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“Racconti di viaggio spigolando il Grand Tour”. Il 7 maggio conversazione di Goffredo Palmerini all’Università per la Terza Età dell’Aquila

L’AQUILA – Martedì 7 maggio, alle ore 16, presso la Sala Benedetto Croce del Consiglio Regionale d’Abruzzo (L’Aquila, via Michele Iacobucci), nell’ambito delle attività dell’Università per la Terza Età, Goffredo Palmerini terrà la conferenza “Racconti di viaggio spigolando il Grand Tour“. Quella dello scrittore e giornalista aquilano, che dell’Università per la Terza Età nel 1982 fu uno dei soci fondatori, sarà una conversazione sul suo ultimo libro “Grand Tour a volo d’Aquila” (One Group Edizioni, 2018) nel quale numerosi sono i racconti di viaggio alla scoperta del Belpaese (Capitanata e Gargano, Basilicata e Matera, Calabria jonica, Garda bresciano, Salento leccese, Trieste e Gorizia, Piemonte occitano,) i reportage di missioni all’estero (New York e il Columbus day, Washington, Mons e Marcinelle) e soprattutto le annotazioni sugli intriganti borghi e le meraviglie del nostro Abruzzo. Nel corso della conferenza scorreranno sullo schermo le belle immagini che corredano le 352 pagine del volume.

Uscito in dicembre 2018, il libro sta conoscendo un significativo apprezzamento dei lettori, in Italia e all’estero, e già si va esaurendo la prima ristampa. Francesca Pompa, presidente One Group, annota nel risvolto di copertina: “Grand Tour a volo d’Aquila, un invito ad attraversare territori, a visitare luoghi e borghi, a scoprire scrigni d’arte, a conoscere persone, a vivere gli avvenimenti fino a sentirsi parte di questo universo in continuo divenire con al centro una città non più semisconosciuta, ma evocata in tutto il mondo e diventata patrimonio universale dopo quanto le accadde nel 2009. E’ l’abilità del vero narratore quella di farti viaggiare, come fa Goffredo Palmerini, attraverso la scrittura che diventa racconto e, pagina dopo pagina, apre a nuovi scenari. Le storie prendono forma e lasciano scorrere immagini che riflettono il tempo di cui sono protagoniste, oggi ma ancor più domani. Infatti, è nel tempo che libri come questo acquistano sempre più valore, quando la memoria diventa patrimonio della propria identità e restituisce, come un fiume in piena, l’apice di una Italia tratteggiata nelle sue peculiarità, nella sua capacità di meravigliare e di essere un’eterna avvincente scoperta”.

Goffredo Palmerini (L’Aquila, 10 gennaio 1948) scrive su giornali e riviste in Italia e sulla stampa italiana all’estero. E’ in redazione presso numerose testate giornalistiche in Italia e, come collaboratore e corrispondente, su diverse testate all’estero: America Oggi (Usa), La Gazzetta (Brasile), i-Italy (Usa), La Voce (Canada), La Voce d’Italia (Venezuela), Mare nostrum (Spagna), L’altra Italia (Svizzera), La Voce alternativa (Gran Bretagna). Collabora inoltre con le Agenzie internazionali AiseInformComUnicaHa pubblicato i volumi “Oltre confine” (2007), “Abruzzo Gran Riserva” (2008), “L’Aquila nel Mondo” (2010), “L’Altra Italia” (2012), “L’Italia dei sogni” (2014), “Le radici e le ali” (2016), “L’Italia nel cuore” (2017), “Grand Tour a volo d’Aquila” (2018). Nel 2008 gli è stato tributato il Premio internazionale “Guerriero di Capestrano” per il contributo reso alla diffusione della cultura abruzzese nel mondo. Nel 2014 ha ricevuto a Lecce il Premio Speciale “Nelson Mandela” per i Diritti Umani. Vincitore nel 2007 del XXXI Premio Internazionale Emigrazione per la sezione Giornalismo, gli sono poi stati conferiti, sempre per l’attività giornalistica, il Premio internazionale “Gaetano Scardocchia” (2017) con Medaglia del Presidente della Repubblica, il Premio nazionale “Maria Grazia Cutuli” (2017), il Premio internazionale “Fontane di Roma” (2018). 

VINCITORI PREMIO “LA VOCE DEI POETI” ROMA 31 MAGGIO 2019

Premio “LA VOCE DEI POETI” 2019 realizzato dall’Associazione VERBUMLANDIART (Presidente Regina Resta) in collaborazione con il Centro Studi Michele Prisco,(Vice Presidente: Annella Prisco) http://www.centrostudimicheleprisco.com/ l’Universita’ Popolare FEDERICIANA (Presidente Salvatore Maria Mattia Giraldi) https://www.unifeder.it/, l’Associazione Sunrise Onlus (Presidente Maria De Giovanni) http://www.salentodonna.it/sunrise-onlus/,
l’Associazione FIABA Onlus (Presidente Giuseppe Trieste) e Anna Silvia Angelini, organizzatrice eventi, comunica i risultati finali:

LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE SI SVOLGERA’ NELLA SALA CONVEGNI DELLA SOCIETA’ DANTE ALIGHIERI IN PIAZZA DI FIRENZE, 27, ROMA ALLE ORE 16.30.

SI ACCEDE PER INVITO SCRITTO.

VINCITORI PREMIO “LA VOCE DEI POETI” ROMA 31 MAGGIO 2019

La valutazione delle opere in concorso è stata effettuata in forma anonima

I componenti di Giuria hanno valutato individualmente tutte le opere assegnate, dopo una  preventiva valutazione di merito al fine di una preselezione degli elaborati propedeutica al giudizio finale,  e  attribuito un  punteggio sulla base dei seguenti fattori di valutazione:

•     Attinenza al tema 

•     Forma – Competenza linguistica e Correttezza formale (uso corretto della lingua)

Rispondenza ai requisiti tecnici previsti dal bando di concorso Analisi sintattico – grammaticale

•     Contenuto – Originalità del contenuto ed elaborazione del contenuto.  

•     Comunicazione – Capacità di trasmettere emozioni ed originalità espressiva. Efficacia del messaggio ed emozioni suscitate. La poesia dovrà saper evocare immagini e suscitare emozioni

•     Ritmo e Musicalità Si cercheranno sonorità e ritmo nei versi.

Successivamente, la segreteria ha predisposto le graduatorie provvisorie, attribuendo ad ogni opera un punteggio espresso in decimi (con estensione alla prima cifra decimale).

La giuria ha inoltre avuto la facoltà di attribuire premi speciali per il livello qualitativo complessivamente molto elevato, ad opere che, pur avendo una valutazione eccellente, non sono rientrate nel podio per decimi di differenza.

GIURIA:

MASSIMO ENRICO MILONE– PRESIDENTE ONORARIO – DIRETTORE RAI VATICANO

TIZIANA GRASSI – PRESIDENTE DI GIURIA – GIORNALISTA

PIERFRANCO BRUNI – SCRITTORE, POETA, GIORNALISTA

ANNELLA PRISCO – SCRITTRICE, VPRESIDENTE CENTRO STUDI MICHELE PRISCO, FUNZIONARIO REGIONE CAMPANIA

GOFFREDO PALMERINI – GIORNALISTA E SCRITTORE

FRANCO ROBERTI – ASSESSORE DELLA GIUNTA REGIONALE DELLA CAMPANIA, EX PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA ED ANTI TERRORISMO

FIORELLA FRANCHINI – GIORNALISTA, SCRITTRICE

COSIMO LORE’ – SCIENZE FORENSE SIENA

SALVATORE MATTIA MARIA GIRALDI – PRESIDENTE FEDERICIANA UNIVERSITÀ POPOLARE

MIRJANA DOBRILLA – SCRITTRICE, POETESSA, TRADUTTRICE

ANTONIETTA VAGLIO – TRADUTTRICE

ANNALENA CIMINO – POETESSA

REGINA RESTA – PRESIDENTE VERBUMLANDIART

Sala Convegni Società Dante Alighieri Roma

VIDEOPOESIA E FOTOPOESIA

PREMIO SPECIALE DELLA CRITICA

IO SONO UN BAMBINO LIBERO – CESARE NATALE E DANIELA LELLI

PODIO

  1. SPOSA BAMBINA – ALFONSO GARGANO
  2. PERDONO – LORIS AVELLA
  3. CONTRO LE DISEGUAGLIANZE – DOMENICO RUGGIERO

FOTOPOESIA PODIO

  1. DONNA – LAURA MARGHERITA VOLANTE
  2. STRACCI DI NATALE – ELVIO ANGELETTI
  3. DOV’E’ MIO FIGLIO – VINCENZO ROSSANO

MENZIONE D’ONORE

SIA LA PACE LA NOSTRA STELLA – ROBERTO ROSSI

VORREI SAPER SOGNARE – MARCO PERNA

NOTTE INFINITA – RICCARDO TIBERI

NUDE EMOZIONI – PASQUINA FILOMENA

SEZ.C POESIA IN LINGUA ITALIANA

PODIO

  1. LA PACE È – ROBERTA MENICONZI
  2. VESTE ROSSA – MARCO VAIRA
  3. ANIMA BIANCA – ROSARIA LO BONO

PREMIO DELLA CRITICA

ESTELA SOAMI – E NOI 

VALERIO DI PAOLO –  27 GENNAIO …

PREMIO VERBUMLANDIART

ANNAMARIA DEODATO – BACHA-BAZI

LIDIA APA – LA STESSA STELLA

VITO ADAMO – ESSERE UMANI

PREMIO DEL PRESIDENTE DI GIURIA

MARIA ANTONIETTA SANSALONE – AD OGNI TEMPO UN PASSO

MANUELA DI MARTINO – SOGNO DI UN SOLDATO

NADIA PASCUCCI – LA STORIA SIAMO NOI 

MENZIONE D’ONORE

ALFONSO OTTOMANA – GIUSTIZIA

ANTONIO CORBO – SPERANZA

AUGUSTA TOMASSINI – GOCCE DI LUCE

FAUSTO MARSEGLIA – TU… TERRORISTA

FRANCA MUCCIANTE – PARTITA A SCACCHI

FRANCESCO EPICOCO – LE INGIUSTIZIE DEL MONDO E…

GIOVANNA AZZARONE – G I U S T I Z I A 

GIOVANNI MALAMBRÌ – L’ALBA DEI PAPAVERI ROSSI

GIUSEPPE MILELLA – INNOCENZA VIOLATA

MICHELE IZZO – LA FRAGILITÀ DELLA BELLEZZA

NINO TIBERIO – DOUMA, 7 APRILE 2018.  SIRIA CHE MUORI

RITA MUSCARDIN – TREMA IL MARE SUL CUORE DEI MORTI

SILVANA STREMIZ & ROBERTO COLONNELLI – NON C’E’ PACE SENZA GIUSTIZIA

UMBERTO CORO – API SENZA ALI

VITTORIA CASO – FRATELLI

RACCONTO SEZ. D

PREMIO ASSOLUTO

MARIKA STAPANE – PRENDIMI PER MANO   

PODIO

  1. CARLO SIMONELLI – VIAGGIO A BODRUM  
  2.  BRUNO PEZZELLA –  ZOPPO
  3. PIETRO CASELLA – DUE SILLABE 

Ex-equo  

ESMERALDA CUSTODE – STORIA DI ORDINARIA QUOTIDIANITÀ 

SAGGIO SEZ. E

PREMIO ASSOLUTO

ANITA NAPOLITANO – L’INFANTICIDIO: BREVE EXCURSUS S’UN CRIMINE ANTICO     

LIBRI EDITI SEZ. F

PODIO

  1. MONICA FLORIO – Acque Torbide (Elison Publishing)
  2. SALVATORE LA MOGLIE – Hanno Rapito Moro (Macabor Ed.)
  3. ALESSANDRO PUGI – L’origine Del Male (Ctleditore Livorno)

MENZIONE D’ONORE

ANTONELLA TAMIANO – Come Frammenti Di Stelle  (CentoAutori Ed.))

