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Nel segno di un giornalismo sociale al servizio dell’Altro – TIZIANA GRASSI

Annotazioni sul Grand Tour a volo d’Aquila, il nuovo libro di Goffredo Palmerini

ROMA – Sulle convergenze ideali che nella stima profonda da moltissimi anni mi legano in un sodalizio culturale e professionale all’amico fraterno e collega stimatissimo Goffredo Palmerini, un’annotazione. Quando mi ha chiesto di curare la prefazione al volume Grand Tour a volo d’Aquila, questa sua nuova creatura, ho accettato subito con slancio e l’ho ringraziato per questo privilegio, ma non nascondo che ho avuto anche un sobbalzo di emozione. E molto mi sono interrogata sulle motivazioni della sua scelta nell’affidarmi un ruolo così prestigioso, tanto più se accompagnata, in apertura di questo volume, da una personalità come Hafez Haidar, pluricandidato al Nobel per la Pace e la Letteratura.

Riflettendo a lungo, mentre leggevo con l’ammirazione di sempre le bozze di questa antologia nel continuum con quelle precedenti, e ne penetravo i significati, i singoli contributi, le prospettive, le pregnanti immagini, emergeva una risposta che costantemente mi riconduceva a un punto, a quel modo che ci accomuna di aderire nel profondo alle questioni dell’Uomo, e dell’uomo migrante in particolare. Un’adesione profonda nata dall’incontro con Goffredo durante i miei dieci anni di lavoro come autrice di programmi di servizio per gli italiani all’estero a Rai International, nello storico “Sportello Italia”. Una tv di servizio pubblico di indiscusso valore.

Un programma di servizio – dimensione di un giornalismo sociale, al servizio dell’Altro, che mi avvicina a Goffredo – di irripetibile portata perché esperienza umana, prima ancora che professionale, davvero fuori dall’ordinario. “Sportello Italia” mi ha spalancato mondi sul patrimonio sconfinato di tutte le storie di vita che hanno scritto la Storia del nostro Paese: milioni di emigranti che con il loro essenziale contributo, oggi riflesso attraverso i discendenti, hanno assicurato lo sviluppo della Madre Patria e dei Paesi di arrivo. È a partire da questa trasmissione che ho sviluppato la necessaria sensibilità e la passione civile per il successivo interesse all’approfondimento e alla ricerca nel vissuto migratorio di tutti quei milioni di donne e uomini che, ieri come oggi, conoscono lo strappo della migrazione.

Conosco Goffredo Palmerini dal 2006, quando intervenne come ospite nel programma per rendere note le iniziative che la Regione Abruzzo, attraverso il Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo – di cui era un componente – aveva intrapreso a favore dei propri corregionali all’estero. Colsi subito il forte carattere morale che era capace di imprimere a questi temi, quel senso di responsabilità così particolare nel farsi ponte tra le ‘due Italie’. E questo era perfettamente in sintonia con la mission di un programma Rai che ponte era in ogni sua espressione di informazione per tutti gli italiani nel mondo. Un programma che è stato per me humus per realizzare poi il Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo di cui Goffredo è uno dei più prolifici autori oltre che membro del Comitato scientifico.

Abruzzesi e abruzzesità, significato profondo dell’appartenenza e delle radici, associazionismo, rimesse, oriundi, stage universitari e gemellaggi, accordi e convenzioni bilaterali, rapporti con la stampa estera, criticità della rete diplomatico-consolare, Musei e Feste dell’Emigrazione, viaggi della memoria e del ritorno: con quella sua pacata modalità, Goffredo affrontava questioni nodali di un senso di comunità e di un’italianità tutta da coltivare, valorizzare e amare. Lo ascoltava partecipe Francesca Alderisi, per molti anni al timone del programma come autrice e conduttrice, e dal marzo di quest’anno impegnata come Senatrice della Repubblica Italiana; una vita dedicata con il cuore agli italiani all’estero, a dar loro ascolto, voce e rappresentanza. E sempre lei determinata promotrice e madrina del Giardino Italiani nel Mondo, inaugurato a Roma nel 2013, la prima targa toponomastica d’Italia dedicata ai nostri connazionali all’estero.

Andando avanti nel tempo, ho ritrovato l’amico Goffredo col quale condividere attività performanti nel segno di un giornalismo sociale al servizio dell’Altro. A questo proposito non posso non ricordare il suo generoso sostegno nella condivisione con me della massima diffusione nel mondo delle molteplici attività di assistenza socio-sanitaria dell’INMP (Istituto Nazionale Salute Migrazioni e Povertà) a tutte le persone in difficoltà, italiane e immigrate, che cercano una vita migliore nel nostro Paese. Voglio qui ricordare il ‘viaggio spirituale’ della Croce di Lampedusa, realizzata con i resti dei barconi dei migranti morti nel Mediterraneo e benedetta da Papa Francesco. Una croce che proposi arrivasse da Roma fino a L’Aquila, da Goffredo, che la prese in custodia nelle tappe di Paganica, Pettino, Pizzoli e Vasto. Ancora oggi mi emoziona ricordare quella ‘strada’ che dal Lazio correva lungo le curve verso l’Abruzzo quale segno vivo del viaggio di tanti migranti alla ricerca di un futuro di speranza. Quella croce era ed è, nel suo viaggio che continua, testimonianza umana e spirituale di armonia tra fedi e culture diverse, di accoglienza e solidarietà compartecipativa.

