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Palmerini: il nostro grazie a 10 anni dal terremoto dell’Aquila

Goffredo Palmerini –

L’AQUILA – «Immota manet. Così è scritto sul gonfalone della città. “L’Aquila resta ferma, immobile”. Almeno questo avviene nello spirito della sua gente, riservata e dignitosa anche di fronte al disastro che la colpisce. Da secoli questa la sua indole, aliena dall’ostentazione del dolore, intima nell’elaborazione dei propri lutti. Invece non sono rimasti fermi palazzi e monumenti, case e chiese, alle scosse del serpe che il 6 aprile si è agitato terribilmente nel suo ventre, che si agita ancora. Quella notte del 6 aprile, nel cuore d’una notte stellata e chiara di luna, L’Aquila ed i meravigliosi borghi del suo circondario sono stati squassati dal terremoto per lunghissimi, interminabili secondi, oltre venti. L’ho vissuta l’esperienza, meglio non descriverla. Mi resta nel profondo la sensazione dei primi minuti, delle prime ore della sopravvivenza. Mi si è impressa nella mente l’atmosfera irreale, sospesa, allucinata, che aleggiava sulle case distrutte nel centro storico della mia Paganica, un bel paese di oltre cinquemila abitanti a 9 km dall’Aquila. Lì sono nato e vivo. L’hanno indicato subito come l’epicentro del sisma. Abito in periferia. La mia casa è stata costruita trent’anni fa, in cemento armato. E’ davvero strano che la tua casa, per antonomasia rifugio che ti dà sicurezza, d’improvviso diventi una minaccia. Ti si sovverte il mondo, la vita. Dopo la scossa delle 3 e 32, la corrente elettrica mancata, guadagnata l’uscita calpestando oggetti e stoviglie rotte, con i miei di famiglia siamo andati subito via da casa, per luoghi più aperti. Abbiamo transitato accanto al centro antico di Paganica. La settecentesca chiesa della Concezione con la facciata in bilico, squarciata, in parte crollata, ha fatto il giro del mondo, in quello stato. Lì vicino la parrocchiale di Santa Maria Assunta, impianto duecentesco riadattato nel Seicento, dall’esterno non sembra aver avuto grossi traumi, ma sarà solo un’impressione. Contrastano con il cielo, d’un colore livido, il profilo delle case e la fuga scomposta dei tetti che s’inerpicano verso il Colle, quartiere alto dove imponente domina la chiesa di Santa Maria del Presepe costruita sul sito del castello distrutto nel 1424 nella guerra dell’Aquila che sconfisse Fortebraccio da Montone. […] »

Fu questo fu l’incipit del lungo racconto che scrissi all’indomani del terremoto del 6 aprile 2009, una testimonianza raccolta da molte testate della stampa italiana all’estero. Dieci anni sono passati da allora. Oggi è il giorno del ricordo di quella notte sconvolgente, quando il terremoto squassò L’Aquila e 55 altri comuni, sconvolgendo le vite delle popolazioni del cratere sismico. La città capoluogo d’Abruzzo fu lacerata, paralizzata nei suoi servizi, mutilata e ferita nel suo straordinario patrimonio d’arte e d’architetture, uno dei centri storici più preziosi e vasti d’Italia.  309 le vittime. Di loro faremo sempre memoria. A loro va il nostro raccoglimento, la nostra preghiera muta, rispettosa dei familiari rimasti con la lacerazione perenne del cuore.


In questo primo decennale molti saranno i bilanci, le analisi, i giudizi. Sulle condizioni dell’Aquila, sullo stato della ricostruzione materiale e sociale, sugli obiettivi raggiunti, su quelli ancora lontani, sui ritardi, sui problemi, sulle criticità. Com’è comprensibile, molte saranno le voci che giudicheranno questi 10 anni, tanti i servizi giornalistici e gli speciali televisivi, le testimonianze, gli approfondimenti scientifici sui terremoti e sulla prevenzione sismica. Le analisi certamente riferiranno sui risultati finora raggiunti nella ricostruzione dell’Aquila e degli altri centri, sulle innovazioni ardite e sulle tecniche d’avanguardia che stanno restituendo una città sicura – caso di studio per molte università italiane e straniere -, tra le più sicure d’Europa. E tra le più belle città d’arte, diventata sin da quel 6 aprile di dieci anni fa città patrimonio del mondo, come universale è il messaggio di pace e di perdono che da otto secoli essa custodisce nel dono della Perdonanza, il primo giubileo della cristianità, e nell’eccezionale magistero di papa Celestino V.