UMBERTO DONATO DI PIETRO –Il senso della vita Giulia (Yucaprint)

FABIO SQUEO – I poeti navigano sul viale (Ed. Le Mezzelane)

LIBRI EDITI STRANIERI IN ITALIANO

PREMIO SPECIALE

POESIA: HILAL KARAHAN – Angoli della notte (Traduzione di Claudia Piccinno)(Il Cuscino di Stelle)

PROSA: MISK HAMID – L’albero del Popolo (Libellula Edizioni)

PREMIO SPECIALE DELLA CRITICA

PER L’IMPEGNO, L’ATTIVITA’ E LA TESTIMONIANZA AUTENTICA CON LO SGUARDO PROFONDO ALL’IMPEGNO CIVILE.

  • ANNA SILVIA ANGELINI – La Violenza Declinata. (Bertoni Ed.)
  • PAOLO MIGGIANO – NAK13314 Le strade della Méhari di Giancarlo Siani. (Alessandro Polidoro Editore)

PREMIO VERBUMLANDIART

PER LA RICERCA ACCURATA DELLA VERITA’ E DELLA GIUSTIZIA NEGLI INFERNALI MECCANISMI BUROCRATICI E CORPORATIVI AL LIMITE DELLA LEGALITÀ DELLA GIUSTIZIA STESSA.

  • MARIA VITTORIA PICHI – Come una lama. (Ventura Edizioni)
  • FRANCESCO GEMITO – La rabbia e l’amore. (Il Quaderno Edizioni)
  • GRAZIA BUSCAGLIA BONASSO – Rosso Come La Neve (L’Infernale Edizioni)

VINCITORI PREMIO “LA VOCE DEI POETI” ROMA 31 MAGGIO 2019 SCUOLE E MINORI

1° PREMIO D’ONORE alunni della VE- Scuola Primaria I.C.Onorato Fava –Napoli
VIDEOPOESIA “NASCERE A COLORI” 
Insegnante riferente: ELENA VARRIALE

1° PREMIO D’ONORE Scuola Media
FOTOPOESIA ” FORZA DI…” Chiara Anna Maria De Donatis 
II C- Scuola Media, Ist. Comp. Italo Calvino Alliste (Le)

1°PREMIO D’ONORE “IST.TECNICO ECONOMICO “COSTA”-LECCE”
SAGGIO “INGIUSTIZIE”Giulio Raganato classe 2^

1° PREMIO D’ONORE Liceo Scientifico e Linguistico “A.Vallone”
RACCONTO “UNA NUVOLA LIBERA” Benedetta Bello classe 3^ D.
Dirigente Scolastico
Maria Rosaria Bottazzo

SEZIONE AUTORI STRANIERI

POETI STRANIERI:

SERBIA

POESIA – POEZIJA:

1. MILOŠ MARJANOVIĆ

    ČOVEK SAM

2. LJUBODRAG OBRADOVIĆ

    JASNOĆA

3. LJILJANA FILIPOVIĆ JOKIČIĆ

    NEMOJ

 3. JASNA KOSANOVIĆ

    MORALNE SRAMOTE

ATTESTATO DI MERITO PER LA PRODUZIONE LETTERARIA

NAGRADA ZA ZASLUGE NA POLJU KNJIŽEVNOG STVARALAŠTVA

IBRAHIM DŽEMAIL – BOGOVI NA LOMAČI

KEMAL LJEVAKOVIĆ – VJERUJ

RUŽICA KIŠUR ČRLENEC – ZABLUDA

SLAĐANA VULIN – LAŽNI ČOVEČE

SNEŽANA BIHLER – DIJAGNOZA

VESNA FOJKAR ĆIRIĆ – ONA

VESNA MIŠKOVIĆ – JA SAM TALAS KOJEG NISI UBIO

VLASTIMIR STANISAVLJEVIĆ – DRVO POKRAJ GROBA

ZORICA ĐUĐIĆ MITIĆ – KAD PRAVDA PROGOVORI

FOTOPOESIA- FOTOPOEZIJA:

1. MILOŠ IVETIĆ

    MIHOLJDAN

2. LJILJANA KARANOVIĆ

    SARAJEVSKI  ROMEO I JULIJA

3. NEDA ĆULETA

SANJAM BOLJI SVIJET

ATTESTATO PER MERITO POETICO

DIPLOMA ZA POETSKU ZASLUGU

  1. ZANA BOŠKOVIĆ COVEN – ISTINA

VIDEOPOESIA – VIDEOPOEZIJA:

1. STEFAN LAZAREVIĆ

    AD ADAMO

2. RADA NESTOROV

    OSMI DAN

3. VELIKA TOMIĆ

    NOĆU TE NE SANJAM

RACCONTO – PRIČA:

1. DIJANA TOŠIĆ

    NE RUŽI ME MAJKO

2. MILE LISICA

    MAJKA

3. LJILJANA CRNIĆ

    NOVI MOMAK

ROMANIA

1.LILIANA LICIU

DESȚĂRARE

2.ANGI MELANIA CRISTEA

   INFANZIA

3. CORINA JUNGHIATU

   IL RITUALE DI UN ALBA

GERMANIA

SATIS SHROFF

THE PROMISE 1945                                                         

KOSSOVO

TYRAN PRIZREN SPAHIU

MYANMARS AROUND THE WORLD!

ISRAEL

MARIANA QUNBAR

POEZIJOM KAO MAČEM

EGITTO

GEORGE ONSY

QUANDO SCRIVO IN ITALIANO

(SCRIVENDO IN ITALIANO)

IRAQ

  • SABAH AL-ZUBEIDI

SVEĆE ZA NASTRADALE NEVINE

  • HUSSEIN NHABA

PEACE OF THE FLOVER GIRL

KENIA

HILLARY MAINGA

NO JUSTICE

MÉXICO

MIGUEL ANGEL ACOSTA LARA

COMO UNA ROSA EN EL DESIERTO

(FEMICIDIO)

TURCHIA

SERPIL DEVRIM

LO STESSO

INDIA PUNJAB

DR. JERNAIL SINGH ANAND

RELIGION MONGERING

MUMBAI-INDIA

SUNIL SHARMA

DEATH TO THE FEMALE

RUSSIA

VYACHESLAV KUPRIYANOV

APPEL

PAKISTAN

MUHAMMAD SHANAZAR

SILENCE WEEPS AND WAILS

PHILIPPINE

CAROLINE NAZARENO

MORTIFICO

(A TRIBUTE TO A KILLED INNOCENT)

 

I NOSTRI SPONSOR:

Città Silenti a Matera 2019

MATERA. Città Silenti è la mostra di Michele Volpicella con il patrocinio di Matera 2019, Open Future a cura di Avangart di Sebastiano Pepe e Nicolò Giovine, esposta a Matera presso la Fondazione Sassi via San Giovanni Vecchio, 24.

Vernissage d’inaugurazione: domenica 14 aprile 2019 ore 18,00.

Resterà aperta al pubblico tutti i giorni, dalle ore 10,00 alle ore 18,00, con ingresso gratuito, dal 15 aprile al 30 settembre 2019.

Il percorso espositivo si compone di una selezione di opere del maestro Volpicella raffigurante il paesaggio materano nelle sue diverse sfaccettature cromatiche in chiave Neo Metafisica, con una particolare attenzione alla tecnica di lavorazione delle tele, trattate con polvere di tufo e di pietra e successivamente dipinte con accurata prospettiva geometrica ed un’armonia cromatica che caratterizza la loro peculiarità.

La mostra è un omaggio alla città di Matera in occasione del suo riconoscimento a Capitale Europea della Cultura 2019.

Perché Matera è stata proclamata il 17 ottobre 2014 Capitale Europea della Cultura per il 2019?…… Perché l’obiettivo di Matera di porsi alla guida di un movimento finalizzato all’abbattimento degli ostacoli che impediscono l’accesso alla cultura, soprattutto attraverso nuove tecnologie e processi di apprendimento, è stato giudicato visionario.

É questa, tra le motivazioni che hanno portato la Giuria di selezione a scegliere Matera come Capitale Europea della Cultura 2019, quella che più colpisce.

Obiettivo visionario… visioni di radici millenarie… visioni intese come capacità di vedere oltre la realtà materiale e storica…. visioni quali sinonimi di tensione etica e spirituale orientata alla piena realizzazione di sé e dei propri ideali.

Il sogno è quello di costruire questa resistenza attraverso l’arte e la cultura, attraverso il teatro, la danza, la musica, che così non sono più vissute come un oggetto di consumo, ma come parte integrante della vita.

L’arte è innesto vitale per la trasformazione delle persone. L’arte che parte dalla vita, che parte dai problemi della società contemporanea, fa si che ci si interroghi, che si discuta.

L’arte che parte dallo specifico, come nel caso delle tele intrise di poesia di Michele Volpicella, rende possibile la trasmissione nel tempo e nello spazio del messaggio culturale e artistico nella città di Matera: un messaggio intriso di radici, di storia, di futuro, di continuità, di utopie, di percorsi, di riflessioni, di connessioni…. di visioni.

L’opera pittorica di Michele Volpicella crea linguaggi universali, fa poesia, produce bellezza. (dalla prefazione al catalogo del Prof. Francesco Lenoci)

PROF. FRANCESCO LENOCI

La cifra stilistica di Michele Volpicella è ormai diventata una firma inconfondibile: la sequenza quasi aritmetica dei tetti, la peculiare tavolozza cromatica, le finestre mute, l’assenza di figure umane, sono alcuni degli elementi che caratterizzano le sue opere, capaci di attirare un sempre maggior successo di pubblico e critica.

Se a restare inconfondibile è il tratto dell’artista, forgiato sulle lezioni di incisione Sperimentale di Hector Saunier e di tecniche dell’acquerello e calligrafia del Maestro Zhang Huinan, nei nuovi lavori Volpicella innova in modo quasi impercettibile eppure inesorabile la sua pittura.

Michele Volpicella, questo mistico del colore, le cui tele alitano sospiri sognanti, magiche volute.

