VERBUMLANDIART nuove elezioni interne

L’associazione VERBUMLANDIART è nata per dare voce alla cultura.

Ha realizzato, dal 2013 una rete di iniziative culturali e di interesse attraverso incontri, convegni, rassegne, reading, spettacoli, presentazioni di autori, performans di artisti, cinema, mostre, concorsi e quant’altro avesse la connotazione di iniziative di interesse culturale, si è impegnata a valorizzare il patrimonio storico, culturale e artistico italiano.

La cultura, l’arte e l’informazione sono state le scelte sicure e strategiche del futuro per un Paese sempre più consapevole della propria storia, della propria identità e della capacità di promuovere creatività e innovazione, coinvolgendo attivamente scuole pubbliche e università, che hanno sempre un ruolo fondamentale per far maturare linguaggi e strumenti utili all’accrescimento culturale, per questo

l’associazione promuove l’arte in tutte le sue forme, dando spazio ad artisti e autori affermati ed al contempo cerca di scoprire nuovi talenti dando loro la possibilità di crescere, confrontandosi e sottoponendosi alla sincera valutazione di esperti di ogni  settore, capaci di dare un giudizio e soprattutto un consiglio per migliorare qualitativamente la propria produzione artistica.

Non ha fini di lucro ed ha lo scopo di promuovere attività artistiche e culturali da divulgare sul territorio nazionale e internazionale e permettere l’accesso e la fruizione della conoscenza a tutti.

L’associazione può contare sull’apporto di professionisti che mettono a disposizione il loro sapere e talento, che collaborano alle iniziative e che di volta in volta sono interpellati per la loro conoscenza e preparazione.

Gli eventi più importanti realizzati:

PREMIO INTERNAZIONALE “CITTÀ DEL GALATEO” 7 EDIZIONI Insignito del Riconoscimento Della Medaglia Di Rappresentanza Del Presidente Della Repubblica

PREMIO PESARO ARTE 5 EDIZIONI

PREMIO “LUCA LERARIO” ROMA PER LE VITTIME DELLA STRADA

PREMIO “LA VOCE DEI POETI” 4 EDIZIONI

PREMIO “A NERUDA …CITTÀ DI CAPRI” 2018

FESTIVAL DELL’ARTE CITTÀ DI GALLIPOLI 2017

FESTIVAL DELL’ARTE “PRIMAVERA SALENTINA” 2018-2019

“LA CATENA DELLA PACE, DELLE DIFESA PER L’AMBIENTE E LA GIUSTIZIA”, progetto culturale che ha coinvolto artisti, giornalisti, poeti di tutto il mondo.

FESTIVAL ITALIA – UZBEKISTAN A PESARO 3 EDIZIONI

MOSTRA DI ARTE SACRA GALATONE 2018

PRESENTAZIONE D’AUTORI

SPETTACOLI MUSICALI

READING POETICI

CONVEGNI CULTURALI.

Tutte le manifestazioni sono state di alto profilo artistico culturale, si sono distaccate da altre iniziative di natura commerciale perché nascono dal desiderio di dare un contributo alla promozione e allo sviluppo della ricerca creativa, volendo essere un momento di riflessione e di confronto tra artisti, critici, addetti ai lavori e pubblico.

Significativi sono stati negli anni i temi delle Mostre e dei premi, incentrati sulla Pace, sulla salvaguardia del Creato, sulla Giustizia e il dialogo fra i Popoli. 

L’evento della “Catena della Pace” ha avuto un grande successo di adesioni e di diffusione mediatica proprio perché la Pace è al centro dell’attenzione come urgenza avvertita da tutti gli uomini, preoccupati sia per la fragilità politica di molti Paesi, ma soprattutto per l’accrescere di odio e razzismo nei confronti dell’altro. Non di meno le questioni ambientali per le quali sta crescendo la consapevolezza dei rischi per l’umanità intera per il riscaldamento terrestre, per lo scioglimento dei ghiacciai, per i cambiamenti climatici.

Dopo l’assemblea svolta di recente sono state rinnovate le cariche sociali dell’Associazione.

Auguri tutti gli eletti.

CARICHE SOCIALI TRIENNIO 2019 – 2022

CONSIGLIO DIRETTIVO

RESTA Regina – Presidente;

PALMERINI Goffredo – Vice Presidente e Responsabile del Settore Comunicazione e Stampa;

PRISCO Anna – Vice Presidente e Responsabile del Settore Prosa ed Editoria;

VAGLIO Antonietta – Segretaria;

VAGLIO Guido – Tesoriere;

AUGIERI Carlo Alberto – Responsabile del Settore Rapporti con le Università e gli Enti;

CIMINO Annalena – Responsabile del Settore Poesia;

DANIELI Giancarlo – Responsabile del Settore Comunicazione e Grafica;

DOBRILLA Mirjana – Responsabile del Settore Rapporti con gli Stranieri.

COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI

LENOCI Francesco (Presidente);

NISI Livio (Membro effettivo);

VAGLIO Valerio (Membro effettivo);

DANIELI Irene (Membro supplente);

VANTAGGIATO Andrea (Membro supplente).

COLLEGIO DEI PROBIVIRI

CAMELLINI Sergio;

CAMPA Annamaria;

INGROSSO Madia.

MATERA I SASSI

MATERA. Dal 23 al 30 giugno 2019, La Lopa Matera (Via Bruno Buozzi 13) ospiterà la Mostra fotografica di Cataldo Albano “MATERA I SASSI”, che illuminerà successivamente la Città di Taranto (dal 24 agosto) e la città di Verona (dal 25 ottobre).

La Mostra è organizzata da Cataldo Albano, con il Patrocinio del Comune di Matera, Comune di Taranto, Provincia di Verona, Lucana Film Commission; e con la partnership di La Lopa Matera, Vitis in Vulture, Cantine Ruggieri Lizzano, Casa Vestita Grottaglie, Simeoni Arti Grafiche Verona, Dolci Colori S.r.l. Verona.

Si tratta di un’esposizione multimediale, foto e video, frutto del reportage nel mese di ottobre 2017 di Cataldo Albano in compagnia dei Sassi, di tre Artigiani e due Modelle.

All’inaugurazione prevista per domenica 23 giugno ore 18,00, ai saluti di Antonella Passione (La Lopa) faranno seguito gli interventi di Mariella Cuoccio (poetessa), Mimmo Vestita (ceramista), Francesco Lenoci (docente Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano).

Saranno ospiti e protagonisti della serata inaugurale: Mario Daddiego (Il Bottegaccio), Massimo Casiello (Tornitura Artistica Atelier del Legno), Eustachio Rizzi (Sassi in Miniatura), il Pane di Matera del Panificio Cifarelli e l’Aglianico del Vulture di Vitis in Vulture.

L’ingresso è libero.


