Emilio Prados: degno rappresentante della generazione del ’27 – Yuleisy Cruz Lezcano

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Emilio Prados (Malaga, 4 de marzo1899 – 24 aprile Messico, 1962), degno rappresentante della generazione del 27.

Studiò nella famosa Residenza di “Estudiantes de Madrid”, dove convisse con altri poeti come Federico García Lorca e José Moreno Villa.

La buona situazione economica della sua famiglia gli permise di frequentare la scuola superiore e l’università in Svizzera, dove passò un lungo periodo per riabilitarsi dalla Tubercolosi. Viaggiò moltissimo per la Francia e la Germania, finché non tornò nella sua città natale, dove ereditò da suo padre la tipografia “Sur” che le permise di fondare insieme al poeta Manuel Altolaguirre (1905-1959) la rivista di poesia “Litoral” nel 1926. Tale rivista diviene uno dei principali strumenti di diffusione della poesia spagnola ed è stata promotrice del percorso letterario di quasi tutti gli autori del 27.

Considerando la poesia di Prados sembrerebbe una lirica lontana dalla poesia, ma la poetica di Prados apre e chiude un periodo di magnifica e colta poesia spagnola. La sua poesia adopera due qualità d’immagini: “immagini di terra” che parlano di tradizioni e “immagini di storia”, riferita al vissuto a contenuto civile e sociale, schierato contro il fascismo. La sua è una poetica che crea coscienza, una voce di verità semplice, contro il dolore ingiusto, che cerca di dare dignità all’uomo. Come quella di tutti i poeti della generazione del 27, la poesia di Prados contiene un agglomerato di immagini surrealistiche, ma la sua ricerca lirica incontra la materia prima nei ritmi e nella metrica della poesia popolare spagnola. Con Prados a volte si sbocca nella poesia pura, ma si può cogliere chiaramente come il poeta, dati gli avvenimenti socio-culturali di quel periodo storico, abbia privilegiato la poesia sociale, anche se la sua poetica è caratterizzata da un continuo incontro fra il surrealismo e il folklore delle immagini dell’Andalusia.

Spesso Emilio Prados è stato definito “poeta dei due mondi” dato il suo esilio nel Messico e la ricorrenza di temi sulla sua Madre Patria nei suoi versi, in alcuni versi dà proprio l’impressione che il poeta senta Madrid come un prolungamento del suo stesso corpo.

La sua opera è molto estesa e si può cogliere in essa un’evoluzione della forma e dei contenuti che permette di suddividerla in tre tappe fondamentali, alla prima corrisponde il piacere per le immagini in “Tempo” (1925), la moda dell’intellettualismo astratto in “Ritorno “(1927), l’influenza surrealista in “Sei stampe per un puzzle” (1925) e la ricchezza metaforica in “Il mistero dell’acqua” (1926-1927).

Nella seconda tappa di evoluzione poetica Emilio Prados esalta il valore simbolico del corpo. Nella sua opera “Corpo perseguitato” (pubblicato nel 1946), ispirata a un amore reale, si può cogliere la ricerca di un’unità sottoposta a tutto quello che appare come opposto (il problema dell’alterità); ed è così che Prados inaugura una seconda epoca. In questa tappa si manifestano le preoccupazioni sociali, evidenti nella sua opera “Andando per il mondo” (1931-1935) e “Calendario completo del pane e del pescato” (1933-1934), che va a finire nell’attivismo politico del periodo repubblicano e della guerra civile spagnola. In questa tappa Prados si occupò di raccogliere e pubblicare il “Romanziere generale della guerra di Spagna” (1937).

 

Nel 1938 Emilio Prados vince il prestigioso Premio Nazionale di Letteratura con l’opera “Destino fiel” (Destino fedele), che è una raccolta di poesie di guerra. A seguito una poesia di questa raccolta.

 

L’ascolto

Sopra l’acqua, un’ombra

vola in silenzio.

Non ha ponti il fiume,

non c’è luna in cielo.

 

Il ramo dell’inverno

lungo e senza fiore.

Aranceti bruciati.

Terra senza sole.

 

Scivolano nella notte,

se ne fugge il giorno.

Il soldato alla stella

la propria sorte affida.

 

Il ramo dell’inverno

lungo e senza fiore.

Aranceti bruciati.

Terra senza sole.

 

Fra stella e stella

vola l’ombra.

Gli occhi del soldato

contano le ore.