Ma l’attenzione dei media si concentrerà soprattutto sugli errori, sui ritardi e sulle occasioni mancate nei dieci anni trascorsi dal quel tragico 6 aprile del 2009. E’ giusto che sia così. Ho grande rispetto e gratitudine per questa attenzione scrupolosa verso la nostra città. Aiuta a tenere accesa sempre una luce su ogni aspetto della nostra rinascita. Molte le analisi già svolte in questi giorni che precedono il 6 aprile, alcune rigorose, altre meno per il retaggio di consumati stereotipi, sovente lontani dalla realtà. Mi asterrò, in questa circostanza, da valutazioni e da personali giudizi nei confronti dei governi che si sono succeduti e delle amministrazioni che hanno guidato la Regione, gli enti locali e in particolare la Città capoluogo. Ho avuto l’onore di servire L’Aquila per quasi un trentennio, nelle funzioni di consigliere, assessore e vicesindaco, fino al 2007. So quanto peso gravi sulle spalle di ogni amministratore civico che con serietà e coscienza si mette al servizio della propria comunità. Figurarsi quale sia la responsabilità e l’immane onere di doverlo fare in situazioni tragiche ed eccezionali, dopo un terremoto come quello del 2009, i cui precedenti similari per gravità, nella storia della città che tanti ne ha subìti, furono quelli del 1703, 1461 e 1349.

Vorrei invece tornare oggi con il pensiero, quantunque nella tristezza degli eventi di cui facciamo memoria – le cui immagini restano nitide come fossero di qualche giorno fa -, non solo al ricordo del dolore di quei giorni tremendi, ma anche dell’affetto immenso che ci circondò. Non possiamo non rammentare, con profonda gratitudine, l’abnegazione, la solidarietà, l’impegno straordinario e generoso dei Vigili del Fuoco e delle decine di migliaia di Volontari giunti da ogni parte d’Italia, organizzati nelle associazioni che resteranno per sempre nel nostro cuore (Alpini dell’ANACroce RossaProtezione Civile delle varie Regioni italiane, MisericordieCaritas, e tante altre ancora), delle Forze dell’Ordine (CarabinieriPolizia di StatoGuardia di Finanza), dell’Esercito. Una gara di affettuosa premura verso la popolazione dell’Aquila e dei borghi colpiti dal sisma.


Non potremo mai dimenticare questa che è stata una pagina splendida, l’immagine della più bella Italia, quella del Volontariato e della Solidarietà. Come pure non dimenticheremo mai l’amore e la solidarietà di tutti gli Italiani nel mondo – in particolare degli Abruzzesi e delle loro associazioni -, espresse con innumerevoli gesti di grande valore morale e di significativa generosità. In questi anni, visitando le nostre comunità all’estero nelle Americhe, in Australia, in Africa e in tutta Europa, il mio primo e preminente pensiero è stato sempre quello di ringraziare tutti i nostri connazionali dal profondo del cuore, come semplice cittadino ma anche a nome dell’intera comunità aquilana (quando si è stati amministratori civici lo si rimane moralmente per sempre). Li ho ringraziati per l’affetto, la vicinanza, la tenerezza profonda dei gesti d’aiuto e di solidarietà nei giorni e nei mesi del dopo terremoto. Tantissimi italiani sono venuti a soccorrerci. Un numero impressionante a trovarci nei mesi e negli anni successivi al sisma. Tanti ci hanno poi accolti ed ospitati, per qualche giorno di serenità, dal Trentino alla Sicilia, dal Piemonte alla Puglia, dalla Lombardia alla Sardegna, dal Friuli alla Calabria. Un’Italia premurosa e materna, fortemente unita nei suoi abitanti dalle Alpi fino a Lampedusa. In ogni dove sempre con il cuore aperto, come aperto e generoso è sempre il cuore dell’Italia in occasione delle calamità che ci colpiscono, esaltando in ciascuno il senso della comunità nazionale e della fratellanza tra italiani. Serve ricordare queste fatti, sono davvero educativi per i tempi complicati che stiamo ora vivendo, quando sembrano affermarsi i messaggi più beceri, egoisti e lontani dalla nostra umanità.