Si meraviglia l’occhio dell’ammiratore osservando le compiture, l’architettura patinata, le giravolte di luce proiettandosi, quasi di soppiatto, in quell’orizzonte tipicamente volpicelliano fatto di colori e sensi, di fiducia e amori d’abisso, di case e casette che parlano, salendo, le une sulle altre, da un fondo tinta universale verso l’immensità della volta celeste.

Sensibilità e pietas distinguono queste tele, come pure c’è misticismo e fede, quella dell’eternità e quella dell’arte. Ecco perché, ora, lo sguardo di chi ammira s’infila nei meandri delle case color del pane, color del mare, color del pettirosso.

Le case, le pareti, i tetti, ancora le giravolte, le porte, le finestre, gli angoli dipinti da Michele Volpicella sono così intrisi di umanità, che immediatamente ti lasciano percepire la presenza della comunità che contempla. È questa la forza dell’artista, di questo poeta dell’immagine, che sogna e dipinge con l’ispirazione di uno celestiale di coscienza.

Cenni biografici: Michele Volpicella ha approfondito la sua formazione artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Ha frequentato le lezioni di Hector Saunier direttore dell’Atelier Contrepoint de Paris e del maestro cinese Zhang Huinan direttore del Beijing Chinese Character e del City Calligraphy Institute. Descritto dai critici come soggetto dotato di realistica e spiccata sensibilità cromatica, per cui le sue tele tendono a staccarsi dalla figurazione abituale, acquistando pregio nei colori come nelle stesse sceneggiature ricche di echi nordici, avvolte e sospese in un’atmosfera silente che potremmo definire metafisica. È presente in collezioni pubbliche e private.

Dal 2018, a cura di Avangart di Nicolò Giovine e Sebastiano Pepe, ha iniziato un percorso per la realizzazione del progetto per Matera Capitale della Cultura 2019 dal titolo “Le Città Silenti – Racconti a Colori”.

Ciò premesso, uno dei segni più eloquenti della cultura è quello dell’andare incontro. Al riguardo Avangart porterà una selezione di opere del maestro Volpicella che rendono omaggio a Matera 2019 anche a Milano, dal 23 maggio 2019, presso “Felix Lo Basso Restaurant”, il ristorante stellato che illumina Piazza Duomo.

La mostra è accompagnata da un catalogo monografico con un vasto repertorio di immagini e testi a cura di Francesco Lenoci, Fiorella Fiore, Maurizio Nocera, Enzo Quarto e Paolo Levi.

Il diritto alla felicità, secondo Roberto Tiberi Il volume sarà presentato a Jesi, il 30 marzo, presso il Palazzo della Signoria di Goffredo Palmerini

ANCONA – Jesi è una bella città in provincia di Ancona, situata sul lato settentrionale del corso del fiume Esino. E’ il centro più importante della Vallesina. Una leggenda racconta che la città venne fondata da Esio, re dei Pelasgi, qui giunto dalla Grecia nel 768 a.C. Lo stesso leone rampante del blasone cittadino si dovrebbe al fondatore greco, come si legge anche su un’iscrizione presente sotto l’edicola recante lo stemma civico, sulla facciata del Palazzo della Signoria. Questo mitologico re fu ritenuto il capostipite degli Etruschi, dei Sabini e dei Piceni, tre popoli italici di grande civiltà e valore. Tuttavia uno degli eventi più significativi nella storia di Jesi fu certamente la nascita, il 26 dicembre 1194, in una tenda imperiale nella piazza centrale della città – l’antico Foro romano – di Federico II di Svevia. Il grande l’imperatore, lo Stupor mundi, colui che donerà poi a Jesi il titolo di “Città Regia”, con rilevanti diritti di piena autonomia, consistenti privilegi sul dominio del Contado e ampie libertà comunali che la Chiesa, con il suo alterno dominio, non poté più abrogare.

Il Palazzo della Signoria è la sede originaria della Magistratura civica di Jesi, dove il Gonfaloniere e i Priori tenevano il governo della città. Progettato da Francesco di Giorgio Martini, insigne architetto senese, venne edificato tra il 1486 e il 1498. Parte interessante del Palazzo è il cortile porticato interno, su disegno di Andrea Sansovino, con tre ordini di logge, sebbene l’ultimo non sia mai stato completato. L’edificio insiste sulle fondamenta dell’antico teatro romano. E’ uno dei più imponenti palazzi pubblici delle Marche. La sua possente mole quadrata affaccia su Piazza Colocci, nell’area più alta della città. Nel 1586 il Palazzo della Signoria fu ceduto al Magistrato Pontificio e da allora divenne il Palazzo del Governatore, fino all’Unità d’Italia. Dopo il 1861 divenne sede della Pretura della città.

Nella Sala Maggiore del magnificente Palazzo della Signoria, il 30 marzo prossimo (sabato) alle ore 17:30, verrà presentato il volume “Il diritto alla felicità” di Roberto Tiberi, avvocato e giurista, che a Jesi è nato e vive. All’evento parteciperanno Massimo Bacci, sindaco di Jesi, Renato Balduzzi, professore ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università Cattolica di Milano, e l’autore. L’incontro sarà moderato da Flavia Fazi, giornalista Rai. Ripercorrendo il significato di felicità, dalla filo­sofia greca e latina ai pensatori dei nostri tempi, Tiberi giunge a ricomprendere la felicità tra i diritti naturali e inalienabili dell’uomo. Ad ogni modo questo diritto alla felicità individuale è possibile solo a patto che si realizzi anche una felicità collettiva. A tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla felicità”, viene enunciato nella Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, votata a Philadelphia il 4 luglio 1776, mentre Epicuro asseriva “Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità”.

Su tali riferimenti di fondo, accennati nella sinossi appena riportata, l’interessante testo di Roberto Tiberi si dispiega in puntuali argomentazioni, che per ora non si vuole qui recensire. Ma un richiamo certamente va fatto alla Prefazione, vergata da Franco Venarucci, magistrato, che nell’incipit svolge queste considerazioni: “La nuova opera dell’Avvocato Roberto Ti­beri induce a stupore già dal suo titolo. Abbandonati gli argomenti inerenti la tu­tela penale dell’ambiente con in quali si è in precedenza confrontato, l’Autore ci trasporta con linguaggio mai pomposo e compiaciuto, ma singolarmente agile e profondo, nella re­gione della essenza della felicità. Finendo con il travolgerci con le multiformi de­clinazioni con le quali il pensiero umano ha tentato di teorizzarla e definirla nel corso dei secoli. […]”.

Di estremo interesse è peraltro l’Introduzione, scritta da Pierfranco Bruni – archeologo, saggista e scrittore insigne – uno degli intellettuali italiani più raffinati e fecondi, candidato al Premio Nobel per la Letteratura. Proprio per l’articolata compiutezza del contributo del prof. Bruni, introduttivo al volume, con il consenso dell’autore qui di seguito se ne riporta integralmente il testo.

Introduzione

La felicità come premessa alla vita

Il diritto alla felicità è un diritto o viverlo come un dovere? Questo straordinario libro di Roberto Tiberi ci pone davanti a degli in­terrogativi forti. La felicità ci rende sognanti. O il sogno ci regala briciole di felicità? Una vita contamina­ta da parole in un tempo in transizione diven­ta un tempo traslocato.

Discordanze

Dalla discordanza può nascere la felicità? Che cos’è la felicità? Mai dire che la felicità è una leggerezza dell’anima o una dissolvenza che attraversa il dolore e lo supera. Mai dire che la felicità ha la serenità tra le pieghe. Roberto Tiberi tocca il nodo di Gordio della fe­licità oltre il modello epicureo. Si ha diritto alla felicità. Oppure no? In que­sto senso il modello greco e poi latino hanno richiesto una sopportazione del quotidiano. La felicità è un assentarsi dalle difficoltà che di­ventano conflittualità. O forse è riuscire a con­vivere con le infedeltà della propria anima? Si abita la vita per infelicità e per mito si cer­ca di armonizzarla pur sapendo che è difficile incontrare il contrario. Si ha diritto alla felici­tà. Bisogna essere in armonia con il proprio sé, con il proprio senso, con il proprio orizzonte. Non credo che si possa dire che la felicità sia un eterno o che la felicità sia un indelebile infinito che accarezza la linea degli orizzonti, quando gli occhi diventano custodi di memo­ria. Una memoria che attraversa lo sguardo… Tiberi scava nelle parole della discordanza umana della felicità-serenità. La felicità è saper attraversare il buio pur sapendo che nel bosco è difficile trovare la luce o è difficile sapere che ci possa essere una luna che faccia da faro. Ognuno di noi vive la propria felicità. O forse la condanna alla ricerca della felicità? Esiste un immaginario di felicità che si cerca di tratteggiare attraverso il senso del mistero. Ma la felicità è anche conoscere il superamen­to del naufragio delle vite.

Questo mare infinito che diventa esistenza

La felicità è una cognizione del sapere e non della conoscenza. Sapere o conoscenza. Io conosco perché so, oppure so perché co­nosco. Essere felice è cercare il viaggio verso la felicità. Una tentazione della armonia nel­la propria disarmonia. Esistono dicotomie nella vita di ognuno di noi. Discordanze che fanno del tempo perduto una misura della memoria e in questa memoria tutto ha un senso. Si incontra la felicità? È possibile incon­trarla, legarla, perderla. È necessario trovarla. È impossibile non viverla. È impossibile non attraversarla. La non felicità è l’ombra della morte? Il di­ritto ad essere felice è dato giuridico. La felici­tà in ricerca è una metafisica. La linea che separa la meditazione contem­plante verso la felicità innocente è un viaggio spirituale, interiore che ci permette di cattu­rare il senso del quotidiano nel senso dell’in­terminabile. Noi dobbiamo sempre illuderci del termi­nabile della fine, anche se pensiamo di essere interminabili e tutto ciò che facciamo ci sem­bra interminabile. Ma tutto ciò è parte integrante di una feli­cità che detta le regole al nostro essere uomini e donne, in un processo che è mitico in cui le voci del destino disegnano la struttura del nostro essere nel tempo.

Già… essere nel tempo è raccogliere i segni della felicità

Confrontarsi con il tempo e restare nell’ar­monia della serenità significa conquistare, granello dopo granello, la sabbia della felicità che entra nella clessidra che conta il racconto di una vita. La felicità è fatta di granelli di sabbia che scendono lentamente trasformandosi in vento e tempo. La felicità è ciò che potremmo non avere, ma è anche ciò che, a volte, abbiamo e che non riusciamo a comprendere, ad afferrare, a catturare. La felicità vive di sublime. Poi si vive il di­stacco, la lontananza. Il dimenticato che ha la verità del sublime nel vento. La felicità è an­che saper riconoscere che c’è stata, che è stata vissuta, abitata e che non è andata perduta. Questo libro di Tiberi, infatti, è un mes­saggio autorevole che tocca il diritto e la me­tafisica. Esistere nella felicità e nella memoria della felicità. Il tutto per non perdere il sen­so della vita nel tempo. Un libro da leggere e consigliare come lettura per scavare nel nostro profondo.

