“CASERTA POESIA E PROSA 2017” – TUTTI I PREMIATI

AVVISO PER I PREMIATI DI “CASERTA 2017” I EDIZIONE

I premiati dovranno ritirare personalmente i premi o mandare persona fidata durante la manifestazione.
I vincitori che per causa di forza maggiore non potessero partecipare alla cerimonia di premiazione potranno richiedere il premio, previo pagamento delle spese di spedizione.
Il Premio prevede per il giorno 20 Aprile, ore 17,00 inaugurazione mostra d’arte presso la Biblioteca Comunale Alfonso Ruggiero, Via Capitano Laviano, 65.
Il giorno 21 aprile alle ore 10,30 presso il Dipartimento di Scienze Politiche Jean Monnet di Caserta, Viale Ellittico, 31, si terrà la Conferenza di Pace del prof. HAFEZ HAIDAR, candidato al Premio Nobel per la Pace, alla quale parteciperanno autorevoli personaggi provenienti da vari settori culturali.
La premiazione avverrà nel pomeriggio del 21, alle ore 17,00 presso la Biblioteca Comunale Alfonso Ruggiero.
I premi consistono in trofei, targhe, medaglie e pergamene. Il giudizio della giuria è insindacabile e inappellabile.

OSPITI D’ONORE

VERBALE DI GIURIA
PREMIO “CASERTA 2017 – LA CATENA DELLA PACE”

La Giuria Letteraria della Prima Edizione del Premio “CASERTA 2017 – LA CATENA DELLA PACE”, composta da: CARLO ALBERTO AUGIERI, ANNELLA PRISCO, SERGIO CAMELLINI, ANGELO SAGNELLI, dopo una preliminare selezione delle numerose opere pervenute, ha provveduto ad indicare i vincitori finalisti.
Il dispositivo del verbale approvato all’unanimità è il seguente:
“Premesso che tutte le opere pervenute risultano valide e pregevoli, volendo accordare un congruo spazio a tutti i partecipanti, sono state effettuate le medie dei punteggi attribuiti a ciascuna delle opere, secondo le modalità e i descrittori stabiliti.
Si è quindi stilata la graduatoria completa di tutte le opere, sezione per sezione, procedendo di conseguenza all’individuazione di quelle che hanno ottenuto i punteggi più alti, tra le quali sono state proclamate le vincitrici e le meritevoli di segnalazione. Si è poi provveduto alla stesura delle motivazioni delle opere premiate e segnalate. Al termine dei lavori la Giuria ha deliberato in tal senso:

POESIE
1)ENZO BACCA “IL POZZO DI JAMAL”
1)MATRANGA DOROTEA “SE UN FIORE NASCE”
2)CLAUDIA PICCINNO “DAVIDE E’ IL TUO NOME”
2)ANNA CAPPELLA “RUGIADA AL SORGERE DELL’AURORA”
3)MARCO VAIRA “LETTERA AD UN BAMBINO”

PREMIO DELLA CRITICA
ANNAMARIA COLOMBA “QUANTI CALVARI”
ELVIO ANGELETTI “ERANO FIORI”

PREMIO DELLA GIURIA
FRANCESCO STAGLIANO’ “L’ALTALENA DI VETRO”
CIRO IANNONE “VIVO SCAMPIA”
PREMIO VERBUMLANDIART
ENZO CASAVOLA “HO RUBATO”
MICHELE MELILLO “LA RIVA DEL MIO MARE”

PREMIO DEL PRESIDENTE
BARBARA CAPORICCI “FUOCO NEMICO”
FRANCESCO STAGLIANO’ “L’ALTALENA DI VETRO”

MENZIONI D’ONORE
1. AGOSTINO SECONDINO “MEMORIE”
2. ALESSANDRA FERRARA “LE COSE CHE AVEVO”
3. ANNA PARILLO “SOGNO D’ESTATE”
4. ANNALENA CIMINO “LA VETTA DELLA VITA”
5. ANNAMARIA LOMBARDI “METAMORFOSI”
6. ANTONELLA LA FRAZIA “L’ASSENZA”
7. PASQUINA FILOMENA “STESSO RESPIRO DEI SOGNI”
8. GIOVANNA AZZARONE “MENTRE TI STO ASPETTANDO”
9. GIOVANNI MONOPOLI “L’ULTIMA CANZONE”
10. GIUSEPPE BURO “SONETTO ALLA LUNA”
11. GRAZIELLA BENATTI “CLOCHARD ANIME SILENTI”
12. LAURA PAVIA “E’ SILENZIO IL RUMORE DELLA NOTTE”
13. VINCENZO MONFREGOLA “RESISTERE”
14. MICHELE LA MONTAGNA “IO SONO LA MONTAGNA”
15.IGNAZIO DE MICHELE “FERMATEVI!”

MENZIONI DI MERITO
1. LORENZO PICCIRILLO
2. NELIDA UKMAR
3. ROSALBA DI GIACOMO,
4. SARA RODOLAO,
5. TERESA LANNA
6. TIBERIO FERRERI

SEZIONE GIOVANI POESIA
GIANRENZO ORBAZZANO “AL SICURO”

SILLOGE
1) GIUSEPPE MILELLA “FOGLIE D’AUTUNNO”
2) ANTONELLO VANNI “40 PASSI DI LIBERTÀ”
2) GINO IORIO “CASERTA”
3) MICHELE NAPPA “VOCI DEL CUORE E DELLE COSE”
3)ROBERTO ROSSI “ALLUNGO LA MANO”

PREMIO DELLA CRITICA
RAYMOND SIMONE FERRIER: “CONSAPEVOLEZZE D’AUTUNNO”

PREMIO DELLA GIURIA
DOMENICO RUGGIERO “FIORE DELL’IMMENSO”

PREMIO VERBUMLANDIART
LORENZO PICCIRILLO “L’ERPICE E LA ZOLLA”

MENZIONE D’ONORE
VITO SORRENTI “IL MIO CANTO”
NUNZIO BUONO “VOLI A MATITA”
LAURA MARGHERITA VOLANTE “TUONA AMORE”

PROSA ITALIANI
1)MIGGIANO PAOLO “L’INVISIBILE”
2)MAGGIO ROSSELLA “IL FIUME INNAMORATO”
3)ALESSIO CHIRIVI’ “DIECI”
3)SCARDAGLIA MARIA “LA STESSA ARIA CHE RESPIRI TU”
PREMIO “CASERTA 2017 – LA CATENA DELLA PACE” I EDIZIONE

GIURIA COMPOSTA DA MIRJANA DOBRILLA PER LA SEZIONE STRANIERI.


SEZIONE STRANIERI
CUBA POESIA
YULEISY CRUZ LEZCANO – ATOMI INVISIBILI
BOSNIA POESIA
EMIR SOKOLOVIĆ – VALZER DEL MEFISTO
TUNISIA POESIA
SONIA MADOURI – LA PIANTA DI SALVIA
SVIZZERA POESIE
ESTELA SOAMI – E NOI
MIRANDA PATELLI – SILENTE E’ LA NOTTE
FRANCIA POESIE
FLORA CASTALDI

SERBIA POESIE

1. MIKA VLACOVIĆ VLADISAVLJEVIĆ -KADA BI LJUDI ZNALI
1. BORISAV BLAGOJEVOĆ – ELEGIJA
2. MARKO STANOJEVIĆ – RAZGOVOR
3. VESNA VUČETIĆ – POSLEDNJA ŽELJA
PREMIO DELLA GIURIA
SANJA RADULOVIĆ – DAR
ŽAKLINA MANČIĆ – RANO PROLEĆE
PREMIO DELLA CRITICA
BUDIMIR STEFANOVIĆ – SVEDOČANSTVO
PROSA SERBIA
DIANA TOSIĆ – ZAVET – RUDNIK


 

“CASERTA  POESIA  E  PROSA  2017”

 

  1. Autore: MIKA VLACOVIC VLADISAVLJEVIC

SE LA GENTE SAPESSE

 

Se la gente sapesse

come ti ho amato – tutti, fino all’ultimo, piangerebbero,

se la gente sapesse,

come ti ho vegliato – tutti, fino all’ultimo, sarebbero rimasti svegli,

e mai più avrebbero dormito accanto ad una donna.

Se la gente sapesse,

che ero un chicco d’uva tra i denti nei baci,

capirebbe

perché ero lo specchio del pesce nella pupilla del occhio della lontra.

Se la gente sapesse,

che la saggezza non si ferma fino a quando non si è arato il solco

per il seme morto del vivo raccolto – allora tutti i seminatori risusciterebbero in silenzio

nella mistica madre,

figlia e sorella della cara, grande brama.

Se avessi saputo

che mi spogliavi come un colpevole e non come un amante,

se avessi sentito

che le tue mani mu frustavano e la bocca nel bacio mi derideva,

avrei sorriso di più, più deciso e più schietto,

e poi ti avrei baciato ancora più forte,

perché tu sei saggia come la spensieratezza

e più esperta di me per poter leggere negli occhi la solitudine.

Se tu avessi saputo

avere la pietà del mio dolore – mi venivi incontro,

per immergerti profondamente in me come l’eternità.

Se tu ti fossi alzata prima del tardi e prima del mai più

io anche allora non avrei saputo dove andare,

e tu non avresti saputo dove scomparire prima della esecuzione dei nostri occhi

che lasciarono il piacere davanti alla tranquilla folla.

 

  1. Autore: MADOURI  SONYA

Poesia adulti: LA PIANTA DI SALVIA
Dall’ ispirazione delle tue parole
possa l’acqua zampillare dal corpo della poesia
e la pianta di salvia nei nostri giardini domestici
non dia in segreto il suo aroma agli uccelli …
Diciamo che il vento diffonde piuttosto magicamente

la sua rivelazione agli alberi,

cose che il silenzio offrirà alle bocche???
Nient’altro se non il  sale su un labbro elude il suo segreto …
I viaggiatori  portano le loro lettere nella loro gola in silenzio
Come fa la sabbia a sollevarsi

mentre la notte c’è una suora che canta la sua genesi?
dal momento che il ramo ha circondato le larve
dal momento che il peccato ha infangato la sua bellezza
e le palme nella lingua del mito hanno fallito
quali sconfitte dobbiamo chiamare trionfi?
i nostri destini sono le mele, signore
per il serpente assetato di peccato
braccia  che uccidono la luce in te
se mai tu abbia accettato di eliminarla.

L’arancia amara conosce il dolore nei tuoi occhi
E il violino lo suona,vuota è la borsa di vani incantesimi?
E ritarda il viaggio che è raffigurato nelle tazze da tè
Forse un piccione abituato al suo nido contro la sua volontà
cerca ora di appartenere al filo?
E la scure della pazienza rimuoverà il fuoco?
Presumibilmente il consiglio ha salvato la nostra volontà
dai difetti della razza e ha fertilizzato il suo bene
Le farfalle del profeta non  deluderanno gli eventi
Sopra un giardino di illusioni che strangola i suoi fiori
E ora lo supero con  percorsi insanguinati
E le stelle tessono un sogno sicuramente mentre parlo
Queste divagazioni sono una serie di cadute epiche

della  pioggia nella  mia sete arrogante.
Migliaia e migliaia di poesie hanno assassinato

intenzionalmente le proprie rime.
Tunisia

Traduzione a cura di Claudia Piccinno

 

 

  1. Autore: ANNAMARIA COLOMBA

QUANTI CALVARI

 

Questa guerra,

lorda di sangue

impasta lacrime e odio

così vicina, ci guarda…

Questa guerra,

incredibile e vera,

così estranea,

non ci riguarda?