Vorrei anche qui ricordare l’attenzione di tanti Paesi del mondo di fronte alla nostra tragedia, alcuni dei quali ebbero occasione di verificare direttamente le lacerazioni inferte dal sisma al patrimonio architettonico e artistico dell’Aquila nel luglio del 2009, quando la città ospitò i capi di Stato e di governo nelle riunioni del G8 e G20. Alcuni degli Stati più potenti al mondo s’impegnarono meritoriamente a restaurare dei monumenti, altri hanno generosamente contribuito con donazioni a comuni, università e ospedali, per costruire opere di pubblica utilità o ricostruire importanti emergenze architettoniche. Qualche Stato non ha dato seguito alla promessa solennemente assunta. Orbene, grazie alle risorse assicurate dal governo nel 2013 con un impegno pluriennale, i centri colpiti dal terremoto stanno risorgendo dalle macerie, la ricostruzione sta andando avanti. L’Aquila tornerà più bella di prima.

In questi anni difficili la comunità aquilana ha dato un grande esempio di dignità e di resilienza. Come nei secoli passati, dopo gli altri terremoti che sconvolsero L’Aquila, anche questa volta ce la faremo. Nella tragedia è emersa la parte migliore della nostra gente, l’indole forte e tenace. Ma non possiamo tuttavia nasconderci che ha messo in luce, in una ridotta minoranza, anche i lati peggiori del comportamento umano, piccole e grandi miserie morali. C’è pure da registrare che sul “cantiere più grande d’Europa”, come è stato definito, hanno girato e girano anche altri interessi poco chiari, che tuttavia Magistratura e reparti dedicati della polizia giudiziaria, con un assiduo efficace e penetrante controllo, vanno man mano scoprendo, inquisendo i sospettati, rinviando a giudizio e condannando i responsabili dei reati. Fenomeni contenuti, tuttavia, rispetto alla dimensione economica della ricostruzione. Non aggiungo altre considerazioni su questa parte un po’ squallida delle vicende legate alla gestione dell’emergenza post sismica e alla ricostruzione.

Un pensiero ancora sento di esprimere sulla ricostruzione morale, sulla rinascita d’un nuovo senso della comunità degli aquilani. La ricostruzione materiale è in corso, andrà comunque avanti con tempi più o meno soddisfacenti. Ma la cura che più ci preme riguarda la ricostruzione morale delle lacerazioni interiori delle persone, poco o per nulla apparenti, conseguenti al terremoto. Tralasciamo riferimenti più puntuali a studi scientifici e sociali, che pure in questi anni sono stati prodotti. Mi sembrano illuminanti al caso alcuni spunti che traggo dal messaggio per il decennale dell’arcivescovo dell’Aquila, Cardinale Giuseppe Petrocchi, ieri uscito sulla stampa.