Roberto Tiberi è nato a Jesi il 3 maggio 1965. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Macerata, con specializzazione in Diritto e Procedura penale presso l’Università di Roma La Sapienza, è avvocato cassazionista. Già docente di Master presso l’Università di Urbino e già componente della Commissione tecnica di Valutazione dell’Impatto Ambientale presso il Ministero dell’Ambiente. E’ consulente giuridico della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad essi correlati. L’avv. Tiberi è esperto di inquinamento ambientale e su tali tematiche, in particolare sugli aspetti giuridici, ha scritto e pubblicato numerosi volumi e articoli.

Storia e mito nell’intrigante romanzo “Il velo di Iside” di Fiorella Franchini a cura di Goffredo Palmerini

Fiorella Franchini

Un romanzo storico racconta le vicende e i drammi personali di uomini e donne che, sebbene vissuti in un tempo remoto dalla nostra vita e dalla nostra memoria, ci sono tuttavia vicini con le loro emozioni, con i sentimenti, con i pensieri segreti. In fondo aveva proprio ragione Benedetto Croce nell’affermare che “La storia nostra è storia della nostra anima; e storia dell’anima umana è la storia del mondo”. Ne dà un evidente saggio Fiorella Franchini, giornalista e fine scrittrice napoletana, nel suo magnifico romanzo “Il Velo di Iside” (Homo Scrivens, Napoli, 2018).

Appassionata studiosa di storia e archeologia, ma anche di miti e leggende della classicità, nel suo romanzo Fiorella Franchini, con una scrittura intensa e coinvolgente, narra l’incontro di Cassia Livilla, sacerdotessa di Iside, con il Navarco della flotta di Miseno, Valerio Pollio Isidorus. Tra loro nasce una relazione intensa e proibita. Quando dall’intera flotta si era levato un saluto echeggiante in tutto il golfo di Miseno, il cuore del Navarco si era riempito di orgoglio e di malinconia: “Vederla fu amarla, amare solo lei, amarla per sempre”. Una relazione forte, tra i due, tale da indurre Cassia Livilla a confidare al Comandante della flotta un terribile segreto, ascoltato per caso a Puteoli (l’antica Pozzuoli) da alcuni stranieri che progettavano una strage.

La Classis Misenensis,la flotta imperiale di Roma di stanza a Miseno, che era lì a guardia del Mediterraneo occidentale, era sempre stata la ragione di vita di Valerio Pollio, prima d’esser ferito dagli strali di Cupido. I suoi classari avrebbero lasciato famiglie e amici, eppure egli mai aveva immaginato che potessero avere un’altra vita fuori dalla Schola Militum, laddove i legionari si formavano nelle tattiche della guerra navale e in quella campale. Il romanzo si dipana intrigante nella narrazione, tra un amore sacrilego e un complotto contro Roma.

Siamo nel 77 d.C. quando, alla vigilia del Navigium Isidis, alcuni stranieri progettano una strage di romani. Ma ben presto le indagini del Navarco condurranno a scoprire il vero obiettivo dell’attentato: non il popolo in festa per l’apertura della nuova stagione della navigazione, ma la Classis Praetoria Misenensis e l’imperatore Vespasiano in persona, venuto per ammirare la flotta imperiale in rada nel golfo di Miseno. Dunque una sanguinosa e tragica umiliazione per l’immenso potere imperiale di Roma. Iside, terribile e misericordiosa, potente dea proveniente dalla terra di Ra, sfida gli dei dell’Olimpo. Chi ha ordito la congiura? Chi ha rapito la fanciulla? L’amore viene travolto dalla sete di vendetta e dagli intrighi del potere. Chissà se Cassia Livilla avrebbe mai più rivisto Valerio Pollio: “Anch’io ti amo tanto” gli aveva confessato ricambiando quel bacio infinito.

L’ambientazione storica segue precise coordinate che s’incrociano tra le vie di Neapolis, il porto di Puteoli e la flotta imperiale romana in rada a Miseno, guarnita di ben 10 mila uomini armati. E poi il culto isiaco, sacro all’imperatore Vespasiano, largamente diffuso a Roma e in Campania. L’autrice imbastisce un racconto avvincente, con dovizia di particolari, con uno stile raffinato e scorrevole, in cui il senso del dovere si confronta con le ragioni del cuore, mentre le vicende individuali e collettive diventano mistero dell’anima che travalica i secoli.

Una storia d’amore e d’avventura, insomma, che intriga il lettore, coniugando il fascino dell’epopea romana con le suggestioni del patrimonio archeologico di Napoli e dei Campi Flegrei, stimolando attraverso la scrittura narrativa – davvero di notevole rango – una curiosità intellettuale e una riscoperta dei beni culturali e storici della terra del mito. Un palcoscenico eccezionale e una trama coinvolgente che discorre e si lega al lettore con una familiarità attiva e vivace, dilatando il tempo del vivere, per ritrovare dentro le parole le emozioni invisibili del cuore.

Fiorella Franchini è giornalista pubblicista. Collabora con il quotidiano Il Denaro e pubblica con riviste e periodici specializzati, tra cui Arte&arte e MardeiSargassi. Per oltre dieci anni è stata direttore editoriale del webmagazine napoliontheroad. Al romanzo d’esordio L’Orchidea Bianca (Il Girasole, 1995) hanno fatto seguitoI fuggiaschi di Lokrum(Marotta, 1998), Nanhai (Il Mezzogiorno editore, 2002), I Fuochi di Atrani (Kairòs, 2006)per i quali ha ricevuto importanti riconoscimenti in concorsi e premi letterari.Nel 2013ha pubblicato undici interviste nell’antologiaDonna è Anima(Savarese editore);nel 2014 il romanzo storicoKorallion (Kairòs edizioni),nel 2018 Il Velo di Iside (edizioni Homo Scrivens).E’ membro di Giuria di Premi letterari, svolge attività di ufficio stampa, conduce incontri culturali, presentazioni e lezioni di giornalismo. Il romanzo “Il velo di Iside” ha ottenuto il Premio internazionale “Città di Caserta”, il Premio Speciale “Megaris” XXVII edizione, il Premio Letterario Residenze Gregoriane 2019.

Goffredo Palmerini

DOM SERAFINI, DA UN ARTICOLO SERIO SU AMERICA OGGI È NATO UN DIVERTENTE LIBRO AUTOBIOGRAFICO

“Dieta? Ero gracile: la rivincita delle B12 con i ricordi dell’infanzia” venne pubblicato originalmente su Oggi7, l’inserto domenicale di America Oggi dell’8 luglio 2018. Dopo una gestazione di sette mesi, ne nasce un libro su suggerimento dei lettori del quotidiano, che sulla pagina Facebook dell’autore Dom Serafini richiesero di espandere l’articolo.
E così è nato “Ero Gracile: La rivincita della B12. I ricordi di un’epoca strana e divertente, che sembra lontana” del direttore di VideoAge e collaboratore di America Oggi da New York City, Dom Serafini, pubblicato da Artemia Nova Editrice di Mosciano (Teramo).Il libro tratta argomenti di vita quotidiana degli anni 60, alcuni da molti dimenticati e alcuni ancora attuali, come l’emigrazione, l’emergenza rifiuti e ciò che si è perso e/o guadagnato negli anni. Inoltre, traccia un filo di collegamento tra l’AbruzzoMilano e l’America. Il libro di per sé è piacevole e per alzare il livello ricreativo fa uso di aforismi pungenti e divertenti ogni qualvolta la narrativa rallenta.Per descriverlo basta riprodurre la sinossi che é sulla seconda di copertina: “Questo libro è indirizzato a tre generazioni: quella cresciuta negli anni 60, quella dei loro figli e quella dei loro nipoti. I primi ricorderanno con simpatia un periodo per cui il tempo ha trasformato i drammi in commedie; i secondi capiranno perché i loro genitori sono così “strani”, e i terzi scopriranno come si riesce ad essere magri.Gli anni 60 sono il periodo del miracolo economico italiano, ma chi lo ha vissuto non se n’è accorto, gliel’hanno detto dopo. Era il periodo a cavallo tra rimarginare le ferite della guerra e gli anni di piombo.Il filo conduttore del libro è come risolvere il problema della gracilità giovanile dell’autore, causa di molti problemi esistenziali. Poi ci sono le sotto-trame, come l’ossessione per l’America (ora rinnovata nei nipoti), la rassegna di una vita quotidiana oggi quasi dimenticata, un sistema scolastico antiquato ma funzionante nella sua sgangheratezza, e naturalmente l’importanza della cucina come fulcro famigliare, prima che questo si spostasse in salotto.Era un periodo essenzialmente semplice, quando gli americani ed i russi si prendevano a botte senza farsi male e le gare si facevano nello spazio per la conquista della luna. Era un periodo così semplice che oggi si fatica a ricordare come si potesse vivere senza dover fare la raccolta differenziata, senza piste ciclabili e i supermercati negli aereoporti”.

L’autore, Dom (Domenico) Serafini,abruzzese di Giulianova dove è nato nel 1949, emigrato nel 1968 negli States, ha scritto otto libri, di cui due digitali, tutti noiosi. Solo uno simpatico, questo. I libri noiosi hanno quasi tutti a che fare con la televisione, tra questi “La TV via Internet” del 1999. Il libro simpatico è autobiografico e descrive un’epoca quasi a dimostrare come il tempo trasformi i drammi in commedie.Tra i vari giornali e riviste con cui Serafini ha collaborato compaiono: Il Sole 24OreIl Corriere della Sera e il Corriere Adriatico. Oggi si cimenta in veste di tuttologo per America Oggi e Affari Italiani e in una rubrica domenicale sul dorso Abruzzo de Il Messaggero.Serafini è stato anche per tre volte candidato al Parlamento con il voto degli italiani all’estero (una volta con un partito da lui fondato), ma gli elettori non l’hanno trovato abbastanza simpatico, come invece l’altro abruzzese eletto all’estero, l’ex senatore Antonio Razzi.Per campare dirige a New YorkVideoAge, mensile da lui fondato nel 1981 e che, a sua insaputa, è diventata la principale rivista di Hollywood per la produzione e vendita di contenuti televisivi. Superando tante difficoltá, nel 1983 ha anche fondato VideoAgeDaily, un quotidiano fieristico che gli ha permesso poi di capire perché nessuno l’avesse fatto prima di lui. Sempre nel 1983 si è permesso di cambiare nome all’evento gioiello degli studios di Hollywood, da May Screenings a L.A. Screenings, la loro fiera principale. Nomeprima contrastato, poi accettato con entusiasmo.Per rilassarsi vorrebbe fare un lavoro utile: il contadino, ma per mancanza di sole fa invece il giardiniere nel suo giardinetto di città e invece dei pomodori deve far crescere pianteverdi, le felci in particolare. Tra i premi ricevuti vi è una denuncia per diffamazione da parte dell’aereoporto di Milano Malpensa per aver criticato in un suo articolo il fatto che lo scalo non avesse prese elettriche per ricaricare laptop e telefoni.