Giustizia nei Balcani troppo difficile da raggiungere

Drago Kraljević

Karadžić condannato, ma il suo progetto no

Con la sentenza di primo grado il leader dei serbi di Bosnia, Radovan Karadžić, era stato riconosciuto colpevole e condannato a 40 anni di reclusione. In seguito la Corte d’appello del Meccanismo per i Tribunali penali internazionali ha emanato la sentenza definitiva con la quale Karadžić è stato condannato all’ergastolo. Il leader dei serbi di Bosnia è stato processato per genocidio, crimini contro l’umanità, pulizia etnica ai danni dei musulmani e dei croati. La sentenza però ci parla anche di quello per cui Karadžić non è stato condannato, ma che è strettamente legato ai crimini che ha commesso. Dopo quest’ultima sentenza si pongono alcune questioni importanti: era possibile processare Karadžić per aver commesso i crimini più gravi in Bosnia, e nello stesso tempo sottacere completamente e amnistiare il progetto per il quale si era battuto? Com’è possibile che la Repubblica di Serbia quale Stato venga esclusa dal contesto delle responsabilità? È indicativo il fatto che nel corso del lungo procedimento giudiziario contro Karadžić, non sia stata posta la questione dell’Accordo di Dayton, che di fatto ha legalizzato ciò che Karadžić e i suoi collaboratori hanno conseguito. In quest’ambito non dobbiamo dimenticare che la Serbia è diventata uno Stato sovrano e indipendente in base alla sua Costituzione del 28 settembre 1990, un anno prima della proclamazione dell’indipendenza della Slovenia e della Croazia. Da quella data l’Armata popolare jugoslava è diventata di fatto un esercito serbo, che ha offerto poi un sostegno importantissimo dall’ottica militare, finanziaria e logistica ai serbi di Bosnia. La Bosnia ed Erzegovina, oggi, a 23 anni dalla firma dell’Accordo di Dayton (1996) continua a essere ostaggio delle circostanze internazionali degli anni Novanta, che definirono il carattere del Trattato di pace. Gli Stati Uniti e l’UE fin dall’inizio della guerra in Bosnia basavano tutti i piani di pace sul principio etnico e “risolvevano” i problemi richiamandosi alla situazione di fatto, frutto della politica di Karadžić e dei suoi più stretti collaboratori. Quello che Karadžić rilevava negli anni Novanta, ossia che “il carattere del nuovo Stato serbo sarebbe stato esclusivamente etnico”, coincide pienamente con il comportamento tenuto dalla comunità internazionale. L’Accordo di Dayton contempla un elemento pericoloso per tutti, ossia il fondamentale pomo della discordia per il quale è scoppiata la guerra: la questione se la Bosnia ed Erzegovina sarà uno Stato unitario o diviso. Proprio per tale motivo l’attuazione di questo documento si configura spesso oggi come la continuazione della guerra con altri mezzi.
Proprio l’accordo di Dayton ha creato una struttura di potere che ha permesso ai nazionalisti di restare in sella fino a oggi e di impedire l’ulteriore sviluppo dei processi democratici in Bosnia ed Erzegovina. Per tale motivo appare illogica la sentenza del Tribunale penale internazionale dell’Aia con la quale Radovan Karadžić è stato, giustamente, condannato all’ergastolo, senza però che in questo contesto sia stato menzionato il progetto per il quale egli ha commesso i crimini. Tutto questo può essere compreso da un punto di vista logico? Ben difficilmente. Il presidente del Comitato Helsinki per i diritti umani in Serbia, Sonja Biserko, chiede alle autorità della Republika Srpska (RS) di cambiare i nomi delle scuole e delle istituzioni chiamate criminali di guerra. Lo psicologo di Banja Luka (RS) Miodrag Živanović, afferma che l’influenza di Karadžić sulla popolazione è “il prodotto del dominio del populismo da cui è direttamente seguito il nazionalismo e tutto ciò che appartiene alla coscienza ottenebrata“. “La giustizia richiede che la RS sia abolita”, ha detto Francis Boyle, professore alla Harward, ex avvocato della B&H davanti al Tribunale dell’Aia.  In un commento alla televisione N1, Boyle aggiunge che il „Tribunale dell’Aja nascondeva il ruolo della Serbia, perché l’Occidente vuole includere la Serbia nella NATO e nell’Unione Europea“. Questo intervento del professore Boyle viene  durramente respinto da quelli che ancora oggi difendendo i risultati della pulizia etnica in B&H. Come raccontare la storia di un uomo condannato per i crimini di guerra, quando molti politici di spico e molta gente lo stimano come eroe? I criminali di guerra sono tra l’altro molto popolari anche in Croazia. La cultura conservatrice che sta’ dominando sempre di più in quest’area d’Europa, non può accettare la giustizia in base ai criteri del diritto internazionale, per un semplice motivo; La verita’ e la giustizia  sono dalla „nostra parte“, mentre i colpevoli e cattivi sono „gli altri“. Quindi, da una parte, con il verdetto del Tribunale internazionale R. Karadžić risulta un criminale. Purtroppo per la politica  non è cosi. Tempo fa, quando in Bosnia succedeva la „pulizia etnica“ e il genocidio, Karadžić era una persona importante per la politica internazionale, disposta a collaborare e ideare una nuova carta politica della B&H. Mentre, per molti politici di spico e tanta gente, ancora oggi affascinati dal suo progetto, Karadžić rimarra’  „un grande eroe sacrificandosi per gli interessi della Patria“. Dov’è in tutto questo la giustizia e il diritto internazionale? E’ dificilissimo rispondera a questa domanda. Per cui la cosa migliore è forse chiedere aiuto a George Orwell: “…Ma come posso fare a meno di vedere quel che ho dinanzi agli occhi? Due e due fanno quattro. Qualche volta, Winston. Qualche volta fanno cinque. Qualche volta fanno tre. Qualche volta fanno quattro e cinque e tre nello stesso tempo. Devi sforzarti di più. Non è facile diventare normale”.

Drago Kraljević (Croazia)

IL TEATRO DELLE MASCHERE E IL CARNEVALE DELLA VITA di Giuseppe Lalli

C’è una frase, in un celebre romanzo di Luigi Pirandello, che suona così: “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”. Nelle società moderne il Carnevale è la festa di tutto l’anno: indossiamo la maschera tutti i giorni. Ognuno ha la sua, anzi le sue, da quando inizia l’età della…ragione. La maschera non ce la togliamo nemmeno quando andiamo a letto. Mostriamo il volto nudo solo nel sogno; ma al mattino, insieme al vestito, prima di fare colazione, rimettiamo la maschera sul volto.

Di maschere, per la verità, ne abbiamo a disposizione più di una, come i vestiti e le scarpe. Abbiamo la maschera per i colleghi di lavoro, quella per i conoscenti, quella per gli amici, e perfino quella per i familiari… Spesso sbagliamo maschera o dimentichiamo di indossarne una, e allora le persone che credevano di conoscerci ci dicono: “Ma che ti è successo? Non ti riconosco.”  E invece era uno dei rari momenti in cui eravamo noi stessi… Ognuno crede di recitare la sua parte nel ruolo che si è ricavato, salvo, ogni tanto, cambiare ruolo e cambiare parte.

E’ una legge, e una tentazione, questa del Carnevale permanente, alla quale pare che nessuno possa sfuggire nelle nostre società evolute. Non vi sfuggiva nemmeno Pirandello, che pure pretendeva di farci la morale. Infatti, c’è da chiedersi: qual era il vero volto di Pirandello? Quello dell’esploratore spregiudicato dell’anima umana, o quello dell’intellettuale conformista fedele al regime? Quello del compassato e serioso accademico vincitore del premio Nobel, o quello dell’attempato maestro che perde la testa per la prima attrice del suo teatro e le scrive centinaia di lettere appassionate?

La vita sociale è il grande teatro dell’ipocrisia, che va in onda sul proscenio. Dietro le quinte, c’è il vero teatro: quello dell’invidia e dell’orgoglio. Ogni tanto si sente qualcuno che grida, perché non riesce più a reggere la parte. Per avere un’idea di quanto rarefatti siano i nostri rapporti sociali, basta riflettere su quella convezione sociale che è il saluto. Nel salutarci, quando ci conosciamo poco, assumiamo sempre un atteggiamento… commisurante. Ciascuno, rispetto all’altro, si chiede: «che ruolo svolge?»; «quanto mi può essere utile?»; «è più o meno importante di me?».

E una volta stabilite le misure, ci regoliamo. Siamo disposti a salutare noi per primi solo le persone che reputiamo molto più importanti di noi. E se qualcuno con il quale avevamo stabilito un saluto reciproco, una mattina, magari perché distratto, ci toglie il saluto, apriti cielo! Subito pensiamo: «e chi si crede di essere?»; «non facciamo un lavoro simile…»; «non abbiamo la stessa cilindrata di macchina…», e ce ne facciamo una malattia.

Nel grande teatro delle maschere, gli “altri” finiscono per essere per noi un piccolo inferno, come ci ricorda Jean Paul Sartre in una sua celebre commedia. Gli “altri” ci giudicano, e spesso ci feriscono con il solo sguardo. Abbiamo voglia a dire: «Io sono sempre me stesso». Senza volerlo ammettere, quasi sempre siamo quello che vogliamo che gli “altri” credano che siamo.

Ci facciamo amici importanti affinché gli “altri” credano che anche noi siamo importanti. Mentiamo continuamente a noi stessi. Indossiamo gli occhiali da sole anche quando non c’è il sole: li usiamo come una maschera, per poter guardare gli “altri” senza essere visti. Gli attori li indossano nei funerali, forse per non guardare in faccia la morte, con la quale non si può recitare.

Parliamo senza comunicare: sguazziamo sempre alla superficie del nostro “io”, dove ristagnano poltiglia e rottami dell’anima. D’altra parte, degli “altri” non possiamo fare a meno, perché, per quanto possiamo coltivare un sogno di autosufficienza, siamo per costituzione degli animali sociali. Lo sapevano bene gli eremiti del passato, che più si ritiravano in solitudine, più gli “altri” li cercavano.

Capita però spesso che, quando accantoniamo la maschera, ci rendiamo conto che al fondo del nostro essere coltiviamo un desiderio metafisico, che non vogliamo confessare a noi stessi: dare un senso alla vita. Una volta che abbiamo mangiato e bevuto. I cattivi maestri della modernità, nel decretare la morte di Dio, ci hanno voluto far credere che ciascuno di noi può essere Dio per gli altri. Ma, per poco che rientriamo in noi stessi, ci accorgiamo di quanto grande sia questa menzogna.

In questo modo, il desiderio metafisico, che non possiamo sopprimere, diventa un piccolo inferno, che però dobbiamo nascondere agli “altri”, i quali devono continuare a vederci come tanti “Dio”: ciascuno vuole essere “Dio” per l’“altro”. Da qui la fiera dello snobismo: vogliamo far credere, ciascuno all’“altro”, di essere autosufficienti, di non avere bisogno di nessuno. Ma è proprio in questa mancanza di comunione, in questa forzata solitudine, che consiste il nostro piccolo inferno.

Ma quello che Pirandello e Sartre non sapevano, o forse non ricordavano, è che dopo il Carnevale viene la Quaresima. Ho sempre sospettato che i cristiani debbano conoscere la medicina per questo male metafisico. Dovrebbero averla appresa dal loro maestro, il quale si ritirò per quaranta giorni nel deserto (da qui la Quaresima) per meditare sul senso profondo della sua missione, e alla fine respinse tutte le maschere che un grande esperto di menzogne gli offriva: il potere sugli uomini e sulla natura. Solo una maschera accettò, non dal padre della menzogna, ma da suo Padre: quella del dolore e della compassione, come unica via di accesso alla vita vera.

Ecco: i cristiani dovrebbero conoscere la medicina. Solo che il più delle volte non sanno comunicarla agli… “altri”, non sanno rinunciare, nemmeno loro, alla maschera. I veri cristiani però sanno che Dio non si dimostra, si mostra: è quello che sta appeso, nudo, per tutti, sulla croce.

