Hafez Haidar: «Scrivere è un atto d’amore. Ogni libro è per me come un figlio» a cura di Anna Ettore

Nato in Libano, Hafez Haidar è oggi docente di Lingua Araba all’Università di Pavia. Ha pubblicato numerosi volumi e bestseller per Mondadori e Piemme: La letteratura araba dalle origini all’età degli Abbasidi, Storia della scrittura araba, Come sigillo sul tuo cuore, Le storie d’amore nella Bibbia e nel Corano, Le donne che amavano Maometto. Ha curato l’edizione di altre opere, relative in particolare a Gibran, tra cui Le ali spezzate, Il figlio dei cedri, Dove nasce l’amore, Quando l’amore chiama seguilo, La notte ti parlerò d’amore, La città del mistero di Gibran, Fiabe arabe, Le mille e una notte, Sindbad e il Falco Sapiente, Maometto e i diamanti del Corano, Le Quartine di Omar Khayyàm. Ha inoltre dedicato al grande poeta una biografia romanzata, Seguirò il mio cuore.
Haidar è stato insignito del Premio Letterario Basilicata (2002), del Premio Internazionale Sorrento nel mondo (2006), del Premio al Dialogo Tre volte Dio (Città di Bari 2007) e del Premio San Fele d’oro Penisola Sorrentina Arturo Esposito (premio narrativa alla carriera, 2007). Ha vinto inoltre il Premio alla cultura per le iniziative letterarie dell’Unione Nazionale degli Scrittori della Lombardia (Circolo della Stampa, Milano 2008).

Professor Haidar, che tipo di rapporto ha mantenuto con il Libano, il suo Paese d’origine?

Il Libano è la terra dei miei sogni, il luogo in cui ho compiuto i primi passi e ho iniziato a esplorare questo cosmo affascinante colmo di misteri. Sono profondamente legato al mio Paese natale e sono convinto che coloro che dimenticano le proprie origini non hanno radici. Ho sempre mantenuto ottimi rapporti con il Libano. Quando sono arrivato in Italia, ho lavorato al Consolato generale del Libano a Milano in qualità di segretario e, grazie al mio lavoro, ho potuto aiutare economicamente per quindici anni due famiglie durante la brutale guerra civile, rinunciando a ferie e divertimenti. Quest’anno ho ricevuto una notizia che mi ha gratificato e ringiovanito: due giovani da me aiutati si sono laureati e hanno intrapreso il loro percorso nel mondo del lavoro.

E qual è il suo rapporto con l’Italia, ormai da tempo suo Paese di adozione?

Sono arrivato in Italia il giorno di San Valentino, mentre la neve cadeva lentamente su Milano, la città in cui ho studiato e poi mi sono sposato. Il mio rapporto con l’Italia è simile a quello esistente tra una madre e un figlio. In questo Paese ho conosciuto i frutti dell’amore familiare e culturale e ho aperto gli occhi a nuovi orizzonti. L’Italia è il pane della mia esistenza, mentre il Libano è l’acqua del mio corpo. Devo molto all’Italia, il Paese che sognavo fin da ragazzino e all’italiano, la lingua che ho cominciato a imparare grazie alle prime pellicole che si proiettavano in Libano. Sono molto felice di vivere in Italia e mi auguro di regalare un po’ di felicità anche agli altri, con i miei libri.

Lei è autore di moltissime opere di narrativa, saggistica e poesia. Come è nata questa sua passione per la scrittura?

Scrivere è un atto d’amore, è un dono che ci permette di conoscere i segreti della vita e dell’esistenza. Quando scrivo, cerco sempre di esprimere i sentimenti che albergano nel mio cuore e tutto ciò che tormenta o rallegra la mia mente. Da bambino, dopo aver conosciuto l’agiatezza, ho perso repentinamente mio padre e mi sono trovato improvvisamente senza casa né scuola. Mi sono rifugiato allora nella scrittura, che mi consentiva di esprimere con le parole la tristezza, la rabbia, l’inquietudine e le speranze, e che mi permetteva di liberarmi dal mio fardello di preoccupazioni.

