Interviste e inchieste varie

Riecco la Roseto che mi piace. Così aperta al mondo. Così locale. – UGO CENTI

ROSETO (Teramo) – Da una parte c’è l’ufficialità. Il drappo che svela la targa ricordo dei personaggi illustri. Il sindaco con la fascia tricolore. Il deputato locale (Tommaso Ginoble). I rappresentanti delle istituzioni. Dall’altra c’è il clima. Ed il clima, purtroppo, non si può descrivere tutto con le parole. Il clima devi viverlo. Ed è bellissimo, per me, averlo vissuto questa mattina all’istituto tecnico “Moretti” di Roseto.

Allora, proviamoci a parlarne. Proviamo a dire che Vincenzo Colicchia era un rosetano, giornalista della BBC a poco più di trent’anni, negli anni ’50. Che intervistava primi ministri belgi e trasmetteva in Eurovisione ante-litteram. Da questa mattina, l’Aula magna del Moretti lo ricorda. Proviamo a dire che Ernesto D’Ilario era un maestro di sport all’avanguardia, olimpionico più volte, pluripremiato, che aveva avuto tra i suoi “allievi” anche il Principe di Monaco. Da questa mattina, la palestra interna del “Moretti” lo ricorda. Proviamo a raccontare che Dino Celommi ha “allevato” atleti (e non solo) che hanno dato vita alla tradizione calcistica abruzzese. Da questa mattina la palestra esterna del “Moretti”, in tensostruttura, lo ricorda. Come l’atrio della scuola ricorda colui che le ha dato il nome: Vincenzo Moretti, brillante economista d’inizio Novecento, docente a Roma ed a New York.

Ebbene, tutti questi personaggi, che hanno frequentato le personalità di punta del mondo di allora, che hanno viaggiato, lavorato, insegnato ovunque; che hanno “visto” il mondo e ne sono stati in qualche modo protagonisti, questi personaggi, si diceva, sono sempre rimasti rosetani nell’animo. Qui hanno avuto le loro radici. Qui tornavano quando potevano. Qui c’era la loro “palestra” naturale: la spiaggia. Qui c’era, e c’è, il loro mare. Qui avevano amici; qui c’era la “loro” gente.

E questa mattina, quella “gente” li ha ricordati. Con gioia. Con allegria. Ed anche qualche lacrima di commozione. Li ha ricordati innanzitutto la scuola: il professor William Di Marco, “motore” instancabile di tali iniziative; la dirigente Sabrina Del Gaone, sensibilissima a queste cose; la dirigente delle primarie, Gabriella Di Domenico, che ha collaborato come in una sinergia naturale tra scuole, non importa di che grado. Li hanno ricordati Luciano Di Giulio ed Emidio D’Ilario, con il loro Circolo Filatelico autore di un annullo postale dedicato e cartoline illustrate appositamente.

Li hanno ricordati la compagna di D’Ilario, Rossana Bacchetta, tennista dal fisico atletico ancor adesso. Camillo Cerasi, mitico “portiere” allenato da Celommi. I figli di Celommi, anzitutto “Peppino”, sportivo ed organizzatore di sport egli stesso, custode geloso della bandiera olimpica lasciatagli in eredità da Ernesto D’Ilario. Li ha ricordati la nipote di Vincenzo Moretti, giornalista a Pescara. Li hanno ricordati Tonino Sperandii e Camillo Verrigni. E tanti altri che tutti non posso citare.

E li ha ricordati, da par suo, Mario Giunco. Con quei suoi excursus enciclopedici che collegano nome e fatti in modo eccezionale. E così scopri, grazie a Giunco, che “Gigino” Braccili (altro rosetano indimenticabile) riscoprì per primo Coticchia allora dimenticato. E che il figlio di Vincenzo Moretti, Mario, è stato autore teatrale raffinatissimo, direttore di “Opera Prima” fino al 2012, firma tra l’altro di un lavoro scenico su Federico Caffè. E sì, perché Caffè, misteriosamente scomparso negli anni ’80, è stato un economista utopico che con Vincenzo Moretti ebbe relazioni. Non di meno per quella fucina comune di talenti che fu il liceo Tito Acerbo di Pescara.

Ed allora la storia s’intreccia e passa anche dagli aneddoti, dalla memoria condivisa, da un essere “comunità”. Che in fondo si ritrova e si capisce: basta un filo (e chi lo sa tessere). Ma questa è terra d’antichi sarti: terra di filo tessuto: di mare che unisce. Ecco allora che una intitolazione diventa storia di famiglie; storia di vita vissuta; storia che vive. In un ponte lanciato verso i giovani. Che ascoltano e, soprattutto, partecipano. Questo è il Moretti. Questa “era” Roseto. Questa “è” Roseto. Mi piace.

Pubblicato da controaliseo

PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA E PROSA CITTA’ DEL GALATEO V Edizione – 2017

PREMIO INTERNAZIONALE
DI POESIA E PROSA
CITTA’ DEL GALATEO
V Edizione – 2017
PREMIO INTERNAZIONALE CITTA’ DEL GALATEO 2017 (2) DF
organizzato dall’associazione culturale
VERBUMLANDIART
cenacolo internazionale per la creatività espressiva e il dialogo
In occasione delle celebrazioni del cinquecentenario della morte del grande umanista
“ANTONIO DE FERRARIIS” detto il Galateo (1444-1517), l’Associazione Culturale VerbumlandiArt

INDICE LA V EDIZIONE DEL PREMIO IN SUO ONORE.
Si inserisce nel Progetto “La Catena della Pace”

REGOLAMENTO
OPERE A TEMA
La partecipazione è estesa a tutti gli autori di qualsiasi nazionalità, un’iniziativa per dar voce ad emozioni, sentimenti e stati d’animo. I premi saranno assegnati alle opere che si distingueranno per la qualità letteraria e/o per la tematica di impegno sociale, morale e/o educativo trattata.

SEZ.A – POESIA ADULTI: Dal pensiero del Galateo nella sua Esposizione del Pater Noster, dedicata a Isabella d’Aragona Sforza .
“Siamo fratelli e tutti eguali: non la natura, ma le leggi umane hanno creato lo disuguaglianze.” (Pater Noster.)
Argomentare l’attualità del suo pensiero
Massimo3 poesie non superiori ciascuna ai 40versi, in italiano o in dialetto con traduzione in lingua, completa dei dati personali dell’autore: nome, cognome, indirizzo, recapiti telefonici e indirizzo E-mail. I candidati devono inviare i loro componimenti in formato elettronico (formato word carattere Times New Roman, font 12,) all’indirizzo e-mail verbumlandiart2@gmail.com
SEZ.B – SAGGIO BREVE:
in lingua italiana, che non superi le 2cartelle dattiloscritte (carattere Times New Roman corpo 12)

Attualità del pensiero galateano.
Tra i temi trasversali a tuttala produzione letteraria di Antonio De Ferraris Galateo, come di tutti gli umanisti a partire da Francesco Petrarca, occupa un posto di rilievo la condanna della degenera-zione da cui è colpita la società contemporanea –per Galateo preda, come l’età tardo-
romana, del lusso e delle ricchezze, e incurante del rispetto delle buone leggi.
Tra i massimi vizi che nei secoli hanno determinato la fine di grandi imperi come quello dei Medi, dei Persiani, dei Macedoni, degli stessi Romani, Galateo riconosce come i più gravi l’avarizia e la lussu-riaa cui si aggiunge l’amara meditazione sull’usura del tempo che tutto avvolge:
«… in apicem vitiorum ascendimus nec habemus quo ulterius progrediamur. Certant inter se duo illa maxima vitia, avaritia atque lux uria, et cum utraque in summo sit, non est facile iudi-care utra illarum sit maior» [… siamo giunti al massimo grado del vizio, sicché sarebbe impossibile oltrepassare questo limite. Fanno a gara tra loro quei due vizi, i più gravi, l’avarizia e la lussuria, e quale dei due superi l’altro non è possibile dire, giacché ambedue sono sommi] (La Iapigia, 5 14).
L’unico rimedio ai mali del suo tempo è nella ricerca delle proprie radici e dunque della propria identità culturale:
«Nec puded nos generis nostri. Graeci sumus, et hoc nobis gloria accedit».
[Non ci vergogniamo della nostra razza: siamo Greci e ciò costituisce per noi motivo di vanto] (La Iapigia17 7).Antonio De Ferrariis Galateo, La Iapigia (Liber de situ Iapygiae), ed. a cura di Domenico De Filippis, Galatina, Congedo, 2005.