I migliori teatri per “Grand Tour a volo d’Aquila” di Francesco Lenoci

di Francesco Lenoci

Docente Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano

Sono felice della decisione di Goffredo Palmerini di presentare il suo libro “Grand Tour a volo d’Aquila” a Milano, presso l’antica Caffetteria Passerini e oltremodo felice che abbia pensato a Angelo Dell’Appennino, Valentina Di Cesare, Hafez Haidar e al sottoscritto per rendere indimenticabile la presentazione.

Ho avuto la fortuna di conoscere Goffredo Palmerini otto anni fa, il 28 giugno 2011, all’Aquila.

Riesco ad essere così preciso, perché Goffredo ha menzionato il mio intervento di quella sera relativo al mitico Ristorante Aquilano “Tre Marie”, in un suo pezzo, poi collocato in “L’Altra Italia”, il secondo dei suoi libri con One Group Edizioni.

Senza quel preciso riferimento, a chi di voi mi avesse chiesto da quanto tempo conosci Goffredo avrei risposto, senza alcuna esitazione . . . . “Ci conosciamo da sempre”.

Non credo di sbagliare affermando che anche Goffredo avrebbe dato la stessa risposta . . . . “Ci conosciamo da sempre” con riguardo al suo amico Francesco.

Perché . . . . Semplicemente perché sono tanti i temi ci accomunano, che ci appassionano.
L’ultima volta che ho incontrato Goffredo è stato il 27 maggio 2018 all’Aquila, per “Start up weekend L’Aquila”, meraviglioso evento che si è svolto presso l’Università degli Studi dell’Aquila, Dipartimento di Scienze Umane.

La penultima volta che ho incontrato Goffredo è stato il 13 marzo 2018, sempre all’Aquila, presso la Sala Conferenze ANCE. Ho parlato per quattro ore di rendiconto finanziario a tanti dottori commercialisti e a Goffredo.

Ovviamente, dopo due mie “discese” all’Aquila, toccava a lui “salire” a Milano ed eccoci qua, presso la Caffetteria Passerini, che quest’anno compie 100 anni, festeggia il centenario.

Tra le tante parole chiave del libro di Goffredo Palmerini “Grand Tour a volo d’Aquila”, quella che ho scelto per illuminare questo incontro è “Teatro”.

L’AQUILA E NEW YORK

Ne libro si parla di un Aquilano che vive a New York, che il 5 luglio 2017 ha festeggiato 18 lustri. Il suo nome è Mario Fratti.

All’Aquila, il 5 luglio 2017, il giorno del suo novantesimo compleanno, toccato dall’emozione, ma con il grande sorriso aperto, disse:

“Sono felicissimo di essere tra la mia gente, nella mia città dove sono nato 90 anni fa. Mi sento amato e rispettato, forse per la mia cordialità e positività. Cerco di costruire un futuro migliore.

Nelle mie opere, contrariamente a certi film o drammi teatrali dove non si capisce mai come finiscono, c’è sempre una conclusione positiva e chiara. Secondo me il dovere principale di un autore è proprio questo.
Il sorriso mi ha aiutato tutta la vita a parlare con tutti. Rompe la diffidenza, aiuta a dialogare anche con chi ha un’avversione.

Io credo nell’Uomo, nonostante l’uomo. Credo nell’uomo nonostante . . . .
La mia qualità è l’essere sempre ottimista e persistente. Quando parlo con i giovani, li invito ad essere persistenti. Anche quando si hanno sconfitte bisogna persistere, perché arriverà il momento del trionfo. Bisogna essere ottimisti, impegnarsi e le cose miglioreranno.

Sono anche felice perché ho visto che L’Aquila sta rinascendo. L’Aquila rinascerà avremo una città molto più bella di prima”. (Cfr. pagg. 290-291)

Quel giorno parlò anche Goffredo:

“Voglio annotare come Mario Fratti, con la sua semplicità e bonomia, dia il senso di come stare bene nel mondo.

Chiunque l’abbia visto nel suo ambiente, a New York, ha avuto la percezione immediata della considerazione e del prestigio di cui gode questo straordinario ambasciatore dell’Abruzzo, dell’Aquila e della cultura italiana nel mondo.

Lì a New York basta solo dire “Mario”, perché si sappia già che si parla di Mario Fratti.

Lui ha una relazione non costruita e senza orpelli con le più alte personalità, ma anche con il senzatetto che chiede per strada l’elemosina, cui non solo dà il suo aiuto, ma anche una parola di saluto e d’incoraggiamento.

Mario rende migliore il mondo e l’Umanità con le sue opere. C’è un quid in più nelle sue opere e nella sua scrittura teatrale, ma soprattutto nel suo modo di vivere, sempre con l’attenzione rivolta verso ogni essere umano. C’è un nuovo umanesimo in tutta la quotidianità della sua esistenza. Mario accende speranze. Ha entusiasmato l’Aquila e il Consiglio Regionale. È  uno dei più straordinari figli d’Abruzzo.

Ha ragione Mario quando dice che tutti possiamo migliorare un po’ il mondo e l’umanità, facendo ciascuno con amore e passione la propria parte. C’è da credergli”. (Cfr. pag. 292)


SAN MARCO IN LAMIS E NEW YORK

Nel prossimo libro di Goffredo Palmerini (lui non lo sa ancora: è una sorpresa che gli preannuncio adesso) si parlerà di un Sammarchese che, per il combinarsi delle combinazioni, vive a New York, che il 14 gennaio 2019 ha festeggiato 19 lustri. È un grande amico di Mario Fratti. Il suo nome è Joseph Tusiani.

Ho incontrato Joseph Tusiani il 30 settembre 2010 presso il Teatro del Giannone a San Marco in Lamis: uno dei giorni indimenticabili della mia vita. Quella sera conclusi il mio intervento pronunciando le parole che stavolta colloco all’inizio.

Con riguardo alla monumentale opera di Joseph Tusiani ho capito una cosa fondamentale e mi piace rivelarla presso un Teatro collocato in una Scuola.

Non è importante la lingua in cui scrive (inglese, latino, italiano o dialetto garganico), non è importante il posto in cui ambienta la vicenda (San Marco in Lamis, New York, una nave . . . .): l’essenza del tutto è che ciò che scrive proviene da un “Professore”, vale a dire da un Uomo che ha coniugato attitudine, istruzione, preparazione e determinazione per “professare”, al meglio, la sua materia.

E la sua materia è la vita:

  • quella che c’è dentro secoli di fatti, conoscenze, poesie;
  • quella che non smette mai di stupire, perché rinnova senza soluzione di continuità lo stupore sia nel docente che nei discepoli;
  • quella che rende possibile avere i piedi nel borgo e la testa nel mondo;
  • quella che consente al docente e ai discepoli di fare strada insieme;
  • quella che va incontro a “l’infinito” che sta oltre “la siepe” dei banchi, delle cattedre, dei computer.

Ho reso omaggio a Joseph Tusiani anche a Milano, presso il meraviglioso Centro Filologico Milanese, in occasione della presentazione della sua autobiografia edita da Rizzoli “In una casa un’altra casa trovo”, il 30 novembre 2016.

Quella sera lessi una sua poesia intitolata “La Scienza”.

Nascere è il primo e l’ultimo mistero:

vale per me e per ogni universo

creato a splendere e spegnersi,

dopo cento miliardi di secoli

o appena dopo una minima vita di giorni.

Ecco, già nati non per nostro merito,

per un motivo siam parte del mondo

e per un altro motivo siam gli uni

dagli altri esseri vivi assai diversi,

più che pietra da pietra, erba da erba,

e da galassia altra galassia errante.

Ed è nata così l’umana scienza,

che dei remoti sovrumani mondi

non saprà nulla mai, e sol di questi,

a noi vicini, può scrutare nuove

cellule e nuove molecole arcane.

Ora lo so: altro non è la scienza

che il balbettio di un’umile preghiera,

eterna e giornaliera, alla ricerca

di un Dio che umanamente si diverte

nel farsi, giorno dopo giorno, ancora

comprender sempre più dal Suo creato.

Oltre all’amore per l’insegnamento, ci sono altre due cose che accomunano me e Joseph Tusiani.

La prima: due meravigliose mamme sarte.

Più che sarta eri allora. . . .

ed anche più che madre. . .  .

Erano ali le tue dita,

le tue dita erano canti. . . .

(Mother’s Last Dress)

La seconda: la lontananza dalla terra natia. La lontananza, come cantava Domenico Modugno, “è come il vento: spegne i fuochi piccoli . . . . accende quelli grandi”. È strano a dirsi. La lontananza ci ha permesso di apprezzare meglio luoghi e personaggi che, altrimenti, non avremmo neppure notato e di provare sentimenti, che altrimenti ci sarebbero stati sconosciuti.

Chiedo aiuto a Joseph Tusiani, per spiegare al meglio questo concetto.

Chi non ha mai messo piede fuori d’Italia

non sa cosa sia udire all’improvviso

un canto del paesello natio in terra straniera.

Ti si inumidiscono gli occhi;

ti passano davanti, come su uno schermo magico,

tutti i volti dei vecchi amici,

rivedi ogni pendio erboso, ogni vicoletto ripido,

senti e distingui le campane delle chiese

e passi il dito sull’occhio

per asciugare una lacrima senza vergognartene.

A New York, ogni giorno, Joseph Tusiani bacia la terra del suo Gargano, che conserva in un umile ma preziosissimo astuccio. E poi guarda il Gargano attraverso il telescopio della poesia.

Il subconscio le coglie 

una per una o tutte insieme 

le stupende onde del cosmo

che incomincia e in noi sconfina?

Non avrei altrimenti all’improvviso,

o mio Gargano, angelico Monte, 

voluto essere uccello e a te volare, 

io che rivederti non speravo.

Il telescopio della poesia che guarda anche San Marco in Lamis.

Se all’improvviso a San Marco apparissi

e in quel momento i conterranei miei,

tutti, ma proprio tutti, ancor dormissero,

cosa farei alle due del mattino,

anzi di notte, in una città morta?

“Ma sono all’improvviso morto anch’io,”

mi chiederei, “o sono forse il solo

superstite, mortale fortunato

ancora vivo dopo un gelo immane

che tutto sulla terra ha congelato?”

Non saprei a me stesso che rispondere

quando, ad un tratto, ad un cenno d’intesa,

balconi si aprirebbero e finestre

e porte e porticine di sottani,

e mille e mille voci udrei gridare:

“Joseph è qui! È arrivato Tusiani!”

E invece sono qui nella mia stanza,

come ogni giorno incapace di volo,

buono soltanto a sognare, a sognare.

MILANO E MARTINA FRANCA

Nel prossimo libro di Goffredo Palmerini (lui non lo sa ancora: è una sorpresa che preannuncio adesso a lui e al maestro Alberto Triola, direttore artistico del Festival della Valle d’Itria, che saluto) si parlerà di un figlio di un Martinese che, per il combinarsi delle combinazioni, visse a Milano, di cui ricorrerà il centenario il 30 ottobre 2019.

La mostra a lui dedicata illuminerà il Palazzo Reale dal 26 gennaio al 24 marzo 2019. Il suo nome è Paolo Grassi, fondatore del Piccolo Teatro di Milano insieme a Giorgio Strehler.