Noi, a cui nulla manca,

se d’altro non siamo capaci,

almeno preghiamo

e chiediamo perdono

al profugo amaro

che invisibile arranca

su calvari di pietre,

sconfitto

e piegato al dolore.

Al fratello che inghiotte polvere

invece che pane

e anela speranza…

Ai miserrimi della Terra

perseguitati,

offesi e trucidati

(come Cristo sulla croce un’altra volta),

in questo tempo feroce

che per tutto ha una risposta

e nessuna al lutto infinito…

Quante grida

e quanto silenzio.

Quanti calvari eretti

sugli incerti passi della Pace

che il mondo non cerca e non vuole…

Se d’altro non siamo capaci,

almeno preghiamo

e chiediamo perdono.

 

 

  1. Autore: BUDIMIR STEFANOVIC

SVEDOČANSTVO

Smrt smo stekli radjanjem a ne zavredjujemo je
sve dok nevidljiva ne napušti naš potiljak,
zalepi se za usne, oči u bradu,
isceri nam se u lice pobednica,
zapečati crveni vosak na pergament i ode dalje.

Po principu samosugestije tonem u san vrtoglavo
sa bliskim sećanjima na minute i trenutke pre samog sna.

Ja stojim nag pred ogledalom, ja sam go čovek,
ja trazim ožiljke stečene na glavi, telu, koži,
od trnja i noža, od lomova i padova, od krhotina,
jer sam nag pred bogom sa krstom pravoslavnim na grudima,
proklinjem laznu projekciju otisaka na telu
i vraćam se sopstvenoj duši koja pišti pred odrazom
nevidljiva prokletnica na rubu čistilišta, moli za prosvećenje,
očisćenje i upokojenje pred svevišnjom nevidljivošcu duhovne iluzije.

Po principu samooslobodjenja budim se iz sna usporeno
sa bliskim sećanjima na minute i trenutke kliničke smrti u snu
i zapis doživljenog blagoslovim kandilom i tamnjanom da
duša pred telom zamiriše uskrsnućem pred strahotom živih ljudi
oko mene u meni i sa mnom na rubu, na ivici!

 

 

  1. Autore:MARIA SCARDAMAGLIA

 

Racconto breve:

LA STESSA ARIA CHE RESPIRI TU

 

Dimenticati, li equilibri inermi e vulnerabili; pelle colorata, due occhi scuri e senza nome.

Nati in una terra sbagliata, li dimentica l’umanità; la carne sorella non ha pudore.

La fragilità di un letto di foglie, respirano il peso della vita, nella leggerezza di un volo di gabbiano:

non grida, non si lagna, aspetta la sua ora mentre và incontro onesto, alla Signora Morte.

Riuniti sotto un solo cielo, respirando la stessa aria che respiri tu.

Destini diversi mordono la terra, speranze in un vento del nord, la tua indifferenza li uccide, non ti tocca nemmeno la miseria che calpestano, nemmeno il fiume della vergogna ti divora, osservi senza un progetto mentre la tua anima placida, contempla i colori della vita.

Respiri la stessa aria senza veleno, mordi la stessa terra fertile e ne calpesti il frutto; solleva lo sguardo su quella terra segnata dalla miseria, ma con tantissimo amore.

Grida quel sangue senza macchia, aspettando la pace fra i popoli, fatta di dialoghi muti, un solo

cielo veglia sulle nostre teste, anche se parliamo lingue diverse il sangue ha un solo colore, uniti da una sola parola umanità e i popoli diventano popolo.

La pace non è, non farsi più guerre con cannoni e fucili, la pace è unità, fratellanza, senza distinzione di razze, religione o di colore; dominati da un unico sentimento chiamato amore.

Nazioni, che stilano trattati di pace e generano guerre fredde, nell’indifferenza globale la povertà di spirito d’azione, nel singolo individuo; ci calpestiamo l’un l’altro come appestati, così la pace si costruisce su rovine destinate a crollare, vi è una sola terra sotto i piedi, un solo canto, un solo battito, una sola aria.

Siamo tutti fratelli e dobbiamo solo imparare a parlare un solo linguaggio, aprendo le porte al dialogo del cuore, rafforzando l’unità del popolo.

Marciate verso la pace, verso il pane di tutti, perché un solo uomo non ha voce, ma tutti gli uomini!

Il mondo oggi è la tua bocca, quante lettere caddero nel sonno e vicino il tuo piccolo orecchio:

una sola bandiera, candida come una colomba e si apre il ventaglio su una nuova patria.

Con il linguaggio dei gesti apro gli occhi a un dialogo pieno di ricchezza universale, fatto di condivisione dei beni, completa di tutti i doni; mentre le tue mani vanno e vengono, per qualcosa che fu disposto sulla terra, spargi le tue parole perché esse ardono, suona nella tua voce la parola pace affinché l’unità globale regni sul mondo intero.

 

 

 

  1. Autore: VESNA VUCETIC

POSLEDNJA ŽELJA

 

Neću o snegu.
Ja sunce volim.
I pre nego nestanem sa ovog sveta
hoću da osetim miris leta.

 

I toplinu na rukama,
i mirise žita i poljskog cveća.
Hoću zrikavce da čujem
pre nego što odputujem.

 

Hoću da podelim gutljaj hladne vode sa umornim koscem,
da bosim nogama kroz polje prošetam
i poj slavuja da slušam satima
pre nego li se gospodja Smrt pojavi na mojim vratima.

 

Neću o snegu.
Dovoljno je hladna zemlja u koju će moje telo da polože
I još bih samo jedno htela…
Da zagrlim onog koga sam volela.

 

 

  1. Autore: SANJA RADULOVIC

DAR
Kao pahulja,
porođena bistrinom
vazdušastih zidova,
uplašena željom
da padne sa neba
na nepoznata ramena,
zadivljena jekom prostora
po kojem  sigurno hoda
samo ugašena želja za stizanjima,
pada na rever kaputa,
klizi u lijevi džep
da stisne ti ruku
prepoznavanja,
moja ljubav
u zimu prerušena.

 

 

 

  1. Autore: DOMENICO RUGGIERO

FIORE DELL’IMMENSO

 

Fiore dell’immenso

condizione sgargiante

di preghiera fuggente

lasciati toccare

per trasmettere il tuo profumo

alla nostra anima.

 

Sei un lume per noi umani

pieni di follia

sforniti di pazienza

vuoti di speranza.

 

Lasciati toccare

per assorbire il tuo candido amore

verso i nostri vasi tumefatti.

 

Cono di luce

per chiarire i nostri misfatti.

 

 

 

  1. Autore: BENATTI GRAZIELLA  (WAMBLISKA)

CLOCHARD (ANIME SILENTI)

 

Segrego ogni attimo

ogni supplica

che ornava le tue mani.

 

Ignaro cieco s’incammina

sui viali del tramonto.

 

Seduto sulla panchina

l’anima ascolta

il vento fruscia tra foglie ingiallite,

nell’aggrappare la speranza

nell’ultimo appiglio

prima di prendere il volo.

 

Nubi contornano l’orizzonte

il buio silenzioso avanza

di neve s’abbandona

posandosi ora

sulla sua panchina vuota.

 

 

  1. Autore: ROBERTO  ROSSI

Silloge adulti:

MONDI  TRA  DI  NOI

 

ALLUNGO  LA  MANO…

 

Allungo il passo,

allungo la mano,

dentro il quotidiano.

Questo folle tempo

che ha perduto il suo tempo.

Cerco incontri

cerco persone

mentre dentro il quotidiano

trovo lo sconquasso della ragione.

Cerco il senso

cerco il mio senso

per andare oltre il quotidiano

per cercare il senso

di tutto questo.

Allungo la mano

per stringere altre mani.

Allungo il passo

per incontrare chi

andato è

oltre il quotidiano.

Cerco il senso

di tutto questo

perché tutto questo

non ha senso.

 

 

  1. Autore: ENZO BACCA

IL POZZO DI JAMÀL

 

Erano stranieri in terra loro

bandiere diverse sullo stesso suolo: amanti.

La divisa verdeoliva e il velo chiaro

si fondevano al tramonto

nell’unico abbraccio, il solo sincero.

Un bacio e una carezza

e un’altra ancora, fino a sera tarda

sul muretto dell’orto di Jamàl

nella calma apparente, invitante

complice la ruffiana luna.

Vite sospese nella dolcezza di un’idea.

 

All’improvviso, la marea del piombo

sull’altura di Jabàlya, la terra tremava

orchidea oltraggiata dai rapaci rombanti

mentre i gigli selvatici chinavano la cresta, riverenti

recisi dalla furia delle granate.

Il pozzo presso il timo, miraggio d’acqua per zolle avare

ridotto a cumulo d’ignare pietre.

Verdure e agrumi senza più linfa

antichi olivi colpiti al cuore

poltiglia di colori sul manto rosso, la terra che muore.

 

Il lamento di Jamàl per quello scempio

ferita aperta sulla striscia violata:

i mandorli della sua giovinezza

l’olmo di agognata frescura

le foglie per la shisha, i carrubi, la verzura

perduti per sempre.

Il roseto della madre che con cura

coglieva i petali per l’unguento, senza più vita.

Sgomento per quella tortura.

 

E quando la notte sovrana abbraccerà i cieli e le rovine

e tutto inghiottirà nel suo mantello d’ombre

si placherà il pianto della Madre Terra

china sui corpi dei figli esangui

mentre l’incanto della luna riprenderà chiarore

irradiando luce nuova sul campo di sventura.

Nel silenzio, l’ora triste del distacco.

Sotto le macerie dell’orto confine

l’ultimo bacio degli amanti: eterno amplesso di libertà.

Pozzo di Jamàl: terra di Palestina, dove l’acqua è ancora scura.