Lampedusa vuol dire ormai “porta”: porta del dolore, porta della speranza. Porta che accoglie. Lampedusa ci convoca tutti. E rimanda le nostre coscienze a quelle tre Madri che, ieri come oggi, ogni persona migrante ha lasciato: la propria Madre naturale, la Madre terra, la Madre lingua. Di fronte a queste luttuose perdite, dovremmo lasciare spazio solo al silenzio. E invece, nella ribalda mollezza di princìpi che il nostro tempo registra, abbiamo ridotto il delicatissimo tema dell’accoglienza a questioni di controllo, facendo prevalere logiche securitarie e di ‘contenimento’ sull’onda strumentale delle paure. Ci siamo ritrovati – e mi si perdoni, qui, il plurale – sguarniti di valori fondativi ed eticamente condivisi.

Nella nuova storia sociale tutta da ricostruire, la domanda centrale è capire se l’Altro è per noi entità astratta e lontana o nucleo umano significante. Goffredo Palmerini, con la vigile consapevolezza che ritroviamo tra le pieghe di questo volume, ci consegna la risposta, unica e inequivocabile: i fatti sociali cui ognuno di noi può dare vita, ogni giorno, nel silenzio dei gesti più ordinari, sono ‘luoghi’ importanti di rigenerazione e ricchezza umana. Ecco perché tutti noi gli dobbiamo gratitudine profonda. Per il suo essere, in questo nostro tempo spaesato e spaesante, legame, punto di riferimento e aiuto al giusto porsi e giusto agire.

Tiziana Grassi

*studiosa di migrazioni, scrittrice.

Stefano Vitale – La saggezza degli ubriachi – Dario Capello

Stefano Vitale – La saggezza degli ubriachi

Edizioni La Vita Felice, Milano – Prefazione di Alfredo Rienzi, 2017

 Il tono, la spada, la preghiera

 

Nota su Stefano Vitale, “La saggezza degli ubriachi”

Primo viene il tono. Lo stesso termine indica un sistema di sostegno, una “langue”, una tonalità per il musicista e anche una disposizione volitiva, come “enèrgheia”, nel vivente.

Qui, nel libro in questione, “tono” è affermare una presenza e una sintonia col mondo, nonostante tutto, senza illudersi di voler capire. Dice bene Alfredo Rienzi quando ci ricorda la “veemenza concettuale” che innerva il mondo poetico di Vitale. E ciò comporta una concreta assunzione di responsabilità.

Sulla pagina questa energia prende frequentemente una direzione eroico-marziale, attestata da una discreta ricorrenza di lessemi quali “rabbia”, “ring”, “duro combattimento” e così via. Tutti indicatori metaforici di una tonalità yang dinamica e virile, qui e là persino eroica.

E’ la spada. Ma non combatte alla cieca. Resta forte, in inquietudine, una continua interrogazione di senso. Ecco la domanda che brucia, sempre scandita, insaziata, di una forma e di un senso. Ricerca di una forma che, economizzando, abiti e faccia vibrare tutta quella forza, quella verve, quella sovrabbondanza di energia. Il “punto fermo da cui ricominciare”, o ancora, in controcanto sull’ eco di Montale, “una parola certa e precisa \ che ci rassomigli una volta per tutte”.

Ma la stessa idea di perfezione, ci ricorda Stefano Vitale con bella concisione, è una “bestia della notte”. In questa immagine della bestia della notte si concentra l’inquietudine da insonne di chi sa, in piena consapevolezza, che ogni domanda posta deve (sottolineo questo deve) venire riassorbita da una penetrazione successiva.

Solo così, inghiottita dai suoi stessi rimbalzi (quante torsioni, quante rovesciate nella poesia di Vitale) la parola, guidata dal canto, rivela il suo essere preghiera. E per preghiera intendo parola che agisce, Quella parola che convoca forze, anche sconosciute. E sono le stesse forze già presenti in figura di spada, come indicatrici di una volontà, di una presenza. In fondo, la spada è anche la forza del distacco.

Nel farsi della poesia di Vitale ogni voce deve entrare in risonanza con altre voci interne e sottostanti, consegnate a una legge che non appartiene del tutto al singolo elemento. Sono voci in contrappunto. Così, ad apertura di pagina, avviene che ci sia una linea che permette al lettore di seguire la bella sonorità e il filo sintattico, e al tempo stesso che ci sia anche una distorsione, una scalfittura che prefigura varie direzioni del testo. E sull’onda di queste riflessioni “musicali” vorrei ricordare una poesia, fra le tante, che mi è parsa davvero cruciale. E’ quella ispirata dal quartetto di Mozart, “delle dissonanze”. Ne riporto soltanto la clausola profonda e suggestiva: gnomica.

“L’inquietudine nasce dalla leggerezza / non serve battere i pugni, strapparsi i capelli / basta l’incanto d’una carezza / per rendere terribile lo sguardo,”

Di fronte a versi come questi si può riprendere ciò che Victor Segalen scriveva a proposito delle Stele: “costringono alla sosta in piedi, faccia a faccia con loro”.                                                                                                                        Dario Capello

 

Stefano Vitale (1958), vive e lavora a Torino.

Nel 2003 ha pubblicato (con Bertrand Chavaroche e Andy Kraft) la plaquette Double Face (Ed. Palais d’Hiver, Gradingnan, Francia, nel 2005 Viaggio in Sicilia (Libro Italiano, Ragusa), Semplici Esseri (Manni Editore, Lecce).  Per le Edizione Joker ha pubblicato Le stagioni dell’istante (2005) e La traversata della notte (2007).  Nel 2012 ha pubblicato Il retro delle cose presso le edizioni Puntoacapo; nel 2013 per PaolaGribaudoEditore la raccolta di poesie “Angeli” (con illustrazioni di Albertina Bollati) che ha dato vita ad un importate spettacolo di teatro-danza andato in scena al Teatro Astra il 12 maggio 2014.

