OVIDIO Poesia di ILIAS FOUKIS

OVIDIO

Esiliato dall ‘ imperatore  Augusto


Quel che doveva accadere… è accaduto.

Roma è rimasta senza di me.
Io sono rimasto senza imperatore.
 
Valicando da uomo braccato
la montagna imponente che ho davanti
benché il suo sguardo sia stato accecato
dal Dèmone dell’Altezza
si vedrà la Nebbia, si attirerà addosso
come bufera di protesta
quando scorgerà Roma senza di me 
e me senza Imperatore.
 
Se procederai in parallelo
con la folle corrente di questo fiume
nonostante la Benedizione impartitagli 
dal Senato Romano
vedrai soprattutto qui
che Destino Calamitoso subirà il Mondo
dal fatto che Roma è senza di me 
e io sono senza Imperatore.


Se volterai le spalle
a questa tempesta insopportabile
che come le speranze di Roma si lancia furiosa
anche se ti sei assicurato
con virtuosisimo artistico
i Pensieri del Nous…
e i sentimenti nel Cuore
che Apollo ti protegga… povero Sognatore
perché sei entrato nel cammino
assunto dalla Storia Umana
dopo che Roma è rimasta senza di me 
e io senza Imperatore.


Se entrerai nelle profondità di questo Tempio
obliato dall’emorragia di sentimenti
sulle epigrafi che gli Dèi hanno dedicato all’Umanità
comprenderai che non furono sussurri
o anche preghiere per la Salvezza del Mondo
il che ti convincerà che l’Arte della Parola
è diventata cinica e squallida
da quando Roma è rimasta senza di me 
e io senza Imperatore.


Persino questo Uccello
proveniente dai Deserti se lo seguirai
desiderando riposarsi a Cartagine
appena scorgerà le imprese obbrobriose di Roma
subito si allontanerà
decidendo di non fare mai più ritorno sulla Terra
e con lui si solleva altresì svolazzando
la polvere che accecherà
la logica globale delle Cose
perché Roma è rimasta senza di me 
e io senza Imperatore.
 
Questa volta però con una differenza…
conservatrice direi
e anche Classica.


Siccome la Filosofia non ha potuto dividere
Roma e l’Imperatore in tre
cosicché il terzo fosse poeta affinché fossero
se non altro di meno i peccati di tutte le Onnipotenze
tra tutte le cose e i sentimenti
che simboleggiano l’Umanità
ancor prima che fossero conquistati 
da Roma e dall’Imperatore
arrivo io… da padrone di casa e liberamente.


E così a un tratto come se accendessi una candela
alle defunte virtù dei Greci
che attendo nel Cielo del Mondo
come un Sole caldo e fulgido
perché a quanto vedo è in procinto di perdere sangue
l’Anima dell’Ecumene

a causa di questi famigerati Boia.


Traduzione  MAURIZIO  DE  ROSA 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *