Commentando la poesia Greta e Leopold Dal libro “Mani giunte… e vado oltre… di Salvatore Monetti

Commentando la poesia Greta e Leopold Dal libro “Mani giunte… e vado oltre… di Salvatore Monetti Questa poesia è dedicata a tutti coloro che nella loro vita hanno vissuto un grande amore, ma anche a coloro che non hanno realizzato un amore grande. È dedicata a Ravello e alle sue bellezze. È un inno alla natura e a tutto ciò che ci circonda. Questa poesia è dedicata a tutti quelli che hanno ancora la capacità di meravigliarsi. La poesia parla dell’amore, un amore tra due persone diverse da noi, ma uguali nei sentimenti, perché ognuno di noi, fin da bambino ha rincorso “il grande sogno”. Credo che l’amore è un rischio, ma non c’è rischio più fecondo se non quello di provare almeno una volta nella vita ad “amare” veramente. Greta Garbo e Leopold Stokowski si erano conosciuti a Hollywood durante un party e da quel momento cominciarono a frequentarsi facendo coppia fissa. In una lettera scritta a Ravello, Leopold confessa di essersi innamorato della donna che ha affascinato il mondo. Arrivati a Ravello i due amanti soggiornarono all’ Hotel Caruso per breve tempo. Si dice che abbiano passeggiato per le strade di Ravello dove hanno trascorso i momenti più belli della loro love story. Quando l’amore si presenta alle porte del cuore e lo lasci entrare, ti accorgi che è così dolce, così sublime che ti trascina in un “oltre” che non ha tempo ne spazio, ma tutto diventa uno. Greta e Leopold dopo la prima segretissima notte nello splendido hotel, al risveglio, il cameriere portò a Greta in un vassoio d’argento una rosa rossa appena colta che insieme a Leopold sedeva sul terrazzino dell’hotel. Lei indossava una vestaglia color crema con un turbante ad essa abbinata; lui una giacca da camera di seta blu. Imburravano lentamente fette di pane tostato e sorseggiavano un tè servito in splendide tazze preziose di porcellana cinese. Subito dopo fumavano languidamente formando nuvole di fumo che contrastavano con l’azzurro del cielo, ascoltando i suoni della natura: il rumore degli zoccoli dei muli che passavano sotto il loro carico e in lontananza le note di un brano di Chopin Greta con Leopold, spesso si recavano fuori dall’albergo per poter visitare le stradine di Ravello. Camminavano lentamente, godendosi ogni istante, ogni angolo, ogni emozione che nasceva dai loro cuori. Arrivati sul prato di Villa Cimbrone sedevano a leggere libri. Lui preferiva testi filosofici mentre lei preferiva i classici della letteratura tedesca. Le ore trascorrevano piacevolmente e i giorni volavano via. Si narra che l’ultima sera Leopold pensava che quella serata sarebbe stata ideale per chiedere la mano di Greta. Arrivati a Villa Cimbrone il cameriere condusse loro al solito tavolo, dove sotto le stelle mangiarono e lui dal taschino della giacca estrasse un astuccio di velluto rosso e glielo porse. Lei lo aprì e vide un bellissimo anello di rubini e smeraldi. Tuttavia questo momento meraviglioso fu interrotto dall’irruzione dei giornalisti che li tempestarono con domande e flash. Da quella sera i due si rinchiusero nell’albergo senza rilasciare alcuna intervista e di loro non si ebbe più notizia. Greta, per difendere la loro vita privata, dichiarò che il signor Stokowski era solo un amico e che lui le aveva offerto un viaggio solo per poterle mostrare luoghi bellissimi come Ravello. La magia di un momento d’amore meraviglioso era come d’improvviso perso per sempre. L’incantesimo tra i due si spezzò. Leopold capì che Greta non poteva essere sua e mentre salutavano Ravello, Leopold vide svanire per sempre le probabilità di far suo il cuore di Greta. Dopo ciò Greta decise di non vederlo mai più. Non sapremo mai cosa si siano detti in quell’ultima notte, non sapremo mai cosa hanno provato quegli ultimi istanti. Ma sappiamo che in quei giorni il tempo per loro si era dissolto ed avevano pregustato l’eternità: si erano immersi in un istante perfetto e pieno. Quando si ama non si teme ne la perdita, non si ha paura, ma tutto acquista un significato ed una pienezza. L’amore ha la capacità di creare e guarire, illuminare e trasfigurare. L’amore non è un semplice prodotto della nostra carne, non è generato della nostra psiche, ma è un miracolo, una grazia, un dono. Per questo l’amore va custodito, senza mai sporcarlo, umiliarlo, dissolverlo. L’amore è un dono riservato solo a coloro che sanno rischiare perché se hanno amato veramente, qualsiasi sia il risultato, alla fine avranno la consapevolezza di non aver vissuto invano. L’amore non è fatto per gente superficiale, mediocre e banale. Scriveva Ungaretti in una sua raccolta poetica «Il vero amore è una quiete accesa», è pace silenziosa e grido ardente. Allora meglio aver amato e perduto o sbagliato che non aver mai amato. Salvatore Monetti

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