Nel 2015 ha curato (con Maria Antonietta Maccioccu) la raccolta di poesie “Mal’amore no” edito da Se Non Ora Quando. Nel 2016 ha partecipato alla mostra “del pittore Ezio Gribaudo “la figura a nudo” con una plaquette di 24 poesie pubblicate in mostra e sul catalogo.  Sue poesie sono pubblicate in riviste ed antologie tra cui ricordiamo “Poesia in Piemonte e Valle d’Aosta “ (2012) e “Il Fiore della poesia” (2016) entrambe da “Puntoacapo” edizione. Nel 2017 ha pubblicato presso l’editore “La Vita Felice” la raccolta “La saggezza degli ubriachi”.

 

«L’Archeologo di Dio» di Roberto De Giorgi – Nel romanzo un professore texano racconta la sua vita dalle avventure in Palestina a Megiddo per finire in Messico

Un tuffo surreale nell’archeologia biblica statunitense

«L’Archeologo di Dio» di Roberto De Giorgi

Col nome di fantasia di Nelson Bentham Mill un professore texano racconta la sua vita dalle avventure in Palestina a Megiddo per finire in Messico

La storia di questo romanzo (edizioni Streetlib, pag 272) di Roberto De Giorgi ha un precedente straordinario, che si rifà a quella stupenda frase che l’autore del «piccolo Principe» Antoine de Saint-Exupéry scrive alla fine del suo bellissimo romanzo: «non importa diventare grandi, l’essenziale è non dimenticare». Il nostro autore afferma di aver recuperato, pochi anni fa, degli appunti in una cartellina rosso scuro che scrisse a 18 anni, dieci paginette in parte compilate a mano con una penna rossa e in parte battute su pagine di un quaderno a quadretti con la macchina da scrivere Remington. Ciò che avviene è come se ci fosse un legame tra quello che c’era nella testa del giovinetto, fermatosi troppo presto perché capiva quanto fosse grande per lui e l’adulto sessantenne che venendo in suo soccorso continua la storia e la completa.
E va detto che quelle dieci paginette schierano sulla scena tutti i protagonisti degli scavi a partire dai due personaggi principali del romanzo: Nelson, all’inizio giovane geologo appassionato di archeologia che parla in prima persona – nel 1925 ha 30 anni – e il suo amico, concittadino, anche lui El Paso, Sam, di professione foto-reporter, di appena 23 anni. L’autore mantiene il tono narrativo dello studente liceale, ex seminarista che ricercava la tradizione dei grandi ricercatori biblici statunitensi che proprio tra il 1925 e il ’39 scavarono a Magiddo le scuderie di Re Salomone.
Da qui parte la storia che vede i due cominciare un viaggio fantastico, attraverso la caverna Paradiso che come un gioco dell’oca devono completare andando solo avanti e che li porterà al cospetto dei flagelli biblici al popolo che loro vivono seguendo i maghi del faraone egiziano. Con un salto di un ventennio i due amici si ritrovano nel 1945 a Napoli, come ufficiali di complemento alla fine del secondo conflitto e questo racconto ha un titolo emblematico: “La croce insanguinata” per le grandi efferatezze della guerra e quasi come una sorta di catarsi dell’anima l’archeologo cinquantenne deve scoprire che fine abbia fatto il tenente Sam misteriosamente scomparso dopo aver difeso una ragazza che veniva brutalizzata da loschi figuri. Scene rapide da thriller con l’incontro con la camorra e l’esoterismo nazista. Di ventennio in ventennio, come nella temporizzazione inserita dai Dumas nella trilogia dei Moschettieri, ci ritroviamo nel 1965 a El Paso. Qui il settantenne professore racconta l’ultimo episodio avventuroso della sua vita, dove la ricerca archeologica lo porta, insieme alla sua ex allieva Kate in Messico a scoprire un gesuita eremita scomparso nelle montagne che sovrastano Monterrey. Qui si sfocia nell’aldilà. Sarà questo l’ultimo arcano mistero che la piccola e indifesa professoressa Kate deve risolvere perché è arrivata la maledizione di un demone e la liberazione è impresa ardua.

Sinossi

Thriller, fantareligione, inchieste, ricerche, esoterismo, horror, viaggi nel tempo, c’è di tutto in questo romanzo che raccoglie 60 anni di vita di un professore texano con la passione dell’archeologia. Lo vediamo nel 1925 negli scavi a Megiddo per scoprire le scuderie del Re Salomone, nel 1945 a Napoli alla fine del secondo conflitto mondiale, nel 1965 in Messico in una sorta di ricerca sull’archeologia dell’esistenza. Per finire, l’ultimo racconto vede protagonista Kate, una sua ex allieva e ora professoressa nella sua stessa scuola di El Paso, che deve sconfiggere la maledizione della nipote di Belzebù. Nelson Bentham Mill, è un personaggio inventato che rispecchia la tradizione biblista dei ricercatori statunitensi, racconta in prima persona la sua vita nei primi tre racconti; la sua è una religione dei primordi, legata al mondo del mistero, calata dentro una realtà densa di sentimenti di amicizia, amore, passione, paura e sofferenze. Ma vi sono risvolti della camorra a Napoli e del narcotraffico in Messico, come fenomeni di contorno che entrano con la loro prepotenza e arroganza nelle storie.