Il discorso di Papa Francesco per la messa di Natale

 
Puoi avere difetti, essere ansioso e perfino essere arrabbiato, ma non dimenticare che la tua vita è la più grande impresa del mondo. Solo tu puoi impedirne il fallimento. Molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano. Ricorda che essere felici non è avere un cielo senza tempesta, una strada senza incidenti, un lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni. Essere felici significa trovare la forza nel perdono, la speranza nelle battaglie, la sicurezza nella fase della paura, l’amore nella discordia. Non è solo godersi il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma imparare dai fallimenti. Non è solo sentirsi felici con gli applausi, ma essere felici nell’anonimato. Essere felici non è una fatalità del destino, ma un risultato per coloro che possono viaggiare dentro se stessi. Essere felici è smettere di sentirsi una vittima e diventare autore del proprio destino. È attraversare i deserti, ma essere in grado di trovare un’oasi nel profondo dell’anima. È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita. Essere felici é non avere paura dei propri sentimenti ed essere in grado di parlare di te. Sta nel coraggio di sentire un “no” e ritrovare fiducia nei confronti delle critiche, anche quando sono ingiustificate. È baciare i tuoi figli, coccolare i tuoi genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche quando ci feriscono. Essere felici è lasciare vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice. È avere la maturità per poter dire: “Ho fatto degli errori”. È avere il coraggio di dire “Mi dispiace”. È avere la sensibilità di dire “Ho bisogno di te”. È avere la capacità di dire “Ti amo”. Possa la tua vita diventare un giardino di opportunità per la felicità … che in primavera possa essere un amante della gioia ed in inverno un amante della saggezza. E quando commetti un errore, ricomincia da capo. Perché solo allora sarai innamorato della vita. Scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta. Ma usa le lacrime per irrigare la tolleranza. Usa le tue sconfitte per addestrare la pazienza. Usa i tuoi errori con la serenità dello scultore. Usa il dolore per intonare il piacere. Usa gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza. Non cu mollare mai … Soprattutto non mollare mai le persone che ti amano. Non rinunciare mai alla felicità, perché la vita è uno spettacolo incredibile.
Papa Francesco

IL PRESEPE di Franco Presicci

MILANO 2O/12/2018 – VIALE CERTOSA – LA STELE BOTTEGA PRESEPI – FOTO ACANFORA NEWPRESS – IN FOTO MANOLO MARIA ARTUSO GIANLUCA GIUSEPPE SELEGNI

   Quando ero un ragazzino ed ero così basso che il tabaccaio di fronte a casa mi sentiva ordinare il sale per la nonna ma non mi vedeva, alcuni giorni prima di Natale facevano la loro comparsa gli zampognari con l’abito da pastori abruzzesi e suonavano la cornamusa. La gente si affacciava alle finestre e al termine di un paio di suonate lanciava i soldini. Li davano volentieri, anche se i tempi erano magri e la carne si mangiava una volta la settimana. A Milano me li ero quasi dimenticati e ne ho rivisti qualche anno fa nel cortile del grande acquafortista Gigi Pedroli, sull’alzaia Naviglio Grande; e ancora al mercato del giovedì, a Niguarda, in una giornata molto fredda che però non scoraggiava le file davanti al banco del pesce e a quelli della frutta.

   Gli zampognari erano personaggi attesi anche perché incrementavano l’aria natalizia. Ne ho ritrovati tanti nel laboratorio storico di Manola Artuso e Gianluca Seregni, legati nella vita e nell’arte, in viale Certosa 91, arteria così chiamata perché l’arcivescovo Giovanni Visconti vi sistemò alcuni certosini in cerca di una dimora e assegnò loro dei terreni per costruirvi una cappella. I suonatori non sono da soli, ma in compagnia di taglialegna, fornai, fabbri, calzolai, donne con la brocca, con il cesto, pecorai, re Magi e naturalmente pecorai assediati dal gregge. Tutte le figure che abitano il presepe, che in anni più recenti ha cominciato ad ospitare anche il pescivendolo e il pizzaiolo, tipici del presepe napoletano. Sono manufatti prestigiosi, come le Madonne, i Bambinelli e altri santi che poi vengono spediti all’estero: in Argentina, Spagna, Medio Oriente…

   Sono rimasto estasiato di fronte a questa folla esposta sugli scaffali di questa bottega storica e alle architetture sacre che con amore e pazienza i due artisti elaborano per clienti comuni e collezionisti. Si ha difficoltà a muoversi in questo ambiente che merita il nome di regno del presepe tra statue ad altezza naturale e tutto questo popolo che i bambini vedranno con gioia scendere da una montagna o seduto in una grotta bene illuminata tra conigli, galline, asinelli, pomodori, granturco, cipolle appesi nelle scenografie messe in piedi dai papà con abilità o improvvisazione. Comunque il presepe è arte, sogno, luce, un messaggio di pace, di serenità ad un mondo che si lacera nelle guerre; a uomini che hanno perso i valori di un tempo. E serenità si avverte ammirando le opere di Manola, laureata in pittura a Brera, e di Gianluca, tra l’altro delicato, sensibile pittore naif, laurea in restauro e in conservazione dei Beni Culturali.

   Se si ha la fortuna di trovarli un po’ più liberi del solito si può avviare una conversazione ed emergono perle sulla storia del presepe, che grande o piccolo che sia, geniale o modesto, ricco o povero, in gesso, in sughero, in cartapesta, in terracotta, non vi possono mancare la stella cometa, che guida i re Magi alla grotta, il bue e l’asino, che erano assenti ini tempi molto lontani e oggi onnipresenti, simboleggiando il primo l’umiltà e il secondo la costanza  (quando ritiene di aver lavorato abbastanza non c’è verso di farlo muovere, consapevole dei suoi diritti, che difende senza l’intervento dei sindacati). Ascoltiamo e guardiamo le varie composizioni artistiche, gli impianti scenici creati da Manola e Gianluca e le loro statuine in gesso di alabastro e acqua oltre a elementi segreti che si rifanno ai modelli originali del ‘700.

   Si parte dal ‘300, quando sembra che in Toscana fossero già stati allestiti presepi a tutto tondo con figure anche ad altezza naturale e si finisce al presepe lombardo e al museo del presepe di Brembo di Dalmine, che accoglie centinaia, forse mille presepi provenienti da ogni parte del mondo. Si parla delle statuette di Matera, del presepe in cera colorata del Museo di Messina, delle statuine della bottega Bongiovanni-Vaccaro di Torino…

   Il presepe diventò popolare nel ‘400. Da allora se ne fanno anche un legno, materiale preferito dagli Alemanno, probabilmente lombardi, e nel 1480 da Bongiovanni Lupi da Lodi, custodito a Rivolta d’Adda, in territorio di Cremona. A Napoli emersero atti che testimoniano presepi di corte già in epoca quattrocentesca. E presepi abbondavano sul Sacro Monte di Varallo… La Puglia è ricca di artisti che sagomano la cartapesta o l’argilla, come il leccese Carlo Zimari (ricordiamo il suo albero della cuccagna), e il carro a due ruote di Filandro De Giovanni, leccese anche lui, Gianluca, persona squisita come Manola, oltre che appassionato è un vero conoscitore di botteghe e artigiani famosi e dei materiali che trattavano. A Bergamo erano specializzati nella lavorazione del gesso e una volta le loro opere erano richieste prevalentemente da chiesi e conventi. A Milano in via San Pietro all’Orto c’era il presepe meccanico, aperto fino a Pasqua, vicino all’”omn de preja “, l’uomo di pietra, una statua su cui venivano lasciati foglietti di protesta.

   Presepi ovunque, dunque, nelle case, nelle chiese, nelle piazze, magari sotto l’albero di Natale. Con il nonno a raccontarne la storia di questi panorami intrecciandola con la fantasia. Prendiamo in mano un Bambinello dall’incarnato roseo, di grandezza naturale, e Manola ci dice che è destinato a un collezionista, mentre si prepara a “a dar vita” a un San Giuseppe alto un metro e mezzo, l’espressione pensosa e le mani giunte in preghiera.  E’ faticoso farla posare con Gianluca per una foto, nonostante sia lei che lui siano di una gentilezza e di un’ospitalità commovente.

    Ancora qualche dettaglio non da poco. Come detto, sono anche restauratori eccezionali, noti per aver restituito la bellezza a centinaia di pezzi dal’enorme valore storico, compresi i 40 pezzi in legno ad Albonese. Una signora impacchetta un presepe suggestivo e rispondendo a una domanda dell’acquirente mormora: “Presepe vuol dire recinto chiuso, mangiatoia”. Ma il giaciglio di Gesù Bambino è collocata tra sentieri, discese, montagne, cortili, ponti, stazzi…, tra personaggi in adorazione. E’ comunque una composizione straordinaria, con elementi essenziali come l’acqua, che con la fontana, il laghetto, il ruscello, la cascata… la purificazione, e il fuoco, con il camino, la fornace del fabbro, la luce che pulsa dietro la cometa e nelle caverne la salvezza. I presepi sono ambienti da favola, in cui vorresti entrare, magari nelle vesti del vecchietto con la lanterna o del contadino attorniato da tanti animali da cortile per sentirti protetto nella casa che sogni.

                                                                               Franco Presicci

Viaggio nei sentimenti dell’emigrazione, tra storie e ricordi

“Un oceano di carta” e “La famiglia in 100 scatti”, pubblicate in due libri lettere e foto recuperate dagli studenti del Liceo G.B. Vico di Sulmona

di Domenico Logozzo, già caporedattore TGR Rai

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SULMONA – Giovani liceali di Sulmona recuperano dai cassetti, dai comò dei nonni e dalle impolverate scatole in cantina, centinaia di lettere e foto che raccontano la grande emigrazione, gli anni tristi della fuga alla ricerca di una terra promessa. Testimonianze di ieri che oggi diventano preziosi libri di storia. Da leggere e rileggere. E questo grazie alle ragazze e ai ragazzi delle quinte classi del Liceo delle Scienze Umane “Giambattista Vico” di Sulmona. Un esempio emblematico di buona scuola, alla fine di un percorso formativo coinvolgente sull’emigrazione e sulla famiglia tra l’800 e il ‘900, avviato alcuni anni fa. Le idee e i progetti diventano realtà. Freschi di stampa “Un oceano di carta” e “La famiglia in 100 scatti” nonché il calendario 2019 “Un viaggio nel tempo”, che fanno seguito alla pubblicazione del libro “LA MERICA” del 2013. Ricordi preziosi. Quando bastava un niente per essere felici. Come testimoniano le commoventi lettere natalizie inviate negli Anni Quaranta-Cinquanta ai famigliari. “Per il Santo Natale ricevete questo penziero per comprare un fiasco di vino e brindare alla mia salute con tutti in famiglia”. Pochi dollari e tanti doni di cuore. “Carissima Annina e famiglia, la ruota del tempo gira siamo di nuovo alla vigilia di Natale…Unisco venti dollari per un brindisi alla nostra salute”.