Quali sono i temi che ama trattare nei suoi scritti?

Parlo d’amore, d’attualità e di temi religiosi. Affronto i problemi che rispecchiano il mondo in cui viviamo: intolleranza, razzismo, ingiustizia, violenza. Sono mali che possono essere sconfitti solo con l’amore, il dialogo e la conoscenza dell’ altro.

Qual è, tra quelli che ha scritto, il libro che preferisce? E perché?
Ogni libro è per me come un figlio ed è difficile decidere quale figlio è più bello dell’altro. Mi sento particolarmente legato al romanzo “Come sigillo sul tuo cuore” nel quale il Sultano e san Francesco cercano di mostrare la superiorità del proprio Dio e presentano le più belle storie d’amore della Bibbia e del Corano. Vorrei citare anche il mio ultimo lavoro, “Il viaggio notturno del Profeta”, che racchiude un mistero ancora irrisolto della letteratura, legato a Dante e alla sua scoperta di un manoscritto risalente al VII secolo riguardante il viaggio notturno del Profeta nell’Aldilà.
Che cosa pensa dell’ambiente letterario e culturale italiano contemporaneo?
L’ambiente culturale italiano è composto da una classe d’élite, di dotti, versatili ed eclettici, che non è in grado di aiutare i giovani a scoprire i frutti del sapere e di instaurare un dialogo continuo con loro. Oggi, abbiamo bisogno di nuovi talenti italiani. E’ assurdo dare tanto spazio agli autori stranieri, a scapito dei nostri.

Ci può parlare della sua esperienza come insegnante?

L’insegnamento è una missione. All’inizio ho incontrato diverse difficoltà nel comunicare e nel trasmettere le mie conoscenze, ma col tempo sono riuscito a penetrare nel cuore dei miei allievi e a capire le loro esigenze e i loro problemi. Ho scoperto, con umiltà, che gli insegnamenti trasmessi vengono giorno dopo giorno recepiti e apprezzati dagli studenti solo se il rapporto docente- discente si basa sul rispetto e la libertà d’espressione. Sono persuaso che quando un allievo viene promosso, abbiamo promosso tutta la sua famiglia. Ho insegnato vent’anni e ho visto laurearsi una schiera di dottori che ormai costituiscono il futuro di questo amato Paese.

E’ più importante per lei scrivere o insegnare?
Distinguere tra la bellezza della luna e la radiosità del sole è difficile! Ogni giorno vivo per scrivere e per insegnare, e il dì in cui non scrivo oppure non insegno mi sento disperato nel deserto della vita.
Che rapporto ha con la lingua araba e con il dialetto libanese?
Il dialetto è il patrimonio della nostra cultura locale, l’arabo è la lingua dell’informazione, della religione e degli enti scolastici e universitari. Il dialetto è un mezzo importante che mi permette di comunicare le idee e i pensieri in modo semplice ai miei compaesani e parenti, mentre l’arabo contemporaneo mi consente di conoscere i frutti della nostra cultura e di colloquiare con gli arabi di altri Paesi.
Nella sua esperienza di vita in Italia le è mai capitato di sentirsi vittima di un modo di pensare discriminatorio?
Sì, a volte alcune persone mi hanno attaccato e offeso senza avermi neppure ascoltato oppure aver letto i miei libri. Sono convinto, anche alle luce di questi spiacevoli episodi, che solo con il dialogo e la reciproca conoscenza potremo abbattere i muri dell’ignoranza, dell’odio e dell’intolleranza.
Di quali progetti si sta occupando attualmente?
Lo scorso mese di gennaio sono stato nominato coordinatore della sezione “Letteratura straniera, arte e spettacolo” del premio Penisola Sorrentina. Attualmente sto scrivendo un nuovo libro e sto lavorando alla promozione di un evento culturale volto a dare maggior spazio ai giovani talenti.
http://www.arabafenicenet.it/2009/02/28/hafez-haidar-scrivere-e-un-atto-damore-ogni-libro-e-per-me-come-un-figlio/
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