L’autore

Editore di un giornale online, l’autore si alterna tra scrittura di cronaca, ecologia e racconti fantastici. Nato a Taranto nel 1953, Roberto De Giorgi ha vissuto tra vocazione religiosa, teatro giovanile di base, cooperazione sociale e associazionismo. Per otto anni ha vissuto tra Bari e Roma contribuendo alla nascita della Lega Ambiente come responsabile meridionale dell’ARCI. Si è battuto contro la tratta delle braccia nelle campagne del Sud scrivendo il suo primo romanzo “Cira e le altre, braccianti e caporali” che è un atto di denuncia contro la violenza sulle donne da parte della malavita organizzata. E’ stato redattore di un giornale politico e poi sindacalista e per 10 anni docente nella formazione professionale e poi da 20 anni esperto di post-consumo.

Il libro è già disponibile nell’edizione cartacea su Strettlib al seguente indirizzo

https://stores.streetlib.com/it/roberto-de-giorgi/larcheologo-di-dio

e fra qualche giorno su Amazon all’indirizzo

Se non mi amo, non ti amo – Dott. Roberto Cavaliere

 

 

 

IL NUOVO LIBRO DEL DOTTOR ROBERTO CAVALIERE SULLA DIPENDENZA AFFETTIVA IN VENDITA IN TUTTE LE LIBRERIE ED ONLINE

“Andare a letto, ogni sera, con un pensiero fisso, placare la stanchezza emotiva per qualche ora con un sonno comunque agitato, svegliarsi al mattino ancora stanchi e trovare quel pensiero, ricaricato di forza e crudeltà. Un altro giorno di mal d’amore. Se fosse reciproco, potrebbe essere anche romantico. Ma, il più delle volte, non è così. Alle persone che “amano troppo” le rassicurazioni dell’altro non bastano mai, persi come sono in un polverone di tempesta emotiva. Questo libro rappresenta un po’ la “formula magica” per capire e superare il proprio disagio affettivo e relazionale, capovolgendo il “non posso stare né con te, né senza di te” (Ovidio) in “posso stare con te e senza di te”. Esplorando la forma primaria del mal d’amore, la dipendenza affettiva, in tutte le sue sfaccettature e in tutte le varie modalità con cui si manifesta sia a livello del singolo che della coppia, l’autore chiarisce qui le dinamiche e vi offre preziose indicazioni terapeutiche e suggerimenti finalizzati al superamento del vostro disagio affettivo e relazionale.”

 

Scheda del libro al seguente indirizzo: https://www.francoangeli.it/ricerca/Scheda_libro.aspx?id=24127

Leggi le prime 20 pagine del libro al seguente indirizzo : https://www.francoangeli.it/Area_PDFDemo/239.312_demo.pdf

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

Teatro Jovinelli di Caiazzo del Palazzo Mazziotti presentazione del libro: “La parola al Bidone, pensieri esasperatisti” di Adolfo Giuliani

Comunicato Stampa

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Sabato 20 maggio, alle ore 17:00, presso il Piccolo Teatro Jovinelli di Caiazzo del Palazzo Mazziotti, via Umberto I n.16, sarà presentato il libro di Adolfo Giuliani “La parola al Bidone, pensieri esasperatisti”, Tullio Pironti Editore; il volume, articolato in una serie di interventi, composizioni in versi, citazioni ed aforismi, episodi, riflessioni e momenti singolari, sottolinea ed evidenzia il pensiero stesso del Movimento Culturale “Esasperatismo* Logos & Bidone”, fondato a Napoli dallo stesso prof. Alfonso Giuliani nel maggio 2000.

 

ESASPERATISMO – ADOLFO GIULIANI

Alla manifestazione interverranno il dott. Tommaso Sgueglia, Sindaco di Caiazzo – la prof. Clementina Gily, già docente di Estetica/Educazione all’immagine dell’Università Federico II Dirigente OSCOM, dipartimento di Filosofia – l’avv. Vittorio Giorgi, Console onorario dell’Uzbekistan – il prof. Domenico Raio, critico d’Arte – il dott. Tullio Pironti, Editore – la prof. Rosalia Pannitti – l’ing. Carlo Roberto Sciascia, Presidente della Pro Loco di Caserta e critico d’Arte. Modera l’avv. Lello Murtas, autore e conduttore televisivo

Sarà presente l’autore del libro.

Durante la presentazione la poetessa Elena Tabarro e l’attore e poeta Ciro Ridolfini leggeranno alcuni brani dal libro.

A seguire, verso le 18:00, sarà inaugurata nella Sala espositiva del Palazzo Mazziotti la mostra d’Arte contemporanea dal titolo “Esasperatismo ed oltre”, che mette a confronto le opere di artisti esasperatisti e le loro pressanti emergenze con le opere dai altri artisti, che sono vicini al movimento.

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Espongono le loro opere i seguenti artisti: Rosa Arbolino, Francesca Buommino, Adriana Caccioppoli, Carmela Candido, Nunzio Capece, Michele D’Alterio, Rosa De Bari, Loredana De Nunzio, Angela De Tommasi, Rosanna Della Valle, Rosanna Di Carlo, Roberto Elia, Walter Elia, Francesco Falco, Leonilde Fappiano, Stelvio Gambardella, Giovanna Giordano, Lucia Iovino, Rita Lepore,  Siliudo Lombardi, Giuseppina Maddaluno, Marinka, Giuseppe Masdea, Mirta, Paolo Napolitano, Silia Pellegrino, Maria Pinto, Massimo Pozza, Susi Provenzale, Gabriella Pucciarelli, Antonio Pugliese, Alfredo Sansone, Antonella Sirignano, Elena Tabarro, Pierfelice Trapassi.

