Studiare bene e con meno fatica? Ecco i metodi più efficaci secondo la scienza – Debora Guglielmino

Per ogni studente, in qualsiasi parte del mondo, arriva il momento di accettare la realtà. Settembre è arrivato! Allontanare l’idea non serve, negare l’evidenza non basterà, né sarà sufficiente rifugiarsi negli allegri ricordi dell’estate appena conclusa: bisogna riprendere i libri in mano e rimettersi a studiare sul serio. Ma qual è il miglior metodo di studio? Esistono delle strategie efficaci per superare con successo gli esami, senza dover trascorrere, tuttavia, un’eternità sui manuali? La scelta del metodo di studio più appropriato riguarda in maniera differente gli studenti, ognuno dei quali sceglie, in base a personali criteri, quello che ritengono più proficuo. Anche la scienza, però, si è dedicata all’argomento, producendo, negli anni, migliaia di studi scientifici sulla questione. Tra questi spicca l’analisi sull’apprendimento condotta da John Dunlovsky, ricercatore alla Kent State University. Dopo aver analizzato circa mille studi precedenti, infatti, il professore ha poi pubblicato una delle ricerche più complete, sostenendo, inoltre, come i vari metodi non funzionino per tutti allo stesso modo. Ecco, quindi, alcuni consigli per uno studio più fruttuoso.

  • studiareNon rileggere gli stessi argomenti. Sembrerebbe una buona idea, oltre ad essere uno dei metodi certamente prediletti da molti scolari e universitari. Eppure, secondo Henry Roediger e Mark McDaniel, professori alla Washington University, sembrerebbe che rileggere più volte appunti e libri di testo non conduca all’effettivo apprendimento della materia. Osservando un campione di studenti, in effetti, i ricercatori avrebbero costatato come rileggere il testo non assicuri l’acquisizione di nuove conoscenze. Questo accade perché, quando ci si dedicata alla seconda o terza lettura, si fa pensando di sapere già gli argomenti. «Le seconde letture», sostengono ancora i due docenti, «sono spesso sbrigative e pericolose, perché ti fanno credere di sapere molto bene la lezione, mentre, in realtà, ci sono dei buchi».
  • Metodi classici che non funzionano bene come si crede. Alcune strategie di studio sono proprio dei must, universali e apprezzate da ogni studente. Sottolineare le frasi con l’evidenziatore, ad esempio, è uno di quei classici intramontabili nelle lunghe sessioni di studio. Secondo Dunlovsky, tuttavia, esso sarebbe efficace solo per coloro che sono in possesso di una buona memoria visiva. Anche lo studio per parole chiave sarebbe improduttivo, specialmente se si desidera ottenere dei risultati a lungo termine. Anche riassumere i capitoli del libro non condurrebbe all’apprendimento delle nozioni necessarie, oltre a richiedere un’enorme quantità di tempo.
  • Domande e schemi. Al posto di rileggere e sottolineare, pertanto, sarebbe opportuno servirsi di tecniche più stimolanti e varie. Porsi delle domande su ciò che si è appena letto, ad esempio, sembrerebbe un’ottima idea. È possibile avvalersi di eventuali domande presenti sul manuale o, meglio ancora, crearle sul momento, tenendo conto di formulare delle questioni che prevedano risposte articolate. Roediger e McDaniel, inoltre, consigliano di fare dei collegamenti tra le informazioni appena acquisite e quelle sedimentate. Non esiste un parere univoco, invece, riguardo alla reale efficacia di ripetere ad alta voce. Se per molte persone questo trucco sarebbe utile per imprimere in testa gli argomenti importanti, allo stesso tempo sembrerebbe che questa tattica favorisca soltanto la memorizzazione di nozioni, come eventi storici, verbi, e materie scientifiche. Sarebbe vantaggioso, invece, creare degli schemi, così da stimolare la memoria visiva.
  • studio  Cambiare spesso posto. Restare inchiodati alla scrivania della propria camera o al divano del salotto non farebbe bene all’apprendimento. Il cervello, infatti, ha continuante bisogno di stimoli, cui associare ciò che si sta studiando. Cambiare il luogo di studio, quindi, potrebbe aiutare la nostra mente ad associare un concetto a un suono, un odore, un elemento visivo presenti nell’ambiente.
  • Tempi di studio. Dimenticate le care vecchie sessioni di “studio matto e disperatissimo”. Studiare per molte ore al giorno non soltanto non accrescerebbe la conoscenza della materia, ma potrebbe addirittura riversi deleterio al fine del superamento dell’esame. La tecnica del “distanziamento” di Carey potrebbe fare al caso vostro: meglio aumentare le sessioni di studio, piuttosto che dedicare troppe ore al giorno all’apprendimento degli argomenti. Se, infine, si sta preparando una materia che non servirà in futuro, uno studio dell’ultimo minuto potrebbe rivelarsi efficace. Questo metodo sarebbe sconsigliato, tuttavia, nel caso si desideri una conoscenza a lungo termine. È preferibile, in questo caso, ricorrere al metodo classico: raccontare a qualcuno ciò che si è appena imparato.

Qualunque sia il vostro metodo, buono studio a tutti!

Debora Guglielmino

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