SEZ. C – POESIA GIOVANI (fino a 30anni):
Dal pensiero del Galateo nella sua Esposizione del Pater Noster, dedicata a Isabella d’Aragona Sforza .
“Siamo fratelli e tutti eguali: non la natura, ma le leggi umane hanno creato lo disuguaglianze.” (Pater Noster.)
Argomentare l’attualità del suo pensiero
massimo 3 poesie non superiori ciascuna ai 40versi, in italiano o in dialetto con traduzione in lingua, completa dei dati personali dell’autore: nome, cognome, indirizzo, recapiti telefonici e indirizzo e-mail I candidati devono inviare i loro componimenti in formato elettronico (formato word carattere Times New Roman, font 12,) all’indirizzo e-mail verbumlandiart2@gmail.com

OPERE ISPIRATE AL PENSIERO DEL GRANDE UMANISTA ANTONIO DE FERRARIIS, SENSIBILE AI TEMI DELLA PACE, DELLA BELLEZZA, DELL’EDUCAZIONE, DELL’AMORE PER LA SUA TERRA, PER LE ARTI E LA CULTURA

SEZ. D – POESIA ADULTI
massimo 3 poesie non superiori ciascuna ai 40versi in italiano o in dialetto con traduzione in lingua, completa dei dati personali dell’autore: nome, cognome, indirizzo, recapiti telefonici e indirizzo E-mail. I candidati devono inviare i loro componimenti in formato elettronico (formato word carattere Times New Roman, font 12,) all’indirizzo e-mail verbumlandiart2@gmail.com

SEZ. E – SILLOGE ADULTI
Silloge poetica inedita massimo 10 poesie ognuna non superiore ai 40 versi con titolo, completa dei dati personali dell’autore: nome, cognome, indirizzo, recapiti telefonici e indirizzo E-mail. I candidati devono inviare i loro componimenti in formato elettronico (formato word carattere Times New Roman, font 12,) all’indirizzo e-mail verbumlandiart2@gmail.com
SEZ. F – RACCONTO
un racconto di lunghezza non superiore alle le 3 cartelle editoriali (1800 BATTUTE) completo dei dati personali dell’autore: nome, cognome, indirizzo, recapiti telefonici e indirizzo E-mail. I candidati devono inviare i loro componimenti in formato elettronico (formato word carattere Times New Roman, font 12,) all’indirizzo e-mail verbumlandiart2@gmail.com

SEZ. G – POESIA GIOVANI
massimo 2 poesie non superiori ciascuna ai 40versi in italiano o in dialetto con traduzione in lingua, completa dei dati personali dell’autore: nome, cognome, indirizzo, recapiti telefonici e indirizzo E-mail. I candidati devono inviare i loro componimenti in formato elettronico (formato word carattere Times New Roman, font 12,) all’indirizzo e-mail verbumlandiart2@gmail.com
SEZ. H- SILLOGE GIOVANI
Silloge poetica inedita massimo 10 poesie ognuna non superiore ai 40 versi con titolo, in italiano o in dialetto con traduzione in lingua, completa dei dati personali dell’autore: nome, cognome, indirizzo, recapiti telefonici e indirizzo E-mail. I candidati devono inviare i loro componimenti in formato elettronico (formato word carattere Times New Roman, font 12,) all’indirizzo e-mail verbumlandiart2@gmail.com
SEZ. I – RACCONTO GIOVANI
un racconto di lunghezza non superiore alle le 3 cartelle editoriali (1800 BATTUTE) completo dei dati personali dell’autore: nome, cognome, indirizzo, recapiti telefonici e indirizzo E-mail. I candidati devono inviare i loro componimenti in formato elettronico (formato word carattere Times New Roman, font 12,) all’indirizzo e-mail verbumlandiart2@gmail.com
SEZ. L- GIOVANISSIMI

possono partecipare tutti gli studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado.
Poesia, in lingua italiana o in lingua straniera, a tema libero: massimo 2 poesie non superiori
ciascuna ai 40 versi CON AUTORIZZAZIONE DEL GENITORE O DI CHI DETIENE LA PATRIA
POTESTÀ.
I candidati devono inviare i loro componimenti in formato elettronico (formato word carattere
Times New Roman, font 12,) all’indirizzo e-mail verbumlandiart2@gmail.com

SEZ.M – STRANIERI POESIA ADULTI
massimo 3 poesie non superiori ciascuna ai 40versi, completa dei dati personali dell’autore: nome, cognome, indirizzo, recapiti telefonici e indirizzo E-mail. I candidati devono inviare i loro componimenti in formato elettronico (formato word carattere Times New Roman, font 12,) all’indirizzo e-mail verbumlandiart2@gmail.com
SEZ.N- STRANIERI PROSA ADULTI
Racconto che non superi le 3cartelle dattiloscritte, completa dei dati personali dell’autore: nome, cognome, indirizzo, recapiti telefonici e indirizzo E-mail.
I candidati devono inviare i loro componimenti in formato elettronico (formato word carattere Times New Roman, font 12,) all’indirizzo e-mail verbumlandiart2@gmail.com

SEZ. O – STRANIERI POESIA GIOVANI
massimo 2 poesie non superiori ciascuna ai 40versi, completa dei dati personali dell’autore: nome, cognome, indirizzo, recapiti telefonici e indirizzo E-mail.I candidati devono inviare i loro componimenti in formato elettronico (formato word carattere Times New Roman, font 12,) all’indirizzo e-mail verbumlandiart2@gmail.com
SEZ.P- STRANIERI PROSA GIOVANI
Racconto che non superi le 3cartelle dattiloscritte, completa dei dati personali dell’autore: nome, cognome, indirizzo, recapiti telefonici e indirizzo E-mail.
I candidati devono inviare i loro componimenti in formato elettronico (formato word carattere Times New Roman, font 12,) all’indirizzo e-mail verbumlandiart2@gmail.com
N.B.Sono accettate solo spedizioni email. La scadenza per la presentazione degli elaborati è fissata alla data del 30 giugno 2017. Farà fede la data dell’email stessa.

CATEGORIA LIBRI EDITI

SEZ. Q – Poesia Edita
Inviare tre copie cartacee originali dell’opera (escluse fotocopie), in italiano, edita a partire dal 2010
compreso, una sola copia completa di firma e dati personali e recapiti dell’autore.
I candidati devono inviare i loro libri all’indirizzo della Sede legale dell’Associazione
VerbumlandiArt, Via r.Vaglio,15 – 73044 Galatone –LE-

SEZ. R- Narrativa Edita e Saggistica Letteraria
Inviare tre copie cartacee originali dell’opera (escluse fotocopie), in italiano, edita a partire dal 2010
compreso, una sola copia completa di firma, dati personali e recapiti dell’autore.
I candidati devono inviare i loro libri all’indirizzo della Sede legale dell’Associazione
VerbumlandiArt, Via r.Vaglio,15 – 73044 Galatone –LE-

SEZ.S- Narrativa -Poesia horror gotica
Inviare tre copie cartacee originali dell’opera (escluse fotocopie), in italiano, edita a partire dal 2010
compreso, una sola copia completa di firma, dati personali e recapiti dell’autore.
I candidati devono inviare i loro libri all’indirizzo della Sede legale dell’Associazione
VerbumlandiArt, Via r.Vaglio,15 – 73044 Galatone –LE-

N.B.
Sono accettate solo spedizioni cartacee e non sono ammessi testi in forma di Ebook.
La scadenza per la presentazione degli elaborati è fissata alla data del
30 giugno 2017. Farà fede il timbro postale.

Avvertenza: La partecipazione al premio nella sezione L) giovanissimi, va autorizzata dal genitore o da chi detiene la patria potestà.

Le opere presentate potranno essere edite o inedite, purché mai vincitrici in altri concorsi. Saranno accettate opere pubblicate su giornali, riviste, antologie o sul web. È consentita la partecipazione dello stesso autore a più di una sezione con opere differenti, previo pagamento di una ulteriore quota di partecipazione.