L’allestimento della mostra e l’organizzazione dell’evento è stato curato da Ottavia Patrizia Santo.

La manifestazione, proposta dal Comune di Caiazzo e dalla Pro Loco di Caserta, gode del patrocinio morale di: Associazione Genitori Italiani, Consolato onorario dell’Uzbekistan per la Campania ed il Molise avv. Vittorio Giorgi, Presidente della Fidapa “Calazia” di Maddaloni,

L’esposizione proseguirà fino a giovedì 18 maggio 2017 con il seguente orario: lunedì e mercoledì 9:30 – 12:45; martedì, giovedì e venerdì dalle 15:30 alle 18:00.

ESASPERATISMO cover

*Esasperatismo, s.m. Movimento artistico che denuncia l’esasperazione del vivere contemporaneo.
«L’Esasperatismo», spiega il fondatore Adolfo Giuliani, «denuncia i mali del mondo, e il bidone, che è simbolo di sofferenza umana, promuove la speranza di trovare un rimedio al disastro che un progresso male interpretato e mal gestito ci ha procurato. Partire da Napoli con un messaggio per il mondo non è stato facile, e tuttora notevoli sono le difficoltà. Ciò nonostante, e grazie alla sensibilità di taluni, oggi siamo presenti per testimoniare, ancora una volta, il nostro impegno».  Stefano De Stefano, «Corriere del Mezzogiorno»

“Il Vate e lo Sbirro” di Ennio Di Francesco

L’indagine segreta del commissario Dosi sul “volo dell’arcangelo” Gabriele d’Annunzio

Nelle librerie “Il Vate e lo Sbirro” di Ennio Di Francesco (Edizioni Solfanelli)

L’AQUILA – E’ nelle librerie, fresco di stampa per i tipi delle Edizioni Solfanelli di Chieti, il volume “Il Vate e lo Sbirro” di Ennio Di Francesco, l’indagine segreta del commissario Giuseppe Dosi sul “volo dell’arcangelo” Gabriele d’Annunzio. Il volume ha la Presentazione dello storico e filologo Luciano Canfora e l’introduzione del prefetto Franco Gabrielli, Capo della Polizia di Stato e direttore generale della Pubblica Sicurezza.

Il libro tratta un fatto poco noto e quasi mai riportato nelle biografie di Gabriele d’Annunzio, tuttavia oggetto d’una accurata indagine del Commissario Giuseppe Dosi. Il 13 agosto del 1922 Gabriele d’Annunzio cadde dal balcone nella sua villa di Cargnacco, a Gardone Riviera. Il 15 agosto avrebbe dovuto incontrarsi riservatamente in Toscana con Benito Mussolini e Francesco Saverio Nitti. Caduta accidentale o complotto? Il commissario Dosi indagò segretamente, sotto il falso nome di Karol Kradokwill.

Ventiquattro giorni dopo la presentazione del mio rapporto avvenne la marcia su Roma… Soltanto a distanza di qualche anno Gabriele d’Annunzio seppe che l’artista e mutilato cecoslovacco che egli aveva accolto nel suo “rifugio” era un funzionario di Pubblica Sicurezza italiano. Mi qualificò scherzosamente “lurido sbirro”. Così dichiarò il Commissario Dosi a Renzo Trionfera in un’intervista rilasciata al settimanale L’Europeo”, il 3 agosto 1956.

“Se D’Annunzio non fosse caduto dalla finestra e l’incontro con lui, Mussolini e me fosse avvenuto, forse la storia dell’Italia moderna avrebbe seguito un altro cammino.”, dichiarò Francesco Saverio Nitti (Rivelazioni, 1948). Ma come è noto la storia non si fa con i “se”. Luciano Canfora afferma nella sua Presentazione: “ …Questo non bastava ovviamente a suggerire che la caduta del Vate dalla finestra fosse effetto di un attentato e tanto meno ad individuare in Mussolini il mandante. L’inchiesta del commissario Dosi su quell’oscura vicenda si dovette muovere in questo scenario inquietante…”.

“…Mi auguro che questo libro che unisce la scorrevolezza del racconto a precisi riferimenti storici, possa far conoscere, attraverso la figura di Dosi, il lavoro affascinante e complesso che i Tutori dell’ordine svolgono nell’interesse della collettività e delle istituzioni democratiche…”, così Franco Gabrielli nell’Introduzione al volume.

Insomma, molti gli elementi intriganti in questa vicenda strana che dopo quasi un secolo torna alla luce per l’interesse dei lettori, aspetti che colorano ancor più la sovrabbondante biografia del Vate.

Lo scrittore non ha fame di Maria Letizia Putti

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Ma la notorietà, il successo, sono davvero la chiave per sentirsi realizzati o non sono altro che la prigione ideologica di un’illusione?
Dopo il successo della biografia romanzata de ‘La signora dei baci. Luisa Spagnoli’, Maria Letizia Putti torna con un nuovo romanzo dal titolo curioso ed insolito: ‘Lo scrittore non ha fame’, edito da Graphofeel Edizioni. Una prova di scrittura che conferma lo stile personale di un’autrice che continua a sperimentare un linguaggio proprio, intimo e quotidiano, mantenendo la spontaneità che la contraddistingue. La trama si sviluppa con una sequenzialità piacevole, fino ad una evoluzione avvolgente, che suscita in chi legge una costante curiosità. Iquotidiani viaggi in treno sono per il protagonista lo spunto creativoper iniziare a scrivere e raccontare storie comuni, che appartengono a chiunque.  Nasce così, dall’osservazione delle vite degli altri, un romanzo che il nostro protagonista scrive senza eccessive ambizioni, più per piacere personale che per essere pubblicato. Accade però l’imprevedibile, e il neonato scrittore prima è costretto a confrontarsi con qualcosa che va oltre se stesso: la fama. Un viaggio vero e proprio nelle ambizioni, nelle passioni e nelle fragilità umane.

