La filantropia, un’ antica e sempre valida soluzione all’assenza di fondi pubblici per il settore culturale.

 

 

La filantropia, un’ antica e sempre valida soluzione all’assenza di fondi pubblici per il settore culturale.
Da un’idea di Giampiero Giacomel e Luca Melillo nasce Cultural Philanthropy società di consulenza nella raccolta fondi per le Arti e la Cultura.

Quando parliamo del nostro lavoro spesso ci sembra di captare una strana percezione negli interlocutori. “Filantropia?”. Almeno una persona su tre non sa di cosa si tratta o ne ha soltanto un’idea vaga e imprecisa.

Sembrerebbe che, a differenza dei Paesi anglosassoni, tra i quali primeggiano Stati Uniti e Gran Bretagna e dove la filantropia è un concetto ben consolidato da tempo, nel nostro Paese questa sia una realtà ancora poco nota, lontana dalla nostra cultura e dalla nostra tradizione. Ma prima di capire cosa si cela dietro questo apparente disinteresse, cerchiamo di approfondire le origini e il significato di questo nobile sentimento. Ebbene sì. La Filantropia è anzitutto un sentimento.

Il termine Filanthropía trae origine dal greco philia, ossia amore, e anthropos, ossia uomo, e significa dunque “amore per l’umanità”. Definisce, già etimologicamente, il sentimento e il conseguente atteggiamento di amore dell’uomo per l’intera umanità, che lo induce a compiere atti di solidarietà, generosità e altruismo nei confronti del prossimo.

È un concetto complesso che nasce più di duemila anni fa per colmare le disparità tra ricchi e poveri, tra privilegiati e non privilegiati, tra fortunati e sfortunati, in una società sempre più gerarchicamente strutturata, nella quale la ricchezza in mano a pochi ha determinato gruppi elitari e disuguaglianze sociali spesso incolmabili. La filantropia entra in gioco e si candida come mezzo tra i più validi per colmare tale divario, con l’obiettivo di redistribuire il benessere materiale nella società, raccogliendo donazioni volontarie destinate a un cambiamento sociale positivo e che aspiri all’equità e alla circolarità.

Nell’uso corrente un filantropo è una persona generosa che fa attività di beneficenza e donando il proprio tempo, oltre che le proprie risorse. La filantropia dunque si manifesta sotto forma di responsabilità e impegno civico da parte di chi ha di più e sceglie di impegnare i suoi beni e le sue risorse per rendere il mondo un posto migliore.

La filantropia è una filosofia di vita che si basa sulla cultura del dono. Donare significa dare spontaneamente qualcosa a qualcuno senza ottenere nulla in cambio, contribuendo a soverchiare gli egoismi e ricavandone un arricchimento interiore e sociale.

C’è chi dona perché si sente privilegiato, chi per valori familiari o religiosi, chi per placare i sensi di colpa o per garantirsi “un posto in paradiso”, chi per dare un senso alla propria esistenza o per testimoniare la propria umanità. In qualsiasi maniera si manifesti, il dono è pur sempre un atto volontario destinato al benessere sociale e che aggiunge valore alla propria vita e a quella degli altri.

Fortunatamente la cultura del dono non ha mai smesso di diffondersi e ha contribuito, o quantomeno ha tentato di contribuire, a scongiurare un accrescimento delle differenze tra esseri umani.

Da qualche anno a questa parte, la crisi finanziaria che ha determinato anche una progressiva e sempre più allarmante crisi del welfare state ha fatto sì che la filantropia divenisse uno strumento prezioso per far fronte alla decadenza economica e valoriale, tentando di colmare dei vuoti e dare risposte concrete laddove lo Stato e i suoi apparati non riescono più a essere sufficientemente efficaci e adeguati.

Diversi settori, quali l’assistenza, la sanità, la ricerca, la cultura e l’arte, hanno giovato della generosità di tante persone, garantendosi sostenibilità e crescita grazie agli investimenti di numerosi donatori. Il leitmotiv della filantropia, in termini globali, diventa quindi chiaramente non solo la donazione in sé, ma la redistribuzione delle risorse economiche mondiali ai vari livelli della società e il rafforzamento, attraverso questa, della nozione di cittadinanza attiva e consapevole.

E in Italia?

Forse siamo abituati a chiamarla con un altro nome: semplicemente “generosità” o “solidarietà” o per molti “carità cristiana”, anche se il concetto si discosta notevolmente dalla laicità che contraddistingue la filantropia contemporanea.

In Italia, la filantropia nel suo senso più puro è sempre esistita e ha una sua storia. Basti pensare al Circolo degli Scipioni in antichità o al grande fervore culturale e artistico del mecenatismo rinascimentale.

Per quanto riguarda la filantropia moderna, rispetto ai grandi filantropi anglosassoni, sembrerebbe che l’Italia presenti un notevole ritardo nell’interesse e nella conoscenza di questa lodevole realtà.

Per la verità, la ragione di questa diversità è che nella maggioranza dei casi, i filantropi italiani tendono a preferire l’anonimato e a non esporsi mediaticamente, come al contrario avviene per i benefattori d’oltreoceano. Gli italiani hanno più difficoltà a farsi riconoscere l’attributo di filantropo o benefattore dell’umanità. È come se la discrezione e la mitezza che spesso in altri campi non sembrano collimare con l’animo nostrano, nel mondo della filantropia si facciano strada quasi a scardinare uno stereotipo conclamato. Tutto questo riconduce a una piacevole verità: noi italiani siamo generosi e la nostra generosità non insegue clamori o applausi o riconoscimenti. L’altra faccia della medaglia non ritarda però a palesarsi: questo fatto ha influito negativamente sulla diffusione e sulla percezione del concetto di filantropia nel tessuto sociale del nostro Paese.

Solo negli ultimi anni in Italia la filantropia ha preso uno slancio decisivo, diventando un settore indispensabile per trovare soluzioni alternative agli investimenti pubblici in campo artistico e culturale che purtroppo lo Stato non è più in grado di garantire.

La filantropia e la cultura del dono sono indubbiamente motore di cambiamento e miglioramento per le arti e la cultura come dimostrano i 10 miliardi di dollari donati ogni anno negli USA per musei, teatri e attività culturali di ogni genere. In Italia siamo solo agli inizi, ma già 250 milioni di Euro sono stati donati nel 2017 per questo prezioso settore.

Noi di Cultural Philanthropy crediamo quindi che sarà proprio la filantropia a essere seme e radice di quella rivoluzione culturale di cui abbiamo bisogno. Una rivoluzione “gentile” che si proietti verso una cittadinanza più solidale e  più direttamente responsabile del nostro immenso patrimonio artistico e della nostra vibrante scena culturale.

Francesca Uneddu, Philanthropy Advisor.
Cultural Philanhtropy  – www.culturalphilanthropy.com

Contatti: info@culturalphilanthropy.com

 

 

 

 

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