Art. 2) scadenza di presentazione
Le opere dovranno pervenire entro e non oltre il 30 giugno 2017

Art. 3) quota di partecipazione
La quota di partecipazione quale contributo e sostegno per le spese di lettura e segreteria,
Sezioni A-B-D-E-F è di € 15 (quindici/00).
Sezioni C-G-H-I è di € 5 (cinque/00)
Sezioni O-P è di € 20 (venti/00)
Sezioni L-M-N-O-P è GRATUITA
Sezioni Q-R-S è di € 20 (20venti/00)

I soci adulti dell’associazione VerbumlandiArt hanno diritto a uno sconto e pagheranno euro € 10 (dieci/00) Le quote dovranno essere versate secondo le seguenti modalità:

Contributi Volontari di Partecipazione
1. versamento su c/c postale n° 001012364095 intestato a “VerbumlandiArt”
2. op. Bonifico sul Conto Corrente Banco Posta IBAN: IT09N0760116000001012364095
3. corrisposto in contanti;
4. Causale: contributo volontario spese organizzative

Art. 4) invio delle opere
Le opere devono essere inviate a mezzo posta elettronica all’indirizzo verbumlandiart2@g.mail.com
I libri invece devono essere spediti a Verbumlandiart via R.Vaglio, 15 – 73044 Galatone -Le-
Le adesioni che giungeranno oltre i termini previsti dal presente regolamento, non saranno prese in considerazione.
L’email e i libri spediti dovranno contenere.
a) I dati personali dell’autore: nome, cognome, indirizzo, recapiti telefonici e indirizzo E-mail. con dichiarazione che le poesie sono opera del proprio ingegno e libere da qualsiasi vincolo (dichiarazione di paternità dell’opera), e autorizzazione al trattamento dei dati personali ai sensi dell’art.13 del D.Lgs. nr. 196/03 (liberatoria relativa ai diritti in materia di privacy)
b) copia dell’avvenuto versamento del contributo e sostegno per le spese di lettura e segreteria.

L’assenza della copia dell’avvenuto versamento o dei dati personali, comporta l’esclusione automatica dal concorso delle opere inviate.

Art. 5) liberatoria
Con la partecipazione al concorso, ogni autore acconsente alla divulgazione delle proprie opere da parte dell’associazione “VerbumlandiArt”, anche ai fini dell’antologia, senza avere nulla a pretendere e rinunciando a qualsiasi pretesa economica. Tutti i diritti restano comunque di proprietà dell’autore. Le opere inviate per il concorso non saranno restituite.
Ogni autore, per il fatto stesso di partecipare al premio, dichiara la paternità e la proprietà intellettuale e creativa delle opere inviate, di avere pertanto pieno possesso dei diritti dell’opera, piena disponibilità e che non sono sottoposte ad alcun vincolo editoriale. L’Organizzazione non risponde di eventuali operazioni di plagio.

Art. 6) Comitato di giuria
Le opere saranno valutate in forma rigorosamente anonima dal comitato di giuria, composto da critici ed esponenti del mondo della cultura, informazione, docenza universitaria i cui giudizi sono insindacabili e inappellabili.
La Giuria non è tenuta a rendere pubblici i titoli delle opere escluse dalla premiazione finale. La loro opera viene svolta nel pieno rispetto delle linee guida dell’Associazione.

Art.7) Risultati
Notizie periodiche e risultati sulle opere e sugli gli autori premiati, verranno pubblicati sul sito ufficiale dell’associazione www.verbumlandiart.com

Art. 8) Premi

Premi
Sono previsti premi in denaro per le Sez. A-C, doni offerti dagli Sponsor, pubblicazioni.
Per ogni sezione verranno proclamati i primi tre classificati che riceveranno una targa personalizzata e pergamena comprensiva di motivazione.
Tutti gli altri finalisti riceveranno una medaglia e una pergamena d’onore o diploma di merito.
La giuria assegnerà premi speciali della Critica, ai candidati che si sono distinti per la pregevolezza dei loro componimenti.
Il Premio Verbumlandiart (Targa più motivazione) alla Carriera sarà offerto alle Eccellenze indicateci dagli esponenti della Giuria.
Il premio della Casa Editrice Milella verrà assegnato al componimento primo classificato nelle sezioni raccolta di poesie a tema libero (silloge) e racconto, per la sezione giovani, per incentivare il lavoro degli esordienti, e consiste nella pubblicazione di un’opera composta da 50 poesie o un racconto massimo di 80 pagine o raccolta di racconti brevi in numero di 50 copie.
I premi saranno consegnati esclusivamente durante la cerimonia di premiazione agli autori premiati o a loro delegati.
I premi non ritirati nel corso della premiazione (ad esclusione degli attestati) non verranno spediti, ma resteranno a disposizione degli aventi diritto per sei mesi presso la sede legale dell’associazione a meno di accordi particolari con l’autore per la spedizione a domicilio.

Art. 9) Cerimonia di premiazione
la premiazione avverrà nel corso della serata conclusiva (24 settembre) della manifestazione.
I vincitori dovranno raggiungere il luogo della premiazione a loro spese. Ogni eventuale variazione verrà comunicata preventivamente.
In caso di provata impossibilità, potranno delegare persona di loro fiducia mediante delega scritta. Sarà data massima diffusione circa l’evento attraverso stampa, internet e TV locali.

Art. 10) Antologia
L’organizzazione provvederà, come tradizione, alla stampa dell’antologia della presente edizione, pubblicata mediante casa editrice convenzionata con l’associazione. L’antologia conterrà le migliori opere valutate e selezionate come meritevoli dalla giuria, con relativa motivazione ed eventuali note biografiche degli autori.

Art. 11) Informativa sulla privacy
Le utenze e gli indirizzi e-mail comunicati alla Segreteria del premio, verranno utilizzate solo per comunicazioni legate al Premio Letterario Nazionale. I dati personali saranno trattati nel rispetto del D.lgs 196/2003.

L’organizzazione, ove si renda necessario, si riserva il diritto di portare variazioni al presente bando e al piano premi. L’Organizzazione non risponde altresì di qualsiasi conseguenza dovuta ad informazioni mendaci circa le generalità comunicate. La partecipazione al concorso comporta la piena accettazione del presente bando per tutte le clausole che lo compongono. L’inosservanza di una qualsiasi delle norme nello stesso prescritte costituisce motivo di esclusione dal premio.

per informazioni:
Associazione culturale Verbumlandi-Art
via R. Vaglio, 15 – 73044 Galatone (Le)
cell. 338 6341006

Risultati
Verranno informati dei risultati i vincitori e i menzionati in tempo utile per poter partecipare alla premiazione.
I risultati del Premio saranno comunque visibili sul sito www.verbumlandiart.com, Notizie relative al Premio saranno diramate attraverso la stampa nazionale e ogni altro veicolo di informazione

Note e dati personali
La partecipazione al Premio implica l’incondizionata accettazione di tutte le clausole del presente Regolamento.
Con l’autorizzazione al trattamento dei dati personali si garantisce che questi saranno utilizzati esclusivamente ai fini del concorso e nell’ambito delle iniziative culturali del Cenacolo per la legge 675 del 31/12/96 e D.L. 196/03. Le opere non saranno restituite: i libri verranno donati per progetti culturali.
L’organizzazione, ove si renda necessario, si riserva il diritto di portare variazioni al presente regolamento e al piano premi. L’Organizzazione non risponde altresì di qualsiasi conseguenza dovuta ad informazioni mendaci circa le generalità comunicate.

GIURIA
Presidente Onorario:
Haidar Hafez
Giurati:
Anna Colaci
Annella Prisco
Benedetta Stasi
Carlo Alberto Augieri
Carmen Moscariello
Ciro Cianni
Francesco Lenoci
Goffredo Palmerini
Lorenzo Spurio
Luigi Grasso.
Rosa Nicoletta Tomasone

Consulente Artistico: Giancarlo Danieli
Organizzazione e Logistica: Titti Vaglio, Simona Margherito, Elisabetta Zuccalà

Collaboratori:
Marketing e Comunicazione: Giancarlo Danieli, Davide Capua
Il Caffè Letterario di VerbumlandiArt e il Cenacolo dei Giovani talenti

VICENTE ALEIXANDRE DEGNO ESPONENTE DELLA GENERAZIONE DEL ’27 E DEL SURREALISMO – Yuleisy Cruz Lezcano

VICENTE ALEIXANDRE DEGNO ESPONENTE DELLA GENERAZIONE DEL ’27 E DEL SURREALISMO

 

 

Con ammirazione faccio i miei auguri al poeta Vicente Aleixandre, degno esponente della generazione del ’27. Questo poeta, con il suo surrealismo spiccato, suscita ancora sia paura, sia passione, ma mai lascia indifferente il lettore. Devo riconoscere che, nel mio caso, sono appassionata di questa corrente Surrealistica, adoro la poetica di Aleixandre, così come quella di Rafael Alberti. E ringrazio ad André Breton che battezzò questo movimento come “Surrealisme” , cioè “Super-realismo”, ed è grazie a lui che oggi possiamo raggruppare artisti simili fra loro.