 

Lettere e foto del passato che non può essere dimenticato ma va raccontato, studiato ed onorato. “Sono lettere che consentono di ristabilire un punto di continuità con il passato e con la comunità di origine”, evidenzia la prof.ssa Carolina Lettieri nell’Introduzione al libro che ringrazia “le alunne della classe V F che nei due anni di lavoro al testo sono state le prime, con domande, dubbi e perplessità, a contribuire a mettere chiarezza al nostro lavoro. Senza di loro questo libro non sarebbe stato possibile”. E poi spiega: “Ogni storia d’emigrazione inizia con una partenza, con un distacco, è la lontananza che produce il bisogno di comunicazione e la comunicazione a distanza, in quell’epoca poteva solo essere scritta”. E sì, erano difficili le comunicazioni telefoniche.

 

Sfogliamo il libro e leggiamo. “Ieri chiamai per telefono – scrive amareggiato un emigrato alla moglie -, però la comunicazione non me la diedero. Chiamai ieri per fare gli auguri a nostra figlia, però non mi fu possibile”. Documenti e storie di vita. “Il 27 aprile 1955 partii da Napoli per l’America sulla Cristoforo Colombo, una nave piena di italiani che cercavano la fortuna in un nuovo paese. Ci confrontammo con l’enormità delle nostre aspirazioni solo nove giorni più tardi, il 5 maggio 1955, quando ci assiepammo, come fossimo un’unica persona, su un lato della nave per goderci la vista della Statua della Libertà, con la sua torcia tenuta alta, quasi a salutarci. Era giunta l’ora. L’ora di godersi la libertà”.

 

Così scriveva Vittorio Palumbo dietro una foto che lo ritraeva con altri emigranti il 4 maggio 1955 sulla Cristoforo Colombo. Scavare, portare alla luce il maggior numero di testimonianze scritte e fotografiche, raccontare bene il passato, significa far capire compiutamente il presente e contribuire a costruire un futuro con prospettive certamente migliori, senza più barriere, né pregiudizi e né odiose discriminazioni. “Il laboratorio di ricerca – spiega la prof.ssa Caterina Fantauzzi, dirigente scolastica del Polo Liceale “Ovidio” di Sulmona -, è stato progettato affinché gli allievi approfondissero le conoscenze sul tema dell’emigrazione, legate nell’ambito più generale dell’intercultura, e analizzassero gli stereotipi che fra l’800 e il ‘900 gli emigranti italiani si trovarono ad affrontare nei paesi d’arrivo”.

 

Un intelligente “avvicinamento” dei ragazzi al fenomeno migratorio. Esaminati dati e documenti, per “facilitare la comprensione del fenomeno stesso ed evitare una lettura distorta della realtà e una definizione di immigrato che risponda solo a diffusi stereotipi”, sottolinea   ancora la prof.ssa Fantauzzi nella Premessa al libro “Un oceano di carta, viaggio nei sentimenti dell’emigrazione”. E si sofferma su alcuni incontri che giudica “significativi”. Come quello con il prof. Franco Ricci, originario di Sulmona, docente nella Facoltà delle Arti dell’Università di Ottawa, che nella Presentazione evidenzia l’ottimo risultato dello studio realizzato da quelli che definisce “i miei allievi (se posso adottarli intellettualmente) della quinta del Liceo delle Scienze umane”. Elogio ai docenti e “ai valorosi ricercatori” che “hanno conservato e riverito la memoria collettiva dei loro lontani avi”. Aggiunge con orgoglio: “Anche io conservo nel cassetto dei ricordi più belli questa esperienza, per me unica ed indimenticabile”.

 

Impegno collettivo e autorevoli contributi come quello del Console onorario negli Usa, Quintino Cianfaglione, originario di Pratola Peligna. “Ha concluso questa fase di formazione, fondamentale per la ricostruzione della memoria storica e della memoria collettiva”, scrive la prof.ssa Fantauzzi. Sogni, sacrifici, successi. Cianfaglione si sofferma sulle positività, con l’orgoglio delle radici: “Un popolo di lavoratori, un popolo intelligente che con niente ha cresciuto una famiglia, ha creato tante imprese; un popolo molto apprezzato nel mondo della scuola, della scienza e della medicina”. Un tempo emigravano le braccia più forti, ora i migliori cervelli: “Oggi negli Stati Uniti arrivano ricercatori, medici, architetti che danno solo orgoglio a noi che viviamo in America. Sono molto preparati”.

 

Un oceano di carta” e il rispetto della memoria. Un aspetto che viene opportunamente evidenziato. “Non avrei immaginato che dei ragazzi, i nostri ragazzi di Sulmona e del territorio, potessero riconsegnarci uno scrigno così prezioso quale è questo libro”, scrive nella Presentazione l’avvocatessa Luisa Taglieri, presidente dell’Associazione “Voci di donne”. La ricchezza della ricerca. “Con questo lavoro gli studenti vengono a conoscenza di una realtà che è quanto più moderna. La storia dei migranti nel 2018 è la stessa dei migranti italiani che pensando di trovare lavoro, ricchezza, libertà e dignità partivano su navi per l’America, l’Australia; viaggiavano, la maggior parte, ammassati nelle stive, esposti alle intemperie sui ponti: donne e uomini con i propri bambini a volte spauriti, con il dolore nel cuore per dover abbandonare i propri luoghi, i propri familiari, ma con tanta speranza di conquistare una vita migliore”. Viaggi indimenticabili per tanti nostri connazionali: “Sono stati 9 giorni di nave. Io ero con una donna di Canzano che si chiamava Angelina. Sbarcai a una città che si chiama Halifax. Dal mare Atlantico siamo attraversato il mare Pacifico. Il 18 agosto 1948 qui per gli Stati Uniti e un viaggio che non dimenticherò mai”.  In tanti c’era la speranza di fare fortuna e poi ritornare in Italia.

 

Un emigrante della Valle Peligna: “Cari Genitori o ricevuto il salame che mi avete mandato e lo trovato molto buonissimo e mi e proprio piaciuto sono a ringraziarvi del bene che avete verso il vostro figlio…Cara mamma sento pure nella tua letterina che mi dici che ti dica se non cio più intensione di venire in Italia vedrai che io in america non ci starò tanto tempo perché amè l’america a me non piace mica troppo”. Ed un altro abruzzese da New York: “Cara madre se il buon Signore cidà una buona attraversata così ci potremo riabbracciare”. La mamma in cima ai pensieri di tutti: “Carissima mamma oramai comincio a contare i giorni che mi rimangono da rimanere qua in America dato che ho già prenotato il viaggio per la fine di aprile. Ho una grande voglia di tornare a casa per poter abbracciare tutti…”

 

Le lettere d’amore per le mogli lontane: “Carissima moglie tu devi avere pazienza, di essere segreta, di starti contenta e di avere fede al tuo marito che sta facendo tanto per te e ora abbiamo una buona speranza non passerà tanto lungo che tu verrai a riabbracciare il tuo caro marito che palpita per te”. Un altro: “Cara moglie per laffare di stare separate non è colpa mia è colpa della miseria perché se uno cia aveva la robba assai non ci faceva bisogne di venire qua ci stavamo in sieme e gotavamo e così io soffre qua e tu soffre la”. E i dubbi d’amore, provocati dalla lontananza: “Cara Sposa non farti voltare le cervelle da nessune ca ve la passate bene e per me non vi mettete nessuno pensiere che io vi ame proprio con vero cuore e voglio sapere se voi mi amate con vero cuore”.

 

Le lettere ritrovate e con l’aiuto dei parenti pazientemente trascritte dagli studenti   “permettono di osservare le situazioni vissute dagli scriventi, nella loro spontaneità ed espressività costituendo così un valore documentario di grande importanza”, osserva la prof.ssa Annalucia Cardinali. “L’emigrato pensa e parla in dialetto molto più spesso che in lingua – prosegue – e quando si accinge a scrivere una lettera ad un parente, lo fa con il sincero desiderio di redigere una bella lettera senza errori e con la colloquialità tipica del parlato popolare. La scoperta di questa “umanità” ha consentito agli alunni di comprendere il forte legame che traspare con il paese natio, gli affetti, le tradizioni, gli usi da trasferire ed inserire in un altro contesto nel quale ricreare una nuova identità sempre sulle orme di un legame con la nostra storia”.

