IL BUROCRATESE. RIDERE O PIANGERE? – Armando Ginesi

IL BUROCRATESE. RIDERE O PIANGERE?
Dicono che io ce l’abbia con i burocrati. In parte è vero, soprattutto con quelli ottusi. Ma come si fa? Basta leggere quello che scrivono. Diceva Martìn Heiddegar che il linguaggio è rivelativo dell’essere. Ed è verissimo. Come dire: Dimmi come parli o scrivi e ti dirò chi sei.
Mi faccio aiutare, questa volta, da un grande giornalista come Gian Antonio Stella il quale ha notato che per far sapere in quale giorno e come saranno convocati e come si svolgeranno gli esami della maturità prossima, il Ministero della Pubblica Istruzione (sospiro!) ha sfornato un’ordinanza ministeriale con 59 “visto” più un “considerato” e due “ritenuto”.
Qualche settimana fa un altro testo, sempre dello stesso ministero, sui decreti delegati, aveva scritto: “Valutato, da parte del dirigente scolastico, l’interesse della bambina o del bambino, dell’alunna o dell’alunno, dello studentessa o dello studente….”. Ma non bastava scrivere una volta sola “valutato…….l’interesse di ogni singolo allievo”?.
Sentite qualche altra definizione di burocratese puro. I gatti randagi sono definiti “atti al vagantismo felino”; le biciclette sono “velocipedi con due o più ruote funzionati a propulsione esclusivamente muscolare”; la “superficie di rotolamento della ruota deve essere cilindrica senza spigoli, sporgenze o discontinuità” (come a dire, suggerisce Stella, che sono vietate le ruote quadrate); “la circolazione delle slitte è ammessa solo quando le strade sono ricoperte di ghiaccio o neve”.
Ma la cosa più esilarante è forse la dichiarazione che coloro che, sempre dai burocrati, per errore, pur essendo vivi, sono stati dichiarati morti. Ebbene costoro debbono redigere una “autocertificazione di esistenza in vita” in cui iniziano dichiarando di “essere consapevole che in caso di dichiarazione mendace verrà punito…” Quindi guai al morto che nega di essere morto. Sarà rinviato a giudizio !
Ritornando all’ordinanza del ministro della P.I. relativa agli esami di maturità 2017, sarà bene riflettere sul fatto che essa è composta da 49 pagine per un totale di 23.285 parole. Ricorda Stella che trattasi di quasi due volte e mezzo il “Manifesto del Partito Comunista” di Engels e Marx e che per aprire il Concilio Ecumenico Vaticano II, l ’11 ottobre 1962, Papa Giovanni XXIII si limitò ad usare 3.786 parole (sei volte di meno dell’ordinanza del ministro).
E dire che quarant’anni fa, ricorda sempre Stella, il filosofo e teorico dei linguaggi Stefano Gensini, scriveva che “i programmi delle medie affermavano che il ragazzo doveva essere educato dapprima a scrivere in periodi ‘semplici e chiari’ ” e poi sempre più ampi e complessi.Semplicità e chiarezza che altrove, in Francia o in Inghilterra, sono segno di cultura elevata, severa e impegnata o brillante, da noi sono ritenute roba da scolaretti: una specie di infantilismo di cui liberarsi prima possibile. ” Quarant’anni fa, Gensini lo scriveva. E’ cambiato qualche cosa ? Forse sì, in peggio.
E poi ci meravigliamo se dal Parlamento escono leggi “approvate”, si badi bene, approvate (segno che nessuno è in grado di rilevarne l’inadeguatezza) tipo quella sull’eccesso di legittima difesa che è un puro aborto linguistico?

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