Paolo Grassi – che oltre a dirigere il Piccolo Teatro di Milano per 25 anni, fu sovrintendente della Scala dal 1972 al 1977, e presidente della RAI dal 1977 al 1980 – aveva una profonda cultura umanistica, “era democratico a misura europea…aveva mutuato dall’ambiente milanese la larghezza di vedute, il senso dell’organizzazione, la laboriosità, il timbro europeo dell’esistere e dell’operare…”. (Cfr. Michele Pizzigallo)

Paolo Grassi – carattere vigoroso, tenace nella realizzazione dei progetti, signorile nei modi – era figlio di un Martinese e legatissimo alla città dei trulli e al Festival della Valle d’Itria.

Vi leggo lo straordinario monito di Paolo Grassi al Festival della Valle d’Itria:

“Un’idea di fare teatro, in un modo diverso dagli altri, non vi servirà molto. Anzi, vi farà soffrire di più. Ma sarà anche il segno del vostro orgoglio. Portate con voi l’esempio di una moralità teatrale per un mondo migliore e più buono. Non dimenticatevi: in epoche oscure anche le luci più tenui brillano come stelle. E ricordatevi anche che, nonostante tutto, il Mondo non finisce qui. Che il Teatro non finisce qui”.

Vi leggo lo straordinario intento di Paolo Grassi:

“Io devo fare il teatro per cambiarlo, per farlo diventare un fatto d’arte, di civiltà, di cultura”.

MILANO E VINCI . . . . E MARTINA FRANCA

Teatro . . . . saluto il regista Marco Fragnelli. In occasione dei 500 anni di Leonardo da Vinci, che illumineranno Milano e Vinci con tantissimi eventi, ha progettato un meraviglioso spettacolo teatrale “LionArdo – dannatamente genio”. Per il combinarsi delle combinazioni, la prima rappresentazione andrà in scena a Martina Franca, il 6 aprile 2019, durante il Festival dell’Immagine.

“LionArdo – dannatamente genio” è un progetto che riguarda la “Nave-Mondo”, che sta andando alla deriva.

La sensazione di catastrofe imminente ci accompagna come uno zaino invisibile aggrappato alle spalle della civiltà. Ma non tutto è perduto, come ricordano l’arte, la poesia e la musica.

E, non solo un genio, uno dannatamente genio come LionArdo, ha il dovere di salvare la Nave-Mondo, ma anche noi.

“LionArdo – dannatamente genio” è un progetto pensato e realizzato interamente da giovani artisti, che non hanno paura di sporcarsi le mani raccontando i dolori del genere umano, che non smetteranno mai di cercarne l’anima raccontando la bellezza di ogni volto e indagando il timido incedere di un mezzo sorriso.

Concludo.

Sia lode e gloria a Goffredo Palmerini.

Sia lode e gloria a Goffredo Palmerini . . . . e mi approprio della definizione coniata dal nostro comune amico Franco Presicci . . . . viaggiatore instancabile, viaggiatore curioso, viaggiatore ansioso di scoprire le perle del mondo.

Goffredo Palmerini, viaggiatore instancabile e curioso, ansioso di scoprire le perle del mondo di Franco Presicci

A Milano la presentazione del suo libro “Grand Tour a volo d’Aquila”, giovedì 17 gennaio, con Hafez Haidar

di Franco Presicci *

MILANO, 13 gennaio 2019 – Un nuovo libro del giornalista e scrittore giramondo Goffredo Palmerini. S’intitola “Grand Tour a volo d’Aquila”, ed è ricco di cronache, commenti, personaggi, storie. Un libro interessante come i precedenti. Palmerini non delude mai. Le sue opere catturano l’attenzione e la tengono viva fino all’ultima pagina. L’ho sfogliato con l’intenzione di rimandare la lettura al giorno successivo, ma già i primi capitoli mi hanno preso e non mi sono più fermato: “L’Aquila, sette anni dopo il terremoto”; “Constantin Udroiu all’Accademia di Romania: la retrospettiva del grande artista scomparso”; “Una Radio per gli italiani a Londra”…; e poi le pagine su San Severo. Adoro quella città in provincia di Foggia, avendovi frequentato il liceo classico Matteo Tondi, che aveva pilastri come i docenti Casiglio, De Rogatis, Stoico, Ceci, e preside Mancini. Conoscevo bene figure, strade, monumenti, palazzi gentilizi, cinema, conventi, soprattutto quello confinante con la villa, rallegrata dagli urli di gioia dei bambini, che invadevano la cella di padre Matteo, che trascorreva le giornate tra meditazione e letture.

   Erano gli anni in cui Tommaso Fiore vinceva il Premio Viareggio con “Un popolo di formiche” e tempo dopo il figlio Vittore, giornalista e poeta, a San Severo, il Fraccacreta con “Ero nato sui mari del tonno”; Fernando Palazzi smaltiva la delusione per l’esito del Premio Viareggio, dove aveva partecipato con il romanzo “Rosetta”, senza essere sostenuto da quelli che lo avevano incoraggiato ad affrontarlo, e pubblicava la nuova edizione del suo vocabolario; a San Giovanni Rotondo prendeva corpo la “Casa Sollievo della Sofferenza,” tenacemente voluta da San Pio… Erano gli anni del miracolo economico, il Sud si salassava e la popolazione di Milano cresceva del 24,1 per cento e quella di Torino del 42,6.

   Con il suo stile scorrevole, efficace e godibile Palmerini delinea San Severo con brevi pennellate: “Un pregevole centro storico con importanti monumenti, che l’hanno fatta riconoscere città d’arte. San Severo è una bella città posta nel margine settentrionale della Puglia, tra il Gargano e il fiume Fortore, nella Capitanata – della quale a suo tempo fu capoluogo – laddove confluivano gli antichi tratturi della transumanza. Il centro storico, perimetrato dalle antiche mura urbiche, conserva l’intricato impianto viario medievale”…  E prosegue: “Bella e ampia la Cattedrale, con fonte battesimale duecentesco e notevoli tele del Settecento, d’influenza napoletana. Altro vanto della città è il Teatro municipale…”, dove quando c’ero io si esibirono fra i tanti il cantante partenopeo Giacomo Rondinella, che allora per molti era un divo; l’attore Guglielmo Inglese, gli studenti del locale liceo classico con “Mister Brandi”, una commedia scritta da un maestro elementare del luogo.

   In un capitolo di “Grand Tour” l’autore ricorda la XV edizione (svoltasi, come sempre a San Severo, nel 2016) del Premio giornalistico ispirato a Maria Grazia Cutuli, l’inviata del “Corriere della Sera” assassinata in Afghanistan il 19 novembre del 2001, sulla strada da Jalalabad a Kabul, assieme al collega del “Mundo” Julio Fuentes e a due inviati della Reuters. Ricorda il profilo professionale della giornalista, laurea in filosofia con il massimo dei voti e lode all’università di Catania, e del Premio, che, organizzato dal Centro culturale “Luigi Einaudi”, del luogo, ha il patrocinio dell’Unesco, dell’Unicef e della Regione Puglia; elenca i giornalisti che di quel riconoscimento sono stati insigniti, tra cui Hafez Haidar,” candidato al Premio Nobel per la Pace, giornalista, poeta e romanziere, docente di Lingua e Letteratura Araba presso l’università di Pavia, considerato uno dei maggiori studiosi delle religioni, libanese per nascita e italiano d’adozione…

   Suggerisco a tutti “Grand Tour”, che porta per mano il lettore attraverso più di 300 pagine. Nella sua presentazione Hafez Haidar dice che Goffredo “riesce a cogliere i benevoli frutti delle vicende degli uomini e delle donne e a mettere in risalto le loro opere di vita e di pensiero. In veste di ambasciatore della propria terra e di convinto sostenitore della necessità del dialogo e della benefica contaminazione culturale tra i popoli, ci presenta un’altra Italia, sorgente di luce e conoscenza per tutti coloro che amano il dialogo e credono nei valori fondanti della pace e dell’amore…”. Viaggiatore instancabile ed entusiasta, avido, curioso, ansioso di scoprire le bellezze del mondo e di esaltare la tenace volontà degli uomini di affermarsi ovunque si siano trapiantati, superando sacrifici e ostilità, ignorando insulti, il rifiuto, spesso il disprezzo. Palmerini ama andare verso l’altro.

Tiziana Grassi

“E’ uno dei figli più affermati e prestigiosi di quella terra meravigliosa, che è l’Abruzzo – parole di Tiziana Grassi nella prefazione -, coraggiosa e indomita verso cui lo scrittore riversa tutto il suo amore a partire dall’Aquila… Quel sentimento lo estende a tutto il nostro Paese, anzi il Belpaese, come lui lo chiama. “Con grande gioia esprimo, da aquilano, plauso ed emozione per l’Oscar conferito a Ennio Morricone dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences a Los Angeles per le musiche del film “The Hatefun Height” di Quentin Tarantino…Diverse volte Morricone è stato all’Aquila per dirigere applauditissimi concerti, nel giorno memorabile della cittadinanza onoraria, come nell’immediatezza del tragico terremoto del 2009 la sua visita alla città ferita”. Oltre che scrittore di grande qualità, Goffredo Palmerini è un cronista avvincente.

Galatone

   Dall’Aquila al Salento: colori, sapori e grazia di una terra di cultura. “Lasciato con mia moglie Metaponto, un mare di perla, e la vasta pineta litoranea alle nostre spalle, la superstrada jonica ci porta a Taranto, città ricca di storia, purtroppo ferita dai guasti ambientali di una grande industria siderurgica non ancora risanati…”. Durante il percorso, tra ulivi, vigneti, frutteti, avverte l’odore del mare già quando la strada sta per sfiorare la costa intorno a Porto Cesareo. Destinazione finale, Galatone. E’ stata la cultura a spingerlo sin lì: il Premio Galatone Arte e il Premio letterario “Città del Galateo”. Le espressioni dell’anima stimolano Palmerini a intraprendere viaggi vicini e lontani, oltre alle condizioni delle persone che per necessità hanno abbandonato la propria culla, pur rimanendogli legate come ricci allo scoglio. E per un’edizione speciale del Premio Antonio Zimei per agli Abruzzesi dell’anno all’estero, “a personalità che si sono particolarmente distinte onorando la propria terra d’origine”, corre a Pescara, e racconta la manifestazione e l’emozione che prova ogni volta che entra nella sala “La figlia di Jorio”, al primo piano del Palazzo “che insieme a quello del Comune fa da quinta a piazza Italia”.

United States Capitol Building, Washington, D.C. Aerial. The United States Capitol is the meeting place of the United States Congress, the legislature of the Federal government of the United States. Located in Washington, D.C., it sits atop Capitol Hill at the eastern end of the National Mall.