Inizia con queste parole l’intenso messaggio agli aquilani del Cardinale Petrocchi: «Per la decima volta, quest’anno, sentiremo i rintocchi della campana che ricordano i 309 “martiri” del terremoto. Facciamo memoria di tutte le vittime di quella immane tragedia; le stringiamo a noi con un unico abbraccio e, al tempo stesso, le chiamiamo per nome: una ad una. La “notte crocifissa” del sisma ha suscitato lunghi giorni di dolore, ma anche ha acceso la luce di una graduale “risurrezione”, più forte della furia devastante del sisma. Le lacrime versate si sono rivelate feconde, ed hanno generato una abbondante fioritura di fraternità e solidarietà. La ricorrenza – che celebriamo con raccoglimento e volontà di ricostruzione “integrale” – ci obbliga a fare, insieme, una seria revisione. Per questo, non parlerei di “terremoto”, ma di “terremoti”, non solo perché abbiamo avuto nuove repliche telluriche (nel 2016 e 2017), ma anche perché il sisma è un evento complesso e multiforme, difficile da cogliere nella sua distruttiva “globalità”. Quando sono venuto a contatto con gli effetti demolitivi delle scosse, mi sono accorto che, accanto alle macerie “visibili” (materiali), c’erano pure quelle “invisibili” (spirituali); allora ho cominciato a parlare di “terremoto dell’anima, che costituisce l’altra faccia (quella meno esplorata) della storia del sisma. […]».

Sarà questo l’impegno più arduo cui dover assolvere, pensando alla parte più fragile della nostra gente. E ancora l’altro rilevante impegno di pensare anzitutto al futuro delle nostre giovani generazioni, che nella città ricostruita e nel suo territorio debbono poter trovar modo d’esprimere il loro talento, in opportunità di lavoro e di costruzione di nuove famiglie. L’Aquila ricostruita nelle sue case, nei suoi palazzi, nei suoi monumenti, negli uffici e nelle fabbriche, dovrà riaccogliere la sua gente, che vi torna a vivere con la speranza di un futuro. Nel decimo anniversario del sisma, quindi, oltre alla gratitudine per la vicinanza affettuosa che abbiamo avvertito, vogliamo essere aperti alla speranza di futuro per la nostra comunità. Certo augurandoci una più sollecita ricostruzione materiale, che sconta più d’un ritardo specie nella ricostruzione pubblica, ma soprattutto nella speranza operosa d’una forte ricostruzione sociale e morale della nostra comunità. Una comunità che deve ritrovare il senso profondo del vivere insieme con i valori antichi del Bene comune, quello che nei secoli ha fatto e mantenuto grande L’Aquila. Fraternità sociale, rispetto, impegno civico, etica delle responsabilità, cultura, creatività, attaccamento alla propria terra, amore per la propria storia e gratuita dedizione al Bene comune sono i riferimenti per disegnare il nostro futuro, il futuro dell’Aquila nuova, non solo più bella di prima, ma anche migliore di prima. Questo ricordo, con il forte senso di speranza e di futuro, è il modo migliore per ricordare le 309 vittime del terremoto dell’Aquila.

Grande pubblico all’inaugurazione del centro polifunzionale di Camarda

Massimo Cialente e Donato Scipioni al taglio del nastro

 L’audiomessaggio di Gianna Nannini, le testimonianze dei donatori, il saluto del sindaco Cialente

di Franco Ricci * . E’ stato inaugurato sabato scorso il Centro Polifunzionale “Insieme per Camarda”, progettato dall’architetto Cinzia Carrozzi e dal geometra Carlo Cipriani. Un’opera importante per la piccola frazione aquilana alle falde del Gran Sasso, realizzata con le donazioni dall’Italia e dall’estero dopo il terremoto del 2009. Questo importante obiettivo è stato raggiunto grazie all’impegno di Donato Scipioni, presidente dell’Associazione onlus “Insieme per Camarda”, al lavoro di tutti i componenti del Consiglio di Amministrazione e all’impegno dell’arch. Carrozzi, che è andata ben oltre i suoi doveri di progettista. E’ stata una bella giornata di festa, baciata dal sole, con i monti verdi d’Abruzzo a contorno, caratterizzata da buon umore, gioia, gentilezza e fierezza dei partecipanti. Il Centro è situato alle pendici occidentali del Gran Sasso, lungo la strada statale 17 bis che sale alla base della Funivia e poi fino a Campo Imperatore. Grazie all’impegno degli organizzatori, è stata coinvolta una cittadinanza numerosa ed entusiasta.

