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MA COSA CI FACCIAMO NOI UMANI SU QUESTO PIANETA? – Roberto Rossi

MA COSA CI FACCIAMO NOI UMANI SU QUESTO PIANETA?

A volte mi pongo questa domanda: “Ma cosa ci facciamo noi umani su questo pianeta?”
Domanda che può sembrare banale, ma che non lo è proprio. Consideriamo l’attuale periodo del terzo millennio e tutto il tempo che l’ha preceduto che ammonta ad alcune migliaia e migliaia di anni di storia umana, ne esce che non abbiamo fatto altro che “costruire” guerre di ogni tipo ed in ogni tempo.
Forse il punto critico dal quale partire sarebbe quello di capire una volta per tutte che all’umanità apparteniamo tutti noi e che tutti noi con le varie diversità etniche, religiose, culturali, storiche, politiche, siamo l’umanità, e non tanti mondi in perenne conflitto. Certo tutto questo o questo poco non è di facile presa. Questo è l’arcano da sbrogliare. Le diversità sono positività peculiari del genere umano che nei millenni si è sviluppato, ma per molti sono motivi di conflitti. E se, dico se, noi tutti credessimo a questa appartenenza e ci fosse la presa di coscienza, reciproca fra le etnie, sarebbe davvero un passo lungimirante verso un futuro più luminoso, solidale, condiviso e magari con meno morti, genocidi, stragi e attentati.
La reciprocità è il concetto senza il quale nulla si può fare per creare davvero un sistema di appartenenza nel rispetto condiviso.
Noi umani sappiamo di avere la vita breve a confronto dell’universo di cui facciamo parte, ma questo non ci impedisce, da folli, di accorciarla con la violenza, per non citare, ma lo cito, la minaccia sull’uso dell’atomica che attualmente più di un pazzo al potere, fomenta un possibile uso. Qui la follia umana sbatte contro un fondamentalismo ideologico idiota, nel credere di essere addirittura al di sopra del valore unico del senso umano come specie senziente.
Dovremmo provare a iniziare a pensare, fare uso del pensiero cioè, esercizio che molti non fanno essendo piuttosto impegnativo, a confronto dell’istinto violento e della sopraffazione che vanno per la maggiore essendo più “facile”. Ma dal momento che siamo gli unici esseri viventi pensanti con coscienza, dovremmo impegnarci in questo “lavoro” neurale per trovare quella strada utile per migliorare il vivere di tutti noi andando oltre quell’orticello che troppo spesso è l’unico mondo in cui crediamo come esseri miopi di pensiero e quindi senza anteporre un dogma, un credo religioso, un fanatico ideologismo politico come bastione insormontabile, ma liberare la mente, aprirla e vedere questo mondo nel suo insieme come Terra, un ambiente di persone che appartengono all’unica razza qui presente.
Allora al posto di innumerevoli confini mentali e fisici che si continuano erigere da millenni inutilmente, mi pare, considerare che le varie diversità sono lì per essere conosciute e non combattute, apprese e rispettate, amate come essenze dello spirito umano, allora sì, se la reciprocità diventa volano di conoscenza, allora sì, si può credere nel genere umano. Allora sì, saremmo una specie evoluta al posto della barbarie diffusa. In questo pianeta da me definito, un granello di sabbia, sperduto nell’immensità dell’universo, ancora non abbiamo compreso ciò che stiamo facendo se non scannarci di continuo per un confine, un potere, una risorsa, senza considerare che ciò che questo pianeta ci dà, è per tutti e non per qualcuno solo. Sembra una idiozia o una utopia, opto per la seconda, perché noi umani siamo molto impegnati ad ingrassarla, l’utopia intendo, col nostro fare al posto di usare la mente e il cuore per un percorso insieme. Non abbiamo ancora compreso la nostra realtà di umani: siamo un corpo unico che vive, respira, si muove, crea, come genere umano in simbiosi con la Terra, madre e culla nostra, ma invece siamo mondi separati in “casa”, appunto la Terra, che è il vero e unico confine che ci limita al momento a rimanere tutti qui.
Ma non eravamo “…Sapiens?”
Siamo piccoli anzi piccolissimi noi umani, abbiamo la dimensione della polvere poggiata su questo granello, ma crediamo essere grandi, perché non abbiamo il coraggio di guardarci dentro e poi alzare gli occhi al cielo, magari in una notte stellata e trarre qualche considerazione.
E quindi ritorna la domanda iniziale: ” Ma cosa ci facciamo noi umani su questo pianeta?”