 

Il ramo dell’inverno

lungo e senza fiore.

Aranceti bruciati.

Terra senza sole.

 

Mentre conta, l’ombra

si avvicina…

(Basta è la pianura

e il monte è alto.)

 

Aranceti bruciati.

Terra senza sole.

Il ramo dell’inverno

lungo e senza fiore.

 

In Emilio Prados il concetto del corpo acquisisce un’enorme varietà e ricchezza. Il poeta ampia il significato di corpo, lo usa come strumento di grande forza; dà al corpo nuova vita, lo nomina continuamente, perfino nel titolo del suo libro “Cuerpo perseguido” (Corpo perseguitato), e anche in molti dei suoi poemi “El cuerpo ante el espejo” (il corpo davanti allo specchio), “El cuerpo en el alba” (Il corpo all’alba), “Canción sin cuerpo” (Canzone senza corpo), “Cruz del cuerpo” (Croce del corpo), “Cuerpos de un nombre” ( Corpi di un nome), ecc., che dimostrano una grande varietà di riferimenti.

Il poeta nomina le parti del corpo (Fronte, occhi, capelli…) nel poema “Alba rápida” (Alba veloce).

 

Sujetadme el cuerpo, ¡pronto!,

¡que se me va!, ¡que se pierde

su reino entre mis caballos!,

¡que lo arrastran!, ¡que lo hieren!,

¡que lo hacen pedazos, vivo,

bajo sus cascos celestes!

 

Stringe il mio corpo, presto!

Su, che va via! Perde

il suo regno fra i miei cavalli!

Lo strisciano! Lo feriscono!

Lo fanno a pezzi, vivo

sotto i loro zoccoli celesti!

 

Nel corpo si trova la radice della sua esistenza, la sua paura, la fuga, il fugace , le conseguenze, il grido.

 

La terza fase della sua produzione poetica è marcatamente ispirata all’esilio messicano, e quest’avvenimento è molto evidente nelle sue opere “Memoria dell’oblio” (1940), “Minima morte” (1940), “Giardino chiuso” (Poesie, 1946), “Fiume naturale” (1957) e le opere postume “Segni dell’essere” (1962) e “Appuntamento senza limite” (1963).  In tutte le opere anteriori si coglie come la ricerca di un equilibrio e dell’armonia è interiorizzata con l’intenzione di curare le ferite del passato. La ricerca stilistica di Prados si esprime, in questo periodo, con un ritorno allo schema delle canzoni dei suoi primi libri. Il poeta si serve di un linguaggio carico di paradossi e antitesi di carattere popolare, che si calano perfettamente in un mondo metafisico, con tono pessimistico, e una frequente ricorrenza a temi come la morte, la solitudine, la nostalgia e il sogno; in questo modo, tutta la sua opera stabilisce uno stretto legame fra la vita, la morte e la natura, con una costante fuga da se stesso. “Jardín Cerrado” (Giardino chiuso) è uno dei titoli “simbolo” di questo periodo.

“Hubiera preferido nacer

 

a espaldas de la muerte

 

bajo ese enorme mar ilimitado.”

 

(“Avrei preferito nascere

alle spalle della morte

sotto quel enorme mare illimitato”)

A seguito vi porto uno esempio della sua opera “Dormido en la Yerba” (Addormentato nell’erba), titolo all’interno della raccolta “Jardín Cerrado”.

 

Todos vienen a darme consejo.

Yo estoy dormido junto a un pozo.

Todos se acercan y me dicen:

-La vida se te va,

y tú te tiendes en la yerba,

bajo la luz más tenue del crepúsculo,

atento solamente

a mirar cómo nace

el temblor del lucero

o el pequeño rumor

del agua, entre los árboles.

Y tú te tiendes sobre la yerba:

cuando ya tus cabellos

comienzan a sentir

más cerca y fríos que nunca,

la caricia y el beso

de la mano constante

y sueño de la luna.

Y tú te tiendes sobre la yerba:

cuando apenas si puedes

sentir en tu costado

el húmedo calor

del grano que germina

y el amargo crujir

de la rosa muerta.

Y tú te tiendes sobre la yerba:

cuando apenas si el viento

contiene su rigor,

al mirar en ruina

los muros de tu espalda,

y, el sol, ni se detiene

a levantar tu sangre del silencio.-

Todos se acercan y me dicen:

-Tú duermes en la tierra

y tu corazón sangra

y sangra, gota a gota

ya sin dolor, encima de tu sueño,

como en lo más oscuro del jardín, en la noche,

ya sin olor, se muere la violeta.-

Todos vienen a darme consejo.