 

 

  1. Autore: BORISAV BORA BLAGOJEVIĆ

ELEGIA

 

Mi rendono triste queste foglie sotto i piedi

Mentre guardo lungo la strada

Che vedo fangosa e solitaria…

E nessuno che passa

Se mi fossi trovato li per l’eternità

Penso che nessuno sarebbe mai passato

Che la pioggia non avrebbe mai smesso

E che mai avrei potuto essere più triste

Mi arrendo alla solitudine… e perdono

E cerco le scuse per i peccati

Al vento aggiungo l’eco del silenzio

Perché tutto sia in armonia

In conformità con il colore, la forma, la vita

In qualche modo sono stanco di questa vita

Di questa attesa e della ricerca

Sono stanco di tutte le bugie

Chiacchiere –  simulazioni

Giuramenti e giustificazioni

Partenze – arrivi

Non so cosa volevo

In effetti lo so ma non posso

Non so dirlo…

Cerco qualcosa che è nascosto in me

Come un desiderio, come un segreto, una verità

Sto cercando e non perdo la speranza

Trovo tutto solo nella poesia

Perché solo lei mi è fedele, costante e mia

Ed ogni verso risveglia qualcosa in me

Qualcosa di bello, sincero e grande

Perché la poesia dà la tenerezza e il calore

Non è capace di ferire

E nella stanza dove il fuoco canta nella stufa

Io canto d’amore

E della pioggia che cade in continuazione, cade…

 

 

ЕЛЕГИЈА

Растужи ме ово лишће под мојим ногама

Док стојим и гледам низ сеоски пут

А он блатњав и пуст…

И нико да прође преко њега

Па кад бих стајао читаву вечност

Чини ми се да нико не би прошао

Да киша никад не би престала

И да никад не бих био тужнији

Предајем се самоћи …и праштам

И тражим оправдања за грехе

И ветру додајем одјек ћутања

Како би све било у складу

У складу са бојом формом животом

Некако сам уморан од овог живота

Од овог ишчекивања и тражења

Сит сам свих лажи

Причања – претварања

Заклињања и правдања

Одлазака – долазака

Не знам шта бих хтео

Заправо знам а не могу

Не умем да кажем …

Тражим нешто што је у мени скривено

Као жеља као тајна и истина

И управо трагам и не губим наду

Налазим то само у песми

Јер само је она верна стална и моја

И сваки стих у мени нешто буди

Нешто лепо искрено велико

Јер песма даје нежност и топлину

Она не може да повреди

И у соби где ватра пева у пећи

Ја певам о љубави

И киши која пада непрестано пада…

 

 

  1. Autore: LORENZO PICCIRILLO

 

Silloge adulti: L’ ERPICE  E   LA ZOLLA

 

L’INFANTE

Tu m’hai insegnato a non

[morire]

più che a non vivere

Ma all’oggi faccio fatica

a non farlo

Mentre ripulisco il tuo viso

dalla polvere della memoria

Aiutami a scrostare l’acredine

di questa tua partenza dolorosa

[se puoi]

sporcata da un’impossibile ritorno

che mi opprime l’anima

al crepuscolo del giorno

Questo «Addio» previsto

[nel profondo]

non ha avuto per me riguardi

non mi ha usato sconti

A volte

se mi rapisce l’estasi

ti rivedo affacciata alla loggia

[dell’anima]

mentre canti la canzone

dei tuoi tempi …

“Rose!  che belli rrose … torna maggio ..

Sentite  ‘addore ‘e chisti sciure belle

Sentite,  comme cantano ll’aucielle …

E vuie durmite ancora!? …

‘I’ che curaggio!

[ ..] Ma chesta voce vuje nun ‘a sentite?
Rose! Che belli rrose!
E vuje durmite!…”

Poi si spegne la finestra

e si chiude il balcone

 

Musica: Eduardo Di Capua

Versi:    Vincenzo Russo

Anno     1900

  • Traduzione (dal “Napoletano”)

 

“Rose, che belle rose! Torna maggio.
Sentite l’odore di questi fiori belli!
Sentite come cantano gli uccelli!
E voi dormite ancora? Eh, che coraggio!

Ma questa voce voi non la sentire?

Rose che belle rose!

E voi dormite!”

 

  1. Autore: MARKO STANOJEVIC

 

РАЗГОВОР

 

Да ли си икада седео под облаком меланхолије

и држао сузу на длану, осетио како патња љуби

горким уснама коре наранџе,

гледао како се тело ломи као иструлела грана

и пада на тло, губећи свој смисао?

 

Да ли си чуо тишину док плаче

мисао како се провлачи кроз крв

у хтењу да постане реч,

видео себе као сенку непостојаног

и уплашио се?

 

Да ли си стезао омчу страха,

гушио слободу голим мислима

да си недостојан њене лепршавости,

претварао се у песак  и молио  ветар

да дуне што јаче,

не би ли те однео још даље од себе?

 

Да ли си срећи закључао врата

и предао кључ тузи, успевши

да је насмејеш,

гледао како љубав умире?

 

Знаш?

Живот је свакодневни сусрет са смрћу

али ако на сваки састанак понесеш љубав

смрт ће почети да  се боји…

 

 

  1. Autore: ELVIO  ANGELETTI

ERANO FIORI

 

Erano Viola e Margherita

profumate nel prato,

poi un vento gelido

le ha condannate

e lingue di fuoco senza saperlo

le hanno colpite.

 

Viola un giorno disse: “ce la faremo”

e Margherita pianse di gioia.

 

Era un gioco

forse una farsa

studiata da tempo

da chi sprigionava

orrore e tempesta.
Puzzava di polvere

il vento troppo forte

e di lì a poco

arrivò anche la morte.

 

Il prato pianse

per quello scempio

e crebbero rose

dal colore indeciso.

 

Era polvere

volava leggera

e tra i fuochi

ed il canto del vento

si nascondeva la malasorte.

 

Erano fiori

nati nel prato

al primo sole di primavera.

 

 

  1. Autore: MARCO  VAIRA

LETTERA AD UN BAMBINO.

 

Saperti lì

che osservi l’orizzonte

senza vedere l’oltre

mentre i tuoi occhi

lacrimano su fiori rossi

profumati da inganni,

distruggono il mio saper sognare.

 

Il rumore copre ogni tuo lamento,

sei circondato dal nulla.

Intorno a te solo rovina;

la tua stanza è vuota

come una scatola di cartone abbandonata

e ti fai trasportare dal silenzio.

 

Il pianto è inghiottito

da un sapore acre di storia perduta

mai raccontata e celata da una paura reale.

Le mani grandi che ti hanno voluto,

graffiano ancora la tua pelle bianca

colore del bucaneve appena nato

nella neve in un giorno primavera.

 

Ti vorrei qui accanto a me

per consolare il tuo dolore,

ma l’angoscia non mi permette

nemmeno di urlare.

Cosi, mi abbandono a me stesso

e chiudo gli occhi per non vederti soffrire

la violenza che hai dovuto subire.

 

 

 

  1. Autore: ANNALENA CIMINO

 

LA VETTA DELLA VITA

 

La cima si stagliava maestosa,

lontana, senza intimorirci.

Il vento soffiava forte togliendoci il respiro,

avanzavamo senza voltarci.

Il baratro era infinito, eravamo

a pochi metri dal vertice…Il Paradiso.

 

Una corsa verso la meta,

finalmente la Vittoria,

toccare il luogo sacro,

mirare con estasi quel dirupo

ed il cielo terso intorno a noi.

 

Sedermi accanto a te,

in silenzio ascoltando

le note d’una chitarra.

Una forza misteriosa, sembrava

sorreggere l’universo all’orizzonte.

 

Eravamo soli ad un passo dal cielo,

stanchi, felici d’essere insieme,

passo dopo passo…

e raggiungere la Vita.

 

 

  1. Autore: VITO SORRENTI

Silloge adulti: IL MIO CANTO

 

Non rallenta il mio canto

lo scorrere dei fiumi, la corsa del vento;

né trascina le piante come il canto

di Orfeo accompagnato dalla lira;

ma intenerisce il cuore della mia Euridice

quando canto la Pace.

La Pace agognata, implorata, attesa

dalle madri e dalle spose.

La Pace ferita, lacerata, offesa

fra i muri delle chiese

insanguinate dalla ferocia.

La Pace dilaniata

ai piedi degli altari.

La Pace ricurva sui cuori

gonfi d’orrore e di pianto.

La Pace sgomenta, affranta, smarrita

come l’anima delle madri

ripiegate sui figli,

sui loro gigli recisi da mani impietose

sulle loro rose stuprate, seviziate, uccise

da unghiate feroci e morsi di acciaio;

la Pace che brancola nel buio

degli atroci calvari.

La Pace che dolora sugli altari

degli orridi martirii.

La pace che muore negli eccidi

della truce barbarie e del folle delirio

delle orride fiere

al guinzaglio degli alfieri dell’odio.

 

 

  1. Autore: GIANRENZO ORBASSANO

Poesia giovani: AL SICURO.

 

Ci sono giorni in cui cerco di distrarmi

estraniarmi insieme a te,

te che non mi fai finire

l’ultima goccia di caffè.

Vorrei tornasse il tempo dell’incoscienza

per tenerti il posto sulla panchina,

non avere premura

di rifare il letto.

 

E mi sono messo al sicuro

al riparo dagli sbagli

sono sempre qui,

a bagnarmi i piedi, a sentire freddo.

Sì, sono al sicuro in trincea come ieri

sono sempre qui, a guardar la guerra

dietro ai capelli.

 

Eri un buon giorno, io la buona notte,

tu la buona ragione per alzarmi

io l’occasione di non pensare.

Vorrei sparissero le multinazionali in città,

quelle che hanno tutto ma non l’umanità.

I miei occhi sono una promessa,

i tuoi una difesa per le mie paure.

Ed eri un prato dove respirare,

io un vento da inseguire.

Sì, sono al sicuro.

 

 

  1. Autore: RAYMONDE SIMONE FERRIER

 

Silloge adulti: “ATOLLO D’ANIMA”

 

CONSAPEVOLEZZE D’AUTUNNO

si riflettono nel fiume

distese sull’arcobaleno.

Tacciono i lampi di temporale,

silente il color fuoco del fulmine.

Ma nella linfa dell’albero

fino all’ultima diramazione, languiscono.

Il chiaro-scuro illumina la cupa stagione

del suo sfumato udire

di candidi fiochi, gioiosi zampilli,

lucciole e grilli.

Ė l’ora della contemplazione

di ciò che fu arsura e rimarrà eterno.

In controluce, di maturi colori adolescenziali

che, astri dei nostri infiniti-indefiniti cieli,

ora meno incombenti gravitano.

Che dolcemente sull’acqua si adagiano,

rotondi, la loro poesia a correggere un reale

di dimensioni meno astrali.

Ad arco, a sorreggere l’identità del vero,

il suo nebulizzare d’emozioni.

Le tardive consapevolezze non scelgono,

si limitano a sdraiarsi sui loro colori pastelli.

Sul loro incorporato arcobaleno

d’anima quattro stagioni.

 

 

  1. Autore: GIUSEPPE MILELLA

Silloge adulti:

POESIE  TRA  LE  NUVOLE  E  IL  VENTO

 

UN BACIO RACCHIUSO IN UNA NUVOLA

 

Solo,

con la bocca socchiusa

a trattenere il pensiero di un bacio.

 

E pensavo a quando mi dicevi

di guardare il tramonto

perché, ogni tramonto

custodiva un altro giorno per noi.

 

E tu,

quando sarai sola

guardando una nuvola in cielo,

se ti sentirai avvolta dal vento,

e pensandomi  ci sarà

una carezza  nei tuoi ricordi,

immagina

 

che ogni folata, avrà una mia carezza

e se anche non avrai una finestra per guardare il cielo,

o il cielo non avrà i  tuoi occhi ;

 

il mio  pensiero ti seguirà sempre ;

ovunque, arriverà una nuvola o una carezza

perché, in ogni silenzio

ti parlerò col desiderio  di un bacio,

 

per restarti accanto.

 

  1. Autore: NUNZIO BUONO

Silloge adulti:

“VOLI A MATITA“

 

Voli a Matita

 

Oggi

sono come gli uccelli, quando

negli occhi hanno il vento e restano

a metà del cielo.

 

– Ho memoria d’un nido tra le foglie.

 

Anche il buio

mi ricorda nella notte e mi cerca

 

se una stella non appare.

 

 

Se rimani

 

Mi fermo nelle virgole dove leggo e torno.

Mi avvicino a te se ti scrivo.

Quando il filo azzurro ripercorre il tuo pensiero

il mio pensiero si fa luce.

 

Mi accompagni.

Tra le vie ci guarda il silenzio delle cose

e cammino sui tuoi passi. Abbiamo riso sotto il portico.

Ho baciato il tuo viso di pioggia; tu le mie parole non dette.

 

Qualcuno ha parlato, forse

ma eravamo altrove, io da te tu da me.

In ogni volto dei minuti si fa sera e si fa notte ogni giorno.