Vicente Aleixandre, nato un giorno come oggi, il 26 aprile del 1898, poeta spagnolo, membro della “Real Academia Spagnola” insignito con numerosi premi letterari importanti e, fra tutti i riconoscimenti, è stato insignito con il Premio Nobel nel 1977.

Vorrei ricordare alcune delle sue opere più risalenti: “Historia del corazón” (Storia del cuore) e “Retratos con nombre” (ritratti con nome), “Pasión de la tierra”  (Passione della terra) e altri…, dai titoli s’intuisce che lungo i versi di queste raccolte si assiste a un reportage surrealistico. Si può comunque dire che “Passione della terra” sia il più surrealista fra i libri surrealistici. Questo esemplare è un libro di poesia in prosa scritto negli anni 1928-1935-1946. Con questo libro Aleixandre si spoglia completamente della lirica tradizionale e si avvicina alla scrittura automatica, che ha origine nei sogni, tipica del Surrealismo. Anche se il poeta non ha mai voluto accettare tale dogma. Devo aggiungere che il surrealismo per Vicente Aleixandre non è un gioco, né uno sperimento di avanguardia, ma è più un’espressione poetica, creativa e, nonostante può sembrare una contraddizione, il surrealismo origina da pensieri razionali. Alla poetica di Aleixandre si aggiunge l’intimismo, perché il poeta racconta nei suoi versi se stesso e le sue emozioni.

La prima produzione poetica di Vicente Aleixandre s’inquadra in quel processo di rinnovamento operato da alcuni tra i più noti poeti spagnoli della prima metà del Novecento [Machado, Jiménez, Guillén, Diego, Alonso, e i più noti Cernuda, Salinas, Lorca e Alberti] che la critica spagnola raggruppò per un giudizio di contiguità generazionale, sotto la denominazione di Generazione del 27; Generazione che parte dall’esempio di Góngora. Le sue prime opere presentano le stesse impronte di quasi tutti i compagni della generazione dell’27  e del passato recente (Bécquer e Darío), il poeta, inoltre, trae ispirazione dai grandi maestri viventi che gli servono come guida (Juan Ramón Jiménez e Antonio Machado) ed è attratto dalla potente avanguardia poetica del momento (in particolare dal Surrealismo). Nell’opera di Aleixandre emerge un abbagliante impiego di metafore. Aleixandre  è uno dei poeti più illustri della lingua castigliana, con la sua poetica ha creato immagini di grande bellezza. A volte, queste immagini sono troppo criptiche; però nonostante non si comprenda appieno il loro significato, si può apprezzare la loro rara bellezza. Il poeta tramite questo nuovo modo d’essere nella scrittura, ha posto l’accento nella de-costruzione del passato e la creazione di una lirica nuova, in un processo che rifiuta la poesia lirica declamatoria, naturalistica e attinge, invece, a piene mani nella tradizione popolare, da cui il poeta riteneva di poter trarre più originale e intima fonte d’ispirazione.

La storia travagliata di questo poeta deriva dal fatto che durante le vicende della guerra civile spagnola, abbraccia la causa repubblicana e per tale scelta patisce la successiva messa al bando della sua opera nel triste periodo franchista, rendendosi così punto di riferimento costante e presente “sul campo” per i poeti più giovani della generazione dell’50.

Vicente Aleixandre, nato a Siviglia nel 1898 e morto a Madrid nel 1984, nel corso della sua lunga e travagliata vita, fu membro singolare e nello stesso tempo determinante per la produzione poetica dell’intera Generazione del 27, e ancor più determinante per la successiva generazione di poeti che si sarebbe andata formando. Nello specifico questo grande poeta forma, con Luis Cernuda e Federico García Lorca, il trio dei grandi poeti ad orientamento surrealista.

Secondo Aleixandre, la poesia è sin dall’inizio “un’aspirazione alla luce”; e allo stesso tempo, secondo il suo pensiero ogni poeta si manifesta come tale mettendosi in mostra e consegnando la propria opera agli altri” in quell’istante che il poeta decide di venire alla luce,  consegna i propri titoli agli altri, per essere giudicato, in base alla qualità intrinseca della sua poetica e di conseguenza, il poeta può entrare o meno nel cerchio dei poeti, per essere accettato o meno come tale. Si può dire che, da una parte il poeta deve mostrare le proprie capacità tecniche, le sue conoscenze sui modi e messi esistenti per esprimersi tramite la poesia, e, allo stesso tempo, il poeta dovrebbe esprimere quel che vuole raccontare a se stesso.

La prima pubblicazione di Aleixandre, Ámbito (1928), cammina di pari passo a quella del poeta Guillén, e può essere affiancata dal punto di vista tematico al Cántico che Guillén pubblicò nello stesso anno. Le tematiche trattate da entrambi i poeti esaltano la gioia del vivere e il piacere dei sensi,  con tutte le implicazioni di allegria e soddisfazione cui l’uomo, per sua natura, aspira. Tuttavia, a questa prima prova di Aleixandre ancora manca la disciplina intellettuale ed estetica propria del verso di Guillén; carenza questa che si rinnoverà nella successiva pubblicazione del ‘35 che riporta molte poesie in prosa che l’autore aveva composto disorganicamente in età giovanile, raccolte finalmente in forma definitiva in “Pasión de la tierra”.

Seguì la pubblicazione di Espáda como labios, la quale per l’uso delle associazioni visibili già nel titolo dell’opera (laddove scrive che le spade sono “come” labbra, anziché dire “spade o labbra”, o ancora “spade fatte di labbra”, mirando ad innescare e attivare nel lettore una lettura fondata sulle fascinazioni intuitive ed associative) attirò su Aleixandre l’attenzione critica più negativa, che gli rimproverava di considerare la poesia fine primo e ultimo, nel totale abbandono di sé all’intuizione e al dialogo del subconscio, venendo così meno all’imperativo di Guillén che sosteneva appunto che “non c’è più grande ciarlataneria del subcosciente che si abbandoni alla sua trivialità”. Le successive tre opere, La destrucción o el amor (1935), Mundo a solas (1950) e Sombra del paraíso (1944), segnarono invece il raggiungimento della sua piena maturità poetica, riuscendo nel difficile compito di incanalare la sua fervida immaginazione in una struttura logica adeguatamente distaccata per la creazione di un linguaggio poetico privo di cadute e imbarazzanti abbandoni.

Nel 1968 è stato pubblicato “Poemas de la consumación” (Poesie della consumazione), tale opera è stata l’ultima di Aleixandre, qui il poeta veste il proprio linguaggio di sottigliezze ritmiche e dà alla sua poetica nuovi valori verbali e metaforici, quindi quest’opera rappresenta la sintesi di un intero percorso poetico, che ha visto l’autore attraversare in modo sempre particolare ed originale il super- realismo spagnolo e la dimensione di un parnassianesimo cosmico – erotico, per poi approdare ad una maturazione dolorosa della materia poetica, che diviene un mezzo per comunicare una visione della vita più consapevole ed elaborata, quindi il poeta tratta temi come i problemi sociali e la morte e vive tutto il barlume terreno dibattendo ogni sua veduta, in modo seppure intimo anche surreale e metafisico.

 

Vi lascio a seguito alcuni versi che tradotto:

Calla, calla. No soy el mar, no soy el cielo.

Soy el calor que sin nombre avanza sobre las piedras frías.

Vicente Aleixandre.

 

Zitta, zitta. Non sono il mare, non sono il cielo.

Sono il calore che senza nome avanza sui sassi freddi.

 

MI VOZ

He nacido una noche de verano

entre dos pausas. Háblame: te escucho

He nacido. Si vieras qué agonía

representa la luna sin esfuerzo.

He nacido. Tu nombre era la dicha.

Bajo un fulgor una esperanza, un ave.

Llegar, llegar. El mar era un latido,

el hueco de una mano, una medalla tibia.

Entonces son posibles ya las luces, las caricias, la piel, el horizonte,

ese decir palabras sin sentido

que ruedan como oídos, caracoles,

como un lóbulo abierto que amanece

(escucha, escucha) entre la luz pisada.

(de Espadas como labios, 1932)

 

LA MIA VOCE

Sono nato una notte di estate

fra due pause. Parlami: ti ascolto

Sono nato. Se tu vedessi che agonia

rappresenta la luna senza sforzo.

Sono nato. Il tuo nome era la fortuna.

sotto un fulgore una speranza, un passero.

