IL SOGNO E IL TEMPO e L’ISPIRAZIONE – Esegesi di una foto – Max Loy

“Il deserto è creduto fonte d’ispirazione e alcuni dicono che l’anima attraversi quelle vuote regioni in cerca della strada di casa”.

Nei miei vagabondaggi cerco sempre qualcosa: una sintonia, un’inquadratura, la giusta prospettiva dalla quale guardare lontano, nell’altrove, verso una terra promessa. Vani i tentativi all’attenzione toponomastica, la nomenclatura mi ispira dispetto e ilarità: non mi serve a nulla, sui punti cardinali mi piace ragionare del Sud, senza sapere dov’è.
So cosa cerco quando lo trovo.
Mi pongo domande, cerco di chiamare per nome quello che guardo: è una fatica che premia, come una scalata su roccia.
Non posso star fermo, con le mani in mano, aspettando Godot: l’ispirazione è dono che va guadagnato col bussare alla porta. Senza ispirazione sono come un drogato in crisi d’astinenza, mi prende smania di uscire, devo camminare.
Porto con me il mio “taccuino di viaggio” (macchina fotografica e videocamera), con la speranza di un incontro.
Cammino svelto, in fuga dalla noia, senza destinazione: praticamente ogni sentiero è stato percorso, tutti i porti sono stati raggiunti, la sazietà è diventata nausea.
Raschio il fondo della pentola, mangio bucce di patate e ad un tratto, mi raggiunge un miracolo, un riflusso d’infanzia.
Mi fermo, mi faccio attento: in quel momento ha inizio la mia avventura.

 

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