   I “reportages”, come quello dagli Stati Uniti (le tre intense giornate di Washington) sono il tessuto di “Grand Tour” di Palmerini, uomo colto, sensibile, generoso; giornalista scrupoloso, rispettoso dei dettagli; scrittore delicato, che si fa leggere con molto piacere. Pensa in auto, scrive in aereo, nella camera di un albergo, abbozza mentre pranza o cena al ristorante, a Little Italy o altrove, ovunque vada per un congresso, per incontri con letterati, pittori, scultori, politici, gente comune, raccogliendo storie da snocciolare in riviste e giornali anche esteri, come “La Gazzetta” brasiliana, “La Voce” canadese, “America Oggi” di New York ed altri ancora. Ha contatti con direttori di quotidiani e settimanali, capi di governo, luoghi… E’ ricco di esperienze e competenze; ha una gran voglia di fotografare i paradisi terrestri in cui s’imbatte mettendoli a disposizione degli amici e non solo. E’ abile come fotografo: usa l’obiettivo come un cacciatore d’immagini professionista.

   “Il libro è qui davanti a me – scrive Gianfranco Giustizieri – a pagina 322 di ‘Grand Tour’. La sensazione derivante dal fruscio delle pagine, l’odore della carta, il piacere personale di ritrovare la scrittura di Goffredo Palmerini nel suo ‘Italia nel cuore’, One Group Edizioni, l’Aquila 2017 in aggiunta alla bella manifestazione per la presentazione e l’occhio che si sofferma subito sulle pagine 181 e 182, prima di ogni altra lettura: il ricordo di Adolfo Calvisi. E’ un coinvolgimento immediato, emotivo e razionale…”. Scomparso a 98 anni all’Aquila, Calvisi era “un maestro nella scuola, nella politica e nelle istituzioni… Rigoroso, determinato nelle scelte… spiccata sensibilità nel campo sociale. Fu sindaco di Fossa, sua città natale, amministratore dell’Ospedale San Salvatore…”. Figura esemplare, come le altre che Goffredo Palmerini espone nelle sue opere. “Grand Tour a volo d’Aquila”, One Group Edizioni, verrà presentato a Milano il 17 gennaio, alle 18, presso la sala incontri dell’antica Caffetteria Passerini in via Spadari, in un evento dove oltre all’autore interverranno Angelo Dell’Appennino, Francesco Lenoci, Valentina Di Cesare, Hafez Haidar, scrittore e poeta, candidato al Premio Nobel per la Letteratura e già candidato al Nobel per la Pace. 

Franco Presicci

*giornalista

GOFFREDO PALMERINI IN RAI, POI A TORINO, MILANO E DESENZANO CON IL SUO ULTIMO LIBRO “Grand Tour a volo d’Aquila”: a Milano tra i relatori Hafez Haidar, candidato al Premio Nobel per la Letteratura

“Grand Tour a volo d’Aquila”

L’AQUILA – Il giornalista e scrittore Goffredo Palmerini, ambasciatore d’Abruzzo nel mondo, con il suo ultimo libro “Grand Tour a volo d’Aquila” (One Group Edizioni) presentato “in prima” a L’Aquila il 5 dicembre scorso nell’Aula Magna del Gran Sasso Science Institute, inizia il giro di presentazioni, dapprima in RAI e poi a Torino, Milano e Desenzano del Garda. Mercoledì 9 gennaio Palmerini sarà infatti ospite a “L’Italia con voi”, il programma di RAI Italia per gli italiani nel mondo, per una intervista con la conduttrice Monica Marangoni proprio sugli argomenti trattati nel volume. La puntata del programma sarà trasmessa all’estero secondo la consueta programmazione: Rai Italia 1 (Americhe) New York e Toronto ore 17, Buenos Aires ore 19, San Paolo ore 20; Rai Italia 2 (Australia – Asia) Pechino e Perth ore14, Sydney ore 17; Rai Italia 3 (Africa) Johannesburg ore 18:45.

Il 16 gennaio prossimo lo scrittore aquilano sarà quindi a Torino in un evento organizzato dalla Famiglia Abruzzese e Molisana in Piemonte e Valle d’Aosta (FAMPV). L’incontro si terrà alle ore 21 presso la Sala Conferenze del famoso Collegio “Artigianelli”, in Corso Palestro 10. Insieme all’autore, saranno relatori Carlo Di Giambattista, presidente della FAMPV e stimato manager nel settore ospedaliero, e Nicola Felice Pomponio, responsabile della sezione Cultura del medesimo sodalizio. Il Collegio universitario si trova nel cuore di Torino. Intriso di arte e di storia, vi visse e operò il fondatore della Congregazione dei Giuseppini, San Leonardo Murialdo. Al suo interno un museo e il teatro Juvarra.

II 17 gennaio Goffredo Palmerini sarà a Milano, in un evento organizzato dall’Associazione Abruzzesi in Lombardia Raffaele Mattioli” che si svolgerà alle ore 18 presso la Sala Meeting dell’antica Caffetteria Passerini (un tempo chiamata Caffè Victor Hugo), in Via Spadari, a quattro passi dal Duomo. Alla presentazione del volume, oltre all’autore, saranno relatori Angelo Dell’Appennino, presidente dell’Associazione “Raffaele Mattioli” e componente del Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo (CRAM), Francesco Lenoci, docente all’Università Cattolica e vicepresidente dell’Associazione Pugliesi di Milano, e Hafez Haidar, docente all’Università di Pavia, poeta e scrittore, candidato al Premio Nobel per la Letteratura e già candidato al Nobel per la Pace. Il prof. Haidar ha scritto la pagina di Presentazione che apre il volume “Grand Tour a volo d’Aquila”, mentre la Prefazione è di Tiziana Grassi, studiosa di migrazioni e scrittrice. Di origine libanese ma da molti anni cittadino italiano, Hafez Haidar è tra le personalità più insigni al mondo nella promozione della Pace e del valore del dialogo tra Culture e Religioni. Coordinerà gli interventi Valentina Di Cesare, docente di Letteratura italiana e scrittrice. Angelo Dell’Appennino, su incarico del CRAM, sta in questi giorni coordinando una significativa campagna di raccolta fondi tra le associazioni abruzzesi in Italia per la spedizione di medicinali in Venezuela, dove saranno inviati a cura dell’Associazione “ALI per il Venezuela” guidata dal medico dr. Edoardo Leombruni, e consegnati a destinazione a chi ne ha urgente bisogno dalla Fondazione Abruzzo Solidale, presieduta da Amedeo Di Ludovico.

Ultima tappa, il 18 gennaio, a Desenzano del Garda. Nel libro un capitolo è proprio dedicato alla costa bresciana del Lago di Garda, un intrigante racconto di viaggio che narra storia e bellezze di Sirmione, Desenzano, Manerba, Salò, Gardone Riviera e il Vittoriale degli italiani, dove Gabriele D’Annunzio trascorse gli ultimi 17 anni della sua vita e dove si spense il 1° marzo 1938. La presentazione del volume, un “aperitivo letterario”, si terrà alle 18 presso lo storico bar Bosio in Piazza Malvezzi, cuore del centro storico di Desenzano. Interverranno, insieme allo scrittore, Vito Mosca, presidente dell’Associazione culturale L’Amaranto”, e l’avv. Andrea Palmerini, già presidente del Consiglio Comunale e assessore della splendida cittadina gardesana.

Nel risvolto di copertina così annota Francesca Pompa, presidente delle Edizioni One Group: “Grand Tour a volo d’Aquila, un invito ad attraversare territori, a visitare luoghi e borghi, a scoprire scrigni d’arte, a conoscere persone, a vivere gli avvenimenti fino a sentirsi parte di questo universo in continuo divenire con al centro una città non più semisconosciuta, ma evocata in tutto il mondo e diventata patrimonio universale dopo quanto le accadde nel 2009. E’ l’abilità del vero narratore quella di farti viaggiare, come fa Goffredo Palmerini, attraverso la scrittura che diventa racconto e, pagina dopo pagina, apre a nuovi scenari. Le storie prendono forma e lasciano scorrere immagini che riflettono il tempo di cui sono protagoniste, oggi ma ancor più domani. Infatti, è nel tempo che libri come questo acquistano sempre più valore, quando la memoria diventa patrimonio della propria identità e restituisce, come un fiume in piena, l’apice di una Italia tratteggiata nelle sue peculiarità, nella sua capacità di meravigliare e di essere un’eterna avvincente scoperta”.

***

Goffredo Palmerini è nato a L’Aquila nel 1948. E’ stato dirigente delle Ferrovie dello Stato nel settore commerciale dell’esercizio e per quasi trent’anni amministratore della Città capoluogo d’Abruzzo, più volte assessore e Vice Sindaco dell’Aquila. Scrive su giornali e riviste in Italia e sulla stampa italiana all’estero. Suoi articoli sono ospitati su molte testate in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Messico, Perù, Repubblica Dominicana, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Sud Africa, Uruguay e Venezuela. E’ in redazione presso numerose testate giornalistiche in Italia e, come collaboratore e corrispondente, sulla stampa italiana all’estero: America Oggi (Usa), La Gazzetta (Brasile), i-Italy (Usa), La Voce (Canada), La Voce d’Italia (Venezuela), Mare nostrum (Spagna), L’altra Italia (Svizzera), La Voce alternativa (Gran Bretagna). Collabora inoltre con le Agenzie internazionali AiseInformComUnica.

Ha pubblicato i volumi “Oltre confine” (2007), “Abruzzo Gran Riserva” (2008), “L’Aquila nel Mondo” (2010), “L’Altra Italia” (2012), “L’Italia dei sogni” (2014), “Le radici e le ali” (2016), “L’Italia nel cuore” (2017), Grand Tour a volo d’Aquila (2018). Nel 2008 gli è stato tributato il Premio Internazionale “Guerriero di Capestrano” per il suo contributo alla diffusione della cultura abruzzese nel mondo. Nel 2014 ha ricevuto a Lecce il Premio Speciale “Nelson Mandela” per i Diritti Umani. Vincitore nel 2007 del XXXI Premio Internazionale Emigrazione per la sezione Giornalismo, gli sono poi stati conferiti, sempre per l’attività giornalistica, il Premio internazionale “Gaetano Scardocchia” (2017) con Medaglia del Presidente della Repubblica, il Premio nazionale “Maria Grazia Cutuli” (2017), il Premio internazionale “Fontane di Roma” (2018). Da alcuni anni svolge un’intensa attività con le comunità italiane all’estero. Studioso di emigrazione, è componente del Comitato scientifico internazionale e uno degli Autori del “Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo” (ed. SER-Migrantes, 2014) e membro di prestigiose istituzioni culturali.