Il libro
Con una scrittura semplice, fluida e concreta l’autrice Maria Letizia Putti ci introduce nella quotidianità di Andrea, bibliotecario pendolare con due grandi passioni: la scrittura e il jazz. La vita del protagonista è scandita da momenti in famiglia, appuntamenti con gli amici, viaggi in treno per lavoro da Orvieto a Roma e viceversa, che diventano tempi di svago e osservazione costante dell’umanità. E’ proprio dagli atteggiamenti della gente, dalle loro espressioni che Andrea inizia a dare forma a pensieri scritti, riflessioni e a racconti più concreti, fino ad arrivare alla stesura di un libro. Irrompe un sogno che cambierà per sempre il corso degli eventi, fino a scoprire il fascino ambiguo della fama. La storia di un uomo qualunque che muta tra aspirazioni e desiderio di cambiamento, a riprova che non sempre il successo significa felicità.

L’autrice
Maria Letizia Putti è romana, “emigrata” nella Tuscia meridionale. Laureata in Archeologia e topografi­a medioevale, ha insegnato storia dell’arte e collaborato con la Rai come scrittrice di testi radiofonici. Da anni si occupa di conservazione del materiale librario antico e moderno presso una biblioteca scienti­fica statale. Autrice di articoli tecnici e appassionata cultrice di musica, ha esordito nella narrativa con Il passato remoto (2014, riedito nel 2016 come e-book). Per la Graphofeel ha scritto la biogra­fia romanzata La signora dei Baci. Luisa Spagnoli (2016).

lo-scrittore-non-ha-fameLo scrittore non ha fame
di Maria Letizia Putti, Graphofeel Edizioni
pagg. 187, 13 euro

Uff. stampa Michela Zanarella
Contatti: loscrittorenonhafame@gmail.com

Michela Zanarella (Presidente A.P.S. “Le Ragunanze”)

 

All’Università Lateranense presentazione del volume “Capestrano nella Valle Tritana”

All’Università Lateranense presentazione del volume “Capestrano nella Valle Tritana”

 

L’AQUILA: – Sarà presentata il 22 novembre alle 16:30, a Roma, presso l’Aula Paolo VI dell’UniversitàLateranense, in piazza San Giovanni, “CAPESTRANO nella Valle Tritana”, la monumentale opera edita da One Group Edizioni. Dopo un omaggio musicale intervengono Antonio D’Alfonso, sindaco di Capestrano, Marco Fanfani, presidente della Fondazione Carispaq, Giuseppe Chiarizia e Luca Iagnemma, curatori del volume, Francesca Pompa, presidente One Group. Seguono le comunicazioni di tre insigni studiosi, tra gli autori dell’opera: Pierluigi Properzi, architetto, Mons. Orlando Antonini, Nunzio apostolico, e Walter Capezzali, Presidente della Deputazione Abruzzese di Storia Patria. Presenta e coordina la giornalista Angela Ciano.

La grande opera su Capestrano, pubblicata nel dicembre 2015, è costata qualche anno di lavoro a One Group Edizioni nel coordinamento editoriale di 15 prestigiosi autori che, con i loro contributi su varie discipline – storia, archeologia, arte, architettura, economia, habitat e ambiente, urbanistica e paesaggio, spiritualità – hanno consentito di realizzare un’imponente volume (516 pagine) di grande valore culturale, un significativo cespite di promozione del territorio.

CAPESTRANO nella Valle Tritana” è infatti un’opera corale alla quale hanno contribuito studiosi di grande prestigio – Orlando Antonini, Stefano Boero, Stefano Calonaci, Walter Capezzali, Giuseppe Chiarizia, Maurizio D’Antonio, Vincenzo D’Ercole, Marialuce Latini, Silvia Mantini, Pierluigi Properzi e Donato Di Ludovico, Carlo Serri, Fernando Tammaro, Elpidio Valeri, Marta Vittorini – che con i loro saggi hanno approfondito i vari aspetti del territorio di questo suggestivo angolo d’Abruzzo. Il volume reca in apertura le presentazioni di Fabio Pignatelli, Presidente dell’Istituto Italiano dei Castelli, Lucia Arbace, Direttore del Polo Museale dell’Abruzzo, Alessandra Vittorini, Soprintendente unica Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per L’Aquila e cratere, Giuseppe Chiarizia e Luca Iagnemma, curatori del volume.

Di grande formato, realizzato con il sostegno della Fondazione Carispaq, il volume si presenta molto curato nella veste grafica, con copertina cartonata e impreziosito all’interno da un corredo di circa 800 immagini a colori, tra fotografie e tavole tecniche. Un’opera di notevole portata, dunque. Grande è infatti il valore di questa terra di santi e guerrieri, dove la natura sembra aver mitigato la presenza dei monti per dare all’uomo la possibilità di vivere in pienezza la sua generosità e di restituirla in opere che ancora oggi ne narrano la storia secolare.