 

Poi si resta a fingersi un riflesso

a filo d’acqua come le zanzare, un volo

e dal riverbero si nasce per morire senza sosta.

 

Siamo l’eco dopo il punto

e tutto si ripete se rimani.

 

 

 

 

 

 

  1. Autore: CLAUDIA PICCINNO

DAVIDE È IL TUO NOME

(poesia dedicata a un bambino affetto da autismo)

 

Dov’è fermo il tuo sguardo Davide?

Inciampasti nel dettaglio per non vedere l’insieme.

Non è facile decifrare la bussola dei sensi

in tale marasma di stimoli sociali.

E come sosterrò io la ricompensa

di quella biologia molesta?

Rispettare la mancata connessione

tra le tue abilità sensoriali

è fatica immane per noi così detti normali.

Sopperire coi gesti a un’attenzione condivisa,

portarti a esplicitare una richiesta,

sono finalità impellenti nella mia testa.

Davide è il tuo nome,

non sei per me diagnosi

né variante o falla di architettura genetica,

aspettativa disattesa,

precoce o tardivo intervento,

compromessa plasticità cerebrale,

disturbo dello spettro.

Davide è il tuo nome

il bambino che ama il dettaglio. . .

Indosserò il tuo sguardo,

ascolterò la tua confusa stereotipia,

scenderò a incrociare l’oggetto che ti attrae

per accorciare la distanza

che ti tiene relegato in una stanza.

 

 

 

 

  1. Autore: FRANCESCO STAGLIANO’

L’ALTALENA DI VETRO

Belle vite redente – strappate –

con assidua ferocia

alla terra madre indifesa

all’oro mendico dell’alba

alla sera condita di sudore

alla stanchezza carica di fame

nel nome di un Dio muto di pietà.

 

Ho visto donne in fiamme

lacerarsi il ventre

e offrire con rassegnata infamia

all’indifferenza del cielo

il loro unico amore

concepito nel dolore.

 

Hanno visto i miei occhi

ala di farfalla

armoniosa e trasparente

proteggere premurosa

il fiore dalla pioggia

e un nibbio musicista

cessare il proprio canto

per l’incanto mercenario

di un effimero tramonto.

 

Sul tuo viso di cerbiatta spaurita

ho aperto il pugno

affrancando inedite carezze.

Ho tramortito l’innocenza

sul tuo seno di ostinata bambina.

Mi sono arreso inerme

-io stesso bambino-

a quei baci inattesi e profondi

fino a lambire il cuore.

 

Non colpirò mai,

mai, mai ucciderò

l’intrepida formica

giunta a rubare dal piatto

l’innocua mollica del mio pane:

né per punitiva premura

o per avidità di possesso

né nel nome di un Dio

sordo alla pietà.

 

  1. Autore: ANTONELLO VANNI

Silloge adulti: 40 PASSI DI LIBERTA’

1)

 

In questo luogo dove la parola fine trova significati controversi e contrapposti,

dove tutto è il contrario di tutto,

dove l’unica certezza è racchiusa in 40 passi di assoluta libertà,

dove “assoluta” non esiste…

In questo luogo, dove la realtà supera la fantasia

e la stessa fantasia non è abbastanza fantastica per sovvertire il senso delle cose…

perché in questo luogo non v’è un senso…

in nessun…senso.

 

2)

 

Salgo e scendo
scale
da quando
sono nato.
No, non saprei dir,
le genti
che ho incontrato.
Statici, fermi,
nel ballatoio
accalcati.
In rigorosa fila,
involucri svuotati.
La vita
è un rotear
di emozioni
forti,
chi vi si sottrae,
son pavidi
plotoni
di esseri
sepolti.

 

3)

 

Al profilarsi
della sera,
vive ancor
solo chi spera.
Allor mi apparto
per annientar
l’inedia
e comodo
mi metto
su una sedia.
Mi guardo dentro
e come
un puzzle,
disfo e
ricompongo
la mia vita.
Pezzi di cuore
e cuori a pezzi,
spesso ricerco
tessere di ferro
come calamita.
E tutto questo
per non finire
ai pazzi,
alla ricerca
di una striata luce
che m’indichi
l’uscita.

 

  1. Autore: CIRO IANNONE

VIVO SCAMPIA

 

Viaggi di gioventù raccolti in una dose

comprata di nascosto a un angolo di strada

cercando in quella polvere  falsa felicità

ma  resta solo un sogno, che non è realtà.

 

Una mano, se è serrata tiene più forza d’urto

aprendola ti accorgi che quelle  dita van per conto loro

anche restando unite in quella  stessa mano

quel pugno schiuso non farà  paura.

 

Vola farfalla, vola  verso il cielo

dispiega le tue ali verso la  libertà

raggiungerai la meta soltanto all’aldilà

e forse avrai ottenuto la tua felicità.

 

Viaggi intrapresi con la fantasia

che portano nell’anima solo malinconia

virtuali, mai iniziati eppure già  finiti

storia di un fiore reciso appena nato.

 

Ti porterò per sempre nel mio cuore

di te mi resterà  soltanto quel ricordo

di un figlio che ha vissuto il suo bel sogno

l’ultimo viaggio, senza più ritorno.

 

Sei  stato sfortunato figlio mio

nascendo nel  quartiere di Scampia

dove trova lo spazio soltanto la  Camorra

e la gente perbene condannano alla gogna

 

Dov’è lo Stato con  le  sue Istituzioni ?

Perché ci tratta come figli di un Dio minore?

E non ci lascia spazio per vivere sereni

le immagini fissate solo su quelle Vele

 

Io padre se ho sbagliato nel passato

che colpa ha mio figlio marchiato appena nato

cresciuto per la strada dove si fanno le ossa

ma forse gli fa comodo se cresce un altro Boss

 

Non sarai mai più solo  ragazzo di Scampia

per te nuovi orizzonti e verdi praterie

giammai ti negherò di questa facoltà

perché tu sei  il futuro  di questa  mia Città

 

  1. Autore: EMIR  SOKOLOVIC

VALZER DEL MEFISTO

 

Eccomi! Guardati intorno!

Guardami! Profanati !

La nota che conduce l’inseguimento

Sparando i tasti

E dalla  luce  nell’oscurità avanza

Rompendo le  aste della prigione

 

Eccomi! Guardati intorno!

Guardami! Profanati !

In acqua  so  immergermi

Ignorando  le  ancore

E con la pietra levigata incido il tempio

Invece di un’antica maledizione

 

Il mio cuore al  ogni sorriso lotta

Un sorriso non lascia lo spazio  nemmeno  in  dubbio

 

Ed eccomi qui! Guardami!

Guardati  intorno e profanati!

A noi  il Dolore volteggio; il dolore ci intaglio

Ma con il bianco e nero mai scolpisco

Perché io sono qui; guardati intorno …

 

  1. Autore: ALESSIO CHIRIVI’

Narrativa adulti: DIECI

 

L’uomo rientrò a casa dal lavoro alle dieci di sera inoltrate, con in testa il peso della maturata convinzione che, quasi sempre, per quanto ci si possa impegnare per il raggiungimento di un traguardo, lo stesso può comunque rimanere irraggiungibile se vincolato da scelte altrui.

Entrò in casa e, in silenzio, si svestì del cappotto, chiudendo delicatamente la porta d’ingresso dietro di sé e lasciando fuori il pesante fardello di una giornata di lavoro, sicuro del fatto che l’avrebbe esattamente ritrovato lì, ad attenderlo, il giorno dopo.

Si lavò fisicamente e mentalmente prima di raggiungere sua moglie e suo figlio nel lettone. La porta della camera da letto era socchiusa e, una volta aperta, scoprì che i due erano ancora svegli nonostante la tarda ora. L’uomo non riuscì, però, a celare il piacere nel vedere il viso sorridente del piccolo bambino che s’illuminò nel vederlo. La penombra nascondeva i suoi occhi lucidi, quegli occhi scuri che la paternità, in soli dieci mesi, aveva reso morbidi e dolci.

Strinse in un affettuoso abbraccio il piccolo, baciò teneramente la moglie e si infilò sotto le coperte già calde. Lesse nello sguardo della donna l’affaticamento fisico che neanche il piacere di essere madre può attenuare, così adagiò sul proprio petto il bimbo che di dormire non ne voleva sapere, lasciando finalmente che sua moglie si concedesse un meritato riposo. E infatti si addormentò quasi subito.

L’uomo restò a fissare suo figlio, seduto sulla sua pancia, per qualche secondo, poi fece partire dal suo cellulare una canzone che il bimbo riconobbe immediatamente. Il piccolo sorrise e appoggiò delicatamente la guancia sul petto del padre che iniziò ad accarezzargli i capelli fino a farlo addormentare.

Con lo sguardo rivolto al soffitto, l’uomo pensò che gli abbondanti dieci chili che aveva su di sé erano l’unico peso che fosse in grado di sopportare e che avrebbe sempre sopportato volentieri. Si voltò a sinistra e fece una carezza piena d’amore a sua moglie, come per ringraziarla.

L’uomo chiuse gli occhi e, lentamente, si addormentò con dieci chili abbondanti su di sé, tra il calore dell’affetto della sua famiglia e il tepore delle morbide coperte, al riparo dal peso dei traguardi non ancora raggiunti e rimasti a ghiacciare sotto il gelo invernale, mentre, dal suo cellulare, la musica dei Dream Theater continuava a suonare.

 

  1. Autore: IGNAZIO  DE  MICHELE

 

FERMATEVI sentinella, quanto è vicina l’alba?…

stanotte

il vallo s’empie di polvere, disperazione

appena rischiarato

da una indulgente luna e

volute azzurrognole sfilacciano

lo zendado della speranza

intessuto di aneliti

preci e parole sussurrate

ornano il rosario della Pace

maculano, la trincea

ferali bagliori

ottundono la volontà

di rinascita

per urlare

basta, Guerra

fermatevi

fermatevi…

 

 

  1. Autore: CASAVOLA VITO ENZO

 

HO RUBATO

 

Ho rubato il mio corpo

………………….

 

alla morte, ho chiesto

aiuto ai cieli,han steso

i raggi d’amore, ho sentito

il cuore parlare con loro.

L’anima piangeva per me

morente, l’unica amica,

tra sospiri di speranza.

Udivo fruscii dell’intorno,

ma nulla dentro di me;

il gomitolo  del mio tempo,

giaceva tra i piedi pronto

a catturare il capo

per sparire; lo teneva

stretto il mio cuore.

Nel triduo d’angoscia,

han pregato tutti per me.

Ho rubato il mio corpo

alla morte, è ora accucciata

nel tempio suo oscuro..

Sono lustri che attendo

dai cieli il riscontro

di questa salvezza,

vivo fortificato in pace,

la savia pace dell’agape.

Continua fuori a piovere,

la neve è in vacanza al sud.

sospira nella pace l’anima,

con dolci carezze d’amore

a questo rinato suo corpo.

 

 

  1. Autore -Laura Margherita Volante

TUONA AMORE

Hai la forza

del vento

in una notte di stelle,

non insegui chimere,

cogli il volo

di un gabbiano smarrito

tra lampi

nel mare in burrasca

tuona amore

una voce: la tua.

 

Hai la forza

di un giorno

in pieno sole

quando spira

la brezza marina,

lidi infiniti

per questi piedi nudi

mentre cammino

l’onda spumeggiante

culla una dolce

ninna nanna,

ciottoli e sabbia

dalle tue mani

gemme preziose

per i miei capelli.