GIAN LUIGI PICCIOLI, UN FINE SCRITTORE DA RISCOPRIRE

Ripubblicato il romanzo dell’autore abruzzese “Tempo grande”, a cura di Simone Gambacorta

di Goffredo Palmerini


L’AQUILA – Gian Luigi Piccioli è uno scrittore d’origine abruzzese fecondo e raffinato, da riscoprire in tutta la sua dimensione nel panorama letterario italiano. Ad un lustro dalla sua scomparsa, va sicuramente in tale direzione la recente ripubblicazione del suo romanzo Tempo grande – uscito in prima battuta nel 1984 per l’editore Rusconi – per i tipi delle Edizioni Galaad, a cura di Simone Gambacorta che ne ha vergato una corposa e puntuale Presentazione. La sinossi del romanzo: in un grande studio televisivo romano, il conduttore Marco Apudruen e lo scrittore Gigi Insolera trasmettono in tempo reale immagini che arrivano da ogni parte del mondo sotto forma di servizi giornalistici. I due non potrebbero essere più diversi: freddo, ambizioso, dispotico il primo, sensibile e introverso il secondo. L’irrompere sulla scena di Marianna Estensi, un’affascinante fotoreporter, mette in crisi il loro sodalizio, innescando un crescendo di situazioni incandescenti e drammatiche in cui si riflettono le contraddizioni e i retroscena del mondo televisivo e il cinismo della “società dello spettacolo”. Fa da sfondo alla vicenda una Roma maestosa e svagata, capace di esaltare chi la vive oppure di schiacciarlo, mentre nei capitoli finali l’azione si trasferisce nel cratere di Ngorongoro, in Tanzania, dove un evento imprevedibile segnerà una svolta nella storia.

Scrive Simone Gambacorta nella sua Presentazione: “Tempo grande parla di paure, passioni, speranze, dolori, ipocrisie, tradimenti. E contempla, non a caso, il topos del triangolo amoroso: ne sono coinvolti lo scrittore Gigi Insolera, la fotografa Marianna Estensi e il conduttore televisivo Marco Apudruen, i tre personaggi principali. Ma Tempo grande, uscito originariamente per Rusconi nell’orwelliano 1984, è anche un romanzo sui media, e nel caso specifico il medium è la televisione (verrebbe da dire: è un romanzo sui media appunto perché è un romanzo sull’uomo). […] Il villaggio globale di McLuhan, la società dello spettacolo di Debord, la tv “assassina” di Baudrillard: Tempo grande racconta la bulimia di una televisione sempre più aggressiva e sempre più «cattiva maestra» – secondo la lettura di Popper e Condry –, un gigantesco tubo digerente a ipertrofico tasso tecnologico che aggredisce e sbrana l’attualità su scala globale per trasformarla e rendere l’informazione e l’intrattenimento (la loro sintesi) merce da consumo, nell’oltranza produttiva del live e del reality (entrambi illusori)”. […]

Dei personaggi del romanzo Gambacorta analizza relazioni, interdipendenze, soggezioni e condizionamenti nel loro mondo della comunicazione, nel vissuto quotidiano con il mezzo televisivo e nel “risucchio della macchina tv”, un coacervo di sentimenti nel quale si dipana la trama del romanzo che è bene lasciare per intero alla scoperta del lettore. “Il tempo grande del titolo – annota ancora Simone Gambacorta – è un tempo che si è ingrandito, è il tempo di una mutazione in atto, di una frontiera che si sposta, come un perimetro che scoscende e sfuma nell’evoluzione continuata (e anche metamorfica) di se stesso. È un tempo ignoto che porta in sé altro. È il tempo della contendibilità dei duplicati audiovisivi del reale, è il tempo di un nuovo potere che si afferma. Non manca nel romanzo una parte più spiccatamente avventurosa, dove la scelta del pericolo (con quel tanto di suspense che ne discende) fa tutt’uno con la scommessa assai rischiosa che porta Marianna Estensi a immolarsi in un sacrificio dove la vita diventa la contropartita di un esperimento a fini di audience.” […].

E aggiunge: “Tempo grande segna il momento della pienezza creativa di Piccioli (qui forse non estraneo da alcuni accenti neobarocchi) e si apre con una lezione di sapienza scrittoria: «Da Porta Pinciana Gigi Insolera scese via Veneto lasciandosi alle spalle Villa Borghese, pensile sui muriccioli e appena bagnata dal sole. All’ingresso della metropolitana esitò; il divertente tapis roulant in pochi minuti lo avrebbe lasciato davanti agli studi televisivi della TDN, dove lavorava, a piazza di Spagna. Proseguì nell’aria trasparente tra i tavolini appena lavati di Harry’s. La libreria era aperta, e il suo ultimo romanzo non era più in vetrina». L’accenno all’esitare di Insolera e all’assenza del libro dalle vetrine sono allusioni per nulla casuali che prefigurano tanto il carattere quanto lo stato e il destino del personaggio. In quelle righe incipitali Piccioli suggerisce molto senza però rivelare nulla: ma il lettore avrà pian piano modo di appurare quante tracce siano già nascoste in quelle parole. Insolera è un intellettuale che cammina con grazia e fragilità tra i corpi contundenti di un presente pragmatico e cinico. È nella sua indole una disarmata assenza di ogni forza antagonistica, e tuttavia è un uomo capace di resistere (di resistere più che opporsi alle cose) e questo impedisce di considerarlo – almeno in senso stretto – un debole, tanto più che la sua capacità di resistere pare anche derivare dal suo essere un uomo sempre un poco discosto da tutto il resto, anche quando pare esservi più ampiamente coinvolto; in realtà il suo coinvolgimento più intimamente vero – quello irrevocabile, quello radicale – sarà quello per Marianna. Prende in ogni caso da lì avvio un romanzo tutto calato nell’ «era elettrica» di McLuhan, ma anche profondamente e drammaticamente italiano.”

Gianluigi Piccioli

“[…] Esiste in Piccioli una vena civile netta e fortissima che de facto ne informa ogni opera e che torna a mostrarsi con non minore chiarezza nel romanzo anch’esso romano che sarà dato alle stampe dopo Tempo grande, ossia Il delitto del lago dell’Eur. […] Tempo grande ha interrogato il presente – conclude Gambacorta nella sua Presentazione – e ha dato risposte anticipatorie sul futuro. Quando uscì, Piccioli, che era nato nel 1932, era cinquantenne. La sua generazione era “naturalmente” lontana dall’orizzonte immaginato nel libro: perciò, più ancora che dai suoi interessi e dalle sue letture, Tempo grande è frutto del suo intuito della contemporaneità; quell’intuito che agiva come un istinto e che tuttora – nei suoi esiti – rappresenta una delle peculiarità più spiccate e sorprendenti di questo sorprendente narratore. Uno scrittore non è uno stregone né un indovino e tanto meno un mago, ma una forza critica che agisce dentro un’epoca. Questo ricorda Tempo grande”.

Nato a Firenze il 24 settembre 1932, Gian Luigi Piccioli trascorre l’infanzia in Abruzzo, che lascerà solo ventenne. Con l’Abruzzo conserverà un forte legame, in particolare grazie ai frequenti ritorni a Chieti, Navelli e Francavilla al Mare, dove trascorrerà sempre le vacanze estive. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Bologna, inizia a scrivere da ragazzo. Roma diventa la sua città adottiva: vi vive con la moglie Anna Di Nicola, anche lei abruzzese, e con i loro tre figli. Lavora all’Eni con Enrico Mattei e per anni scrive reportage per le riviste «Ecos» (dell’Eni) e «Synchron» (dell’Agip) raccontando l’Europa, l’Africa, le Americhe e l’Oriente. Innamorato del viaggio, è un osservatore inesausto e attento della sua epoca e non manca di riunire scelte dei suoi reportage in libri: da Una Cina per il 2000 (Ecos, 1980) a Viaggio nel mestiere Saipem (Kappagraph, 1980), per arrivare al più recente Africa vivi. Taccuini di un reporter (Galaad Edizioni, 2012). L’Africa è un suo grande polo d’interesse: a fornirne testimonianza è, fra l’altro, l’ampia conversazione con Alberto Moravia che Piccioli pubblica nella rivista «Synchron» nel 1985.

Come narratore esordisce nel 1966 con il romanzo Inorgaggio (Mondadori), cui seguono Arnolfini (Feltrinelli, 1970), Epistolario collettivo (Bompiani, 1973), Il continente infantile (Editori Riuniti, 1976), Sveva (Rusconi, 1979, Premio Villa San Giovanni), Viva Babymoon (Bompiani, 1981, Premio internazionale Trento per la letteratura giovanile) e Tempo grande (Rusconi, 1984), con cui vince il Premio Scanno. Nel 1987 vince il Premio Flaiano per la narrativa con Il delitto del lago dell’Eur, edito da Camunia. Nel 1990 dà invece alle stampe Cuore di legno (Rizzoli); successivamente vedono la luce altri due romanzi: La Pescarina. L’età del cambiamento (Esa, 2005) e Tesi di laurea (Carabba, 2010). Del 1978 è la favola Olofìn e la tribù dei cacciatori (Lisciani e Zampetti), del 1998 Favole proibite (Arlem), del 2000 L’erba di Auschwitz cresce altrove (Arlem) e del 2007 Safari alla bambola rossa. Racconti paralleli e racconti reportage di persone e animali (Carabba). Del 2012 è Tempi simultanei. Libri e viaggi di uno scrittore (Galaad Edizioni), il libro-intervista firmato con Simone Gambacorta. Gian Luigi Piccioli muore a Roma il 21 aprile 2013.

Riferimenti all’opera di Gian Luigi Piccioli, oltre che nella Storia della letteratura italiana contemporanea (1940-1996) di Giuliano Manacorda (Editori Riuniti, 1996), si trovano nel Dizionario della letteratura italiana contemporanea (Vallecchi, 1973), nell’Autodizionario degli scrittori italiani (a cura di Felice Piemontese, Leonardo, 1990) e nel Dizionario della letteratura italiana del Novecento (diretto da Alberto Asor Rosa, Einaudi, 1992). Cenni sono presenti nel compendio di Walter Pedullà La narrativa italiana contemporanea 1940/1990 (Newton Compton, 1995). Un primo inquadramento critico, in gran parte incentrato su Epistolario collettivo, è invece offerto da Renato Minore nel saggio Sul “gusto” della critica militante raccolto in Mass-media intellettuali società (Bulzoni, 1976). Su Epistolario collettivo non manca di fornire cenni Carlo De Matteis nel suo volume Civiltà letteraria abruzzese (Textus, 2001). A Piccioli dedica inoltre attenzione Lucilla Sergiacomo nel suo saggio La narrativa abruzzese del Novecento, un percorso tematico, che può leggersi nel volume L’Abruzzo del Novecento, a cura di Umberto Russo ed Edoardo Tiboni (Ediars, 2004). Di Lucilla Sergiacomo è inoltre assai utile la scheda critica che introduce una scelta delle pagine di Epistolario collettivo nell’antologia Narratori d’Abruzzo, curata dalla stessa Sergiacomo per Mursia nel 1992. Una precedente antologia dove Piccioli compare con un breve racconto è Narratori dell’Abruzzo e del Molise, edita anch’essa da Mursia nel 1971 per la cura di Giovanni Titta Rosa e Giuseppe Porto.  «La sua opera attende ancora un risarcimento che gli è dovuto. Piccioli è stato uno dei più grandi scrittori del secondo Novecento, non si può lasciare il suo nome nel dimenticatoio», ha scritto Massimo Pamio.

Tempo grande di Gian Luigi Piccioli

Galaad Edizioni, Teramo, dicembre 2018, pag. 348, € 18