IL REGISTA DELLA MISERIA – Stefano Spinuzza

IL REGISTA DELLA MISERIA
Il silenzio
è un ambasciatore
questa sera,
contro la vanità
del mondo,
ti induce a riflettere
da percettore
di emozioni,
un istinto quasi fanciullesco
e primordiale.
Il profumo
dei campi fioriti
ti permette
di allontanare
la solitudine maligna,
che da seduttrice
ti soggiocherebbe
fino alla morte.
Eppure non riesco
a comprendere
come la bellezza
si fondi
con la muffa,
insieme sembra
uno sprazzo di brina
tendente ad un ritratto
puntellato
ma realistico,
così bevo
un caffè
in una strada
di mercato e feste.
La poesia si fonde
in un qualunque
respiro,
dalle cianciallegre
dei palazzi,
alle capusole arriginite
dei sofferti emarginati,
ma si condensa
nel silenzio
e cade come pioggia,
da una nuvola
densa di umidità.
Permettemi
di essere banale,
perché proprio
dalla lente
di ogni stupidaggine
ci si accorge
della grandezza
di una vita,
che tale diventa
soltanto per il capace
che la realizza
nell’ anima
di una pellicola
cinematrofica,
il regista
della coscienza
deve sentire
il ronzio di una mosca,
le sue zampette
danzare nel terreno,
percepire
il guaito
di un cane abbandonato
ed un fiore
che appena nato
muore,
sgualcito
dal freddo.
Il regista
deve percepire
la collona sonora
del silenzio,
una ruga
oltre il respiro
ed una lacrima
trattenuta
dall’ apparente sorriso.
Guarderà
una vecchia fotografia
di sua madre
e sembrerà dire
amami,
oltre la luce
bluastra
della luna
e danzera’
nelle ragnatele
di questa poesia
e concluderà la notte,
sereno e disperato
ricercando
la vita
in un anfratto beato.
Ma adesso lasciatelo
solo
il regista della miseria,
ha solo bisogno
di pensare.

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