 

Sfogliando poi il libro “La famiglia in 100 scatti” realizzato dagli studenti della V G con il coordinamento dalla prof.ssa Carolina Lettieri, emerge in maniera molto chiara “l’interesse che studentesse e studenti hanno mostrato nella conoscenza che accomuna ognuno di noi: il passato e la famiglia”. Scrivono gli autori del validissimo lavoro storico, culturale, sociologico ed antropologico: “Oggi, cresciuti nell’epoca della realtà virtuale attraverso la ricerca vogliamo riscoprire la magia dell’album fotografico, sfogliando pagine e pagine, sentendone l’odore e percependo la ruvidità della carta sotto le nostre dita. Ci siamo immersi in frammenti di vita, della vita vera, ben diversa dalla realtà degli schermi”. Riflettono e sostengono convintamente: “Ci siamo resi conto che le centinaia di foto registrate sui cellulari non hanno nulla a che vedere con la particolarità e le folgoranti emozioni che ci suscitano le realtà cartaceeAttraverso l’album “La famiglia in 100 scatti” parliamo di memoria, senza la quale non siamo nulla”. E senza memoria non si può progettare un buon futuro.

Sono foto che fanno sognare e commuovono. Foto da leggere, una ad una, pagina dopo pagina. Scorre il tempo. Epoche diverse. Personaggi, eventi, luoghi che suscitano emozione e ammirazione. “Ogni foto è un racconto a sé – scrive la prof.ssa Caterina Fantauzzi – in cui emerge in primo luogo la verità delle persone ritratte, delle famiglie, delle abitazioni e delle strade in cui hanno vissuto”. Davvero bravi gli studenti che “ci consegnano un’opera storica che rende eterni i volti ma anche i sentimenti e i valori delle nostre famiglie”, sostiene nella Premessa l’avvocatessa Luisa Taglieri. Elogia pure docenti e dirigente scolastica che “operano instancabilmente insieme agli studenti per la loro crescita, che di riflesso è anche la crescita della società”.

 

 

La presentazione ufficiale dei libri “Un oceano di carta” e “La famiglia in cento scatti” del Liceo “Giambattista Vico” di Sulmona è in programma per martedì 18 dicembre alle ore 9,30 nella Sala Consiliare della Comunità Montana Peligna. Dopo i saluti della prof.ssa Caterina Fantauzzi, dirigente scolastico del Polo Liceale “Ovidio”, sono previsti gli interventi di Luisa Taglieri, presidente dell’associazione “Voci di donne”, del giornalista e scrittore Goffredo Palmerini, di Mauro Cianfaglione, Rosita Cianfaglione, Carolina Lettieri e Annalucia Cardinali.   

 

 

 

 

 

 

 

A Galatone il Premio letterario INTERNAZIONALE “Città del Galateo” di Goffredo Palmerini

28 novembre 2018

 

A Galatone il Premio letterario INTERNAZIONALE “Città del Galateo”

Grande partecipazione, dall’Italia e dall’estero; il 1° dicembre la Premiazione al Palazzo Marchesale

 

di Goffredo Palmerini

 

 

LECCE – A Galatone, nello splendido Palazzo Marchesale della città salentina, si terranno le manifestazioni conclusive della VI edizione del Premio Internazionale di Poesia e Prosa “Città del Galateo” e della Mostra d’arte “I Colori del Salento”, organizzati dall’Associazione Culturale VerbumlandiArt in collaborazione con la Municipalità, con il patrocinio della Regione Puglia e della Provincia di Lecce. Un grande successo di partecipazione ha arriso anche questa edizione 2018, con 1500 poesie e 500 racconti pervenuti da autori italiani e d una numerosa schiera di autori stranieri di Serbia, Romania, India, Taiwan, Turchia, Germania, Polonia, Grecia, Iraq. Il 30 novembre e sabato 1° dicembre gli eventi di Premiazione dei vincitori del prestigioso concorso letterario e la consegna di Riconoscimenti ad insigni personalità, Ospiti d’onore.

Confermata la presenza agli eventi delle seguenti Autorità istituzionali e Ospiti d’onore ai quali verrà consegnata la Targa alla Carriera: Loredana Capone, assessore al Turismo e Cultura della Regione Puglia, Stefano Minerva, presidente della Provincia di Lecce, Flavio Filoni, sindaco di Galatone, don Giuseppe Venneri, direttore Caritas diocesana, Pierfranco Bruni, giornalista e scrittore, candidato al Premio Nobel per la Letteratura, Tiziana Grassi, giornalista e scrittrice, studiosa di migrazioni, Maria Rosaria Pugliese, scrittrice, Mariarosaria Riccio, scrittrice e psicologa, Carmine Carlucci, docente e presidente del Comitato per la Qualità della Vita, Mario Pavone, avvocato e presidente Associazione internazionale Radici, Cosimo Loré, criminologo e docente di medicina legale all’Università di Siena, Salvatore Maria Mattia Giraldi, presidente Federiciana Università Popolare di Cosenza, Zlatomir Jovanovic, scrittore ed editore a Belgrado, Borisav Blagojevic, poeta e presidente Associazione Culturale di Ciuprja, in Serbia.

Gran lavoro, dunque, per la Giuria del Premio Letterario nella valutazione della gran mole di opere in poesia e prosa in concorso. Lo scrittore Pierfranco Bruni, candidato al Nobel per la Letteratura, è il Presidente onorario di questa edizione del Premio, mentre la Giuria, presieduta da Massimo Enrico Milone, direttore Rai Vaticano, è composta da Annalena Cimino, Annella Prisco, Camelia Florescu, Carlo Alberto Augieri, Carmen Moscariello, Enrico Romano, Giorgio Rizzo, Goffredo Palmerini, Mirjana Dobrilla, Sergio Camellini, con il cordinamento di Regina Resta, presidente di Verbumlandiart. Le manifestazioni avranno un prologo d’eccezione, venerdì 30 novembre alle ore 19 presso il Palazzo Marchesale di Galatone, con la presentazione del volume “Amare Cesare Pavese” di Pierfranco Bruni. Converserà con l’illustre autore la scrittrice Annella Prisco. Lo scrittore, l’indomani mattina alle 10, sarà ospite del Liceo Classico “P. Colonna” di Galatina, e parlerà con gli studenti presentato dalla dirigente scolastica Maria Rita Meleleo.

Intanto, nelle ampie sale del Palazzo Marchesale, dal 26 novembre fino al 2 dicembre, sono in esposizione per la Mostra d’arte contemporanea “I colori del Salento” le opere degli artisti salentini Madia Ingrosso, Ana Buda, Stefano Bonatesta, Salvatore Strafella, Marilena Memmi, Renato Leone, Francesca Strafella, Carlo Solidoro, Simona Lepore, Emanuela Loscanna, Donato Ungaro, Angela Antico, con i quali Verbumlandiart sta portando avanti un movimento artistico di Rinascita Culturale territoriale che si propone di valorizzare e promuovere le bellezze del Salento anche fuori dai confini della Puglia, affidando particolarmente all’arte la missione d’illustrare le meraviglie architettoniche, ambientali e culturali di questo incantevole lembo d’Italia.

 

 

Sabato 1° dicembre, alle ore 17:30, nel Salone d’onore del Palazzo Marchesale la cerimonia di Premiazione dei vincitori della sesta edizione del concorso letterario di Poesia e Prosa “Città del Galateo”, intitolato al grande umanista e scienziato salentino Antonio de Ferrariis (Galatone, 1444 – Lecce, 1517), detto il Galateo, una delle personalità intellettuali più significative del periodo rinascimentale. Nell’occasione saranno conferiti i riconoscimenti alle seguenti Personalità, ospiti d’onore: Premio alla Carriera a Pierfranco Bruni, Tiziana Grassi, Giuseppe Resta, Carmine Carlucci, Mario Pavone, Salvatore Maria Mattia Giraldi, Cosimo Loré; Premio alla Cultura a Zlatovir Jovanovic, Borisav Blagojevic; Premio Speciale a Mariarosaria Riccio, Maria Rosaria Pugliese.

Ecco qui di seguito le decisioni a verbale della Giuria del Premio letterario, presieduta dal giornalista e scrittore Massimo Enrico Milone, direttore Rai Vaticano, con i vincitori e segnalati speciali nelle varie Sezioni del Premio, per autori italiani e stranieri, distinti per Paesi.

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AUTORI ITALIANI

ARTICOLO DI GIORNALE

PREMIO SPECIALE: ANGELA SIMONEIl contributo delle piccole imprese territoriali nell’era della sostenibilità ambientale

PODIO: 1° FIORELLA FRANCHINI – Alla biblioteca nazionale di Napoli la Mostra Ebrei a Shanghai; ANNA FERRIERO – Progetto 21, un divertimento per tutte le stagioni; VELIA AIELLO – La difficile convivenza dell’uomo con la natura; ex aequo OSVALDO LICCI – Il concetto di eguaglianza nei secoli.

 

POESIA ADULTI A TEMA LIBERO  

PREMIO ECCELLENZA: ANTONELLA GIORDANO – Le pietre piangono; MARCO AMBROSI – Chi sei; NUNZIO BUONO – Il cielo è basso.

PODIO: 1° ENRICO DEL GAUDIO – …e mi manchi; ANNA MARIA DEODATO – Quella notte; MARCO MARRA – Dieci sievert Fukushima 2011; ex aequo DOROTEA MATRANGA – L’oltre all’orizzonte.

 

POESIA ADULTI IN VERNACOLO A TEMA LIBERO

PREMIO SPECIALE FUORI CONCORSO: LORENZO SCARPONI – Cal doni (Quelle donne)

PREMIO ECCELLENZA: VINCENZO CERASUOLO – Giggino (Luigino); FAUSTO MARSEGLIA – A guagliona puverella (La ragazza povera)

PODIO: 1° ANGELO CANINO – Ppe nnu scordeari (Per non dimenticare); ALFONSO GARGANO – Nun ce penza’ (Non ci pensare); CIRO IANNONE – Chell’ombra dint’ ’o scuro (Quell’ombra nel buio); ex aequo GENNARO GRIECO – Nu’ juorne ‘e libbertà (Un giorno di libertà).

