DA SVEGLIO BEVO L’ALBA Silloge poetica di Mika Vlacovic Vladisavljevic Prefazione di Sergio Camellini

 

DA SVEGLIO BEVO L’ALBA

Silloge poetica di Mika Vlacovic Vladisavljevic

Prefazione di Sergio Camellini

 

Il Poeta Serbo Mika Vlacovic Vladisavljevic, mette in luce la forza espressiva dei suoi versi, i quali incidono nell’animo una traccia di stupore, riesce a coniugare tante sfaccettature dell’esistenza umana e della natura con armonia. La sua poesia sembra trovare la migliore espressione nella ricchezza e varietà dei temi che la ispirano: l’amore, il tempo che fugge, la condizione umana, il sentimento per la natura, la memoria; denota un’attitudine sia impulsiva che riflessiva e, talvolta, malinconica. Parla di amore passionale, come di amore giovanile e maturo (l’amore è il filo conduttore della silloge), con assoluta naturalezza, che coinvolge emotivamente, pure nelle contraddizioni: perché lui ama ed è amato, lascia ed è lasciato. La figura che emerge, soprattutto, nelle sue espressioni poetiche è la madre, poiché la innalza sul piedistallo come una Musa. “A mia madre”, è la voce amata della sua coscienza, colei che lo attende sempre sperando di vederlo, attenta, servizievole, amorevole. In certi momenti si capisce tra le righe il suo desiderio: vorrebbe che le sue amanti assomigliassero alla madre. Parla spesso in prima persona e dà sfogo, senza freni inibitori, alle emozioni. E’ un artista della scrittura e la fantasia è una sua bella compagna di viaggio; emerge una certa “sensualità intellettuale”, mette in luce la bellezza delle sue amanti, la prorompente vitalità, anche in età matura, che sfocia in versi d’amore; si sente peccato e peccatore, credente in Dio e misericordioso, cerca un appagamento anche con madre natura. La sua poesia sfavillante di forme e di preziosismi, crea molta partecipazione. Riesce a scolpire il vento, a dipingere le acque, ad irradiare luce, da vero artista qual è. L’animo del Poeta si fonde nello scenario che viene evocato, con intensa partecipazione. Tutto il mondo di Mika è animato e nobilitato da una fonte di bellezza intrisa di dolce malinconia, ma è una malinconia virile di chi accetta la vita com’è, con quel tanto di dolore che essa porta con sé. Emerge, nei suoi canti, l’amore per la natura e il Paese d’origine. Quanto alla forma, si deve dire che la lirica di Mika ha un suo motivo musicale, attraverso la parola, il ritmo e il susseguirsi delle immagini, rappresentate dalla sua visione poetica. E’ un Poeta, un signore del sogno con il quale percepisce la realtà, o meglio, la intuisce. Tutto l’incanto della femminilità è reso nei suoi versi, nel contrasto appena delineato tra dolore e conforto, tra timore e gaudio; arte somma del Poeta, poiché la sua poesia si fonda nel classicismo, nel romanticismo e nel realismo, quindi, è poliedrica. “C’era la domenica”, evidenzia il delicato ricordo vissuto con la ragazza del cuore, il profumo di madre natura, l’amore sbocciato tra due ragazzi al loro primo bacio e lo stupore di essere felici e imbarazzati. “Il conto non pagato”, si nota il simpatico racconto di un colpo di fulmine per una donna bella, intelligente che balla bene. “Stamattina”, sei venuta dentro le mie pupille, seguita dal canto dei gabbiani, combattendo le onde dell’irrequieto mare. “Ti amo”, ti amo senza speranza, e sono sicuro che ti amerò domani mille volte di più. “Separiamoci”, separiamoci senza troppe parole di vetro con un abbraccio. “Il rimorso”, avverte il rimorso di una vita vissuta pure nel tradimento e si stupisce della fedeltà. “La parola scritta”, si sente una lettera aperta senza indirizzo. “Le mie emozioni”, le mie emozioni infuriano dentro il silenzio della mia solitudine. “L’amore è cara mia”, l’amore mia giovane amante è un potente faro, tra sorrisi infuocati, in una musica sensuale. “Cara”, nella tua delicata mano io preda. “E’ andata via”, è andata via, lasciala andare, l’anima non vuole sapere e nemmeno ammettere il vuoto. “Gli innamorati”, gli innamorati non possono essere null’altro che amanti. “La tua vita”, tu vivi per vino e di vino degli operai dei binari. “L’anima”, l’anima non si nasconde mai da nessuna parte, perché non sarebbe ciò che è…”Ricerca di te”, strillo come un bambino cercando di impietosirti a venire, di tornare con la mammella balsamica, per allattare il mio palato. “Solamente io”, solamente io so dove vaga la mia curiosa anima in pena cercando il suo paradiso. “Dono delle acque curative”, disprezzo il tempo come dono e per me non esiste il trionfo della morte, perché andrò affascinato dalle brame dei tuoi occhi, che profumano come le chiome degli alberi in primavera. “A mia madre”, attendi e spesso sbirci sotto l’albicocco ricoperto di neve…attendi a lungo con queste tue pantofole di pelle, non togliendo mai lo sguardo dalla via innevata. Il tuo figlio lascivo ed ebro…ubriaco nei sensi affitta la troica, felice bacia morbide e calde donne. Non sbirciare così spesso. Riposa gli occhi, io verrò…
Qui, il nostro caro Poeta Mika Vlacovic Vladisavljevic, sembra aver ereditato qualcosa da Gabriele D’Annunzio.

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