Rustam Khamdamov, “Un mondo dentro gli occhi” a cura di Yuleisy Cruz Lezcano

 

 

Rustam Khamdamov, “Un mondo dentro gli occhi”

A volte si fanno incontri inattesi, persone speciali, che per lungo tempo rimangono ad osservarci, a capirci da lontano, senza buttarsi nella mischia, e senza saltare, parlare a tutti costi, per essere notati. Certe persone, manifestano la propria essenza un po’ alla volta, con intelligente timidezza e carenza di sottolineamenti e presunzioni, volte solo per mostrare se stesse. Queste persone non sono frequenti, sono, pertanto, riconoscibili, quando con la semplicità dei veri “grandi” non fanno vanto di quel che creano (anche se avrebbero tanto da dire). Questo è stato il mio incontro con Rustam, nella “Casa dei Mandorli”, ultima dimora del maestro Tonino Guerra. Lora Guerra, sua moglie, con i suoi occhi oceanici colmi di stima, mi disse: “Yuli, ti presento il grande Rustam!” Ancora sorrido. Rustam, sa parlare un poco lo spagnolo, l’inglese, e quasi per niente l’italiano, ma i nostri sguardi si sono incontrati e, come spesso accade, ci siamo riconosciuti.

– Rustam Khamdamov, è un famoso regista, scenografo, pittore e designer russo di costumi teatrali e di alta moda. È nato nel 1944 a Tashkent, Uzbekistan. Studiò in VGIK = Istituto Universitario Panrusso dal celebre regista Ciukhràj. Ha al suo attivo numerosi premi e riconoscimenti e un’ampia cinematografia, tra cui: V gorakh moyo serdtse/My Heart Is in the Highlands (“Il mio cuore sulle montagne”; lungometraggio) (1967, short) e Nechayannye radosti (1972) Rustam lavora come costumista e scenografo anche nei film di Ali Hamrev Sedmaja pulja (La settima pallottola, 1972) e Ja tebja ponju (Ti ricordo, 1985). Poi produce Anna Karamazoff, con Jeanne Moreau (1991, in corsa per la Palma d’Oro),Vokaldy paralelder/Vocal Parallels (film-concerto Paralleli vocali, presentato alla 62a Mostra del cinema di Venezia) (2005) (quest’ultimo elogiato da Tonino Guerra, e ha ispirato registi come Antonioni e Visconti e stilisti come Krizia e Pollini), Brillianty. Vorovstvo (2011, short), Yakhonty. Ubiystvo/The Bottomless Bag (Sacco senza fondo) (2017). Il suo ultimo film “Sacco senza fondo” si basa sul racconto del giapponese Ryūnosuke Akutagawa intitolato “Nel bosco” (1922) ed è stato presentato all’International Film Festival di Rotterdam, e ha ricevuto due premi nel Moscow film festival.

Sentendo dallo stesso Rustam le sue esperienze e la sua storia, non sorprende il fatto che le immagini e le tematiche dei suoi film e dei suoi lungometraggi abbiano un tocco europeo. Il regista ha avuto modo di entrare in contatto con alcuni grandi cineasti italiani, tra cui Tonino Guerra (1920-2012), e i registi Michelangelo Antonioni (1912-2007) e Luchino Visconti (1906-1976) e ha ricevuto elogi sia da parte di Antonioni, sia da Federico Fellini Rimini (1920 -1993), sia da parte di Tonino Guerra. In particolare, i film di Antonioni hanno influenzato lo stile di Khamdamov, che è, oltre a regista, pittore, ed è l’unico artista vivente ad avere delle sue opere esposte al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

Rustam però, è anche un uomo silenzioso, con gli occhi colmi di mondi; con il sorriso pieno di un animo buono. Di solito accade che si fanno le associazioni dopo gli incontri. Qualche mese prima, avevo letto il libro”La casa dei mandorli, di Tonino Guerra, dove lui fa riferimento alla loro amicizia. Nel capitolo “Curiose presenze” Tonino Guerra descrive molte delle persone che hanno frequentato, negli anni, “La casa dei mandorli”, menziona Inna Olevshkaja, Andrey Khrzhanovskij e la moglie Mascia, Alexander Konovalov, Andrej Tarkovskji, Ghia Danelia, Francesco Rosi, Theo Anghelopulos, Michelangelo Antonioni. Devo dire che fra le presenze continua ad esserci lui: Rustam, che negli anni non ha mai smesso di frequentare la Casa di Tonino Guerra e continua a mantenere viva l’amicizia con sua moglie.

