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Stefano Vitale – La saggezza degli ubriachi – Dario Capello

Stefano Vitale – La saggezza degli ubriachi

Edizioni La Vita Felice, Milano – Prefazione di Alfredo Rienzi, 2017

 Il tono, la spada, la preghiera

 

Nota su Stefano Vitale, “La saggezza degli ubriachi”

Primo viene il tono. Lo stesso termine indica un sistema di sostegno, una “langue”, una tonalità per il musicista e anche una disposizione volitiva, come “enèrgheia”, nel vivente.

Qui, nel libro in questione, “tono” è affermare una presenza e una sintonia col mondo, nonostante tutto, senza illudersi di voler capire. Dice bene Alfredo Rienzi quando ci ricorda la “veemenza concettuale” che innerva il mondo poetico di Vitale. E ciò comporta una concreta assunzione di responsabilità.

Sulla pagina questa energia prende frequentemente una direzione eroico-marziale, attestata da una discreta ricorrenza di lessemi quali “rabbia”, “ring”, “duro combattimento” e così via. Tutti indicatori metaforici di una tonalità yang dinamica e virile, qui e là persino eroica.

E’ la spada. Ma non combatte alla cieca. Resta forte, in inquietudine, una continua interrogazione di senso. Ecco la domanda che brucia, sempre scandita, insaziata, di una forma e di un senso. Ricerca di una forma che, economizzando, abiti e faccia vibrare tutta quella forza, quella verve, quella sovrabbondanza di energia. Il “punto fermo da cui ricominciare”, o ancora, in controcanto sull’ eco di Montale, “una parola certa e precisa \ che ci rassomigli una volta per tutte”.

Ma la stessa idea di perfezione, ci ricorda Stefano Vitale con bella concisione, è una “bestia della notte”. In questa immagine della bestia della notte si concentra l’inquietudine da insonne di chi sa, in piena consapevolezza, che ogni domanda posta deve (sottolineo questo deve) venire riassorbita da una penetrazione successiva.

Solo così, inghiottita dai suoi stessi rimbalzi (quante torsioni, quante rovesciate nella poesia di Vitale) la parola, guidata dal canto, rivela il suo essere preghiera. E per preghiera intendo parola che agisce, Quella parola che convoca forze, anche sconosciute. E sono le stesse forze già presenti in figura di spada, come indicatrici di una volontà, di una presenza. In fondo, la spada è anche la forza del distacco.

Nel farsi della poesia di Vitale ogni voce deve entrare in risonanza con altre voci interne e sottostanti, consegnate a una legge che non appartiene del tutto al singolo elemento. Sono voci in contrappunto. Così, ad apertura di pagina, avviene che ci sia una linea che permette al lettore di seguire la bella sonorità e il filo sintattico, e al tempo stesso che ci sia anche una distorsione, una scalfittura che prefigura varie direzioni del testo. E sull’onda di queste riflessioni “musicali” vorrei ricordare una poesia, fra le tante, che mi è parsa davvero cruciale. E’ quella ispirata dal quartetto di Mozart, “delle dissonanze”. Ne riporto soltanto la clausola profonda e suggestiva: gnomica.

“L’inquietudine nasce dalla leggerezza / non serve battere i pugni, strapparsi i capelli / basta l’incanto d’una carezza / per rendere terribile lo sguardo,”

Di fronte a versi come questi si può riprendere ciò che Victor Segalen scriveva a proposito delle Stele: “costringono alla sosta in piedi, faccia a faccia con loro”.                                                                                                                        Dario Capello

 

Stefano Vitale (1958), vive e lavora a Torino.

Nel 2003 ha pubblicato (con Bertrand Chavaroche e Andy Kraft) la plaquette Double Face (Ed. Palais d’Hiver, Gradingnan, Francia, nel 2005 Viaggio in Sicilia (Libro Italiano, Ragusa), Semplici Esseri (Manni Editore, Lecce).  Per le Edizione Joker ha pubblicato Le stagioni dell’istante (2005) e La traversata della notte (2007).  Nel 2012 ha pubblicato Il retro delle cose presso le edizioni Puntoacapo; nel 2013 per PaolaGribaudoEditore la raccolta di poesie “Angeli” (con illustrazioni di Albertina Bollati) che ha dato vita ad un importate spettacolo di teatro-danza andato in scena al Teatro Astra il 12 maggio 2014.

Nel 2015 ha curato (con Maria Antonietta Maccioccu) la raccolta di poesie “Mal’amore no” edito da Se Non Ora Quando. Nel 2016 ha partecipato alla mostra “del pittore Ezio Gribaudo “la figura a nudo” con una plaquette di 24 poesie pubblicate in mostra e sul catalogo.  Sue poesie sono pubblicate in riviste ed antologie tra cui ricordiamo “Poesia in Piemonte e Valle d’Aosta “ (2012) e “Il Fiore della poesia” (2016) entrambe da “Puntoacapo” edizione. Nel 2017 ha pubblicato presso l’editore “La Vita Felice” la raccolta “La saggezza degli ubriachi”.