“La Fondazione Carispaq ha voluto sostenere la realizzazione di questo volume – dichiara nel suo saluto il presidente Marco Fanfani – per le finalità di valorizzazione e promozione del territorio che il progetto propone. Finalità che rientrano pienamente tra i nostri scopi, tra i quali c’è anche quello di contribuire allo sviluppo sostenibile e solidale del territorio e della comunità della Provincia dell’Aquila in ambiti di utilità sociale, con particolare attenzione ai problemi dell’economia montana e delle aree interne. Capestrano e la Valle Tritana sono un binomio inscindibile perché alimentato da storia, tradizione, arte, ambiente, ma soprattutto bellezza. Una bellezza che si trova ovunque volgendo lo sguardo in questo angolo d’Abruzzo per secoli luogo ideale di pace, riposo e laboriosità. Questo importante lavoro potrà servire, quindi, far conoscere tutte le caratteristiche e particolarità di un territorio unico”.

Ben quindici autori, tra i più autorevoli nei diversi campi di competenza, hanno unito sapere, impegno ed entusiasmo per creare un volume “custode” della memoria di un passato che, a ben guardarlo, sa già di futuro. Emerge da ogni pagina quella bellezza e quella ricchezza che può trasformarsi in un volano di sviluppo per l’Abruzzo e il Paese intero. Se non ora, quando? Sembra essere l’invito che questo volume rivolge all’intera comunità per risvegliare il senso di appartenenza e di autopropulsione alla crescita attraverso la valorizzazione del proprio territorio. Un patrimonio inestimabile di valori culturali, ambientali e di tradizioni, il solo non delocalizzabile e capace di generare benessere diffuso, soprattutto per le nuove generazioni.

“Il senso della vita” – Palazzo Mazziotti – Caiazzo dal 9-22 novembre 2016

Il senso della vita

 

Il Comune di Caiazzo e le Pro Loco di Caserta e di Pro Loco di Caiazzo presentano l’evento “Il senso della vita”, che si svilupperà nelle seguenti fasi successive nel Palazzo Mazziotti:

 

mercoledì 9 novembre

1) Presentazione nel teatrino del Palazzo Mazziotti di Caiazzo del libro di poesie di Erminio Renna – Edizione Albatros intitolato “Il verso della vita”, presentato dal Direttore Albatros Edizioni prof. Lucia de Cristofaro e dal critico Carlo Roberto Sciascia, Presidente della Pro Loco di Caserta, alle ore 17:30

2) Concerto di musica lirica con la partecipazione del soprano Cristina Patturelli, alle ore 18:30

3) Inaugurazione della Mostra d’Arte contemporanea “Il senso della vita” nel teatrino e visita all’esposizione della stessa nelle Sale espositive del Palazzo Mazziotti di Caiazzo, alle ore 19:00

giovedì 10 e venerdì 11 novembre

4) Incontri con gli alunni delle Scuole medie superiori di Caiazzo, alle ore 10:30

La manifestazione, promossa dal Comune di Caiazzo e dalla Pro Loco di Caserta con l’organizzazione del Comune di Caiazzo, di Ottavia Patrizia Santo e delle Pro Loco di Caserta e di Caiazzo, è stata ideata da Carlo Roberto Sciascia.

All’evento interverranno:
Sindaco di Caiazzo dott. Tommaso Sgueglia
Presidente della Pro Loco di Caiazzo “G. Marcuccio” dott. Laria Grazia Fiore

Console onorario dell’Uzbekistan avv. Vittorio Giorgi
Presidente dell’AGE Caserta prof. Rosalia Pannitti
Presidente della Fidapa “Calazia” di Maddaloni prof. Valentina Scala

Direttore Albatros Edizioni prof. Lucia de Cristofaro

Modera il prof. dott. Stefano D’Alterio

Partecipazione del direttore del giornale “Ex Partius” Pietro Riccio

Concerto di musica lirica del Soprano Cristina Patturelli e del pianista Marco Rozza

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1) Il libro di poesie “Il verso della vita” di Erminio Renna, Edizione Albatros, sarà presentato nel teatrino del Palazzo Mazziotti di Caiazzo dal Diretttore Albatros Edizioni prof. Lucia de Cristofaro e dal critico Carlo Roberto Sciascia, Presidente della Pro Loco di Caserta.

Nel corso della presentazione saranno lette alcuni brani scelti.

Alla presentazione parteciperà anche il poeta Erminio Renna, autore del libro

2) Presentazione della mostra d’Arte contemporanea “Il senso della vita” nel teatrino da parte del critico d’Arte ing. Carlo Roberto Sciascia. Allestimento di Ottavia Patrizia Santo . Video Maker Benito Vertullo. Foto di Maario Orefice. Coordinamento di Antonio Scaramella. Addetto stampa Annabella Ciardiello.

– Scultori: Gabriella Pucciarelli, Mario Rossetti, Carmine Sibona  

– Pittori: Antonio Altieri, Antonio Apicella, Fabio Baccigalupi, Nadia Basso, Rosa Bencivenga, Giovanna Capone, Daniela Capuano, Pina Castaldo, Antonio Costanzo, Colette D’Addio, Leonilde Fappiano, Francesco Festa, Marco Aurelio Fratiello, Stefania Guiotto, Tiziana Iannace, Giovanni Incoronato, Stefano Lanna, Antonio Laurenza, Claudia Tonia Manganiello, Nello Marsilio, Jenny Morales, Paola Paesano, Vincenzo Piatto, Massimo Pozza, Maria Pia Ricciardi, Michele Riccio, Rita Rosa, Barbara Yulak Roos, Antonio Scaramella, Anna Scopetta, Luigi Sinno, Mirella Zulla, Anna Zulla Ciardiello

– Fotografi: Renato Falco, Alessandra Mascarucci, Bartolomeo Sciascia, Giulia Sica, Teresa Staiti, Pierfelice Trapassi

La mostra, che proseguirà fino al 22 novembre 2016 (orario: Lun e mer 15.30 – 19.00 e mar, gio e ven 9.30 – 12.30), propone agli alunni delle scuole medie superiori caiatine di ammirare le opere di artisti contemporanei e di riflettere su un tema così importante sulla scia delle poesie di Erminio Renna.