Sulle mura della “Casa dei mandorli” i suoi dipinti parlano da sé, sono meravigliosi! Io ne sono rimasta profondamente colpita quando Lora me li mostrava. Decisamente, la Casa dei mandorli mi è rimasta nel cuore, ma di più le persone vere e le presenze che lì ho incontrato.

“La mia casa a Pennabilli”

Adesso abito quassù

in una casa di montagna

e passo il tempo con delle foglie secche

che le metto in fila sopra uno scalino;

o vado a toccare quei fili d’acqua

che saltellano giù da una fessura di sassi

dove le trote stanno accovacciate al fresco

e Silvestro le prende con le mani

come fanno i gatti con le farfalle.

Mi piace anche fare dei conti

con un’aritmetica elementare:

due e due quattro sei e sei dodici

se vai a comprare sette uova e tre cadono

a terra, quante ne restano sane?

O altrimenti faccio delle righe sulla sabbia

del cortile, delle aste una dopo l’altra

per ricordare la sveltezza

delle gambe di una volta e l’aria

piena di lucciole e la bicicletta

e la fionda, gli aquiloni

e laggiù per ogni ferragosto

il mare che stava disteso dietro montagne

di sabbia come una bestia buona

sotto le carezze del padrone.”

Tonino Guerra

La Casa dei Mandorli, continua ad essere un luogo di ritrovo e di condivisione. Lì ho conosciuto diverse persone che mi sono diventate amiche, con le quali sono ancora in contatto. Lì ho scambiato dei miei versi con una poetessa russa e ho pranzato, cenato e recitato dei versi a Rustam, che mi ha lusingata con i suoi applausi e il suo sorriso.

“Sì, Rustam, ricordo il tuo sorriso, e ricordo ancora che ho avuto l’immenso onore di accompagnarti all’Aeroporto “Federico Fellini” di Rimini e di essere l’ultima ad abbracciarti, con affetto.” Poi ci siamo ancora incontrati. L’ultima occasione in cui ci siamo visti, ti sei assentato per qualche minuto, neanche tanti, e sei uscito da una stanza con quattro dipinti stupendi, fatti con la china, che mi hai donato, per ringraziarmi. In quel momento, mi hai fatto ricordare il maestro Tonino Guerra, anche lui, nei primi anni in cui era in Russia, con sua moglie Lora, facevano delle riunioni con gli amici russi di Lora, e lui raccontava che gli piaceva tanto il suono di quella lingua, della quale non comprendeva quasi nulla, e allora per ringraziare gli ospiti, si allontanava per un po’ e tornava con qualche disegno da donare per ringraziare gli ospiti.

Tu, Rutam, hai fatto la stessa cosa con me. Io non lo dimenticherò mai. Conservo come qualcosa di molto prezioso i tuoi bellissimi disegni. Il tuo gesto è stato un gesto di una grata semplicità e di una graziosa dimestichezza del dire, senza parole. Mi hai messo a contatto con la creazione della bellezza del tuo animo sensibile!”

Rustam Khamdamov è prima di uomo, una creatura tutta sorgente; un freschissimo zampillo di sorgente creativa. L’immagine dell’uomo che in lui appare è semplice, ma carica di vita. La poesia che è in lui traspare come un fuoco col sorriso pacato, che accompagna i suoi occhi pieni di scintille. Ogni suo gesto e mimica facciale, sembra ideato per stabilire i legami che lo uniscono alle altre persone. Si coglie, in particolare, la sua umanità. I suoi gesti lenti che non contrastano con sua vitalità.

Rustam, ti ricordo, spesso mi dicevi, “Guarda Yuli questa sarebbe una bella foto” io guardavo e coglievo altri significati, oltre le immagini, nei suoi occhi.

Rustam è un uomo che ama le immagini, e coglie nell’immagine la più piccola anima delle cose. La memoria che ho di Rustam sono le istantanee di piccoli momenti, in cui l’impronta ferma del suo sorriso testimonia quel che lui è.

Gli uomini come Rustam, che hanno creato e lasciano tanto alle nuove generazioni, anche se si incontrano poche volte nella vita, rimangono impressi. La memoria delle cose che ci lasciano non muore, perché l’atto creativo è già di per sé una negazione della morte.

Ed è proprio ai ricordi che rimangono, agli incontri casuali che arrichiscono che dedico i seguenti versi:

I RICORDI

I ricordi ci cascano davanti agli occhi,

stirpe di radici nei pensieri.

A volte, sogno rado

che si dilunga nei giorni.

Le immagini e i suoi modulati contorni

si sentono nel respiro e

tutto il nostro vissuto

è come una rosa,

umido taglio dal passo profumato,

giardino cresciuto che brucia nel petto,

quasi fino agli occhi.

Yuleisy Cruz Lezcano

Yuleisy Cruz Lezcano

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