Testo di Roberto Rossi
Pittore, poeta, scrittore

I BAMBINI COI SOLDI BUCATI – Massimo Imperato

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I BAMBINI COI SOLDI BUCATI

I bambini coi soldi bucati
danzano allegri
attorno a cuscini ricamati
di margherite colorate.
Monete vuote,
dove il foro
vale più del metallo.
In gruppo osservano
se il sole è proprio giallo.

 

Khushwant Daksh’s poem

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You can seek from me
is what you seek from the divine
The rose and the thorn are the same,

as the comparison and jealousy,

jewels sprout in your heart

when you hold your nerves emphatically

Vorrei possedere una finestra…Loredana Mariniello

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Vorrei possedere una finestra

con ampia veduta

sull’ esteso promontorio

di una futura vita,

ignota mi è la strada

verso una gioia

appena abbozzata

e mentre da una balaustrata di ponente,

guardo oscurarsi il cielo

e il sole, lentamente, declinare,

e cedere il proprio dominio

ad un tramonto nuovo,

in versi mi ritrovo

a tentar di esprimere

l’inesprimibile oppressione

che mese dopo mese,

giorno dopo giorno,

ora dopo ora

in cuor mio provo.

Addosso porto l’ immacolato abito dell’amore,

ma, ormai, mi è incolore ogni pensiero,

divorzio da un beffardo sogno passeggero,

annegano i miei occhi in un mare d’oro nero

e troppo lungamente sosto in un tunnel buio,

baratterei erari pur di vedermi libera

da quest’astruso esilio,

l’intento non sublima questo mio losco asilo,

non basta un semplice e composto ausilio

ed un’esosa , mirifica parola

non manda l’anima mia in visibilio,

l’idillio non lo trovo in quest’isolata enclave,

immobile, non mi muovo e muoio al freddo gelo

di una neve che cade coprendo

di fiocchi lievi il mio destino

Come procederò nel mio sentiero,

se passo dopo passo

di nostalgia mi avveleno il cammino ?

Inappagata è la smania di un diletto lontano,

almeno tu tendimi la mano

intanto che tento il volo,

che questo cuore è fragile

non brama sentirsi solo e insicuro !

Scioglilo con un bacio

questo nodo che mi blocca il respiro,

spalancami le porte del tuo domicilio,

dona confortante ristoro ad un infausto delirio

e oniriche visioni a questo sguardo puro,

portami all’apogeo di un progetto duraturo

che questo convulso monologo

non resti inascoltato e proferito invano,

tirami fuori da quest’ interminabile inverno strano !

( UN INTERMINABILE INVERNO )

Teatro Jovinelli di Caiazzo del Palazzo Mazziotti presentazione del libro: “La parola al Bidone, pensieri esasperatisti” di Adolfo Giuliani

Comunicato Stampa

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Sabato 20 maggio, alle ore 17:00, presso il Piccolo Teatro Jovinelli di Caiazzo del Palazzo Mazziotti, via Umberto I n.16, sarà presentato il libro di Adolfo Giuliani “La parola al Bidone, pensieri esasperatisti”, Tullio Pironti Editore; il volume, articolato in una serie di interventi, composizioni in versi, citazioni ed aforismi, episodi, riflessioni e momenti singolari, sottolinea ed evidenzia il pensiero stesso del Movimento Culturale “Esasperatismo* Logos & Bidone”, fondato a Napoli dallo stesso prof. Alfonso Giuliani nel maggio 2000.

