini e lei altre donne, si staccarono l’uno dalle braccia dell’altra, lui stava per aprire la bocca quando lei, più avveduta, riuscì a scacciare via le immagini suscitate dal fantasma e gli sorrise. Crollarono in pezzi tutti i fantasmi della gelosia, schiusero le labbra e si baciarono ancora. Il fantasma gridò senza voce e sparì nel buio verso il fiume. Il terzo fantasma era un bambino. Bello, paffuto, dagli occhi sorridenti che sgambettava felice facendo correre il cerchione di una bicicletta con un bastoncino di legno. Era il fantasma delle occasioni perdute. Le occasioni che non tornano nella vita, delle cose perdute perché passate nel tempo, degli attimi non colti, degli sguardi, dei baci perduti. Le scese una lacrima amara dagli occhi lucenti e il suo sorriso si incrinò. Lui le raccolse la lacrima dagli occhi, la baciò e il fantasma delle occasioni perdute sparì. Ci sono stato questa notte lungo quel vecchio tratturo a spiare tra le canne i tre vecchi fantasmi, non c’erano innamorati da spaventare, la vecchia e l’uomo giocavano a dama e il bambino che mi ha visto, con un sorriso maligno ha fatto rotolare la sua ruota fino a me per mostrami le mie mille occasioni perdute. Pensava di farmi paura, ma ho guardato bene e quando tra esse non ho trovato quello che temevo, ho cantato una canzone alla luna, ho corso lungo il fiume e ho spaventato i vecchi fantasmi. Torno a casa felice, nei miei occhi i loro sguardi, nelle mie braccia il desiderio di abbracciarli, li rivedrò domani i miei figli, ciascuno di loro la migliore occasione che ho colto. Torno a casa contento perché tra le occasioni perdute non ho trovato il mio amore.
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