 

OPERE A TEMA

PODIO: 1° NADIA PASCUCCI – Resta la vergogna; 2° ENZO BACCA – Dolce viene dolce va.

 

RACCONTO

PODIO: 1° DOMENICA INZINNA – Nonno Omero;MASSIMILIANO BELLEZZA – L’ultimo atto; MICHELE MELILLO – La storia di Giovanna.

 

SILLOGE ADULTI A TEMA LIBERO

PREMIO ECCELLENZA: ELENA VARRIALE – Unghie per ferire

PODIO: 1° GAETANO CATALANI – Profumo di zagare; ANTONIO BARRACATO – Emozioni e parole in versi; GIUSEPPE MILELLA – Emozioni e poesia; ex aequo ANNAMARIA COLOMBA – Il silenzio del sud.

 

CATEGORIA GIOVANI A TEMA LIBERO

PODIO: 1° LORIS AVELLA – DJ;RICCARDO TIBERI – Lei dimentica;VINCENZO ROSSANO – Dopo la tempesta.

 

LIBRI EDITI E INEDITI

PREMIO ECCELLENZA LETTERATURA NAZIONALE: MARIAROSARIA RICCIO – Il potere del dubbio (Ed. Homo Scrivens); MARIA ROSARIA PUGLIESE – Fontaine blanche (Ed. Homo Scrivens); AMEDEO BAGNASCO – La scatola dei segreti (Promedia).

PREMIO ECCELLENZA LETTERATURA STRANIERA: RAED ANIS AL-JISHI – Gabbiani sanguinanti – trad. CLAUDIA PICCINNO (Ed. Il Cuscino di Stelle).

 

CATEGORIA ROMANZO

PODIO: 1° MARCO VESCARELLI – Il sapore del ricordo (Intermedia Edizioni); VALENTINA PERRONE – Un caffè in ghiaccio con latte di mandorle (Ed. Esperidi); G.FERA e F.TESTA – Veleni & Verità (Graus Editore).

 

CATEGORIA SAGGISTICA

PREMIO ECCELLENZA: ROBERTO SCIARRONE – La primavera dei popoli. La rivoluzione siciliana del 1848 (EDAS)

PODIO: 1° ROBERTO TIBERI – Il diritto alle informazioni ambientali (Free Service Edizioni); ex aequo SALVATORE LA MOGLIE – Profili letterari del Novecento (Aletti Editore).

 

CATEGORIA LIBRI POESIA

PREMIO ECCELLENZA: FABIO SQUEO – I poeti fioriscono al buio (Ed. Bibliotheka).

PODIO: 1° VITO ADAMO – La costanza delle maree (Musicaos Editore); MICHELE GENTILE – Nomenclatura di un tramonto (Ed. Totem); VINCENZO MONFREGOLA – Nelle navi di cemento e amianto (Marotta&Cafiero Editori); ex aequo SILVANA STREMIZ – Un groviglio di me (Ed.PensieriParole).

 

 

AUTORI STRANIERI

 

TAIWAN

TZEMIN ITION TSAIETERNITY

 

INDIA

RAJ BABU GANDHAM – ELOPE; SUNITA PAUL – ALL IN THE NAME OF LOVE; 3° JYOTIRMAYA THAKUR – OCEAN LOVE.

 

TURCHIA

PREMIO SPECIALE: HASAN ERKEKIL DOLORE È ROTTO (Trad. Murat Yurdakul); NEVAL SAVAK –

IL FUOCO DI SPOGLIARSI DALLA TERRA (Trad.Murat Yurdakul); HILAL KARAHANONORE.

CATEGORIA GIOVANI TURCHIA: MUSTAFA ŞANLICHIUDI LA VECCHIAIA

 

GERMANIA

WIEBKE JANSSENVESTITI DA POLITICI

 

GRECIA

RANIA ANGELAKOUDIOBLITERATING TIME

 

POLONIA

ELIZA SEGIETWITHOUT GAS

 

ROMANIA

ANA DRĂGOIANUDEBUT (DEBUTTO); MIRELA MINUȚA ALEXA – SINGURĂTATE ÎN DOI (LA SOLITUDINE IN DUE); OLIMPIA SAVA APUS DE SOARE (TRAMONTO).

 

TURCHIA

MURAT YURDAKULSOGLIA

 

IRAQ
SABAH AL-ZUBEIDIKAD MAJKA DOZIVA

 

SERBIA

POESIA

1°. BERMET GOS’N KIŠABOBAN DŽEVERDANOVIĆ
2°. DJECA RATAZANKA ZANA BOŠKOVIĆ-COVEN
3°. SUMNJAMARIJA JAKŠIĆ

 

PREMIO SPECIALE

DVA POGLEDAVESNA FOJKAR-ĆIRIĆ
SEĆANJALJUBENKO ZVIZDIĆ
LABUDOV PJEVDAMIR MARAS
KAD TIMILAD OBRENOVIĆ
ROMI KUDA STE POŠLIZLATOMIR JOVANOVIĆ

 

DIPLOMA DI MERITO

JEDAN TRENRADA NESTOROV
NE, NEĆU TI PRIĆIMILOŠ IVETIĆ
IZ PLAVIH DUBINADANIJELA BOŽIČKOVIĆ RADULOVIĆ
SLIKANJE I LJUBAVSMILJANA BOŽIĆ
NEROĐENI SNOVI ŽIVLJENJASLAVKA KLIKOVAC
IZMEĐU TEBE I MENEGORDANA SAVIĆ

 

RACCONTI

1°. MILANKA KUZMIĆSTRANAC
2°. DIJANA TOŠIĆDESPINO MOJA
3°. MILOVAN AKSENTIJEVIĆORAH

 

ARTICOLO DI GIORNALE – PREMIO SPECIALE

KEMAL LJEVAKOVIĆNA MARGINAMA RATA
MILORAD KULJIĆVODENA OPOMENA

FOCUS SUL “PROGETTO RADICI” IN UN CONVEGNO A CASERTA-L’evento, nel pomeriggio del 23 novembre, nella Sala dei Principini della Reggia di San Leucio di Goffredo Palmerini

CASERTA – Si terrà venerdì 23 novembre, dalle ore 15:30, nel suggestivo contesto della Sala Principini della Reggia di San Leucio a Caserta, il focus “Progetto Radici: un’idea innovativa per gli Italiani all’Estero” promosso dall’Associazione Internazionale “Radici”, in collaborazione con l’Associazione Culturale Movimento Sud, Federiciana Università Popolare, l’Associazione Culturale Asmef –IsmerIl Convegno, dopo il saluto del Sindaco di Caserta, avv. Carlo Marino, prenderà avvio con le relazioni del presidente dell’Associazione Radici, Mario Pavone (Il Progetto Radici: analisi e prospettive di sviluppo delle Regioni del Sud), Maria Catalano Fiore, già dirigente Mibact per la Puglia (Il valore delle Terre del Sud e del suo patrimonio culturale, artistico e museale), Gregorio De Luca, presidente Movimento Sud (Esperienze maturate dal Movimento per il “Turismo di ritorno” dei nostri Emigranti), Silvana Virgilio, del Direttivo dell’Associazione Radici (L’Emigrazione dalla Campania agli inizi del ‘900 e nel primo dopoguerra), Regina Resta, presidente dell’Associazione culturale Verbumlandiart (Un percorso alternativo per la valorizzazione della Regione Campania e del suo patrimonio). Modererà gli interventi e il successivo dibattito Salvatore M. Mattia Giraldi, presidente della Federiciana Università Popolare di Cosenza. Ospiti d’onore dell’evento il Presidente di Italia Nostra, Oreste Rutigliano, l’economista Lorenzo Toglia e il presidente di Asmef-Ismer, Salvo Iavarone.

L’Associazione internazionale Italiani all’estero “Radici”, che ha avuto i prodromi nel giugno scorso per iniziativa dell’avv. Mario Pavone, è stata regolarmente costituita il 27 luglio con l’approvazione dello Statuto e la formazione degli organi sociali, eleggendo alla presidenza lo stesso avv. Pavone. Il Progetto “Radici”, atto fondamentale per realizzare operativamente le finalità dell’Associazione, nasce per valorizzare il patrimonio storico, culturale ed umano legato al grande esodo migratorio dalle regioni del Sud, che coinvolse l’Italia a partire dalla fine dal 1861 e che in poco più d’un secolo ha riguardato oltre 27 milioni di italiani. Il Progetto Radici diviene quindi simbolo dell’italianità emigrata che ritrova appunto le proprie radici in un itinerario ricco e suggestivo nelle regioni, città e borghi di provenienza, nella conoscenza dei beni materiali ed immateriali che corredano questa importante pagina di storia.

Attraverso la vita le esperienze vissute dai nostri connazionali nei Paesi d’emigrazione, con il bagaglio di nostalgie, gioie e dolori che hanno accompagnato l’integrazione nelle terre d’accoglienza, con le sconfitte e le vittorie, si vuole costruire per gli italiani delle varie generazioni dell’emigrazione un ampio ventaglio di opportunità e di forti relazioni con le regioni del Sud Italia (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia). Un progetto integrato che porti gli emigrati – e i loro figli e nipoti – a riscoprire sotto nuova luce la loro terra d’origine, con i valori culturali, ambientali e artistici che rendono il Meridione d’Italia uno scrigno d’incomparabili bellezze. A loro disposizione, in un “turismo del ritorno”, un rinnovato percorso semantico fatto di ricettività diffusa e a costo contenuto, visite guidate ai beni artistici e monumentali, alle produzioni agroalimentari, alle aziende agrituristiche cresciute sul territorio, alle tradizioni culturali degli antenati: tutte testimonianze che tracciano il viaggio identitario nella storia della terra d’origine.

