VICENTE ALEIXANDRE DEGNO ESPONENTE DELLA GENERAZIONE DEL ’27 E DEL SURREALISMO – Yuleisy Cruz Lezcano

VICENTE ALEIXANDRE DEGNO ESPONENTE DELLA GENERAZIONE DEL ’27 E DEL SURREALISMO

 

 

Con ammirazione faccio i miei auguri al poeta Vicente Aleixandre, degno esponente della generazione del ’27. Questo poeta, con il suo surrealismo spiccato, suscita ancora sia paura, sia passione, ma mai lascia indifferente il lettore. Devo riconoscere che, nel mio caso, sono appassionata di questa corrente Surrealistica, adoro la poetica di Aleixandre, così come quella di Rafael Alberti. E ringrazio ad André Breton che battezzò questo movimento come “Surrealisme” , cioè “Super-realismo”, ed è grazie a lui che oggi possiamo raggruppare artisti simili fra loro.

Vicente Aleixandre, nato un giorno come oggi, il 26 aprile del 1898, poeta spagnolo, membro della “Real Academia Spagnola” insignito con numerosi premi letterari importanti e, fra tutti i riconoscimenti, è stato insignito con il Premio Nobel nel 1977.

Vorrei ricordare alcune delle sue opere più risalenti: “Historia del corazón” (Storia del cuore) e “Retratos con nombre” (ritratti con nome), “Pasión de la tierra”  (Passione della terra) e altri…, dai titoli s’intuisce che lungo i versi di queste raccolte si assiste a un reportage surrealistico. Si può comunque dire che “Passione della terra” sia il più surrealista fra i libri surrealistici. Questo esemplare è un libro di poesia in prosa scritto negli anni 1928-1935-1946. Con questo libro Aleixandre si spoglia completamente della lirica tradizionale e si avvicina alla scrittura automatica, che ha origine nei sogni, tipica del Surrealismo. Anche se il poeta non ha mai voluto accettare tale dogma. Devo aggiungere che il surrealismo per Vicente Aleixandre non è un gioco, né uno sperimento di avanguardia, ma è più un’espressione poetica, creativa e, nonostante può sembrare una contraddizione, il surrealismo origina da pensieri razionali. Alla poetica di Aleixandre si aggiunge l’intimismo, perché il poeta racconta nei suoi versi se stesso e le sue emozioni.

La prima produzione poetica di Vicente Aleixandre s’inquadra in quel processo di rinnovamento operato da alcuni tra i più noti poeti spagnoli della prima metà del Novecento [Machado, Jiménez, Guillén, Diego, Alonso, e i più noti Cernuda, Salinas, Lorca e Alberti] che la critica spagnola raggruppò per un giudizio di contiguità generazionale, sotto la denominazione di Generazione del 27; Generazione che parte dall’esempio di Góngora. Le sue prime opere presentano le stesse impronte di quasi tutti i compagni della generazione dell’27  e del passato recente (Bécquer e Darío), il poeta, inoltre, trae ispirazione dai grandi maestri viventi che gli servono come guida (Juan Ramón Jiménez e Antonio Machado) ed è attratto dalla potente avanguardia poetica del momento (in particolare dal Surrealismo). Nell’opera di Aleixandre emerge un abbagliante impiego di metafore. Aleixandre  è uno dei poeti più illustri della lingua castigliana, con la sua poetica ha creato immagini di grande bellezza. A volte, queste immagini sono troppo criptiche; però nonostante non si comprenda appieno il loro significato, si può apprezzare la loro rara bellezza. Il poeta tramite questo nuovo modo d’essere nella scrittura, ha posto l’accento nella de-costruzione del passato e la creazione di una lirica nuova, in un processo che rifiuta la poesia lirica declamatoria, naturalistica e attinge, invece, a piene mani nella tradizione popolare, da cui il poeta riteneva di poter trarre più originale e intima fonte d’ispirazione.

La storia travagliata di questo poeta deriva dal fatto che durante le vicende della guerra civile spagnola, abbraccia la causa repubblicana e per tale scelta patisce la successiva messa al bando della sua opera nel triste periodo franchista, rendendosi così punto di riferimento costante e presente “sul campo” per i poeti più giovani della generazione dell’50.

Vicente Aleixandre, nato a Siviglia nel 1898 e morto a Madrid nel 1984, nel corso della sua lunga e travagliata vita, fu membro singolare e nello stesso tempo determinante per la produzione poetica dell’intera Generazione del 27, e ancor più determinante per la successiva generazione di poeti che si sarebbe andata formando. Nello specifico questo grande poeta forma, con Luis Cernuda e Federico García Lorca, il trio dei grandi poeti ad orientamento surrealista.

Secondo Aleixandre, la poesia è sin dall’inizio “un’aspirazione alla luce”; e allo stesso tempo, secondo il suo pensiero ogni poeta si manifesta come tale mettendosi in mostra e consegnando la propria opera agli altri” in quell’istante che il poeta decide di venire alla luce,  consegna i propri titoli agli altri, per essere giudicato, in base alla qualità intrinseca della sua poetica e di conseguenza, il poeta può entrare o meno nel cerchio dei poeti, per essere accettato o meno come tale. Si può dire che, da una parte il poeta deve mostrare le proprie capacità tecniche, le sue conoscenze sui modi e messi esistenti per esprimersi tramite la poesia, e, allo stesso tempo, il poeta dovrebbe esprimere quel che vuole raccontare a se stesso.