 

 

 

  1. Autore – Nelida UKMAR

 

IL TOTEM DELLA PACE

 

Imponente e schiva

presenza dagli occhi

grandi e senza bocca

perché non serve parlare

quando la bellezza

si esprime da sé.

 

Intorno solo pietre,

sul sentiero degli dei,

eterni custodi

di un mondo spoglio,

perché la verità

è nuda ovunque.

 

 

 

  1. Autore: ESTELA SOAMI

 

E . . . NOI

 

  1. . . noi siamo

solo

aliti di vento

soffi delicati

appesi ad un filo

siamo speranza

di luce

nel tempo che scorre

siamo il sogno

d’amore

dell’esistenza

siamo piccole foglie

dell’albero della vita

siamo granelli

di sabbia

e

fili d’erba

indispensabili

al grande disegno

 

 

 

  1. Autore: VINCENZO MONFREGOLA

RESISTERE

Vivo tra le macerie

di un disastro sociale,

l’abuso

mette in ginocchio la dignità dei miei sogni.

 

Scrivo il mio senso

sull’asfalto di ogni giorno,

la mia Resistenza

la impongo col silenzio.

 

Ho voglia di trovarmi

in quel mondo sconosciuto.

 

Il mio è un abbraccio umano

che conserva l’intera essenza,

ho bisogno del mio silenzio

per non perdermi gli occhi del bello

che rimane sull’asfalto di ogni giorno.

 

 

  1. Autore: SARA RODOLAO

 

Poesia adulti:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. Autore: LOMBARDI ANNAMARIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. Autore: ANNAMARIA LOMBARDI

 

METAMORFOSI

Sul mio viso merletti di rughe,

righe scritte di storie,

sorrisi,sofferenze,

romanzo di emozioni

e sentimenti vissuti.

Indugia il tuo sguardo quando m’incontri,

ma non guardare la mia pelle,

il bastone che porto,

le mani che tremano,

il vecchio corpo piegato.

Vedimi nella profondità dell’animo

dove bambino gioco e vivo la gioventù

e abbracciami benedicendo il cielo

di aver potuto vedere la mia,

ma anche la tua, metamorfosi.

 

 

 

 

  1. Autore: GINO IORIO

Silloge adulti: CASERTA

IN CAMMINO TRA STORIA E POESIA

“A Caserta, che è stata la mia residenza per oltre un decennio, dove i luoghi scuotono le mie sensazioni e la storia nobilita il mio sapere.”

 

“INIZIO DEL VIAGGIO”

11Dicembre 2016 ore 17:29 –  bottega

 

SCENARIO

 

Il ponte di Ercole

e poi oltre, tra vicoli stretti

dove dimore borboniche

lasciano il segno di quella che fu

una grande comunità.

Strade vuote di notte

deserte o quasi.

Un cane che abbaia

come se fossi un intruso.

Una lucertola sale

lungo il vecchio muro di tufo,

si divincola tra i rami di una menta

cresciuta a mala pena

tra la calce e la roccia.

Persino un cappero sboccia nel muro

e una viola, un ciclamino.

 

Un ciuffo di rose selvatiche s’ammanta nella cinta

quasi a parlarmi di gioia e bellezza

e a chiedermi, implorarmi l’amore del luogo

dove brillò la storia e vissero principi e re.

Ora dorme inquieto,

calpestato, offeso

e mi impone

senza cruccio o vendetta

di avere rispetto.

 

2

15 Settembre 2016 ore 10:50 – bottega

 

CASERTA IERI E OGGI

Tu, Carlo di Borbone, con Vanvitelli e Collecini

desti lustro a questa città

con la Reggia e la Real Colonia di S.Leucio.

Tu, che facesti di questa terra la Campania Felix.

 

Ora mi guardo intorno

e sento scimmiottare rozzità che ti umiliano, mia città,

sorda indifesa  abbandonata,

che dai fasti di un tempo

sei portata a fare grandi i tuoi mastini,

ergere a gloria gli  ingrati

che lacerano le tue ferite senza saldare il tuo dolore.

 

 

 

 

 

  1. Autore: GIUSEPPE BURO

 

SONETTO ALLA LUNA
Chi non crede a niente non sei tu fiore mio
che da lassù scruti tutti i pensieri miei,
fammi innamorare anche se sono vecchio
cerca nei sogni, cerca per me amori persi.

Persi ogni speranza a non crede a niente,
anche senza ali ma con la forza del destino
accarezzai i giorni suoi, come un bambino
come un aquilotto tra le alte vette andai.

Andavo spedito lei faceva finta di niente non
le parlai e la persi si nascose alla luna come
per timore di perdere un sogno.

Sognai ella sorrise al vento gli parlai d’amore
e s’illuminò la sera a giorno non c’era penombra
nel suo sguardo c’era il sorriso a piene mani.

..

 

  1. Autore: ROSSELLA MAGGIO

Narrativa adulti: IL FIUME INNAMORATO

Sono l’invisibile, eppure sostengo il vostro passo. Insospettabile, faccio fiorire il mirto e l’alloro che vi accompagnano lungo i sentieri. Silenzioso, lambisco le radici della quercia reale, sorella oracolare di quella di Dodona, do respiro a quelle del leccio tanto amato da Ecate, che ama anche me, perché sono un fiume sotterrraneo. Mi spingo a piangere, insieme al cipresso elegante, sulle spoglie del favoloso cervo dalle corna d’oro che fu suo amore infinito ed eterno. Ma nessuno mi vede, Idume, colui che non visto vede, osserva, guarda in su. Colui che sa, perché ho visto e vedo, così mi chiamano.  Cosa so nemmeno io lo conosco con certezza, ma ugualmente vedo e so. Scorro e so. So del tempo che non torna e del tempo che mai fuggì. So dell’infinitesimo di un nulla e del sovrastarmi dei tronchi e del fogliame, delle rocce e delle zolle, fino ai granelli delle sabbie che mi narrano di conchiglie immemori dei secoli e dei millenni, dei fossili e del mare con il quale ad un certo punto non posso fare a meno di confondermi. Fratello di bacini, di arbusti, di fiori anch’io ho perso la testa per mia sorella Agua, che se stava felice a nutrire ogni cosa avesse vita.  Era dovunque io potessi posare il mio sguardo di non visto: nei germogli teneri delle margheritine, negli sterpi dolci di linfa chiara, nella densità di una zolla, dentro alla formazione minerale delle pietre. Spumeggiava poi lungo i lunghi vasi dei grossi alberi, dalle radici fino all’ultimo fronzuto rametto. Era ciarliera e dolce con tutti e tutto e sfacciatamente vivace con i fiumi più robusti di me, quelli capaci di risalire in superficie e scorrere impetuosi e vitali per chilometri e chilometri, di gettarsi vigorosi dai precipizi mostrando tutta la loro magnificenza, tutta la loro potenza. Quando poi emergeva come il limpido sudore del piacere dalla superficie verde di una foglia, mi faceva impazzire dal desiderio.  Se intrideva un pugnetto di polvere e ne estraeva, come per miracolo, un bocciolo delicato per me e per tutto l’universo era il delirio dei sensi e anche quello dei non sensi. Degli umani, poi, non aveva pudore anzi li animava dentro ogni poro e cellula, preziosa e docile come solo una regina sa essere. Ho chiesto aiuto ad Apollo che ancora oggi si fregia dell’alloro in cui si cela la sua Dafne, e quello mi ha risposto lapidario: “Ciò che vedi, è “. Ciò che vedo è un inseguimento continuo. Mi sono spinto a interrogare una pianta di mirto e quella mi raccontato di quando si chiamava Mirsyne e venne uccisa da un giovane che le inviava la sua vittoria in una gara. Atena, avendone pietà, l’aveva trasformata in un profumo che aveva messo radici, diventando un arbusto odoroso. Questo era stato mandato ad adornare il pube di Venere e vi sfido ancora oggi a dirmi, chi de due sprigiona il profumo più invitante.

Ho chiamato in soccorso un intero lecceto, che in coro mi ha mormorato una nenia antichissima di notti e di giorni, di luna e di sole, di luce e di ombre, dove una mia immortale e perennemente giovane antenata, Clorofilla, da sempre domina incontrastata su tutto ciò che cresce su questo pianeta.  Per inciso sono entrambe, Mirsyne e Clorofilla, più che grate ad Agua perché senza il suo aiuto costante manco loro potrebbero fare a meno delle rughe.  Ecate mi è poi venuta in sogno per dirmi che i suoi cari lecci mi avevano così parlato della vita e della morte e di una rinascita continua, ma che io, che pure vedo e so, sono però rimasto sordo a tutto questo, preso come sono dalla mia smania di possesso. Ho, in una notte di luna e di disperazione, avuto l’ardire di parlare agli uomini e di interrogarli sul come e il perché dell’amore che dicono di provare tra loro. Uno, per farmi dimenticare la mia Agua, mi ha presentato uno schianto di ragazza, Parola. Era bellissima ed eterea. Solo che non stava zitta mai, nemmeno quando tentavo di baciarla. Un giorno che nel folto di un querceto le scorrevo sotto i piedi, mi ha tirato quasi fuori dal mio alveo per guardarmi meglio e mi ha trovato troppo trasparente. Ho detto “Sono puro”. E lei, che in fatto di loquela è imbattibile, mi ha subito convinto del contrario chiamandomi fangoso. Non sto a dirvi l’amarezza che provai tanto che Quercia madre mi pianse addosso tutte le sue ghiande e singhiozzando riconoscente le raccolsi nel mio grembo morbido e fluente per restituirgliele un giorno come alberi. Agua intanto, neanche a parlarne, se ne era andata così lontano da andare a gonfiare le nuvole in cielo. Prima o poi sarebbe tornata, lo sapevo. Non poteva fare a meno di me: doveva solo rendersene conto, la sbarazzina.  Però, nel frattempo che tormento, che tedio, che dolore!

Sono così finito svenuto sotto le radici di un ulivo millenario. Senza volerlo gli ho fatto il solletico e così, incuriosito, ha cercato di afferrami lì sul fondo del mio fondo, appena un attimo prima che decidessi di infilarmi in qualche crepa di precipizio e finire dritto dritto a farmi prosciugare dal cuore infuocato della terra.  Ma l’immenso amore del vegliardo mi raccolse e mi condusse, cullandomi in una pace misericordiosa, per il solo attimo che bastava, a vedere la luce. Lì, mezzo stordito, sostai e nel rovescio argentato di una foglia e Agua, che stava per uscire da una nuvola, mi vide. Sapemmo, allora. Tutto quello che io so e che lei sa, lo sapemmo insieme. Che eravamo fatti l’una dell’altro, che a nulla valeva rincorrersi o scappare, che mai niente e a nessuno ci aveva diviso o avrebbe potuto farlo. Allora, proprio come una dea magnifica e generosa, lei scese dal cielo a confondersi insieme a me con la terra, nutriente e giovane, torbida come me e limpida e fu, come sempre, la vita.

Gli ulivi, come vedete, sono tanti…….

 

  1. Autore: DOROTEA MATRANGA

 

“SE UN FIORE NASCE…”

Se un fiore nasce

da una crepa nel muro

dove la vita diventa coraggio….

Se un fiore cresce

dove c’è solo un filo di terra

e sfiora appena il piccolo cretto

dove un seme germoglia per caso

dal soffio del vento con cura portato,

e trova la strada del sentiero ribelle

come se fosse un prato….