 

ESASPERATISMO – ADOLFO GIULIANI

Alla manifestazione interverranno il dott. Tommaso Sgueglia, Sindaco di Caiazzo – la prof. Clementina Gily, già docente di Estetica/Educazione all’immagine dell’Università Federico II Dirigente OSCOM, dipartimento di Filosofia – l’avv. Vittorio Giorgi, Console onorario dell’Uzbekistan – il prof. Domenico Raio, critico d’Arte – il dott. Tullio Pironti, Editore – la prof. Rosalia Pannitti – l’ing. Carlo Roberto Sciascia, Presidente della Pro Loco di Caserta e critico d’Arte. Modera l’avv. Lello Murtas, autore e conduttore televisivo

Sarà presente l’autore del libro.

Durante la presentazione la poetessa Elena Tabarro e l’attore e poeta Ciro Ridolfini leggeranno alcuni brani dal libro.

A seguire, verso le 18:00, sarà inaugurata nella Sala espositiva del Palazzo Mazziotti la mostra d’Arte contemporanea dal titolo “Esasperatismo ed oltre”, che mette a confronto le opere di artisti esasperatisti e le loro pressanti emergenze con le opere dai altri artisti, che sono vicini al movimento.

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Espongono le loro opere i seguenti artisti: Rosa Arbolino, Francesca Buommino, Adriana Caccioppoli, Carmela Candido, Nunzio Capece, Michele D’Alterio, Rosa De Bari, Loredana De Nunzio, Angela De Tommasi, Rosanna Della Valle, Rosanna Di Carlo, Roberto Elia, Walter Elia, Francesco Falco, Leonilde Fappiano, Stelvio Gambardella, Giovanna Giordano, Lucia Iovino, Rita Lepore,  Siliudo Lombardi, Giuseppina Maddaluno, Marinka, Giuseppe Masdea, Mirta, Paolo Napolitano, Silia Pellegrino, Maria Pinto, Massimo Pozza, Susi Provenzale, Gabriella Pucciarelli, Antonio Pugliese, Alfredo Sansone, Antonella Sirignano, Elena Tabarro, Pierfelice Trapassi.

L’allestimento della mostra e l’organizzazione dell’evento è stato curato da Ottavia Patrizia Santo.

La manifestazione, proposta dal Comune di Caiazzo e dalla Pro Loco di Caserta, gode del patrocinio morale di: Associazione Genitori Italiani, Consolato onorario dell’Uzbekistan per la Campania ed il Molise avv. Vittorio Giorgi, Presidente della Fidapa “Calazia” di Maddaloni,

L’esposizione proseguirà fino a giovedì 18 maggio 2017 con il seguente orario: lunedì e mercoledì 9:30 – 12:45; martedì, giovedì e venerdì dalle 15:30 alle 18:00.

ESASPERATISMO cover

*Esasperatismo, s.m. Movimento artistico che denuncia l’esasperazione del vivere contemporaneo.
«L’Esasperatismo», spiega il fondatore Adolfo Giuliani, «denuncia i mali del mondo, e il bidone, che è simbolo di sofferenza umana, promuove la speranza di trovare un rimedio al disastro che un progresso male interpretato e mal gestito ci ha procurato. Partire da Napoli con un messaggio per il mondo non è stato facile, e tuttora notevoli sono le difficoltà. Ciò nonostante, e grazie alla sensibilità di taluni, oggi siamo presenti per testimoniare, ancora una volta, il nostro impegno».  Stefano De Stefano, «Corriere del Mezzogiorno»

Vita di Donna – Luigia Di Sabatino

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Vita di Donna

Sono abbastanza grande
da riconoscere anche troppo a fondo
le mie qualità
e i miei difetti
spesso difficile da distinguere.

Ho tanto amato
e aspirato sempre all’amore
l’ho cercato e desiderato
anche da bambina
desideravo
che qualcuno
si accorgesse di me
e imparassero ad amarmi.

Ma quanti dolori
tormentosi nel mio cuore
nella mente, e nell’anima
nei momenti difficili
il mio cuore
diventava come pietra.

E da fanciulla
son divenuta subito donna
una forza nascosta
per sopportare
tragedie e dolori.

