LE POESIE DI LAURA ESTER

LE POESIE DI LAURA ESTER: “Mistero dei giorni che verranno” del 3/3/10; “Regina di cuori” del 16/3/10; “Oltre il cancello” del 7/6/10.
Il poeta, in queste tre poesie, come sempre, esprime per intero, senza riserve nè mezzi termini, il contenuto della sua anima. Ama, il poeta, giocare con essa tanto ne conosce, a fondo, le sfaccettature, le più intime pieghe, abituato a pigiare, con armonia, i suoi tasti neri e bianchi, come fossero quelli di un pianoforte da cui vengono fuori note appassionate, piene di ottimismo, di voglia di vivere, di amore, per tutto ciò che lo circonda, in cui la sua anima e la sua essenza di pensiero, trovano sempre spazi confortanti o lenitivi ( soprattutto nelle prime due).
Nella terza poesia, invece, apparentemente, in piccola contraddizione con le due che la precedono, il poeta, si richiude in se stesso :”mette spazio tra i pensieri”, ossia, cerca di diradare, di far sfumare nel nulla, l’intensità emotiva che ” dalla mente, va al cuore e viceversa”, con lo scopo preciso di distaccarsi dall’appartenenza alle masse, per non soffrirne e quindi, come egli stesso dice, “non guarda più oltre il suo cancello”.

MISTERO DEI GIORNI CHE VERRANNO
Senti girare nell’aria
mistero di giorni futuri
pensi alle giornate di sole
alle rose di maggio
a coprire desolati muretti
con siepi odorose
agli alberi di foglie e di frutti
dai mille colori
alla voce tribale di fiumi e ruscelli.
L’inverno ora pare un sogno malvagio.
Ti stendi sull’erba nuova
i piedi come radici
ascolti l’orchestra di voci
che vengono da sotto la terra
e perdi coscienza di te
degli uomini
del loro piccolo mondo.

REGINA DI CUORI
Vorrei l’amore di tutti.
Invito con tenero sguardo
parlo senza parole
ma nessuno mi risponde.
Vorrei un sorriso
un abbraccio forte,
una mano stretta
ma non c’è amore.
Per strada il vento mi sferza
mi ruba il cappello
che lascia finire nel fango.
Sfatta
sfinita
lascio stare
ma poi mi accorgo
che l’inverno è finito
che vivere è bello sempre.
Rincorro il vento con rabbia
gli grido di andarsene affondo
e lui muto scompare.
Mi accorgo
che il fiume già mormora lieve
che in cielo tornata è la luna
a tingere d’oro la notte
e che a me strizza l’occhio e dice
che sono sempre la sua regina di cuori…

OLTRE IL CANCELLO
Stanchi
non cercano più nessuno
mettono spazio tra i pensieri
lasciano che il telefono suoni
carezzano gatti
spostano una chiocciola moribonda
sotto una materna ombra,
insegnano l’amore
in tempi difficili.
Non guardano più
oltre il proprio cancello.

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