Arrivare, arrivare. Il mare era un battito,

il buco di una mano, una medaglia tiepida.

Perciò erano possibili le luci, le carezze, la pelle, l’orizzonte,

Quel dire parole senza senso

Che rotolano come uditi, conchiglie,

come un lobo dell’orecchio aperto che albeggia

(ascolta, ascolta) fra la luce impronte.

(de Espadas como labios, 1932)

De tu almohada, la gracia y el hueco.

Y el calor de tus ojos, ajenos.

Y la luz de tus pechos

secretos.

Vicente Aleixandre.

 

Del tuo cuscino, la grazia e il buco.

E l’ardore dei tuoi occhi, strani.

e la luce dei tuoi seni

segreti.

 

TIENES NOMBRE

Tu nombre,

pues lo tienes. Toda mi vida ha sido eso:

un nombre. Porque lo sé no existo.

Un nombre respirado no es un beso.

Un nombre perseguido sobre un labio

no es el mundo, pero sueño a ciegas.

Así bajo la tierra, respiré la tierra.

Sobre tu cuerpo respiré luz.

Dentro de tí nací: por eso he muerto.

Hai nome

 

Il tuo nome,

giacché tu l’hai. La vita non è stata

altro che un nome. Lo so, e non esisto.

Un nome respirato non è un bacio.

Un nome che s’incalza sopra un labbro

non è il mondo, è sognarlo da ciechi.

Così sotterra respirai la terra.

Sopra il tuo corpo respirai la luce.

Nacqui dentro di te: perciò son morto.

 

Yuleisy Cruz Lezcano

Il genio artistico di Carlo Rambaldi in una mostra itinerante: prima tappa Lamezia Terme – Sebastiano Catte

 

Rambaldi

Per la prima volta in esclusiva mondiale le opere pittoriche del maestro degli effetti speciali, premio Oscar per King Kong, Alien e E.T. Organizzano Artepozzo e Quadrifoglio.

È conosciuto dal grande pubblico come il maestro degli effetti speciali, per ben tre voltepremio Oscar  per pellicole e simbolo indiscusso del genio creativo italiano nel mondo. Ma Carlo Rambaldi  è stato un artista nel senso più completo del termine: non solo scultore e creatore visionario di figure magiche in grado di regalare emozioni sorprendenti e far sognare intere generazioni. Pochi sanno infatti che il ‘padre’ di E.T ha sempre coltivato sin da ragazzo la passione per la pittura, anche se le sue opere pittoriche (arte figurativa e astratta) non sono mai state esposte in pubblico. L’occasione di ammirare da vicino i suoi dipinti potremo averla molto presto:  Artepozzo  “Energia d’Arte Contemporanea” di Montaldeo (Alessandria) e il  Quadrifoglio  di Rosarno (Reggio Calabria) stanno infatti organizzando la mostra dal titolo  “Arte e Cinema”, che sarà allestita al  Teatro Grandinetti di Lamezia Terme  a partire dal  5 agosto  di quest’anno. L’iniziativa, che si avvale della stretta collaborazione della famiglia Rambaldi (in particolare della figlia Daniela, vicepresidente del Museo intitolato al padre), sarà itinerante e prevede altre tappe in altre città, oltre a quella calabrese. Insieme alle opere del maestro ci saranno anche quelle di altri artisti di prim’ordine – pittori, scultori e fotografi – che saranno invitati a partecipare direttamente dagli organizzatori.

ET.

La scelta di Lamezia Terme ha un significato molto speciale: alla cittadina calabrese, dove ha soggiornato a lungo negli ultimi dieci anni della sua vita, e alla Calabria più in generale (terra che ha dato i natali a sua moglie  Bruna Basso) infatti Carlo Rambaldi era particolarmente legato, anche se era nato a  Vigarano Mainarda, in provincia di Ferrara, nel 1925. Sin da ragazzo la sua vera passione è stata la meccanica, in particolare la meccanica come fisica del movimento applicata all’arte. Aveva sempre sognato di fare l’artista e dopo la laurea all’Accademia delle Belle Arti di Bologna per lui si aprirono le porte di quella che è considerata universalmente la “settima arte”, il cinema.

Tutto cominciò quasi per caso, quando nel 1956 fu chiamato a Cinecittà per progettare un drago protagonista di un film di fantascienza a basso costo. Si trasferì quindi a Roma dove visse nel periodo d’oro del cinema italiano, mettendo a disposizione la sua arte ai maggiori registi dell’epoca: da Fellini a Ferreri, da Pasolini a Monicelli fino a Dario Argento. Proprio con quest’ultimo realizza nel 1975 un terrificante bambolotto per un thriller di grande successo: “Profondo Rosso”. Poi l’approdo a  Hollywood, chiamato da  Dino De Laurentische lo volle per la creazione del primo  King Kong”  di John Guillermin, il colossal che gli permise di conquistare la prima statuetta dell’Academy di Los Angeles. Proprio in una città nei pressi di Los Angeles, a Burbank, Rambaldi aprì il suo laboratorio, dove sviluppò sofisticati progetti di  “meccatronica”  (gli effetti speciali ottenuti con l’unione di meccanica ed elettronica). Progetti che troveranno applicazione anche in altri film di grande successo internazionale, a cominciare da  Alien”  di  Ridley Scott, per il quale contribuisce, insieme a Hans Ruedi Giger, all’ideazione della creatura aliena divenuta poi celebre in tutto il mondo. E successivamente, nel 1982 la collaborazione con  Steven Spielberg  per quello che è considerato il suo capolavoro assoluto:  “E.T.”, l’alieno che resterà per sempre nell’immaginario collettivo degli amanti del cinema, l’esserino dalla grande testa e dagli occhi tristi a cui Rambaldi ha saputo dare un’anima oltre che un corpo, dotato di un’espressività che forse mai in passato nessuno è stato capace di conferire a una creatura meccanica.

Oggi l’arte di Rambaldi potrà rivivere grazie anche alla mostra che sarà allestita in Calabria e a cui gli organizzatori stanno già lavorando con passione e grande cura per ogni piccolo dettaglio. “Siamo molto orgogliose di ospitare per la prima volta nel mondo le opere del grande maestro Rambaldi e di avere il privilegio di collaborare con la sua famiglia” affermano le due organizzatrici  Angela Maioli Parodi, presidente di  Artepozzo “Energia d’Arte Contemporanea” e Annunziata Staltari,  presidente del  “Quadrifoglio”.

Sebastiano Catte, com.unica 24 aprile 2017

www.agenziacomunica.net

Per informazioni:

Email  angela@artepozzo.eu

Giuseppe Caleri, un virtuoso dell’arte della stampa. – Franco Presicci

Giuseppe Caleri

 

E’un maestro, un virtuoso dell’arte della stampa. Un tipografo, un artista, con una prestigiosa vita professionale. Allevato sin da ragazzo tra setolini e balestre, affinato in officine dai nomi prestigiosi, Giuseppe Caleri ha anche una notevole dimestichezza con le piante. Le coltiva su un pezzo di terra che si estende di fianco al suo regno: un capannone con tante macchine moderne e, in un angolo ben tenuto, l’armamentario di una volta, dalla cassettiera al telaio.

Qualcuno lo vuole somigliante ad Errol Flynn, l’attore irlandese che nel ’35 esordì con “Capitan Blood”. Ha 72 anni, un sorriso arioso, una parlantina ricca di toni, bassi, alti, accesi a seconda dell’argomento o del suo umore, passo da maratoneta, battute di spirito argute, sempre garbate. Se si va nella sua tipografia verso mezzogiorno, si resta imprigionati nella sua cucina, seduti al tavolo fumante di piatti da lui confezionati con l’abilità di uno “chef”. E’ proprio in cucina parliamo, con frequenti interruzioni, perché non sta mai fermo. Apre il frigorifero, stappa una bottiglia e tiene d’occhio la pentola in cui bolle l’acqua per la pasta da scodellare sulle cozze affogate in un rosso delicato. Anche ai fornelli ha dunque talento, tanto che persino Edoardo Raspelli, critico di lunga militanza, severo e scrupoloso, avrebbe apprezzato il polpettone che è pronto a servire, accompagnandolo con un Primitivo di Manduria. “Il peperoncino, manca il peperoncino”, esclama incalzando il figlio Alberto, che lo segue nel lavoro ed è ormai come il gregario che tallona il campione. Poi si alza di scatto: ha dimenticato l’insalata, “accipicchia la lattuga, stavo per raccoglierla, mi sono distratto”; e corre nell’orto, attraversando il vialetto fiancheggiato da piselli, melanzane, peperoni…