Se un fiore sboccia

nella ruvida roccia,

dove all’uscita lo attende

una misera goccia sbandata,

e lo innaffia come se fosse pioggia,

pure la Pace ha la speranza

di trovare un sentiero pacato

tra i rovi del mirto e il filo spinato,

tra i sassi del greto e il campo di Marte.

Pure la Pace dalla trincea

dal seme può nascere per panacea.

Figlio illegittimo della discordia,

il germe infingardo per la zizzania,

la culla trova tra la verzura

nel verde prato del campo minato.

Siamo fratelli dice il soldato!

Basta le guerre, mi sono stancato.

 

Da sempre l’odio ho nutrito per questo fratello,

basta portare il pesante fardello.

Abbasso le armi, stringiamo le mani.

Dalle catene lo schiavo è innalzato.

Non più le guerre, un lavoro forzato.

Da ovest ad est l’umana progenie,

la stirpe, l’eletta del seme bonario si stringe per mano.

Ovunque si trovi, che sia monte o sia piano,

che sia figlio di re oppure di schiavo,

che sia nero di pelle oppure un indiano,

che sia di questo, oppure di quel credo,

io credo nell’uomo, nella Catena che progetta salvezza.

L’inizio del  tutto da una carezza.

 

  1. Autore: GIOVANNI MONOPOLI

L’ULTIMA CANZONE

 

Stringe la debole mano di meraviglioso uomo

accarezza le affusolate dita d’una grande persona

mentre leggeri polpastrelli scivolano dolcemente

e umidi occhi muti a osservare sono silente agonia.

Una fievole luce illumina il viso, labbra mute contorna

vecchie, stanche membra sul nido d’amore

di tempo ne è passato, memore affiora, adorna

di quell’essere la vita, l’essenza, l’eterno calore.

Una solinga stella immobile giace, lì riposa,

l’anima attende con debole soffio la sua ora,

accarezza ancor la mano l’amabile sposa

all’intono di quell’ultima loro canzone.

Note bisbigliate nella fredda stanza… il risuono

di musica ad addolcire l’eterno riposo

piange l’amata per quell’ultimo respiro

tenendo per mano di quell’amore ancor il filo.

Un attimo, un attimo, non vuole arrendersi

e poi… e poi ecco con gli occhi lui sorride, la vede,

ella è lì tanto vicina col suo sguardo mai perso

le porge ancora una carezza, un fugace bacio

mentre furtiva una lacrima scende al rintocco.

Dall’adorata amata un ultimo bacio

con le palpebre di lui pian piano a chiudersi,

mentre silenziosamente ella sussurra “il vedersi presto”

e con un abbraccio saluta il suo adorato amato

mentre si spegne la luce su di un grande amore,

sulle note della loro ultima canzone.

 

 

 

  1. Autore: ANTONELLA LA  FRAZIA

L’ ASSENZA

 

L’assenza,

come un profumo nell’aria,

si spande,

nel vuoto profondo

di queste due stanze.

E come un profumo

mi sfugge.

Lo colgo appena …

Lo perdo.

L’assenza,

come parole

che tornano indietro

dai giorni passati

e schioccano forte,

fra i muri

e il soffitto,

inghiottite dal cuore.

L’assenza ritorna

a mordermi dentro.

Precipito in questa

tua algida assenza.

Alle mani

tu manchi di più,

afferrarti la cosa più dolce.

Sei andato col vento

di sera,

seguendo la notte

e le stelle.

Sei andato

come le rondini

e come la neve ad aprile.

Senza volerlo

sei andato in silenzio.

Nel freddo del letto mi perdo.

 

  1. Autore: YULEISY CRUZ  LEZCANO

ATOMI INVISIBILI

Sappiamo nuotare nel vuoto

del sole che trema senza fiamma,

riconosciamo l’amore

nel palpito di una stella lontana,

sospiriamo nell’alta erba mossa dal vento

e ci perdiamo nel firmamento

quando vediamo ondeggiare una farfalla.

Cogliamo i fiori che crescono nella strada,

ma non sentiamo i rumori arrivati

da luoghi dove il sole non penetra,

dove il suono non giunge,

luoghi confusi con la misera terra

persi in quel giro di mondi

immerso nella guerra

che l’occhio non abbraccia.

Dei mondi ricolmi di dolore,

non riconosciamo la traccia,

siamo come uccelli che dormono nel ramo,

aspettiamo che il dolore ci scorra lontano,

come un mucchio di atomi invisibili

che non riesce a toccarci.

 

 

 

 

 

  1. Autore: TINA FERRERI TIBERIO

NOI, I RAGAZZI DI “SHANGHAI”

All’improvviso un pensiero,

trasale il mio cuore!

C’era un tempo in cui

ogni domenica mattina

animati da forti e puri ideali

i ragazzi di “Shanghai”

su una collinetta si spingevano.

 

Si colorano di cielo e di luce

i ricordi sfumati  attutiti

 

Da lassù incessantemente

lo sguardo amoroso

del sole cingeva fanciulli

nell’incanto persi.

 

“Shanghai”, un quartiere popoloso

rischiarato

da un infinito e aperto spazio

il cielo toccava la terra!

 

I respiri vuol ritrovare,

il cuore si ferma.

Tutt’intorno  una grande  distesa di prati,

una luce sempreverde

attraversava la strada, interminabile.

L’aria  anche d’estate era

pungente e  rarefatta.

 

C’era un tempo in cui

ogni domenica mattina

i ragazzi di “Shanghai”

su quella collinetta tornavano,

si riempivano di luce e davano

armonia alla terra, al sole, al cielo.

 

La parola di Dio,

masticata ad una ventata

di entusiasmo e di fresca giovinezza,

affidata era ad un’aria

mordace, trasparente e pura.

 

E Noi, i ragazzi di “Shanghai”

in cerca del sole, dell’ aria,  del cielo.

 

  1. Autore: PAOLO MIGGIANO

Narrativa adulti: L’INVISIBILE

Nome, Giancarlo. Cognome, Siani. Età, 26 anni. Studi, maturità classica, sessanta/sessantesimi. Professione, giornalista. Anzi, no! A dire il vero, un invisibile aspirante giornalista, abusivo, corrispondente da Torre Annunziata, per il Mattino. Giornalista, redattore, con un contratto, solo da morto. Prima di allora, uno “schiavo”, come è ironicamente scritto sul cartello attaccato dai colleghi alla sua scrivania e che ora nessuno ha il coraggio di rimuovere. Giancarlo Siani, in vita, è solo un ragazzo, che in maniera abusiva cerca di fare il giornalista. Da morto, ma non proprio subito, con il tempo che c’è voluto, si è trovato conveniente farne un martire!

Si muove, veloce, tra Napoli, Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, con una piccola e strana automobile, spoglia, scoperta, senza sportelli né tettuccio. A petto nudo, vento in faccia, senza coperture né vetri blindati ed una determinata e forse inconsapevole sfida ai clan, con uno sguardo sempre attento a certi politicanti, che con la camorra brigano.

Giancarlo ora è un aspirante giornalista, quasi un giornalista ed è consapevole – lo vuole con forza, con determinazione e serietà – che da grande sarà un giornalista. E per lui fare il giornalista significa vedere, ascoltare, registrare riportare la voce degli operai, degli anziani, degli studenti, dei pensionati, dei disoccupati, dei commercianti ed anche dei tossicodipendenti. E, qualche volta, in punta di piedi, significa dire anche la sua opinione, prendere posizione. Ed incomincia a sapere che, soprattutto parlando di contrabbando, di droga, di camorra e de rapporti tra politica e camorra, bisogna saper leggere, interpretare e giudicare i fatti. Ed è così che diventa un giornalista di frontiera, un giornalista scomodo.

Un giovane giornalista precario, che con la sua Méhari, armato solo di taccuino e penna a biro, si avventura nella notizia, la raccoglie, mette in relazione i fatti, scrive, svela segreti, li racconta dal di dentro. Parole, racconti, narrazioni che sollecitano la coscienza della gente.

Una produzione giornalistica, la sua, composta da centinaia di articoli. Seicentocinquantuno, per l’esattezza. Una poderosa produzione nei numeri, ma anche una letteratura possente nei contenuti, se la si riferisce all’età in cui a Giancarlo Siani sono stati strappati dalle mani penna e taccuino. E sono articoli su molti temi scottanti del tempo, attraverso i quali, se ben li si analizza, ci si accorge che quelli di allora sono i temi di oggi: lavoro, scuola, tempo libero, disagi sociali, degrado urbano ed ambientale, politica, camorra, immigrati, spaccio droga, cronaca nera. Cosa è cambiato in più di trent’anni? Poco, molto poco ed a raccontarlo non c’è più quel ragazzo che batteva i suoi articoli sui tasti della sua Lexikon 80 dell’Olivetti. Una macchina da scrivere storica, che oggi è esposta, tra le tante macchine da scrivere di un tempo, al Museo della Macchina da scrivere di Milano. E allora immaginiamoci una Lexikon 80 con i tasti lucidi, senza la polvere del tempo, immaginiamoci Giancarlo che in una stanza del suo giornale stia ancora battendo su quei tasti, che stia mettendo in relazione i fatti, che li stia connettendo e che ce li stia raccontando.

Sì, immaginiamo che Giancarlo Siani sia ancora lì, che con il suo amico Irlando (si chiama Antonio, ma per me, da quando siamo diventati amici, il suo nome è solo Irlando, che in realtà è il suo cognome n.d.r.) corre veloce per le strade di Torre Annunziata con la sua Méhari, che ogni tanto, come un cammello, sobbalza per le strade polverose di una provincia insanguinata e che si ferma davanti alla stazione dei carabinieri, per conoscere, per sapere i retroscena dei fatti. Immaginiamo che un ragazzo, dall’aria un po’ impertinente e sfrontata, ponga domande imbarazzanti ai politici senza scrupoli, che non apprezzano quelle che più danno fastidio. Immaginiamo questo ragazzo, che non è ancora un giornalista, rincorrere le notizie. Immaginiamo che le trovi, le verifichi, le metta in relazione e le scriva. Immaginiamo le sue dita veloci battere sui tasti e che dal rullo della sua Lexikon escano centinaia di pagine. Seicentocinquantuno articoli. Questi:

–  246 che affrontano il tema del lavoro;

  • –  44 che parlano dei problemi della scuola;
  • –  31 approfondimenti sulle questioni del tempo libero dei ragazzi in particolare;
  • –  13 che approfondiscono i disagi delle persone che non hanno una casa;
  • –  29 che parlano delle questioni concernenti la viabilità;
  • –  24 che approfondiscono i temi del degrado ambientale e urbano;
  • –  22 che analizzano i complessi temi della politica;
  • –  61 che affrontano il pericoloso tema della camorra;
  • –  111 che ci danno conto della cronaca nera;
  • –  70 che si soffermano su altri argomenti.

Sono numeri che dimostrano quanto Giancarlo Siani sia un giornalista che si occupa, sin dall’inizio della sua breve carriera, dei problemi sociali dei cittadini. La camorra entra con forza all’interno delle sue inchieste, per il ruolo dominante che ha avuto ed ha nella società di Torre Annunziata e non solo.

Il giovane Giancarlo scava nelle notizie, mette insieme i tasselli, decodifica, svela le complicate trame criminali, scoperchia gli intrecci tra politica, camorra e imprese, che, ora che sono arrivati i quattrini della ricostruzione del post terremoto, diventano sempre più perversi.