Yo estoy dormido junto a un pozo.

Sólo, si algún amigo mío

se acerca, y, sin pregunta

me da un abrazo entre las sombras:

lo llevo hasta asomarnos

al borde, juntos, del abismo,

y, en sus profundas aguas,

ver llorar a la luna y su reflejo,

que más tarde ha de hundirse

como piedra de oro,

bajo el otoño frío de la muerte.

 

(“Tutti vengono a darmi consiglio.

Io sono addormentato vicino a un pozzo.

Tutti si avvicinano e mi dicono:

La tua vita se ne va,

e tu ti estendi nell’erba,

sotto la luce più tenue del crepuscolo,

attento soltanto

a guardare come nasce

il tremolio dell’astro

o il piccolo rumore

dell’acqua, fra gli alberi.

E tu ti estendi sull’erba

quando già i tuoi capelli

incominciano a sentire

più vicino e freddi che mai,

la carezza e il bacio

della mano costante

e del sogno della luna.

E tu ti estendi sull’erba

quando appena è possibile

sentire nel tuo fianco

l’umido calore

del grano che germina

e l’amaro schricchiolare

della rosa morta.

E tu ti estendi sull’erba:

quando appena il vento

contiene il suo rigore,

al guardare in rovina

le mura delle tue spalle,

e, il sole, nemmeno si ferma

per elevare il tuo sangue dal silenzio –

Tutti si avvicinano e mi dicono:

-Tu dormi nella terra

e il tuo cuore sanguina

e sanguina, goccia a goccia

già senza dolore, sopra il tuo sogno

come nel più buio giardino, nella notte

già senza odore, si muove la violetta.-

Tutti vengono a darmi consiglio.

Io sto dormendo vicino a un pozzo.

Solo, se qualche amico

si avvicina, e, senza domanda

mi dà un abbraccio fra le ombre

lo porto con me fino ad affacciarci

al bordo, insieme, dell’abisso

e, nelle sue profonde acque,

vedere piangere la luna e il suo riflesso,

che più tarde sprofonda

come sasso d’oro,

sotto l’autunno freddo della morte.”)

Nel 1954 è stata pubblicata una selezione delle sue poesie con il titolo “Antologia”, e nel 1965, è stata pubblicata la sua opera “Ultimi poemi”.

La parola di Prados è la voce della vita, della sua terra, della sua gente. I suoi versi sono come un pianto che arriva direttamente al cuore, lui interpreta bene il dolore del suo popolo.

 

“Soffra io il dolore se serve il mio esempio come campana, perché quando Spagna sarà libera saranno i miei figli le sue ali”

 

“Canción

Si el hombre debe callar,

cállese y cumpla su sino,

que lo que importa es andar.

Andar es sembrar camino

y morir es despertar.

 

Quien no ponga el pie en el suelo

por  temor a verlo herido,

por su proprio desconsuelo

siempre sarà perseguido.

 

El pájaro está en su vuelo

como el hombre está en su andar…

Y siga tejiendo el hilo

la mano sobre el telar,

que morir es despertar.”

 

Emilio Prados

 

“Canzone

 

Se l’uomo deve tacere,

taccia e compia il suo destino,

poiché quello che importa è andare.

Andare è seminare cammino

e morire è svegliare.

 

Colui che non ponga il piede nel suolo

per timore di vederlo ferito,

dal suo proprio sconforto

sempre sarà perseguitato.

 

Il passero sta nel suo volo

come l’uomo nel suo andare…

e continui a tessere il filo

la mano sopra il telaio,

perché morire è svegliare.”

 

“Otra canción”

 

Cruzan mis pies por la guerra

despegándome del sueño

que antes, en la paz, fue dueño

de lo que mi cuerpo encierra.

Hoy mi sombra, por la tierra,

siguiéndome me acompaña

y mi soledad sostiene:

Libre mi cuerpo, ya tiene

amiga que no lo engaña.”

 

“Altra canzone”

 

Attraversano i miei piedi la guerra

staccandomi dal sogno

che prima, nella pace, fu padrone

di quello che il mio corpo racchiude.

Oggi la mia ombra, sulla terra,

seguendomi mi accompagna

e la mia solitudine sostiene:

libero il mio corpo, già ha

amica che non lo inganna.

 

 

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