Ora, finalmente, tutti gli abitanti di Camarda e zone limitrofe potranno disporre di una nuova efficiente struttura per la comunità, bella, moderna ed accogliente, che ospiterà numerose attività aperte agli abitanti del territorio. Il Centro ospiterà diverse iniziative a carattere sociale e culturale come mostre, congressi, concerti, convegni, corsi di formazione e aggiornamento. Ed ha l’obiettivo di proporsi alla cittadinanza come luogo d’incontro, di aggregazione e nascita di nuove progettualità sociali e associative, integrandosi con l’area circostante. Vi si promuoveranno attività orientate ad un’ottica di benessere per i giovani del territorio, sempre pronti alle nuove iniziative culturali. Alla cerimonia erano presenti, accanto agli esponenti dell’Associazione “Insieme per Camarda”, il Sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, l’assessore alla ricostruzione Pietro Di Stefano, l’ex assessore comunale Pasquale Corriere, dal Canada il prof. Franco Ricci e Berardino Carrozzi (ITAL-UIM), il Cav. Enzo Alloggia dalla Svizzera, Dino Scipioni dal Belgio, la progettista Cinzia Carrozzi e rappresentanti delle varie associazioni che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera.

Siamo felici di aver inaugurato questa nuova struttura – ha commentato Donato Scipioni un’opera fondamentale per la nostra comunità. Da oggi il nostro piccolo borgo potrà finalmente avere un luogo di socialità, di aggregazione o più semplicemente uno spazio a disposizione della comunità. È con orgoglio che sono qui a presentare a voi tutti il nostro ed il vostro Centro Polifunzionale, con orgoglio non tanto per quanto noi abbiamo fatto, ma soprattutto per ciò che voi tutti avete fatto e per quanto ci avete permesso di realizzare, orgoglioso del cuore degli abruzzesi e degli italiani. Siamo semplicemente felici per quanto realizzato finora, anche se il progetto si è dovuto ridimensionare. La volontà di “fare” per la comunità è stata più forte degli ostacoli e ci ha portato ad impegnarci ben oltre le nostre disponibilità economiche, grazie anche a chi ha creduto in noi e ha lavorato con la sola promessa di essere pagato. Un ringraziamento a quanti hanno contribuito a rendere possibile tutto ciò credendo in noi, iniziando da Gianna Nannini che ha dato il LA a questo progetto, alla progettista Cinzia Carrozzi, a Nello Scipioni e Franco Ricci, a Berardino Carrozzi, al Cav. Enzo Alloggia, a tutte le associazioni di emigrati in Canada, Svizzera e Germania, al MASCI, a Liliana Lacana, al Gruppo del Ministero dei Trasporti, a Pasquale Corriere, a Mario Cavalcante, a Ivo D’Angelo e a tutti i Camardesi che si sono adoperati per aiutarci. Grazie a tutti. Spero che questo rapporto che si è creato possa continuare per farci migliorare. Grazie di nuovo a tutti.”

La giornata inaugurale, aperta dall’audiomessaggio di Gianna Nannini – che avrebbe voluto essere presente e invece è rimasta bloccata a Londra per il sistema informatico dell’aeroporto andato in tilt -, ha visto l’intervento delle autorità locali, il taglio del nastro da parte del sindaco Massimo Cialente e il saluto del dirigente tecnico del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Brevi interventi anche da parte dei rappresentanti dei donatori che hanno contribuito a finanziare l’opera: Franco Ricci, quale presidente del Comitato per la racconta fondi tra la comunità italiana di Ottawa, il cav. Enzo Alloggia, coordinatore degli aiuti dalla Svizzera, Goffredo Palmerini incaricato a portare il saluto del prof. Angelo Di Ianni, presidente del Comitato raccolta fondi tra la comunità italiana di Hamilton in Canada, il presidente del Comitato del Canton Ticino e il rappresentante del MASCI.