Si tratta, quindi, d’un Progetto di innovativa concezione, che favorisce nuove relazioni dei nostri emigrati con la terra natale, rivolto particolarmente alle giovani generazioni che poco conoscono, o non hanno mai conosciuto, la bellezza dei luoghi, le eccellenze del territorio, l’arte e le tradizioni dei borghi del sud Italia, i sapori dell’enogastronomia di qualità, l’ospitalità rurale della gente, la cortesia e l’amicizia che si forgia intorno alla ricerca delle proprie radici. Tutto nell’obiettivo di valorizzare il grande patrimonio di storia, arte, tradizioni, valenze ambientali, memoria collettiva, di cui sono ricche le regioni del nostro Meridione. Una particolare attenzione, per l’appunto, è diretta verso i giovani d’origine italiana all’estero, perché attraverso politiche mirate possano trovare opportunità di studi universitari e post universitari, grazie ad accordi di collaborazione tra atenei italiani e stranieri, con formazione telematica e Summer School nelle regioni meridionali, qui potendo disporre di un’ampia rete di accoglienza e di guida alla conoscenza dei territori, proprio nel segno della riscoperta delle radici.

Il Progetto Radici, peraltro, operando con la necessaria gradualità, sulla scorta della conoscenza e delle relazioni non episodiche che si genereranno, potrà stimolare collaborazioni e opportunità d’investimento nelle terre d’origine dei nostri emigrati, con l’obiettivo del recupero di luoghi e borghi abbandonati, grazie alla valorizzazione di un turismo che ai circuiti preconfezionati prediliga l’intrigante scoperta della “provincia” profonda del nostro Meridione, con le sue ricchezze artistiche e culturali, con le meraviglie di paesi e città, con l’incanto delle sue costiere, dei paesaggi rurali, delle sue montagne, e con la straordinaria cornucopia di sapori della sua gastronomia.

Attualmente il Progetto Radici sta muovendo la fase ricognitiva, in Italia e all’estero, attraverso i canali dell’associazionismo regionale. Già peraltro impostando le prime collaborazioni operative, che man mano andranno a riguardare i Paesi del Nord e Sud America, e dell’Europa, dove il fenomeno migratorio italiano è stato di più ragguardevoli dimensioni. Il focus di Caserta, nello splendido scenario delle Telerie di San Leucio, potrà dunque stimolare utili riflessioni e rafforzamenti ai propositi del Progetto Radici e alla migliore veicolazione della comunicazione informativa verso le comunità italiane nel mondo. In fondo, questo è l’obiettivo principale dell’iniziativa qui a Caserta. Dopo quella di Bari nel settembre scorso, e questa di Caserta, se ne vedrà altre svilupparsi in altre città del sud Italia e finanche all’estero, dove un Convegno internazionale potrebbe vedere la luce nel corso del 2019 a Rio de Janeiro, coinvolgendo le realtà presenti nei Paesi latinoamericani con più forte presenza italiana, quali appunto il Brasile, l’Argentina, l’Uruguay e il Venezuela.

Qualche notizia, infine, sulla Reggia di San Leucio, che farà da meraviglioso sfondo al Convegno del Progetto Radici. San Leucio è un piccolo borgo a pochi chilometri dal centro di Caserta, alle pendici dell’omonimo colle dove in epoca longobarda venne edificata una chiesa dedicata al Santo. Nel Cinquecento gli Acquaviva, principi di Caserta, vi costruirono un castello che chiamarono “Belvedere” per la splendida vista che spazia su Napoli, il Vesuvio e le isole del Golfo. A metà Settecento quel tenimento degli Acquaviva fu acquistato da Carlo di Borbone e dal 1759, con l’intero Regno, passò nelle mani di suo figlio Ferdinando IV. Il primo intervento del giovane Re verso San Leucio risale al 1773, quando dispose la completa recinzione della proprietà. San Leucio rappresentava per Ferdinando un luogo ideale, in collina, per immergersi nella quiete della natura e per dedicarsi alla caccia, lontano dalla vita pomposa di corte. Negli anni seguenti egli incaricò l’arch. Francesco Collecini, allievo e primo aiutante di Luigi Vanvitelli, d’ingrandire il palazzo e di trasformarlo in un centro manifatturiero per la lavorazione della seta.

Nacque così, nel 1789, la Real Colonia Serica di San Leucio, per la quale il Re emanò uno specifico Codice di norme che regolavano diritti e doveri degli abitanti del borgo. Proprio nell’anno che vide in Francia scoppiare la Rivoluzione, Re Ferdinando i Borbone disponeva per San Leucio l’uguaglianza tra i cittadini, pari diritti per tutti, la meritocrazia, l’educazione scolastica obbligatoria, la libera scelta nei matrimoni, ed altre importanti concessioni specie a favore delle donne, che portano l’impronta della regina Maria Carolina più che del Re. Ogni dipendente della fabbrica della seta, inoltre, era tenuto a versare una quota della retribuzione alla Cassa della Carità, istituita a favore degli invalidi, dei vecchi e dei malati. Tutto dunque ruotava intorno alla fabbrica, che lavorava la seta generata dai bachi allevati nelle campagne del Casertano. Nelle filande di San Leucio si producevano preziose stoffe per abbigliamento, per tappezzeria e parati, una ricca gamma di rasi, broccati, lampassi. Nei primi decenni dell’Ottocento, con l’introduzione della macchina Jacquard, la produzione si arricchì di stoffe broccate di seta, d’oro e d’argento, con una ricchissima gamma di colori.

Un luogo davvero speciale, caso unico in Europa: una fabbrica all’interno d’una dimora reale. Un esempio concreto di come i Borbone costruivano i nuovi borghi per sperimentarvi, sin dagli albori della rivoluzione industriale, impianti d’avanguardia basandosi sulla loro autonomia. L’utopia di San Leucio finì purtroppo quando, con l’unità d’Italia, il setificio fu dato in mano ai privati e lo speciale Statuto divenne carta straccia. Nella seconda metà del secolo scorso coloro che ancora lavoravano all’interno del Palazzo cominciarono ad abbandonarlo, per costruire altrove industrie tessili più moderne. Da allora iniziò il degrado del complesso dismesso, fino a quando nel 1984, grazie ad un impegnativo e lungo lavoro di restauro durato 15 anni, il Palazzo Reale non è tornato a risplendere nella sua magnificenza artistica, architettonica e ambientale, diventando Patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’Unesco. Attualmente il Real Belvedere di San Leucio ospita il Museo della Seta e nei numerosi spazi del Palazzo reale si tengono convegni ed eventi culturali.

 

“L’Eredità delle Donne” Firenze, dal 21 al 23 settembre 2018

Firenze, dal 21 al 23 settembre 2018

Serate speciali, talk, incontri, visite guidate, percorsi urbani, reading, rassegne cinematografiche, spettacoli, concerti e tant’altro

in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio

 

Manifestazione promossa e sostenuta

da Fondazione CR Firenze e da Elastica

Tre serate teatrali originali ideate e condotte da Serena Dandini per mettere in scena capacità, biografie e professionalità diverse a rappresentare tutte le sfumature del talento femminile. La partecipazione straordinaria di Ségolène Royal per siglare il gemellaggio con Parigi. Quasi 100 appuntamenti26 location da visitare e da scoprire, e 140 ospiti nazionali e internazionali, tra cui alcune Grandi Madri come Franca ValeriLina Wertmüller e Natalia Aspesi, poi il Premio Pulitzer Jhumpa Lahiri.

La prima edizione del festival L’Eredità delle Donne sta per invadere la città di Firenze, dal 21 al 23 settembre. Nel segno dell’Elettrice Palatina, ovvero Anna Maria Luisa de’ Medici, e con un messaggio augurale di Ruth Bader Ginsburg, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, nominata come seconda donna a coprire questo ruolo dal Presidente Clinton.

Fulcro centrale del festival saranno le tre serate inedite curate, dirette e condotte da Serena Dandini (Direttore artistico di tutto il festival) al Teatro della Pergola e al Cinema Teatro Odeon. I tre eventi-spettacolo focalizzeranno la forza pulsante del festival che, dando luce in maniera del tutto originale al grande contributo delle donne alla storia dell’umanità, è riuscito in breve tempo a diventare patrimonio della città per un pubblico nazionale.

Si parte venerdì 21 settembre (Teatro della Pergola, ore 20.15), con l’apertura ufficiale alla presenza di Dario Nardella, Sindaco di Firenze, e di Umberto Tombari, Presidente Fondazione CR Firenze, l’Istituzione che ha promosso e sostenuto il progetto assieme ad Elastica, società di comunicazione ed eventi che ha avuto l’idea.

A dare subito il timbro alle tre serate teatrali sarà la prima ospite internazionale: Ségolène Royal, politica francese già candidata all’Eliseo, in dialogo con Serena Dandini. A seguire il talk, sempre condotto dalla Dandini, «Dacci oggi il nostro fare quotidiano: le cre-attive» con grandi personalità provenienti da diversi settori e ambiti della cultura. Sono Suad Amiry, scrittrice e architetto palestinese, Liza Donnelly, vignettista del New Yorker che disegnerà live i contenuti della serata, Amalia Ercoli-Finzi, prima donna ingegnere aerospaziale, Cecilia Laschi, bioingegnere e pioniera nel campo della robotistica soft, e la scrittrice Angela Terzani Staude.