È bravo Giancarlo, è coraggioso, si documenta, indaga, ma non siamo proprio convinti che sappia quanto stia rischiando. Lui vuole solo fare il suo mestiere, il giornalista, ma si occupa e scrive di gente che ha messo le mani sulla città, che è anche serbatoio di killer spietati, che non hanno pietà quando sparano.

Ed un giornalista con la sua passione, un ragazzo con i suoi ideali, non può tacere quando, una domenica di agosto, gli scagnozzi di Carmine Alfieri e di Ferdinando Cesarano, per conto dei Bardellino, arrivano dentro un autobus che ha esposto il cartello “gita turistica”, armati sino ai denti, davanti al circolo dei pescatori di Torre Annunziata e fanno un massacro: otto morti e sette feriti, alcuni anche innocenti. Una carneficina, una strage – la chiameranno di Sant’Alessandro – che ha come obiettivo Valentino Gionta ed allo stesso tempo è un messaggio destinato al camorrista/mafioso Lorenzo Nuvoletta di Marano, con il quale Gionta è alleato.

Coglie nel segno, Giancarlo, quando ipotizza che l‘arresto di Valentino Gionta, avvenuto nei pressi di Marano, può essere il frutto di un accordo tra i Nuvoletta e i Bardellino, per mettere fine alla faida in corso. Ipotesi che presto gli costerà la vita.

Immaginiamo che Giancarlo Siani sia ancora tra noi e che ci stia informando sulle fasce deboli della società, che ci stia raccontando degli emarginati, di quelli che non hanno voce. Che ci fornisca un’inchiesta dettagliata sul mondo del lavoro, sulla precarietà dei giovani. Immaginiamo che possa essere un cronista di oggi e che nei suoi articoli rilevi con enfasi le ingiustizie sociali, i soprusi dei violenti. Che si guardi intorno e racconti del degrado urbano e civile delle nostre città e delle incapacità delle classi dirigenti di governarlo. Che all’indomani dell’ennesima strage di camorra si interroghi sul perché tutto ciò accade. Che ci riporti ancora il pensiero di quel giovane che, pensando al suo futuro incerto, ancora si chiede: «Come è possibile pensare di costruirsi una famiglia in un ambiente dove la presenza della camorra è soffocante…?».

Ed allora ecco che Giancarlo è lì, nella sua piccola stanza al giornale, in quei giorni di un dannato settembre, che scrive l’ultimo articolo prima di essere ucciso. Un articolo che oggi scriverebbe allo stesso modo, perché le stesse sono le dinamiche ed identici i protagonisti, il medesimo l’argomento, la droga ed i mille modi per trafficarla, per spacciarla, per ridurre migliaia di giovani protagonisti del loro annichilimento a strumento per l’arricchimento delle mafie. Ora, al tempo di Giancarlo, il contrabbando delle sigarette ha cambiato faccia (anche i motoscafi per trafficarla hanno cambiato colore, da blu sono diventati beige e marrone) e piano piano finisce per lasciare il posto ai traffici più lucrosi dell’eroina e della cocaina. E Giancarlo ci parlerebbe dei ragazzi minorenni che lui chiamò “muschilli”, ci racconterebbe che oggi quei bambini, “forzati della droga”, si sono moltiplicati e che – oggi come ieri – è difficile dire quanti siano, azzardare una statistica. Attento lettore degli avvenimenti, continuerebbe a narrare delle centinaia di bambini, già senza futuro e non imputabili, impiegati nella confezione e nello spaccio delle bustine e dei sofisticati e perversi meccanismi per consentire alle bustine di giungere a destinazione.

Le sue dita battono ancora sulla tastiera – che non è più quella della vecchia Lexiko – ed il pezzo va chiuso. Va chiuso con un richiamo non solo agli intrecci tra camorra e droga, al malessere, al degrado, all’abbandono dei quartieri delle città, alla carenza abitativa, al lavoro che non c’è, agli ospedali che non curano, ma anche alle promesse fatte e non mantenute. E allora immaginiamolo che ricordi che in passato qualcuno aveva promesso una “zattera” per quei ragazzi che si drogano e che lui di quella promessa ne aveva scritto tre anni prima. Lo ricorda e lo riscrive, rimproverando quei politici che avevano promesso a Torre Annunziata una “zattera” e che ancora non l’hanno realizzata, mentre si continua a morire, a morire di droga. Tante chiacchiere e nessun fatto concreto!

Ed ora che ha terminato di scrivere il suo ultimo articolo, non può non rivolgere un pensiero alla sua città, a Napoli, alla sua terra, alla sua gente, che per colpa di quelli che il suo maestro Amato Lamberti chiamava lazzaroni, è finita per godere in tutto il mondo di una fama che in tanti non meritano affatto. Ed è triste per un ragazzo di 26 anni, con tante aspirazioni, pensare che la sua Napoli, per colpa di questi lazzaroni (delinquenti, disgraziati, mascalzoni, farabutti, canaglie, furfanti, manigoldi, lestofanti, ma anche assassini, rapinatori, spacciatori, scippatori, finanche politici corrotti), sia diventata la città della camorra e della guapparia che non è più neanche quella rappresentata dalle commedie di Mario Merola, ma si sta facendo imprenditrice. Una camorra che spara, ma che si muove anche con disinvoltura nelle attività industriali e pronta, nel mangia mangia generale, a mettere le mani sui miliardi delle risorse comunitarie. Una camorra che allo stesso tempo controlla le piazze di spaccio, il commercio ittico, il racket e le stanze del Comune.

Immaginiamo che questo ragazzo, dallo sguardo mite a dalla serena determinazione, sia assorto in questi ed altri pensieri e risponda ad una strana telefonata che finisce per turbarlo, inquietarlo e che poi dallo stesso telefono chiami il suo maestro e gli dica che ha terminato quel lavoro, quell’inchiesta su cui sta lavorando da tempo. È un libro – dossier, con tante foto e tante notizie, che nessuno ha ancora pubblicato. Si intitola Torre Annunziata un anno dopo la strage ed è roba che scotta, materiale inedito che può scoperchiare altri verminai. Un dossier che, come accade in molte delle vicende oscure italiane, sparirà nel nulla. Misteri d’Italia! È già accaduto qualche anno prima al dossier inviato al Ministero dell’Interno dal capo della squadra mobile di Napoli, Antonio Ammaturo, e mai giunto a destinazione. Stessa sorte subiranno, qualche anno dopo, le carte che il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa custodiva nella cassaforte della prefettura di Palermo. Anche dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, con annotazioni preziose, si sono perse le tracce.

Giancarlo ha terminato la sua giornata faticosa e piena di preoccupazioni. Scende dal giornale. Sale sulla sua Méhari. Infila le chiavi e dà starter. Il motore, come sempre, si avvia al secondo colpo. Poi, capelli al vento, su per la ripida salita che lo porta verso casa. Ha già nelle orecchie le parole di una canzone di Vasco Rossi: E ogni volta che viene giorno/ogni volta che ritorno/ogni volta che cammino e mi sembra di averti vicino/ogni volta che mi guardo intorno […] e già si vede con la sua ragazza sugli spalti dello stadio San Paolo ad ascoltare la musica del suo cantante preferito. Arriva sotto casa, ferma la Méhari. Non fa in tempo a guardarsi intorno … e non può neanche rimandare tutto a domani

 

Autore: MIRANDA PATELLI

 

SEI TU LA MIA POESIA

sei tu la mia poesia

sei tu il pensiero che corre

in me e non ti lascia andar via

sei tu quel qualcosa che sento

e che la mia essenza brama

sei tu la mia certezza

sei…ed io ti voglio cosi

per non lasciarti andare

per non perderti fra le strette vie

della mia mente

 

 

 

 

  1. Autore: TERESA LANNA

AUTUNNO

 

Su tappeti di foglie autunnali

giacciono sogni ormai infranti

Di quel colore che scelsi

appena qualche venatura

Era un verde speranza

ora pallido e confuso

col marrone di quelle foglie secche

e il giallo che muore

tra questa e la nuova stagione

Mentre quei sogni d’un tempo

si vanno accartocciando

insieme a quelle foglie cadute

e via via disperse

dal freddo vento

delle speranze perdute.

 

 

  1. Autore: FLORA CASTALDI

Poesia adulti:  ” La Terre”

Du premier lait au premier baiser

Douce  maternelle     sereine  substantielle

Maîtresse du nombre un    elle enfante    elle  nourrit

Elle nous donne   et nous reprend la vie

 

Poesia adulti:  ” Le retour du Printemps ”

 

Devant l’hiver la vie bourgeonne

Déploie ses ailes … exubérante vagabonde,

Elle offre aux regards étonnés

Le monde en devenir

 

 

 

 

 

 

 

  1. Autore : ANTONIO LASIA

AMMENDA

(expugnatio)

Amor fugace di un meriggio d’agosto

Più non appari agli occhi miei

Amor che dato, e non corrisposto

Questa è cagion per esser rei

Che con lusinghe preso ho il suo posto

Dacchè serbato già era per èi

Or che rimembro l’attimo fuggente

Sui passi miei tornar,viene alla mente

 

(molestiam hàbère)

Un duellar continuo porto meco

Sospinto da lussuria è il mio desìo

Del suo sembiante forte giunge l’eco

Nell’impari battaglia è il core mio

Nell’eden un momento esser teco

Non stare più a dimora nell’oblìo

Il mio baluardo a quest’assalto cede

A dura prova messa è la mia fede

 

(requiesco)

Sano principio ai sensi miei ritorna

Dona coraggio alla mia debolezza

La tentazione lungi da me storna

Perché d’inganno intorno lei olezza

Or che il senno a nuovo già mi orna

E solida rende l’innata mia fermezza

Vorrei ai posteri dar aulico esempio

D’aver perenne rispetto del tempio

 

  1. Autore : GIOVANNA AZZARONE

MENTRE TI STO ASPETTANDO

 

Mentre ti sto aspettando

sento il mio cuore battere,

ascolto i miei pensieri

vividi e palpitanti,

che mi portano lontano,

assaporo a fondo

freschi profumi

di iris e narcisi,

rivivo momenti e sensazioni.

 

Là sul ramo una capinera

sommessamente intona

il suo canto argentino…

e io attendo sospirando

il tuo ritorno…tu…

Primavera nell’aria

e nel cielo della mia vita

che si smarrisce lontano da te.

 

  1. Autore: MICHELE MELILLO

LA RIVA DEL MIO MARE

 

Ogni notte mi siedo sulla riva di un immaginario mare

E lì serpenti e malignità vedo passare

E nella totale indifferenza

In quel mare lascio che naufraghino

 

Maldicenze e cattiverie

Lascio scorrere via

E scivolare

Sulla mia pelle corrosa dagli anni

 

Fiero delle mie rughe

E dei pochi capelli un po’ più bianchi

Fiero che la parola vendetta non mi appartiene

E di essere sempre e solo me stesso

 

E domani un nuovo giorno

Si innamorerà della sua nuova alba

Ed io continuerò a camminare fra le nuvole

Circondandomi di sogni infiniti!

 

 

  1. Autore: MICHELE  NAPPA

Silloge adulti:  –VOCI DEL CUORE E DELLE COSE

N.1 – IL VOLTURNO –

Il Volturno,

velato di nebbia,

scorre lento e placido

nel mattino deserto

del primo autunno,

segnato  da foglie

gialle ed  arse.

Rotolano come ricordi

sul sentiero della vita,

trafitta dal tormento

o allietata dal grande amore

che parla sempre per due .