Il primo cittadino, che ha voluto richiamare la complessità dell’iter autorizzativo dell’opera, ha dichiarato che l’operazione è stata resa possibile grazie ai provvedimenti di sistemazione urbanistica adottati dalla Giunta comunale, che hanno permesso l’acquisizione dell’area. La nuova struttura è stata realizzata per offrire alla cittadinanza occasioni d’incontro, dibattito e animazione, magari anche attraverso la sperimentazione di nuove forme di promozione sociale, offrendosi come punto di riferimento per enti ed associazioni che operano sul territorio comunale. Fondamentale per la riuscita della cerimonia inaugurale la collaborazione dell’Associazione culturale “Il Treo, presente con il suo presidente Walter Scipioni, e del Gruppo Alpini Valleverde di Camarda con il capogruppo Antonio Spagnoli. Dopo il taglio del nastro e gli interventi di saluto don Nelson Callegari, parroco di Camarda, ha impartito la benedizione alla struttura.

Non va dimenticato che le Associazioni degli Abruzzesi all’estero si mobilitarono immediatamente, dopo il 6 aprile 2009, in una gara di solidarietà per sostenere le popolazioni colpite dal terremoto. Spinti dall’amore per la loro terra d’origine, subito vollero dare una mano attivandosi nella raccolta di fondi a favore degli abitanti dei centri colpiti. Numeroso è l’elenco delle associazioni abruzzesi di Svizzera, Germania, Belgio e Canada, come dei singoli donatori, tutti elencati su una Targa affissa all’interno della struttura. Va ricordato, in particolare, il Centro Abruzzese Canadese di Ottawa, il suo presidente Nello Scipioni ed il Chair del Comitato Raccolta Fondi per i Terremotati, prof. Franco Ricci, il quale nel suo intervento ha espresso gli auguri del presidente del Centro Abruzzese e del Comitato. Ricci ha ricordato l’impegno della comunità italiana di Ottawa, che ha generosamente donato per fare fronte all’emergenza del terremoto aquilano. Ha peraltro sottolineato l’importante opera sociale che proprio un figlio di Camarda, Nello Scipioni, rende all’intera comunità italiana di Ottawa, tanto da essere stato scelto ed insignito come Uomo dell’Anno 2017 dal Comites della capitale canadese. Sono seguiti caldi e generosi applausi.

Alla cerimonia è stata forzatamente assente Gianna Nannini. Grazie a lei e alle colleghe “Amiche per l’Abruzzo” fu raccolta gran parte dei fondi necessari alla realizzazione della struttura. La popolare cantante è rimasta bloccata all’aeroporto londinese di Heathrow a causa d’un guasto informatico al server della British Airways. Comunque, non è del tutto mancata all’appuntamento, avendo inviato un affettuoso messaggio d’augurio registrato e trasmesso a tutti i presenti. A completare la magnifica giornata un gustoso buffet di specialità gastronomiche locali, di preparazioni dolciarie tipiche, di ottimo vino e d’un eccellente spumante italiano. Un complesso musicale ha brillantemente accompagnato la serata di festa.

* presidente Comitato Raccolta Fondi pro Terremotati L’Aquila

“Artisti in soccorso”: da sabato 19 novembre grandi nomi al museo delle Genti d’Abruzzo.

 

“Artisti in soccorso”: da sabato 19 novembre grandi nomi

al museo delle Genti d’Abruzzo.

La mostra chiude il 4 dicembre con asta benefica per Amatrice e Arquata del Tronto.

Pescara, 18 novembre 2016 – Apre i battenti domani sabato 19 novembre alle 18:30 presso la Sala Giovanni Favetta” del Museo delle Genti d’Abruzzo la mostra “Artisti in Soccorso”, promossa dalla Fondazione Genti d’Abruzzo, che raccoglie ed espone a Pescara 35 opere di grande valore.

Hanno aderito all’iniziativa Giovanni Anselmo, Nanni Balestrini, Matteo Basilè, Gianni Berengo Gardin, Domenico Bianchi, Alberto Biasi, Igor Borozan, Gianni Dessì, Pablo Echaurren, Marilù Eustachio, Antonio Freiles, Marco Gastini, Piero Gilardi, Giorgio Griffa, Franco Guerzoni, Elisabetta Gut, Mimmo Jodice, Sergio Lombardo, Luigi Mainolfi, Eliseo Mattacci, Marcello Morandini, Hidetoshi Nagasawa, Carlo Nangeroni, Giulio Paolini, Claudio Penna, Lamberto Pignotti, Fabrizio Plessi, Piero Pizzi Cannella, Concetto Pozzati, Pietro Ruffo, Alfredo Saino, Tino Stefanoni, Wainer Vaccari, Grazia Varisco, Nanda Vigo.

