IL PANE CONDIVISO – Yuleisy Cruz Lezcano

IL PANE CONDIVISO
Il vagare svagato sulle proprie responsabilità politiche di coloro che dovrebbero rappresentarci, l’illusoria esaltazione di dibattiti del nulla, ci hanno lasciato senza bussola, costretti a fare i conti con lo sfarinarsi della trama che ci definiva “UMANITÀ”.
Si avrà un bel lamentarsi della nostra solidarietà e valori umani che da mozzafiato sono diventati mozzi e senza fiato. Dal punto di vista sociale siamo passati da un’umanità balbettante di contemplazione vittimista, di un certo modo di fare politica, al rinculo dell’inerzia.

Quel che sembrava una spinta in avanti durante le elezioni politiche, si è rivelato il paradigma di un etimo latino che, profeticamente, ci rivela le insidie di un fascismo, soprattutto mentale e radicato.
Guardo al passato con memoria nostalgica, osservo il presente con un pensiero di rifiuto; rifiuto, soprattutto, il fatto che si perda l’umanità dentro l’uomo. Senza umanità ci comportiamo come corpi vaganti sospesi, perdiamo la nostra vera forma come se fossimo inglobati dalla nebbia che attenua il
contorno di tutte le cose. Del resto siamo già colmi d’intolleranza: gli altri e i loro fatti, non li digeriamo più, ci attraversano, perché siamo sfondati, siamo svuotati. Aprire il giornale al mattino è come bere una tazza di Arsenico puro, un bicchiere di Acido Cloridrico, cronache di morti annunciate e impreviste, di questo vivono i Media. Perché allora non perdersi in viaggi pindarici, a
guardare le nuvole che, con la loro lentezza, fanno più strada di noi, come umanità?
Con le maschere si può liquidare i teatranti; mi sento parte di un circo di clowns seduti, in attesa della vecchiaia, intanto fra un’ora che passa e l’altra, ci colleghiamo al Social Network per esprimere disapprovazione e dissensi. L’attrito di fondo è tutto lì. Da una parte, appartengono al passato gli
anni del boom economico e dei miracoli. Il 1960 è stato un anno memorabile per l’Italia, quando il prestigioso quotidiano economico – finanziario britannico “Financial times” attribuisce l’Oscar della valuta alla lira, giudicandola la moneta più salda fra quelle del mondo occidentale. Se guardiamo al presente, cosa ci è rimasto di quegli anni? Il moto inarrestabile del presente ci segnala un disagio profondo delle relazioni industriali, della vita sociale e conviviale. Questa è l’era della disoccupazione, della precarietà, dei licenziamenti sbrigativi. Sembra che tutti camminiamo in stretti corridoi di individualismo ed egoismo, dove quello che succede a un’altra persona, ci tocca poco. Questa realtà odierna è soltanto l’esercizio di passi perduti. Viviamo fra disinteresse e delusioni, che favoriscono la fuga di tutte le fantasie in tenera età. L’uomo ha paura di sognare, perché gli incubi che vede, nella realtà proposta, comprimono i sogni.
Una volta, si guardava passare il progresso, le automobili, quale andava più veloce, i nuovi modelli… E ora? Si vedono passare i morti sul Mare Mediterraneo. L’immigrazione non è il grande male di questo secolo, ma il grande male, mai identificato appieno, sono le cause che costringono le
persone ad abbandonare le proprie radici.
Con uno sguardo al passato, la memoria ci porta a quegli italiani che issano valige sui treni, che su finestrini aperti si abbassano per favorire il saluto di coloro che restano. Con un’occhiata retrospettiva si può ricevere il dono di comprendere il presente. Tuttavia, se volgiamo lo sguardo all’indietro, se cogliamo il vero spirito dell’Italia del passato, oltre la dimensione economica, ovvero alle sue radici, conta più di tutto la fiducia che si aveva nel futuro.
Il presente parla d’altro, parla di una storica incompiutezza nazionale, di una fragilità che salta alla luce: progetti iniziati e mai finiti, edifici incompleti, strade malandate… passa e passa, di mano in mano, il testimone della rappresentanza politica e non si percepisce nemmeno un recupero irrisorio
dell’economia. La crisi economica e finanziaria sta trascinando con sé, fino in fondo, la dignità dell’uomo e suoi diritti costituzionali.
A ben vedere, l’ostinata ricerca di una vita migliore, senza rispetto degli altri, senza valori, senza integrità intellettuale e lealtà per il prossimo, è lo stigma dell’Italia che si tuffa di testa nelle cose effimere, nel consumismo sfrenato, e così mentre muore, lo fa senza il timore di farsi male.
L’acqua, da queste parti, non è alta abbastanza, se il pane che condividiamo, così per sentirci con la coscienza a posto, è pane duro ed è quella misera briciola, che ci rimane nel piatto.
Yuleisy Cruz Lezcano

1 commento
  1. andrea miceli
    andrea miceli dice:

    L’umanità è a un passo dal precipizio, tutte le forme politiche, non poggiano su Veri Valori, anche se a parole sembrerebbe il contrario. Ognuno di noi manifesta fuori, quello che ha dentro, e dentro noi regna incontrastato l’Ego, la causa di tutte le disgrazie umane.Da milioni di anni sul nostro pianeta vengono periodicamente dei Maestri Ascesi, Veri Illuminati, dove attraverso le Religioni, le Filosofie, la Scienza e l’Arte, ci trasmettono i Sacri Insegnamenti, che ci conducono alla Liberazione, al raggiungimento della Pace, della Libertà, e della Felicità. Ma nella mischia umana, solo pochissimi captano e Comprendono questi Sacri Insegnamenti. La maggioranza si lascia fagocitare dai mondi inferni, nelle infradimensioni della natura. Abbiamo bisogno di Risvegliarci dal potente sonno ipnotico che ci tiene legati l’Organo Kundartiguador ( La Coda Satanica ). Siamo alla fine della fine di questa quinta razza umana, a breve, prima che incomincino le 3 guerre atomiche, ci saranno dei grandi sconvolgimenti della natura, ( già iniziati ). L’unica strada da percorrere per salvare se stessi ( l’Anima ) e aiutare il prossimo, è il lavoro su se stessi, attraverso i 3 Fattori della rivoluzione della Coscienza…..(https://gnosiseterna.wordpress.com/i-tre-fattori/ ). Un caro saluto di tutto Cuore.

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