“Non sarai la copia di Errol Flynn, non sarai adatto a un film di cappa e spada”, gli dico quando ricompare, ma hai l’energia di un atleta. “Dobbiamo parlare di fanfaluche o di cose più serie?”, risponde scherzando a sua volta. “No, della tipografia tradizionale che custodisci come un tesoro”. Infilza gli spaghetti e risponde: “Non la considero un reperto archeologico. Ci lavoro anche, di tanto in tanto, per appagare la nostalgia per gli inizi della mia carriera. Faccio solo piccole cose”. E versa un altro sorso. Al termine del pranzo, non luculliano ma prelibato, ci conduce alla cassettiera, la apre, pesca i caratteri, compone il mio nome, lega con un elastico quei piccoli parallelepidi e me li porge. “Un ricordo della visita”. Dono molto gradito. I suoi occhi s’inumidiscono quando rievoca il passato. “Vedi questo telo? Lo vedi?”. Lo solleva e sbuca la storica Pedalina, la macchina più usata nelle vecchie tipografie. Un paio di metri più avanti, la “Heidelberg Stella”, di fabbricazione tedesca, che ha almeno 130 anni. Il pensiero va all’epoca del piombo, quando anche nelle tipografie dei giornali gli addetti circolavano con il camice scuro, orgogliosi del mestiere che facevano. “Il piombo! E’ scomparso come tante altre cose”, sospira. “A partire dagli anni Settanta è stato gradualmente detronizzato, sconfitto dal progresso, dalle innovazioni tecnologiche. Quando c’era il piombo mi sentivo più creativo, avevo più libertà nell’accostamento dei caratteri, potevo realizzare una pagina perfetta, con spazi bianchi e interlinee armonizzati…Adesso il computer ha ristretto il campo della fantasia…”.

Giuseppe Caleri

Caleri mi invita nel suo ufficio e mi mostra un libro da lui eseguito in occasione di una visita di Giovanni Leone all’ateneo di Bari, in cui il Presidente era stato docente dal ’40 al ’47. “Se si compisse un miracolo e Johann Gutemberg, trovandosi a transitare da queste parti in un giorno di pioggia, cercasse riparo nella tua officina, rimarrebbe frastornato da tutti questi macchinari all’avanguardia, ma ti sarebbe grato per la fedeltà e per la passione da te dimostrate conservando  questo pezzo di mondo antico”. “Già Gutemberg…la sua leggendaria Bibbia a 42 linee! Quasi lo rivedo prelevare le lettere dal cassetto e allinearle sul compositoio…”.

Caleri è un uomo buono, generoso, intelligente, amante dell’arte, lavoratore infaticabile. Aveva 13 anni quando entrò per la prima volta in una tipografia alla Bovisa. Dopo aver imparato tutto quello che c’era da imparare, passò alle Arti Grafiche Rosignani, realizzando lavori di alto livello. Nel ’70 la sede emigrò a Pero e lui venne arruolato dal famoso Luigi Maestri, al quale nel ’63 il Comune, alla Terrazza Martini, dedicò un’esposizione comprendente la “Divina Commedia” illustrata da Dova, Crippa, Guttuso, ed eseguita con i sistemi di allora da Caleri e da due suoi colleghi in due anni. “Da Maestri stampavamo edizioni d’arte e anche altre opere, sempre raffinate, fra cui tutti i proverbi delle regioni e la cucina italiana di Gualtiero Marchesi”. Un giorno in sella a una motoretta regalatagli dal principale cadde e riportò la frattura di un polso. Glielo ingessarono, imponendogli il riposo. Ma Peppino si liberò il pollice con il taglierino, si fece portare l’occorrente a casa e tenendo le pagine di piombo sulle reti del letto terminò “I Viaggi attorno all’Africa” in tre volumi.

Ma desiderava mettersi in proprio, e così con un compagno di lavoro aprì una bottega tipografica in uno scantinato a San Siro. Nell’80, eccolo nel suo edificio, in cui lavora oggi con il figlio Alberto, bravo, ricco di idee, di iniziative, colto, diploma e università, appassionato della sua attività. Alle 7 ogni mattina è già in tipografia, in via De Gasperi a Corsico, ai confini di Milano. Ne esce la sera verso le 8, per correre dal figlio che lo aspetta per fargli vedere i compiti.

Giuseppe Caleri è anche un viaggiatore. Tra le sue mète preferite la Sicilia e la Puglia, dove ha molti estimatori, come a Milano e dintorni. Nell’Isola è andato spesso, attirato dalla bellezza del paesaggio, e anche per far visita ad un amico, al quale dava una mano per sistemare l’orto. Lui sa tutto delle piante. Conosce le specie, le tecniche della potatura e dell’innesto, i tempi della semina, le malattie e i parassiti. Descrive la processionaria e il ragnetto rosso, la mosca mediterranea e i porcellini di terra con autentica competenza. Quando approda in Puglia va a visitare gli ulivi, a Ostuni, Savelletri, Maruggio, soprattutto quelli che sembrano scolpiti dalla mano di un artista consacrato: i tronchi come zampe di efefante o come colonne tortili o come caverne…Monumenti, capolavori della natura. Secolari, testimoni di epoche lontane. Albero sacro. A Fasano, nei pressi del vecchio stabilimento della casa editrice Schena, un ulivo è genuflesso come in preghiera. “Mi affascina, l’ulivo” – confida Giuseppe – lo rispetto. E’ simbolo di pace. Era  un ramoscello d’ulivo quello che portava tra le zampe la colomba che annunciò a Noè la fine del diluvio universale”.

Lo stimolo a catturare immagini di queste meraviglie, e di raccoglierle in un libro. “Potrei farlo, mi piacerebbe. Ma occorre avere il tempo”. E gli ricordo il periodico a cui dette vita tanti anni fa, con un paio di pagine dedicate a protagonisti della tavolozza, da Ibrahim Kodra, l’estroso albanese che attraversò oltre settant’anni di storia milanese, a Ernesto Treccani. “Ero giovane, tanta acqua è passata sotto i ponti”.

Dagli scaffali prende alcuni libri che ha stampato negli anni e me li sfoglia. Ogni libro un atto del cuore. Poi mi accompagna a dare un ultimo sguardo alla vecchia tipografia. “Mi sono tenuto le attrezzature delle mie prime esperienze per non cancellare una parte di me. Mi sono modernizzato, ma poi mi ritrovo sempre qui tra queste sopravvivenze. Che emozione quando pesco i caratteri nei siti… Se un giorno, per ragioni di spazio, fossi costretto a rimuovere questa ricchezza, lo farei dopo aver trovato un luogo degno in cui entrare a piedi nudi”.

Alberto è pronto a spegnere le luci. Si è fatto tardi. Fuori è calato il buio; il fischio prolungato di un treno che, partito dalla stazione di San Cristoforo, al Giambellino, sferraglia verso Mortara, rompe il silenzio. La giornata con Giuseppe Caleri si è conclusa. Ammiriamo il fico che signoreggia sul piazzale; la pergola che, inarcata tra un cachi e un albicocco, s’ingravida di grappoli quando è tempo, e ripara dal sole il principe dei tipografi, in piena estate, mentre si appisola dopo il pranzo; e promettiamo di tornare. Non per un piatto di spaghettoni con le cozze e un polpettone, ma anche per la tranquillità di questo spazio attaccato a Milan.

 

 

 

 

 

 

 

Franco Presicci

 

Giulia Epifani Artista

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Vive sola e si rifugia nell’arte. Il marito, Franco Polo era musicista e sulle note della sua musica l’artista realizzava le opere:-  “se lui non suonava io non dipingevo”. Infatti nella sala espositiva i visitatori hanno osservato i suoi quadri con sottofondo musicale -“La mia vita  è la pittura ma ora sono sola e le note mi accompagnano sempre. Attraverso la musica io sogno ancora e i miei sogni esistono e continuano a vivere dentro di me”- ha dichiarato l’artista. La sua arte è figurativa fra immagine e colore -“Per me la figura è importante perché esprime ciò che vuoi trasmettere e poi il colore è come la musica e senza la musica io non dipingo. Nei miei quadri, le figure umane sono svariate forse perché ho bisogno di compagnia e rappresentano momenti di vita. La maternità, ad esempio, è manifestata in svariate espressioni: quella surrogata, quella fra due persone dello stesso sesso. Poi vi sono dei quadri in cui si denunzia la violenza sulle donne o l’invecchiamento”-.