Ho avuto un’esistenza normale
giorni da figlia
giorni da madre
giorni di lacrime
e di risate amare.

Ora sono qui
sola con i miei pensieri
e i ricordi
sfrecciano come gabbiani
davanti agl’ occhi miei.

Luigia D.S.@
tutti i diritti all’autore
foto web Edito da IRDA EDIZIONI

SALVATORE MONETTI

 

http://www.monettieditore.it/index.html

 

DOLCE MALINCONIA – Cettina La Placa Tumminelli

DOLCE MALINCONIA

Ogni sera,/
quando la luna
fa la guardia
da lassu’,/
Il mio cuore,/
come un piccolo
e tenero ramoscello,/
si agita tra la brezza
di una dolce malinconia
e, mai sfugge
alle sue folate serali.
In silenzio, penetrando nei miei pensieri,
Invade i miei antichi e struggenti ricordi.
So’ allora,
che ha totalmente
pervaso
la mia anima.
E tutta sola,
muta e tremolante,
so che ormai mi e’ impossibile sfuggirla.
Cettina La Placa@tutti i diritti sono riservati. Inedita

Munir Mezyed – Freedom Sings only to the Believers // الحُرِّيَةُ لَا تُغَنِّي إِلَّا للْمُؤْمِنِينَ

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Freedom Sings only to the Believers // الحُرِّيَةُ لَا تُغَنِّي إِلَّا للْمُؤْمِنِينَ

Freedom Sings only to the Believers

Munir Mezyed

(Let your faith in freedom be firm as the mountains)

Nothing is here but death, fear and starvation
And a homeland crucified in the cellars of the night
O man, do not say anything
Everything has become dark here
Even the rising of the sun
While the oppressed ones are squeezing a dead hope
And praying silently and secretly …

Awake, O’ children of light, arise
And let faith shine on you

Tell me, O’ oppressed ones, the secrets of fear and silence…!
The hosts of Satan are very where
They stealthily try to listen to us
Constructing the monuments of death
Over the voice of the heavens

O’ oppressed ones,
Let freedom be a way for your salvation
And the love of God be a safe heaven for those who act piously
For freedom sings only to the believers…!

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الحُرِّيَةُ لَا تُغَنِّي إِلَّا للْمُؤْمِنِينَ

منير مزيد

(ليَكُنّ إِيمَانُكَ بِالحُرِّيَةِ رَاسِخاً كَالْجِبَالِ)

لَا شَيْءَ هُنَا غَيْرَ الْمَوْتِ وَالْخَوْفِ وَالْجُوع
وَوَطَنٍ مَصْلُوبٍ فِي أَقْبِيَة اللَّيْلِ
لَا تَقُلْ شَيْئًا أَيُّهَا الْإِنْسَان
كُلُّ شَيْءٍ قَدْ تَعَسْعَسَ هُنَا
حَتَّى إِشْراقُ الشَّمْسِ
وَمُعَذَّبُو الْأَرْضِ يَعْصِرُونَ أَمَلاً مَيْتًا
وَيُصَلُّونَ بِصَمْتٍ وَخُفْيَةٍ

اِسْتَيْقِظْوا يَا أَبْنَاء النُّورِ
وَاجْعَلُوا الْإِيمَانَ يُضِيءُ لَكُمُ

أَنْبِئُونِي أَيُّهَا الْمُعَذَّبونَ بِأَسْرَارِ الصَّمْتِ وَالْخَوْف
جُنُودُ إِبْلِيسَ فِي كُلِّ مَكَانٍ
يَسْتَرِقُونَ السَّمْعَ وَيُشَيِّدُونَ صُرُوحَ الْمَوْتِ
فَوْقَ صَوْتِ السَّمَاءِ

أَيُّهَا الْمُعَذَّبونَ
اجْعَلُوا الحُرِّيَةَ سَبِيلًا لخَلاَصِكمْ
وَحُبَّ اللَّهِ مَلاَذاً لِلَّذِينَ يَتَّقُونَ
فَالحُرِّيَةُ لَا تُغَنِّي إِلَّا للْمُؤْمِنِينَ

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