 

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La mostra, incentrata sul tema, offre la possibilità agli artisti di esplorare in un ambito particolare la loro visione della vita e rispondere alla domanda <perché viviamo>?, <che senso ha la nostra vita>?

Ognuno nello stile a lui abituale

“Il libro di poesie “Il verso della vita” di Erminio Renna, Edizione Albatros, appare subito dalla sua impostazione un’opera destinata a tutti i lettori, adulti e ragazzi, per il suo periodare fluido ma colto; successivamente, approfondendo la valenza dei messaggi, si può notare che esso dipana tra concetti profondi e riflessioni acute, evidenziando interessanti implicazioni teologiche e filosofiche.

Nello scrivere questo libro Erminio Renna sembra che si sia ispirato al motto di Seneca <Deum colit qui novit>(“venera Dio chi lo riconosce”, Seneca, Epist., 95,47); in questa raccolta di poesie, infatti, per evitare il fallimento l’umanità è invitata a rapportarsi con Dio e con quel Cristo fatto uomo, che si è inserito pienamente nel “Sistema della famiglia”.

Il poeta pone i suoi scritti in relazione con la vita, la società, la scuola, l’ambiente, la politica, gli anni. Ma tutte prendono le mosse dalla considerazione che <Omnia religione movitur> (“tutte le cose son mosse dalla religione”) e solo chi vive rapportandosi sempre a Dio può illuminare la sua vita e avvertire i sapori e gli odori di essa, non percepiti dagli altri. In ogni caso le liriche non si attengono ad altra regola che a quella di indurre il lettore a riflettere, a vivere pienamente ogni momento della propria vita senza falsità, ma avendo ben saldo il vero insostituibile riferimento. (C.R.S.)

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Fashion INtelligence venerdì 18 Novembre 2016 FONDAZIONE GIANFRANCO FERRE’ – MILANO

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FashionINtelligence è una visione che ci apre a nuove opportunità di dialogo nel progettare e comunicare con la MODA. È la chiave di lettura che unisce la teoria con la pratica, indispensabile unione che crea i valori AUTENTICI nella Moda.
Ritrovando la consapevolezza del territorio si possono impostare e raggiungere obiettivi di qualità.
Distinguersi vuol dire essere consapevoli dei propri valori e poterli esprimere al meglio.
FashionINtelligence, oltre ad essere un LIBRO, è il messaggio che plasma: la MODA è un Modo di Essere nel Mondo.
Nasce come bisogno attuale, acuto e cronico allo stesso tempo. Sulla scena internazionale della Moda, un male comune, “male banale”, sta favorendo la dispersione dell’IDENTITÀ PERSONALE e, di conseguenza, contaminando l’INTEGRITÀ comunicativa dei creativi.
Lo stimolo che cerchiamo di VALORIZZARE è la CONSAPEVOLEZZA di ABILITÀ che precede le nostre scelte sul modo in cui vogliamo apparire e su cosa vogliamo comunicare.

La SENSIBILITÀ che fa la differenza per chi ascolta, segue e compra e per chi propone, stimola e vende.

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6 autrici – 6 studiose e i loro punti di vista

Con un contributo di Rita Airaghi Direttore Fondazione Gianfranco Ferré

Pubblicato nel mese di giugno 2016 dalla casa editrice Edizioni dal Sud di Bari

Il progetto Fashion Intelligence nasce da un gruppo di studiose, artiste e comunicatrici che propongono una visione dinamica e propulsiva della moda nell’epoca contemporanea.

Psicologia, mediologia, cultura visuale, studi culturali, arte e creatività sono i territori interconnessi in cui le autrici dispiegano la loro originale prospettiva.

Il Libro si offre come un contributo di riflessione attiva per chiunque voglia leggere, interpretare, agire nella moda e nella società con la consapevolezza che IL SUO FUTURO SIA ORA.
Patrizia Calefato _ Moda: Criminal minds? Docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e nel Centre for Fashion Studies dell’Università di Stoccolma.

Claudia Attimonelli _ La banalità del malessere:junkie.Estetica del disagio e dell’anomia nella fotografia di moda Docente di Cinema, Fotografia e Televisione all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, redazione Les Cahiers européens de l’Imaginaire Sorbonne – Parigi.

Florisa Sciannamea _ La camiciabianca di Gianfranco Ferré rivisitata come Valore nell’Intelligenza della Moda Fashion designer, scenografa, docente di Storia dell’arte, costume, collezioni moda.

AndrijanaPopovic _ La Moda come inizio della fine e fine dell’inizio Psicologa specializzata in Psicologia della Moda. Ideatrice e curatrice del libro.

Smiljana Grujic _ Moda, drammatica firma d’amore Psicologa, psicoterapeuta, formatrice e coordinatrice del programma Unicef “Save the Cildren” in collaborazione con la Fondazione Novak Djokovic, progetto Mind-Up.

Sofija Pajic _ Fashion-able, co-progettando l’architettura del Sé Psicologa, ricercatrice all’Università di Amsterdam, si occupa di sviluppo e validazione psicometrica dei diversi sistemi di assessment e di formazione on-line.

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