Giulia e Lorenzo
Giulia Epifani e Lorenzo

Continuando a raccontare, l’artista ha spiegato che i colori sono forti perchè, dopo un’operazione agli occhi, tornò a casa e con le bende si rimise a dipingere vedendo la luce e quindi la vivacità dei colori. Notando che in genere nelle opere sono raffigurate tre persone, le ho chiesto il perché e mi ha risposto con il suo sguardo sofferto, dolce ma allo stesso tempo sereno, -“non so perché… forse la terza persona rappresenta un angelo custode!…Mi sento di dire grazie a Gesù per avermi dato tutto ciò che ora ho: qualcuno penserebbe che sono pazza perché affermo questo pur essendo sola ma la mia risposta è NO!”-. Continuando ha voluto informare – “Questa mostra l’ho dedicata a Carlo Alberto Augeri, professore di letteratura e filosofia”.

Giulia Epifani è donna esemplare della quale le opere influenzano chi le guarda e da esse, come ha scritto Gilberto Spagnolo, traspare la ricchezza di virtù umana legata ai valori spirituali più profondi che esprimono la forza espressiva difficilmente riscontrabile in altri artisti. Una mostra d’eccezione, su percorsi incrociati di arte e poesia.

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Grande successo per il PREMIO internazionale D’ARTE, POESIA E PROSA “CASERTA 2017 – LA CATENA DELLA PACE” – Goffredo Palmerini

Grande successo per il PREMIO internazionale D’ARTE, POESIA E PROSA

“CASERTA 2017 – LA CATENA DELLA PACE”

La conferenza di Hafez Haidar, le Targhe alla Carriera e alla Cultura tributate, i vincitori del Premio

di Goffredo Palmerini

CASERTA – Grande successo di partecipazione, il 20 e 21 aprile 2017, alla prima edizione del Premio internazionale d’Arte, Poesia e Prosa “Caserta 2017 – La Catena della Pace”, evento organizzato dall’Associazione Culturale VerbumlandiArt di Lecce in partnership con la Pro Loco di Caserta, con il patrocinio della Municipalità del capoluogo campano. Numerose le collaborazioni di associazioni culturali, sociali e di solidarietà nello spirito di pace che VerbumlandiArt anima con le iniziative promosse in Italia e all’estero, una straordinaria catena che all’arte e alla letteratura unisce la specifica missione di promuovere la Pace, il dialogo e il rispetto reciproco tra popoli e culture. VerbumlandiArt si fa portavoce, infatti, dei valori culturali delle Nazioni, dei sentimenti di amicizia e di pace dei loro popoli. Solo nel reciproco rispetto delle specifiche identità nazionali e culturali può affermarsi e crescere una cultura di Pace, nel rispetto delle diversità e nel dialogo con l’altro. Il progetto “Catena della Pace” ha come principale missione quella di promuovere stimoli per la formazione di cittadini d’una società sempre più aperta e multiculturale, dove si affermi un clima di sereno e costruttivo dialogo culturale. Dunque una visione della Pace che si alimenti di buone pratiche con lo scopo di contribuire a formare i nuovi “cittadini del mondo”, capaci d’affrontare e governare con sapienza ed apertura i problemi generati dalla convivenza di culture, religioni e convinzioni politiche diverse, oggi che davvero il mondo è appena fuori dalla nostra porta.

 

Nella prima giornata, dedicata al vernissage della Mostra d’Arte presso la Biblioteca “A. Ruggiero” sul tema della Pace, si è vissuto un momento di grande intensità emotiva con la consegna della Targa alla Carriera al magistrato prof. Amedeo Postiglione. L’illustre giurista ha affermato che la Pace si realizza nell’esercizio costante del rispetto dell’Altro, dell’Ambiente e della Legalità, perché non c’è Pace senza giustizia, senza rispetto per il creato e per i beni comuni, senza rispetto per la diversità culturale, etnica e religiosa. Amedeo Postiglione è Presidente Aggiunto Onorario della Corte Suprema di Cassazione, Vicepresidente del Forum Europeo dei Giudici per l’Ambiente, fondatore e direttore della Fondazione ICEF, nata nel 1978, quando la Corte Suprema di Cassazione creò il gruppo di lavoro “Ecologia e Territorio”, coordinato proprio dal giudice Postiglione, con esperti delle varie magistrature e del mondo scientifico, con lo scopo di promuovere la realizzazione di banche dati giuridico-ambientali. Già docente di Diritto ambientale all’Università di Urbino e all’Università La Sapienza di Roma, il prof. Postiglione è stato Capo dell’Ufficio Legislativo del Ministero dell’Ambiente, Commissario ad acta del Parco Nazionale d’Abruzzo, Consulente dell’Unione Europea in materia di rifiuti pericolosi e Consulente del Consiglio d’Europa in materia di protezione della vita selvatica in Europa.

Alla serata inaugurale della Mostra e del Premio letterario hanno presenziato Daniela Borrelli, assessore alla Cultura del Comune di Caserta, Gian Maria Piccinelli, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche “Jean Monnet” dell’Università della Campania, Regina Resta, presidente dell’associazione VerbumlandiArt , Carlo Roberto Sciascia, presidente della Pro Loco di Caserta e critico d’arte, Rosa Nicoletta Tomasone, vicepresidente della Rete di Cooperazione Culturale Europea “Le vie di Carlo V” e presidente del Centro Culturale Internazionale “L. Einaudi” di San Severo, Margherita Dini Ciacci, presidente regionale Unicef, Paolo Nicola Corallini Garampi, Gran Priore dell’Ordine dei Cavalieri templari di Gerusalemme d’Italia, Vittorio Giorgi, Console onorario dell’Uzbekistan, Rosalia Pannitti, presidente dell’Associazione Genitori d’Italia sez. Caserta, Giovanna Barca, presidente Donne Giuriste d’Italia sez. Caserta, Valentina Bellini Scala, presidente della Fidapa di Maddaloni, Marialidia Raffone, direttrice della Biblioteca “A. Ruggiero”, Lucia de Cristofaro, direttrice Albatros Edizioni, e chi scrive, Ambasciatore d’Abruzzo nel mondo.

La mattina di venerdì 21 aprile, presso il Dipartimento Scienze Politiche “Jean Monnet”, ospite il direttore prof. Gian Maria Piccinelli, il prof. Hafez Haidar, docente di Letteratura araba presso l’Università di Pavia e candidato al Premio Nobel per la Pace, ha tenuto la sua conferenza alla presenza di illustri ospiti e di numerosi studenti universitari. Per l’insigne docente e scrittore Hafez Haidar bisogna superare alcune ipocrisie: “…a livello mondiale, una delle strategie deve essere quella di chiudere le fabbriche di armamenti che commerciano con i terroristi e boicottare gli Stati che finanziano il terrorismo con armi e denaro”. La diffusione della cultura, la conoscenza reciproca e il dialogo interreligioso sono la migliore forma di prevenzione dell’integralismo islamico, secondo il prof. Haidar, straordinario testimone della cultura della Pace ovunque, specialmente in Europa e in Medio Oriente. Nel mondo islamico – ha aggiunto lo scrittore – “…c’è la necessità di promuovere i diritti delle donne”. Il prof. Haidar ha quindi rivolto un invito all’Europa perché non si faccia prendere dal panico di fronte alla questione dei profughi: “…il mio Paese, il Libano, ha una popolazione di 3,5 milioni di abitanti. Tra siriani, palestinesi, iracheni, somali, ospita 3 milioni di migranti”. La Cultura della Pace deve dunque uscire dall’interiorità individuale e diventare fenomeno comunitario e sociale, in cui la diversità etnica, religiosa e culturale si viva come un arricchimento e non come problema.

Dopo la conferenza del prof. Haidar sono state consegnate le Targhe alla Cultura al prof. Gian Maria Piccinelli e all’avv. Antonino Cuomo che più volte è stato sindaco di Sorrento, scrittore raffinato e imprenditore. Un intermezzo musicale ha allietato la mattinata, con arie napoletane cantate dalla soprano Cristina Patturelli, accompagnata alla chitarra da Franco Manuele.