«La peculiarità di questa esposizione – spiega il curatore Roberto Rodriguez – è che le opere sono state donate da artisti di chiara fama con l’obiettivo di venire battute all’asta la sera di domenica 4 dicembre, in una iniziativa di beneficenza a favore delle popolazioni di Amatrice e Arquata del Tronto, colpite dal terremoto.

 

È molto bello che tanti artisti diversi tra loro per provenienza, cultura e stile si siano stretti tutti solidamente insieme in nome di un’Arte che viene in soccorso, affinché un popolo straordinario che sta dimostrando al mondo una grande dignità possa incamminarsi verso la ricostruzione della sua preziosa terra».

L’iniziativa fa seguito alla sessione anticipata di asta che ha avuto luogo negli stessi locali domenica 23 ottobre. Le opere saranno visitabili gratuitamente nella Sala “Giovanni Favetta” del Museo delle Genti d’Abruzzo, in via delle Caserme 54, da sabato 19 novembre fino a sabato 3 dicembre con i seguenti orari: da giovedì a sabato 16:30/23:00, domenica 16:30-21:00.

Da lunedì 21 novembre le opere saranno consultabili anche sul sito del Museo www.gentidabruzzo.it, insieme al regolamento dell’asta e il modulo di iscrizione che renderà possibile anche la partecipazione telefonica. Informazioni: 085.4511562 – 347.6265113 – 335.8270447.

Ufficio stampaCristina Mosca, tel 3289379969 – cristina@modiv.it

 

CI SONO GIORNI – di Antonio Cattino

CI SONO GIORNI – di Antonio Cattino

Ci sono giorni consacrati al pianto
quando il dolore travalica dai sensi
e gli occhi si riempiono di lacrime
vincendo ogni intimo ritegno;

sono i giorni in cui ti senti parte
d’umanità piegata e sofferente
e più non pensi ai tuoi momenti
nè al destino tuo che ti attende;

ma piangi e nel piangere converti
la tenerezza di lacrime silenti
in forza per una nuova convivenza;

Un volo verso nuovi orizzonti
ove il tuo particolare angusto
s’annulla nel mistero dell’Universo.

Antonio Catino @25 /08 / 2016

Terremoto – Dal Canada gli italo-canadesi si prodigano in raccolta fondi per solidarietà – Luciano Bentenuto

Oggi, tutte le comunità italiane del mondo piangono la perdita dei propri concittadini a seguito del tragico terremoto che ha colpito l’intero centro dell’Italia. E, oggi sono qui, in qualità di Presidente della Federazione Nazionale degli Italo-Canadesi (NFIC), in rappresentanza della voce forte di circa 1,4 milioni di cittadini canadesi di origine italiana e degli italiani emigrati e residenti in Canada.

Come tali, ci siamo subito prodigati per raccogliere il sostegno da ogni parte del Canada per affiancare il nostro impegno a quello delle autorità locali che, in questo momento, hanno bisogno di portare il primo soccorso alle popolazioni più colpite da questa immane tragedia nelle quattro regioni maggiormente colpite dal sisma, il Lazio, l’Umbria, le Marche e l’Abruzzo.

Una iniziativa nazionale è già stata messa in atto per garantire che tutte le Comunità Italiane presenti in Canada possono essere messe in grado di effettuare donazioni in denaro da destinarsi, direttamente, alle popolazioni maggiormente colpite e bisognose d’aiuto presenti in quelle zone. Nei prossimi giorni saranno comunicate le modalità da seguire per le donazioni e i dettagli dell’iniziativa, in quanto, al momento, le Autorità locali sono ancora impegnate per salvare il maggior numero di vite umane.

* Presidente (FNIC)