Sabato 22 settembre (Cinema Teatro Odeon, ore 21) sarà la volta de L’Abbecedario delle donne, una serata di speech teatrali dal ritmo serrato affidato a donne di grande capacità narrativa per illustrare le parole chiave di un mondo riscritto al femminile. In scena le scrittrici Silvia AvalloneTeresa Ciabatti e Michela Murgia, le attrici Anna BonaiutoLunetta SavinoAlessandra FaiellaFrancesca ReggianiMarica Branchesi, astrofica italiana definita dal Time come una delle 100 persone più influenti del mondo, Donatella Carmi Bartolozzi, Vice Presidente della Fondazione CR Firenze, e Livia Sanminiatelli Branca, nipote di Donna Elena Corsini.

L’ultima serata – domenica 23 settembre (Cinema Teatro Odeon, ore 21) – si aprirà con l’intervista di Serena Dandini a una decana del giornalismo nazionale, Natalia Aspesi. Si prosegue con il talk «Nessuna donna è un’isola: una per tutte e tutte per una» che vedrà la presenza sul palco della spagnola Itziar Ituño, nota per il suo ruolo dell’ispettore Raquel Murillo nella serie La Casa di CartaDori Ghezzi, autrice e presidente della Fondazione De Andrè, Elena Ioli, fisica e reduce da una spedizione scientifica tutta al femminile in Antartide, Donatella Lippi, storica della medicina a capo di  una ricerca internazionale sulle salme della famiglia Medici, la giurista Livia Pomodoro e l’attrice Carla Signoris.

L’Eredità delle Donne, festival dedicato al contributo della donna nei vari campi del sapere attraverso i secoli, animerà il capoluogo fiorentino in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, in gemellaggio con l’evento Les Journées du Matrimoine di Parigi e dedicato alla figura di Anna Maria Luisa de’ Medici, nota come l’Elettrice Palatina, ultima della dinastia medicea e icona del mecenatismo al femminile (celebrata in questa tre-giorni con appuntamenti alle Cappelle Medicee e a Villa la Quiete) .

Il progetto è patrocinato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, dal Comune di Firenze e dall’Estate Fiorentina, con la partnership di Gucci, con il contributo di Poste ItalianeIntesa Sanpaolo e Banca CR FirenzePitti Immagine e “Tuscany, la bellezza della carta”, un marchio di Cartiere Carrara, in collaborazione con Publiacqua SpA, con Unicoop Firenze come sponsor tecnico, in gemellaggio con HF Ile-de-France e con l’Associazione MèMO. Media partnership di RAI Radio 2.

HIGHLIGHTS DEL PROGRAMMA

Il programma si snoderà tra diversi appuntamenti inediti, svelamenti, anteprime e con aperture straordinarie del patrimonio artistico cittadino, tra cui la quadreria di Palazzo Corsini. Poi spunti di riflessione al Caffè Letterariovisite guidate per le famiglie e i bambini, percorsi urbani in bicicletta e una rassegna di documentari selezionati e presentati dalla regista Adele Tulli.

Di cinema si parlerà anche negli eventi organizzati al Cinema La Compagnia, organizzati in collaborazione con Quelli della Compagnia di Fondazione Sistema Toscana: sabato 22 settembre, serata con la straordinaria partecipazione dell’attrice Franca Valeri che, insieme a Serena Dandini, presenterà la proiezione del suo film “Il segno di Venere”; sempre sabato, alle ore 20.30 al Cinema La Compagnia la scrittrice Elena Stancanelli intervisterà Lina Wertmüller, prima donna candidata all’Oscar come regista (introducono Maresa D’Arcangelo e Paola Paoli del Festival internazionale Cinema e Donne), e a seguire il film “Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti”. Alice RohrwacherFrancesca MarcianoMaura MisitiVelia Santelli e Adele Tulli (condotte da Simonetta Fiori) animeranno l’incontro “Il senso delle donne per il cinema” (sabato, ore 19, Cinema La Compagnia).

Di grande emozione l’appuntamento con Jhumpa Lahiri, scrittrice statunitense di origine indiana e vincitrice del Premio Pulitzer, che si racconterà insieme a Pierluigi Battista in occasione dell’uscita del suo ultimo libro “Dove mi trovo”, portato in scena con letture di Lunetta Savino (domenica 23, al Cinema Teatro Odeon alle 18.30).

Il festival ospita anche il punto di vista maschile, con la lectio di Stefano Bartezzaghi “Cosa ci andavano a fare le donne di mondo, a Cuneo?” (sabato 22 alle ore 18.00 allo Spazio Alfieri), e Telmo PievaniFederico Taddia e la Banda Osiris con “Il maschio inutile”, spettacolo teatrale in scena allo Spazio Alfieri domenica alle ore 16.

Donne che fanno notizia” è il talk al Cinema Teatro Odeon il 22 settembre alle 18.30 con le giornaliste Lucia Goracci e Fiorenza SarzaniniAnnamaria Testa, esperta di comunicazione, la scrittrice Igiaba Scego e il giornalista e scrittore Adriano Sofri (modera  Tiziana Ferrario). In programma anche l’incontro “Protagoniste dell’industria culturale” il 23 settembre alle 18.00 alla Terrazza della Biblioteca delle Oblate con la partecipazione di Ilaria Bortoletti Buitoni, già sottosegretario al MIBACT, la collezionista d’arte Valeria Napoleone, l’imprenditrice Giannola Nonino, la gallerista Lia RummaPatrizia Sandretto Re Rebaudengo, Presidente dell’omonima Fondazione e Silvia Foschi, Responsabile Patrimonio Storico Artistico e Attività Culturali Intesa Sanpaolo. Modererà la giornalista Michela Ponzani.

L’Eredità delle Donne celebra un’altra grande protagonista della cultura e dell’arte con le visite guidate alla mostra “Marina Abramovic. The Cleaner” condotte in esclusiva per il festival dal critico Costantino D’Orazio. Infine, atelier d’artiste aperti al pubblico domenica, visite alla scoperta del Cimitero degli Allori e alle icone della Medicina fiorentina.

Si parlerà di musica nella serata “Melodie di sabato 22 (ore 19.30) alla Basilica di Santa Crocecon Cristina ScabbiaDori GhezziLadyvetteChiara GaliazzoIrene Grandi, conduce Gino Castaldo, con la partecipazione di Ernesto Assante. Assante e Castaldo saranno i protagonisti anche dell’appuntamento “Le voci femminili della musica – Speciale lezione di rock” (sabato, ore 16, Spazio Alfieri).

Fondazione CR Firenze partecipa al programma con due proprie iniziative dedicate al tema del festival. Nello spazio mostre della Fondazione (Via Bufalini 6) è allestita dal  settembre al 18 novembre la mostra “Artiste. Firenze 1900 – 1950”. L’esposizione ha per perno le figure di Leonetta Pieraccini e Filide Giorgi che furono unite da una profonda amicizia. Allieve di Giovanni Fattori all’inizio del Novecento, si interessarono alle novità artistiche internazionali, dimostrandosi pittrici di grande qualità. E’ stato anche prodotto il libro “Venti donne in Toscana” di Silvio Balloniin uscita in occasione del festival. Il volume ripercorre in 20 biografie di donne fiorentine o che hanno a lungo vissuto a Firenze, identificandosi tout court con la città, la storia della presenza femminile nella cultura, nelle arti e nella politica in Toscana tra la seconda metà del Settecento agli anni Duemila. Il libro sarà presentato all’interno del Caffè Letterario con la partecipazione dell’autore Silvio Balloni e Carlo Sisi, membro del Consiglio Scientifico del Mart di Rovereto e Direttore della Commissione Tecnica Arte della Fondazione CR Firenze, con la moderazione dello scrittore Luca Scarlini. In più, il libro sarà il protagonista delle ciclovisite del festival: a partire proprio da questo volume, in collaborazione con MUS.E Firenze, saranno organizzate nella giornata di domenica 23 settembre delle visite guidate in bicicletta che invitano a scoprire, pedalando per le vie del centro di Firenze, storie sorprendenti di donne altrettanto sorprendenti.

Tra gli eventi, anche l’open discussion e il workshop gratuito (su iscrizione, entro il 18 settembre) di arte visiva con una delle figure di spicco del panorama italiano dell’arte urbana: MP5. I due eventi si svolgeranno sabato 22 e domenica 23 settembre al MIP Murate Idea Park con un format professionale e all’avanguardia per tutti coloro che apprezzano o vogliono scoprire le peculiarità dell’intervento artistico nello spazio urbano. L’evento è organizzato in collaborazione con Le Murate. Progetti Arte Contemporanea e MUS.E Firenze.

Infine, le strade di Firenze saranno invase sabato pomeriggio dalla Caccia al Tesoro Fotograficadell’Eredità delle Donne che partirà alle ore 15.00 da Piazza Santa Maria Novella. Le iscrizioni sono aperte sul sito ereditadelledonne.eu e disturbo.net

IL PROGRAMMA COMPLETO E RAGIONATO SULLA PRESS ROOM DEL SITOhttp://ereditadelledonne.eu/sala-stampa/

BLOG

Sarà possibile rimanere costantemente aggiornati sui contenuti del festival grazie alla redazione livedi Fenysia – Scuola dei linguaggi della cultura che curerà la sezione blog del sito www.ereditadelledonne.eu, seguendo tutti gli eventi principali con interviste e materiale video e fotografico.

 

INFORMAZIONI UTILI

TITOLO: L’Eredità delle Donne. Le nostre Giornate del Patrimonio

QUANDO: dal 21 al 23 settembre 2018

DOVE: Firenze

L’ACCESSO A TUTTE LE INIZIATIVE È GRATUITO fino ad esaurimento posti. In alcuni casi è richiesta la prenotazione al sito www.ereditadelledonne.it

 CONTATTI:

ELASTICA | info@elastica.eu | 051.221411

SITO – www.ereditadelledonne.eu

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