La prima pubblicazione di Aleixandre, Ámbito (1928), cammina di pari passo a quella del poeta Guillén, e può essere affiancata dal punto di vista tematico al Cántico che Guillén pubblicò nello stesso anno. Le tematiche trattate da entrambi i poeti esaltano la gioia del vivere e il piacere dei sensi,  con tutte le implicazioni di allegria e soddisfazione cui l’uomo, per sua natura, aspira. Tuttavia, a questa prima prova di Aleixandre ancora manca la disciplina intellettuale ed estetica propria del verso di Guillén; carenza questa che si rinnoverà nella successiva pubblicazione del ‘35 che riporta molte poesie in prosa che l’autore aveva composto disorganicamente in età giovanile, raccolte finalmente in forma definitiva in “Pasión de la tierra”.

Seguì la pubblicazione di Espáda como labios, la quale per l’uso delle associazioni visibili già nel titolo dell’opera (laddove scrive che le spade sono “come” labbra, anziché dire “spade o labbra”, o ancora “spade fatte di labbra”, mirando ad innescare e attivare nel lettore una lettura fondata sulle fascinazioni intuitive ed associative) attirò su Aleixandre l’attenzione critica più negativa, che gli rimproverava di considerare la poesia fine primo e ultimo, nel totale abbandono di sé all’intuizione e al dialogo del subconscio, venendo così meno all’imperativo di Guillén che sosteneva appunto che “non c’è più grande ciarlataneria del subcosciente che si abbandoni alla sua trivialità”. Le successive tre opere, La destrucción o el amor (1935), Mundo a solas (1950) e Sombra del paraíso (1944), segnarono invece il raggiungimento della sua piena maturità poetica, riuscendo nel difficile compito di incanalare la sua fervida immaginazione in una struttura logica adeguatamente distaccata per la creazione di un linguaggio poetico privo di cadute e imbarazzanti abbandoni.

Nel 1968 è stato pubblicato “Poemas de la consumación” (Poesie della consumazione), tale opera è stata l’ultima di Aleixandre, qui il poeta veste il proprio linguaggio di sottigliezze ritmiche e dà alla sua poetica nuovi valori verbali e metaforici, quindi quest’opera rappresenta la sintesi di un intero percorso poetico, che ha visto l’autore attraversare in modo sempre particolare ed originale il super- realismo spagnolo e la dimensione di un parnassianesimo cosmico – erotico, per poi approdare ad una maturazione dolorosa della materia poetica, che diviene un mezzo per comunicare una visione della vita più consapevole ed elaborata, quindi il poeta tratta temi come i problemi sociali e la morte e vive tutto il barlume terreno dibattendo ogni sua veduta, in modo seppure intimo anche surreale e metafisico.

 

Vi lascio a seguito alcuni versi che tradotto:

Calla, calla. No soy el mar, no soy el cielo.

Soy el calor que sin nombre avanza sobre las piedras frías.

Vicente Aleixandre.

 

Zitta, zitta. Non sono il mare, non sono il cielo.

Sono il calore che senza nome avanza sui sassi freddi.

 

MI VOZ

He nacido una noche de verano

entre dos pausas. Háblame: te escucho

He nacido. Si vieras qué agonía

representa la luna sin esfuerzo.

He nacido. Tu nombre era la dicha.

Bajo un fulgor una esperanza, un ave.

Llegar, llegar. El mar era un latido,

el hueco de una mano, una medalla tibia.

Entonces son posibles ya las luces, las caricias, la piel, el horizonte,

ese decir palabras sin sentido

que ruedan como oídos, caracoles,

como un lóbulo abierto que amanece

(escucha, escucha) entre la luz pisada.

(de Espadas como labios, 1932)

 

LA MIA VOCE

Sono nato una notte di estate

fra due pause. Parlami: ti ascolto

Sono nato. Se tu vedessi che agonia

rappresenta la luna senza sforzo.

Sono nato. Il tuo nome era la fortuna.

sotto un fulgore una speranza, un passero.

Arrivare, arrivare. Il mare era un battito,

il buco di una mano, una medaglia tiepida.

Perciò erano possibili le luci, le carezze, la pelle, l’orizzonte,

Quel dire parole senza senso

Che rotolano come uditi, conchiglie,

come un lobo dell’orecchio aperto che albeggia

(ascolta, ascolta) fra la luce impronte.

(de Espadas como labios, 1932)

De tu almohada, la gracia y el hueco.

Y el calor de tus ojos, ajenos.

Y la luz de tus pechos

secretos.

Vicente Aleixandre.

 

Del tuo cuscino, la grazia e il buco.

E l’ardore dei tuoi occhi, strani.

e la luce dei tuoi seni

segreti.

 

TIENES NOMBRE

Tu nombre,

pues lo tienes. Toda mi vida ha sido eso:

un nombre. Porque lo sé no existo.

Un nombre respirado no es un beso.

Un nombre perseguido sobre un labio

no es el mundo, pero sueño a ciegas.

Así bajo la tierra, respiré la tierra.

Sobre tu cuerpo respiré luz.

Dentro de tí nací: por eso he muerto.

Hai nome

 

Il tuo nome,

giacché tu l’hai. La vita non è stata

altro che un nome. Lo so, e non esisto.

Un nome respirato non è un bacio.

Un nome che s’incalza sopra un labbro

non è il mondo, è sognarlo da ciechi.

Così sotterra respirai la terra.

Sopra il tuo corpo respirai la luce.

Nacqui dentro di te: perciò son morto.

 

Yuleisy Cruz Lezcano

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