Nel pomeriggio, nella Biblioteca “A. Ruggiero”, si è svolta la cerimonia di consegna dei riconoscimenti a poeti, scrittori e artisti risultati vincitori del Premio “Caserta 2017 – La Catena della Pace”, dei Premi speciali o delle Menzioni d’onore, dopo l’accurata selezione svolta dalle Giurie così costituite: per l’Arte ing. Carlo Roberto Sciascia, critico d’arte e presidente della Pro Loco di Caserta, dr. Giovanni Vinciguerra, gallerista, avv. Raffaele Murtas, artista autore e conduttore di programmi Tv; per la Letteratura prof. Hafez Haidar, docente universitario e scrittore, prof. Carlo Alberto Augieri, docente dell’Università del Salento, avv. Angelo Sagnelli, direttore artistico Spoleto ArtFestival Letteratura, dr. Annella Prisco, presidente Centro Studi Michele Prisco di Napoli, prof. Sergio Camellini, psicologo clinico e poeta. La serata è stata allietata da applauditissimi intermezzi musicali del fisarmonicista Pasquale De Marco. E’ stato infine tributato il Premio alla Carriera alla dr. Maria Cristina Poma e il Premio alla Cultura alla dr. Paola Galioto Grisanti.

Ciascun autore presente ha potuto declamare la sua creazione poetica e di prosa, suscitando emozioni intense. La serata è stata coordinata da Regina Resta e condotta brillantemente da Raffaele Murtas, che ha posto in campo spiccate doti dialettiche e di simpatica ironia, un tocco di leggerezza all’evento, il sorriso in contrappunto alle emozioni. Sono risultati vincitori del Premio letterario Enzo Bacca e Dorotea Matranga, ex aequo per la Poesia, Giuseppe Milella per la Silloge poetica; Paolo Miggiano per la Prosa. Per gli autori in lingua straniera sono risultati vincitori ex aequo i poeti serbi Mika Vlacovic Vladisavljevic e Borisav Blagojevic. Per la sezione Arti Figurative sono risultati vincitori Carmine Sibona per la Scultura, Pier Felice Trapassi per la Fotografia, Leonilda Fappiano per la Pittura. Questi gli artisti in concorso, le cui opere rimarranno esposte fino al 3 maggio prossimo: Gianna Amendola, Antonio Apicella, Norma Bini, Letizia Caiazzo, Daniela Capuano, Rocco Cardinali, Mirella Ciardiello, Loredana De Nunzio, Rosanna Della Valle, Rosanna Di Carlo, Renato Falco, Leonilda Fappiano, Giovanna Giordano, Anna Grisabella, Paola Nuzzo, Vincenzo Paesano, Vincenzo Piatto, Massimo Pozza, Gabriella Pucciarelli, Silvia Rea, Paolo Ruggiero, Bartolomeo Sciascia, Carmine Sibona, Pierfelice Trapassi, Anna Zulla, Sonia Zulla. L’allestimento espositivo e l’organizzazione del Premio sono stati ben curati da Ottavia Patrizia Santo e Guido Vaglio, con il generoso supporto di Mirjana Dobrilla e Leonilda Fappiano.

IL CONTO NON PAGATO – Mika Vlacovic Vladisavljevic

IL CONTO NON PAGATO

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Sono seduto affianco alla mia tazza di the
e ascolto la musica,
una di quel tipo
che fino ad oggi non sopportavo
ma che arrivava da un estraneo
ed a me odioso mondo accuratamente logoro
nei divertimenti pieni di gente, del mondo del blues,
dei dissoluti e dei semi eleganti, nelle moltitudini
degli sghignazzi in uniforme seduti sulle sedie di marmo.
I miei sguardi
incoraggiano sorrisi d’ammirazione
di una straordinaria abile mente di donna in vestito blu.
Alzandomi l’abbracciai attorno alla vita
accostandomi a lei col ritmo di musica
solerte più possibile seguivo i suoi movimenti
delle mani e della spalla,
dei suoi piedi non pestandoli mai.
Siamo rimasti insieme dopo gli applausi
aspettando che il ballo si ripeta
per poter ancora una volta con attenzione
innamorato e dedito ripetere il rito
dei nostri corpi pronti a quel ritmo tribale.
Lei è molto bella, balla divinamente
ed io sono già innamorato di lei
non avendole fatto nemmeno la corte.
Lei sospettava
che per me l’amore è cosa molto seria
che l’amo un po’ alla mia maniera idealistica
che deve imparare piccoli,
leggeri, vitali abilità e giochi
che lei dovrebbe essere la mia maestra
che mi insegni tutto meglio di qualsiasi
altra donna.
Mi assicurò di tutto ciò dicendomi soavemente,
ma abbastanza ad alta voce per attirare l’attenzione dei musicisti:
E’ arrivato il tempo per voi caro Signore
di dormire ancora una volta con la bella dama.
Sul tavolo di marmo è rimasto
il the freddo e il conto non pagato.
Mika Vlacovic Vladisavljevic
umetnicko delo slikar Andre Kohn

Liberazione, 25 aprile – Rosaria Catania

Liberazione, 25 aprile

 

Sete su un vocabolo amaro.

pellicola persa,

su un colore svanito

Un papavero si offre alla prima luce

sarà il chiodo di quel bersaglio

poco più di tre minuti

(un sorriso di un soldato)

Il buio scivola leggero

dal diario della mente

tornerò su quelle pagine ingiallite

La ferita scivola giù

e in fondo alla collina

riposerà…

sotto quell’albero di foglie verdi

come furono gli anni suoi

giovane e forte

Tu non sai cos’è la vita…

@ Rosaria Catania(registrata)

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La Liberazione politicizzata – Alan David Baumann

La Liberazione politicizzata

 

Il 25 aprile di ogni anno dovrebbe sancire un evento gaio quale la liberazione dell’Italia dall’oppressione nazifascista. Negare e non trasmettere il valore della libertà riconquistata dai Partigiani e dalle truppe alleate, sono l’anteprima della ripetizione.

Non sarà così a Roma, dove il corteo dell’Associazione Nazionale dei Partigiani ha invitato alcuni gruppi filo palestinesi figli di quel Gran Muftì di Gerusalemme sorridente con Hitler. Una scelta politica senza significato storico ed in antitesi con i valori succitati. Quella libertà riagguantata risalendo lo Stivale dopo lo sbarco in Sicilia, grazie anche al coraggio degli italiani che si ribellarono alla dittatura, citiamo non a caso Franco Cesana, il più giovane partigiano ucciso a solo 14 anni. Un ragazzo ebreo che lottò per il proprio paese, l’Italia.

Fra le truppe inglesi si distinse la Brigata Palestinese composta da soli soldati ebrei e per questo di seguito chiamata “Brigata Ebraica”, ma non da tutti evidentemente afferrato. Esattamente come la creazione della Orchestra Palestinese – formata interamente da musicisti ebrei costretti a lasciare l’Europa – creata da Toscanini per raccontare al mondo intero cosa stava accadendo per opera del nazismo.

Non scrivo questo articolo soltanto come antifascista, come giornalista, come ebreo. Lo scrivo come figlio e responsabile dell’Archivio di Eva Fischer, socio onorario dell’ANPI, che dopo essere stata rinchiusa in un campo italiano al centro dell’Adriatico, riuscì a giungere a Bologna dove divenne attivista di Giustizia e Libertà. A mia madre il nazifascismo uccise 34 parenti fra i quali il padre.

Sono cresciuto assieme ad importanti figure dell’antifascismo italiano, primo fra tutti Aldo Garosci, che iniziò la sua guerra lottando contro il franchismo nel 1936. Negli anni “recenti” dalla reciproca ammirazione ed amicizia con Massimo Rendina nacque l’idea di donare nel 2006 un significativo quadro di Eva alla “Casa della Memoria” di Roma, dal titolo “Un bambino perduto tu fosti e un nome …”.

Nel 2009 ho avuto il grande piacere di allestire due mostre di Eva ad Alfonsine, dove mi hanno parlato della battaglia del Senio e del valore della Brigata Palestinese. Anche lì l’ANPI diede a Eva una tessera onorifica.

Lasciatemi adesso rammaricare per le politiche pacifinte di alcuni, che forse conoscono poco ma certamente non intendono guardare il mondo per quello che è stato e per quello che rischia di ridiventare. Queste mosse azzardate offendono gli italiani di oggi e del periodo bellico, coloro che hanno lottato per la nostra libertà, nonché i veri cittadini presenti a Roma da molto prima del cristianesimo.

Sarebbe stato più opportuno invitare Pippo e Topolino, visto che il 25 aprile dovrebbe significare la gioia suprema per la libertà riconquistata, da trasmettere ai figli come i nostri genitori lo hanno fatto, loro, combattendo.

Alan David Baumann

Alan David Baumann

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nelle foto

Eva Fischer e Massimo Rendina

Eva Fischer con la Brigata Palestinese