Lettera di Salvador Dalì a Federico Garcìa Lorca (Traduzione Yuleisy Cruz Lezcano)

Lettera di Salvador Dalì a Federico Garcìa Lorca

(Traduzione Yuleisy Cruz Lezcano)

L’incontro tra Federico Garcìa Lorca e  Salvador Dalì iniziò in una residenza di studenti di Madrid. Da quel momento, i due artisti, iniziarono con un ciclo di corrispondenza epistolare, durato dal 1926 al 1935. Le loro lettere erano piene di umorismo, amore e poesia, tutti ingredienti che hanno tracciato diversi capitoli di una complessa amicizia, la quale porta i lettori verso paesaggi immaginati.

 

Cadaqués, Settiembre, 1926

Caro Federico:

Ti scrivo colmo di una grande serenità e certo della tua santa pazienza; come vedi: già fa un po’ di maltempo in questo benedetto settembre, piove, c’è vento, è ancorata una barca nel porto; questo fa sentire di più la propria interiorità, e i rumori tenui e tranquilli dei lavori quieti e la quiete degli interni… Mia sorella cuce tessuti bianchi, vicino a me, di fianco alla finestra, nella cucina si fanno marmellate e si parla di mettere dell’ uva a seccare; io ho dipinto tutto il pomeriggio, 7 onde dure e fredde come quelle del mare … domani ne dipingerò altre 7; mi sento tranquillo perché le ho dipinte bene, in più il mare somiglia sempre di più a quello che io dipingo. San Sebastiano è anche il patrono di Cadaqués, ricordi quella cappella di San Sebastiano nella montagna di Peni? Bene, esiste una storia che mi è stata raccontata da Lidia, una storia di San Sebastiano che prova la corda della colonna, e la sicurezza della sua schiena intatta. Si può pensare tale cosa senza ferire il posteriore di San Sebastiano? Tralasciamo questo, ora ti rispondo alla tua lettera, come vecchi! amici che già siamo. Tu non farai opposizioni a nulla, convinci tuo padre che ti lasci vivere tranquillamente senza tutte quelle preoccupazioni e richieste di sicurezze per il futuro, lavoro, sforzi personali e quanto altro … , pubblica i tuoi libri, quello ti può portare fama … America, ecc., con un nome reale e non leggendario come ora, ogni Dio ti spianerà quello che farai, ecc., ecc. … Io sogno di partire verso Bruxelles per copiare gli olandesi nel museo; mio padre è contento di questo progetto … Vuoi venire a Granada? Non voglio mentirti, non posso; a Natale penso di fare un’esposizione personale a Barcellona, questa volta sarà qualcosa di grosso; figlio, devo lavorare quei mesi come faccio ora, tutto il santo giorno senza pensare ad altro. Tu non puoi comprendere come mi sono donato ai miei quadri, con che affetto dipingo le mie finestre aperte verso il mare con le rocce, i miei cestini di pane, le mie fanciulle cucendo, i miei pesci, i miei cieli come sculture! Addio, ti voglio bene, un giorno di questi torneremo a vederci, staremo proprio bene insieme!

Scrive. Addio, addio. Torno ai miei quadri del cuore.

Salvador Dalí.

Riporto un frammento di una’altra lettera appassionata scritta da Salvador Dalì a Federico Garcìa Lorca nell’estate del 1928. Il loro rapporto era qualcosa di più, chiarisce il pittore in una lettera rivolta al direttore del giornale “El Paìs” nel 1986.

Il loro era “un amore erotico e tragico, per il fatto di non poterlo compartire”.

“Tu sei una tempesta cristiana e necessiti del mio paganesimo (…) io verrò a cercarti per farti fare una cura di mare. Sarà inverno e accenderemo candele. Le povere bestie rimarranno intirizzite. Tu ricorderai di essere il creatore di cose meravigliose e vivremo insieme con una macchina fotografica (…)”.

                                                            Yuleisy Cruz Lezcano

 

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