Il Volturno ,avvolto nel silenzio,

si perde nel buio della sera.

 

N.2 – AMORE ESCLUSIVO –
E’ del cuore
l’amore più acceso,
più vibrante,
più sentito,
più atteso e desiderato.
E’ del cuore
l’amore più tenero,
più generoso,
più rapinoso,
più risorgente ed invocato.
E’ del cuore
l’unico grande amore
che vince la sorte avversa
e i tormenti dell’età solare .

 

 

  1. Autore: AGOSTINO SECONDINO

. MEMORIE

Memorie di cupi silenzi,

cadute nell’ombra grigia,

pulsano in ordine d’essenza.

Visi stanchi, occhi tristi, scialbi

sorrisi,  sogni sopiti e  parole

non  dette, rughe d’affanni

sgombrano polvere al passato.

Nel cielo stelle smorte feriscono

silenzi e riempiono il vuoto.

Lasciate che, trigone, nell’ansa

di cirri lontani,  possa vivere accanto

alle mie memorie in nuove dimore

note soltanto al Signore.

 

  1. Autore: ANNA  CAPPELLA

RUGIADA AL SORGERE DELL’AURORA

 

L’onda dei pensieri fluida scorre

in un effimero senso di pace.

Ti soffermi nell’antro di un istante

a cercare nel passato il perché

di un presente senza tempo,

fatto di giorni bui, tutti uguali.

 

Ti senti pervadere dalla tristezza,

dall’angoscia, dal senso di vuoto:

un groviglio caotico che risale controcorrente

le rapide dei dubbi

e dei preconcetti annessi.

 

Fili invisibili nelle mani

che tramano il tempo

ed evocano un futuro

che non sfugge al presente,

ma guarda al passato

con la sua stessa logica.

 

Allora, invochi quel palpito,

quel sospiro di vita,

la sorgente, l’essenza,

il senso di questa esistenza: l’amore.

 

Intanto, la notte già bussa alla porta

e mette a nudo un’anima illusa,

forse delusa  e tanto confusa

per vestirla di sogni e speranze.

 

Ed in questa primavera

lenta scende una lacrima:

rugiada su un fiore rinato

al sorgere dell’aurora.

 

  1. Autore: LAURA PAVIA

E’ SILENZIO IL RUMORE DELLA NOTTE

 

E’ silenzio il rumore della notte

su questa riva: indugio attraverso

i cieli e le carte su parole,

tra ombre e vaghi pensieri,

lasciando sul fondo di questa

marea la materia delle cose.

Sfioro le acque incontrando l’anima,

inquieto giunco, mentre sfoglio

la notte tra reti di stelle e brilli

riflessi, quando i rovi della luce

lasciano gli abissi della coscienza

e resta al bivio d’ogni umana via

lo sfioro abbaglio della luna.

 

 

  1. Autore: MICHELE LA  MONTAGNA

IO SONO LA POESIA

 

Vengo dal seggio di Dio,

sono la voce del silenzio

che irrompe in parole mai pronunciate,

carica di emozioni mai espresse;

porto lo stendardo regale

dei sentimenti reali,

incedo per nuovi mondi

svelando altre dimensioni;

stillo gocce di speranza

incorniciando i sogni,

sono il respiro dell’ anima sensibile,

una forma di carezza;

abbraccio la gente di ogni colore,

abbatto la barriera dell’ emarginazione

costituendo un’ unica bandiera.

Sono l’ incanto,la suggestione,

la pergamena raschiata,

il libro tarlato,l’ incisione…

io sono la poesia!

 

  1. Autore: PASQUINA FILOMENA

 

STESSO RESPIRO DEI SOGNI

 

Ogni tanto il mare ha bisogno di me.

Mi siedo su uno scoglio e rimango in silenzio.

La mia anima vibra,

la mia follia urla,

il mio corpo canta.

Lo avvolgo così in un abbraccio delicato.

Voglio proteggerlo dal mondo,

e scivoliamo insieme

…nello stesso respiro dei sogni.

 

 

  1. Autore: ANNA  PARILLO

SOGNO D’ESTATE

 

E quando

il dolce suon

di primavera

non rincorrerà

più il canto

della rondine,

incederà l’estate

lungo i riflessi

d’un sogno.

Bramosia d’amore

sarà

nell’afa azzurra

d’un pensiero

tra il frinir

di grilli e di cicale.

Sorrisi di corolle

schiuderanno

emozioni e noi

inseguiremo

l’ora del tramonto

respirando il flutto

di un vento innamorato.

E ci ameremo

come papaveri rossi

e fiordalisi

tra fili di grano maturo

nella fiamma di

una luna vagabonda.

 

 

  1. Autore: CAPORICCI BARBARA

 

FUOCO NEMICO

 

Inquieta è la notte

un uragano si è appena abbattuto

nel cielo infuocato.

Ha acceso la luce e squarciato il suolo

ha bussato tremante all’anima

arrestando il cammino smarrito.

Purtroppo lo squarcio ha fatto danni

e irrimediabilmente ha posto condizioni.

Tu, angelo di Dio, dai conforto ai più deboli

il tuo giorno non è mai uguale

ti ritrovi sommerso nel fango e polvere

e col sorriso

ricordi che la vita è una metà

di angolo di cielo disegnato per essere vissuto.

Combatti per l’umanità

Combatto per essere fango e polvere anch’io

e così, al tuo fianco, con ammirazione

cerco nella mente le parole

che non ti ho detto

mettendo a fuoco l’onore

di essere al centro del tuo universo.

 

PACE

 

  1. Autore: DIANA  TOSIC

ЗАВЕТ

  1. мај 1457.

Рудник

Кћер Мару сам удала. Дала. Поклонила. Бар сам се потрудила да Турчину децу не рађа. И синове сам им дала, зарад мира и благостања народа. За народ, а још ме туђинком зову. Зар нисам и ја њима дата, туђинцу поклоњена? А заволела га и децу му родила, лозу продужила, наследнике трона узгајила. Опет, зарад мира и дворског опстајања. Још увек ме испод ока гледају, видим. Чак ме и проклетом зову, чујем. Као паук мрежу, плету приче да ћу у зидине Смедерева тражити живе да узидају, као Скадар да градим. Још се на помен Бранковића читају гнушања на лицима старих, као да историја нема два лица.  Нисам то ја, није то моје проклетство. Као принцезу ме довели, три дана венчање ми славили, лепоту у песму преточили, а опет на крају за сво зло мене окривили.

Надвише се отоманске аждаје на ово мало преостале деспотовине, покушах да најрођенијим даровима њене чељусти напуним. Не беше довољно. Као да ми деца плаћају за нерешену битку на том пољу где две велике главе падоше. Одбацише нас Угри, велики владари и рођаци. Сви најмом мир склопише, ми дадосмо најмилије, па опет не беше довољно. Колика ти је глад, змијо зелена, гаврану црни? Језа ми тело обузима када видим да си вечеру тек почела, царевино велика. Раскомадаше твоје челичне руке све оно што су некада већи од тебе саставили, у миру, у слози, Божијој вери. Опет нам, Освајачу, нови данак тражиш, помоћ ускраћујеш, савезнике и децу на своју страну слатким речима одузимаш. Децу ми ослепи, ни глас не дигосмо. Рођени ми отац врата затвори јер српски народ и престо желим да заштитим. Немања, Свети Саво, Душане, видите ли потоке црвене од меса вашег рода. Остах сама на зидинама овог летњиковца, да оплакујем, да праштам, опрост да тражим, завет да дам. Да пренесем оно што видех, што научих. Да се питам колико је добра потребно да се зло победи? Или је ипак једино оружје против злобе она сама у већим количинама? Ти, што, можда пронађеш, моје последње речи, упамти да зло никада није црно или бело. Оно је представљено у најразличитијим нијансама сиве.

А Бог зна, колико сам народ српски волела и све их као своју децу гледала. Колико сам само свећа непријатељима запалила, да их Господ умилостиви и скрене са нашег друма. Молила сам и молим за опрост, што сам морала кћери да ускратим могућност мајка једног дана да буде. Нисам могла да дозволим да роди оног који би њен народ наставио да коси. Молим за опрост и што сам мрзела судбину која ми је додељена, а нисам знала да ми је дата лекција да буде, да некоме пренесем оно што мора да се зна.

Нисам децу тој мржњи учила. Немој ни ти, читаоче усамљени. Није то лек, није то излаз. Не знам које су године сад код тебе, али нису деца других крива за грехове праотаца, па своја чеда не учи да по томе другима суде. Све нас боле ране из старих дана, увек ће ожиљци крварити, али никада не суди и не криви на рачун тога. Мржња није наша, дата нам је.

Упамти, дете моје, земља ће увек бити жедна крви, гладна бола и туге, али можеш је заливати и хранити љубављу. Трава ће бити зеленија, цвеће мирисније. Исувише је ова земља ратовала, превише палих бораца и суза мајки, кћерки и нељубљених девица је просуто по њој. Небројано домова у црно завијено. Сви ти узалудни ратови у којима се не знам чије смо дугове враћали и плаћали. Срце ми је у грудима пуцало слушајући губљење јединог чеда уцвељене мајке. Свет није коцка у којој се играш са животом или смрћу. Залутали читаоче, не дозволи да се вода затрује, земља изроди плодове неслоге и неразумевања.

Границе су само линије које великаши цртају на бојним картама. Бриши их, нису потребне. Уједини реч и веру. Пружи помоћ и љубав незнанцу, јер исти смо сви. Не куни и не мрзи. Грешна сам и сама, не схватих то на време. Пронађи мир у себи, па га пружи другима. Људи су сурови јер се боје, па као оружје бирају зло. Зло је, чедо моје, привлачно и блиско човековој природи. Потри вазалства, никоме нису потребна. Пут ка љубави и доброти је тежак, треба се много мучити и много трња у табане забости. Али то је једини исправни пут. Буди попут воде. Она је та која увек иде право, никада се не осврће уназад да би видела ко пије из ње. Мудра је, јер препреке заобилази, јака је, јер и камен разбија. Воли, чак иако треба да се изложиш цео, да заборавиш све неправедно, превазиђеш себе, свој понос и пркос. Воли, јер ће строструко бити враћено. Највећи губитак ће бити ако дозволиш да ти за живота умре оно што би требало да живи у теби, јер више нећеш имати то другима да пружиш.

Праштај, и научи друге да праштају, јер ћеш само тако Господу моћи на крају опрост да затражиш. Не гледај у прошлост, она је тамнице из које излаза нема. Буди отвореног ума и срца, прими у њега свакога, ко је вољан да ти с љубављу приђе. Буди човек.

 

 

  1. Autore: ALESSANDRA FERRARA

LE COSE CHE AVEVO

 

E penso a tutte le cose che avevo

Solo che allora non lo sapevo

Sogni, speranze, segreti progetti

Ho perso le chiavi di quei cassetti

Ho perso i miei dischi,

i miei libri e gli appunti

le buone intenzioni,

gli impegni assunti.

Sono rimasti bloccati indietro

Li guardo sbiadirsi in un ricordo di vetro

Fragile e denso,

freddo e appannato

ma se allungo la mano

mi sta già sfuggendo

in un vago passato.

E penso alle cose che lì ho lasciato

I trucchi nel bagno

La radio in cucina

E il tuo pigiama

Sul mio cuscino.

Brucia pensare alle cose avute

Ma già da tempo le avevo perdute

Solo che allora non lo sapevo

Quando quel vetro in mano tenevo.

 

 

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